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Non ti faccio niente - Paola Barbato - copertina
Non ti faccio niente - Paola Barbato - 2
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Descrizione


Finalista al Premio NebbiaGialla per la letteratura noir e poliziesca 2018

Non puoi avere paura per un giorno. Devi averla per sempre.
Sedici anni, trentadue bambini scomparsi. Poi, il silenzio. Ora è tornato


«Era salito sull'auto dell'orco perché qualcuno gli aveva detto che prima o poi lì'uomo nero sarebbe venuto a portarlo via. E poco importava se quell'uomo nero era grande, grosso e con la barba da Mangiafuoco ma era un ragazzo magro quasi quanto lui con una maglietta rossa un po' sformata e i jeans che gli calavano sui fianchi. Era convinto di meritarselo di venire portato via, e probabilmente di essere mangiato vivo, non si aspettava nient'altro»

1983. L'uomo seduto nella macchina blu è nuovo di quelle parti, ma Remo non ha paura, non sa che cosa sia un estraneo. L'uomo ha tra le mani un passerotto caduto dal nido, almeno così dice, e chiede a Remo di aiutarlo a prendersene cura. Il bambino, sette anni passati quasi tutti per strada, che i genitori hanno altri pensieri, non esita neppure per un attimo. E sale. Tre giorni dopo viene restituito alla famiglia, illeso nel corpo e nell'anima; racconta di un uomo biondo, bellissimo, che lo ha riempito di regali e che ha giocato con lui, come nessun adulto aveva mai fatto. Non è la prima volta che succede e non sarà l'ultima. Trentadue bambini in sedici anni. Tutti tenuti per tre giorni da un uomo che cerca di realizzare i loro desideri e li restituisce alla famiglia, felici. Quando la polizia comincia a collegare i rapimenti lampo, l'uomo scompare. 2015. Il padre di Greta non è mai arrivato una sola volta in ritardo a prenderla. Ma lo sgomento negli occhi della maestra gli fa capire che qualcosa non va, perché Greta a scuola non è mai entrata. Scompare così, la figlia di Remo Polimanti, come lui era scomparso trent'anni prima. Anche lei viene subito restituita alla famiglia, ma priva di vita. Greta non è che la tappa iniziale di una scia di sangue che collega i figli dei bambini rapiti anni prima. Ma perché il rapitore "buono" si è trasformato in un assassino? O forse c'è qualcuno che intende emularlo. O sfidarlo. O punirlo.
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Dettagli

2017
13 giugno 2017
420 p., Rilegato
9788856660005

Valutazioni e recensioni

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Ally_wilson
Recensioni: 5/5

Non riesco a definire questo libro! Posso dire che è noioso (perché sembra non finire mai) ma ad un certo punto diventa molto interessante, in fatti in un giorno sono arrivata da pagina 233 a 418 che è la fine. Un libro ricco di colpi di scena e sopratutto un libro in cui, ti fa ritornare al passato e al presente in continuazione. Ottimo!

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valery
Recensioni: 4/5

È il primo libro dell’autrice che leggo. Lettura avvincente anche se un po’ confusionaria all’inizio per la necessità di memorizzare i vari personaggi, una volta centrato il filo conduttore è scorrevole… tutto sommato piacevole, anche se un po’ deludente sul finale per i miei gusti. 4/5 per la scrittura comunque

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marta
Recensioni: 5/5

Libro bellissimo e teso. Trama ben costruita, personaggi sfaccettati e a tutto tondo. E' un libro che fa paura, che terrorizza perché insiste sulle paure e i sensi di colpa di noi genitori. E’ un viaggio nel dolore, quello che ti fa fare Paola Barbato. Un viaggio nel dolore e nelle spirali oscure nelle quali questo dolore può trascinare ognuno di noi.

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Voce della critica

Non ti faccio niente”: una frase che nasconde un inganno. Soprattutto se a pronunciarla è un uomo che i bambini li rapisce. Trentadue bambini rapiti in sedici anni e poi riconsegnati alle famiglie illesi, intatti, felici. Più felici di quando gli erano stati sottratti. Bambini maltrattati, deprivati, ignorati che sono stati rapiti e salvati da uno sconosciuto che ha ridato loro tre giorni di meritata infanzia per poi restituirli ai loro genitori. Un uomo che è un benefattore ma anche un personaggio problematico, che vive nell’ombra per anni fino a quando qualcuno non lo obbliga ad uscire allo scoperto. Alcuni incidenti in cui perdono la vita delle giovani vittime, sembrano essere stranamente collegati tra loro e sembrano stranamente contenere dei messaggi in codice per lui, Vincenzo. Erano anni che non rapiva un bambino, cosa volevano da lui? Qualcuno vuole emularlo? O forse sfidarlo? In questa inquietante ricerca della verità Vincenzo ritroverà alcuni dei “suoi” bambini che non lo hanno mai dimenticato e si stanno interrogando come “l’Uomo Buono” possa essersi trasformato ne “l’Uomo nero”. Eppure la paperella di gomma gialla che viene ritrovata in ogni luogo degli “incidenti” sembra essere la sua firma… o forse qualcuno sta cercando di incastrarlo?

