E non è subito sera

Jenny Erpenbeck

Traduttore: A. Vigliani
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Pagine: 267 p., Brossura
  • EAN: 9788807041037
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Usato su Libraccio.it - € 8,10

€ 12,75

€ 15,00

Risparmi € 2,25 (15%)

Venduto e spedito da IBS

13 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Non ci si lasci trarre in inganno da ciò che si legge nelle prime righe di questo romanzo di Jenny Erpenbeck: l'autrice non ha nessuna intenzione di lasciar morire davvero quella bambina di soli otto mesi, nata nei primi anni del Novecento a Brody, periferia orientale dell'Impero austro-ungarico, dal matrimonio fra un'ebrea e un cristiano, che giace esanime sul letto, pianta da sua madre e da sua nonna. ha intenzione di lasciar partire davvero suo padre per gli Stati Uniti, di far finire sua madre, abbandonata dal marito, a fare la prostituta a Leopoli. No, tutto si sistema per il meglio, o almeno così sembra: in un intermezzo, posto fra il primo e il secondo libro (il romanzo si articola in cinque libri e quattro intermezzi), l'autrice si smentisce. La bambina viene salvata grazie alla provvidenziale trovata di uno dei suoi genitori e la famiglia, unita, si trasferisce di a poco a Vienna, andando incontro, così si spera, a una sorte migliore. È nella ex capitale asburgica, e siamo nel 1919, che i lettori ritrovano la bambina ormai adulta con la sua famiglia. E qui, mentre l'armonia familiare è ormai un pallido ricordo, lei finisce per incontrare ora una morte ancora più insensata: viene uccisa con un colpo di rivoltella da un uomo appena conosciuto che, piantato in asso dalla sua fidanzata e intenzionato a suicidarsi, la scambia per una prostituta e vuole che sia lei ad accompagnarlo nella morte. E ancora una volta, in un intermezzo fra secondo e terzo libro, la salverà l'autrice che, servendosi fino in fondo delle sue prerogative, semplicemente dispone diversamente le carte in tavola, in modo che alcune circostanze, anziché sfavorevoli, siano propizie al personaggio. Ritroveremo così la donna, nel frattempo divenuta intanto militante comunista, dapprima esule nell'Unione sovietica, poi celebrata scrittrice nella Repubblica democratica tedesca e infine, ormai novantenne, ricoverata in una casa di riposo in Germania, dopo la caduta del muro. E ogni volta, tranne ovviamente l'ultima, Jenny Erpenbeck condanna a morte il suo personaggio per poi lasciarlo rivivere. L'autrice non racconta dettagliatamente, anno dopo anno, ma, come spesso accade in una ballata, si concentra su alcuni momenti cruciali, distanti fra loro nel tempo, della biografia della donna. Momenti non solo cruciali per lei, ma molto significativi per la storia europea del Novecento, caratterizzati come sono da forti tensioni sociali o politiche: la convivenza fra ebrei e cristiani e le condizioni di vita nelle province orientali dell'impero asburgico, la disordinata, turbolenta vita nella Vienna dei tempi immediatamente successivi alla sconfitta nella prima guerra mondiale, gli anni delle purghe staliniane e quelli della Germania divisa. Anche a prescindere dalla veneranda età ormai raggiunta dalla protagonista, non è un caso che l'autrice fissi la fine del romanzo negli anni che seguono la caduta del muro e ancor meno casuale è che questa volta la morte avvenga per motivi naturali: erano quelli gli anni nei quali Francis Fukuyama teorizzò la fine della storia. Per tutto il romanzo, infatti, Jenny Erpenbeck non fa che condurre un gioco narrativo impostato sulle due dimensioni, che costantemente s'intrecciano e condizionano a vicenda, della storia e del caso. Mentre dunque sembra che ripercorriamo la biografia del personaggio principale e delle persone di volta in volta a lei più vicine, in realtà abbiamo a che fare con un piccolo modello di quello che è stato il secolo trascorso. Quando per la signora Hoffmann (questo il nome della protagonista, che apprendiamo solo nell'ultimo libro) sembrano essersi esaurite le prospettive di sviluppo lineare della storia, allora vuol dire che è arrivata davvero la sua ora di lasciare il mondo. E ben si comprende perché il romanzo si concluda quasi circolarmente con un viaggio del figlio della protagonista a Vienna, un viaggio nel corso del quale entra inconsapevolmente in contatto con un pezzo del passato di sua madre: una edizione, appartenuta alla famiglia, delle opere di Goethe. Ancora qualche parola sulla eccellente traduzione di Ada Vigliani, che è una delle nostre migliori traduttrici dal tedesco e anche in questo caso conferma tutte le sue qualità, venendo brillantemente a capo della scrittura a tratti persino virtuosistica di Jenny Erpenbeck. E certo non è dovuta a lei una delle poche pecche del libro, cioè quel titolo che dovrebbe alludere a un celeberrimo verso di Quasimodo, ma finisce per risultare goffo. Quando la traduttrice si imbatte nel corso del testo con l'espressione che il titolo al romanzo nell'originale ("Aller Tage Abend"), traduce infatti non solo correttamente, ma anche elegantemente "una sera senza domani". Che cosa abbia indotto a modificarlo in "E non è subito sera" resterà un mistero.     Domenico Mugnolo