Paola Barbato ci conduce nella trama affascinante di questo romanzo che è poi anche un viaggio nella mente contorta degli esseri umani; dalla città alla cittadina imborghesita, dal quartiere ricco a quello più desolato, dalla Liguria al Veneto, quasi a perderci sui nostri stessi passi fino a che non fatichiamo a riconoscere chi siano i buoni e chi i cattivi. Un thriller mozzafiato, in cui tutti i tasselli vanno a posto nelle pagine finali lasciando il lettore sbalordito da tanta maestria. E facendoci in fondo capire che nulla è come appare, neppure quando la soluzione sembra semplice come una paperella di plastica gialla.

Assolutamente da leggere se volete sentire il brivido della suspence fino all’ultima riga.

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Il thriller di Paola Barbato “Non ti faccio niente” inizia con un vortice di avvenimenti, così veloci, affastellati e incalzanti che si rimane subito rapiti. Se l’incipit è davvero la parte più importante di un romanzo, bisogna riconoscere all’autrice di averne scritto uno da manuale. Un incipit che ti riempie di informazioni, ma non ti svela nulla, ti fa entrare dritto dritto nella storia, anche se tutto deve ancora accadere. Ma la cosa che mi ha davvero colpito di questo romanzo è che la tensione e la suspense dell’inizio non svaniscono strada facendo, rimangono un elemento costante.

Non solo.

Ho incontrato Paola Barbato in un pomeriggio organizzato da Edizioni Piemme per presentare ai blogger il romanzo: la forza prorompente della sua personalità mi ha affascinato quanto il libro che ha scritto. Chiara, diretta, precisa (precise parole, sempre ben scelte, anche nel romanzo), coinvolgente, ha raccontato cosa sia la paura per una madre; cosa sia stata per lei negli anni ’80, da bambina; cosa sia oggi, verso le persone “immateriali” che ci circondano e verso l’imprevisto che non possiamo e non potremo mai controllare. Ci ha fatto riflettere sul terrore paranoico della nostra società per arrivare al nodo centrale di tutto: il suo romanzo si basa sulla paura, o meglio sulle paure, che sono diverse, molteplici e hanno mille nomi. Ogni personaggio in “Non ti faccio niente” ha le sue fobie, e ciascuno di noi, leggendolo, ritrova le proprie.

La storia inizia negli anni ’80, quando Vincenzo, un giovane uomo diverso da tutti, viaggia per le città italiane scovando bambini infelici. Si potrebbe dire che va alla ricerca di se stesso da bambino, per potersi salvare e intervenire positivamente laddove il passato è stato ingiusto. Verso di lui si prova una pena e un affetto infiniti.

In sedici anni, Vincenzo preleva da quelli che dovrebbero essere nidi accoglienti e sicuri bambini di diverse età, li tiene con sé tre giorni per amarli e accudirli. Non genera paura nei bambini (che lo amano, lo ricorderanno con affetto e gratitudine per una vita intera) ma nei loro genitori, che di colpo si rendono conto delle proprie mancanze e cambiano atteggiamento verso la prole.

Passano gli anni, ritroviamo Vincenzo invecchiato e quei bambini diventano adulti. Ad alcuni di essi vengono rapiti i figli, ma stavolta senza happy end: tornano indietro solo lievi e tristi cadaveri. Vincenzo rimane sconvolto dalle notizie che apprende al telegiornale, dalla paperetta di gomma gialla che accompagna le morti dei bimbi, e capisce che qualcuno gli sta mandando un messaggio. Perché quella paperetta gialla èuna storia che lo riguarda.

Così inizia la sua corsa, che da una parte è lenta, interiore e sofferta, dall’altra veloce, contro un tempo che non concede secondi appelli. Vincenzo, insieme ai “suoi” bambini, cerca disperatamente di salvare la vita di anime innocenti, legato a doppio filo al proprio passato, a una donna forte, risoluta (a momenti ambigua), alla consapevolezza che si è fallaci, mai infallibili e spesso terribilmente soli.

“Non ti faccio niente” è bello, avvincente, forte di una forza che non fa male perché l’incredibile delicatezza di Paola Barbato le rende possibile parlare di bambini e violenza senza indulgere nel brutto e senza suscitare fastidio nel lettore.

Recensione di Beatrice De Carli

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Conosci l'autore

Paola Barbato

1971, Milano

Classe 1971, Paola Barbato è sceneggiatrice di fumetti, attività per cui è stata quasi subito chiamata a sceneggiare dei numeri fondamentali di Dylan Dog. Nel 2006 invece inizia la sua carriera di scrittrice, pubblicando subito per un grande editore: il suo primo romanzo thriller, Bilico, è infatti uscito per Rizzoli. Nel 2008 il suo secondo romanzo Mani nude, uscito sempre per Rizzoli, ha vinto il Premio Scerbanenco. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Il filo rosso (Rizzoli 2010), Non ti faccio niente (Piemme 2017), Io so chi sei (Piemme 2018), primo romanzo di una trilogia, Il ritornante (Piemme 2019) e L' ultimo ospite (Piemme 2021). Ha anche lavorato per la televisione (la fiction Nel nome del male con Fabrizio Bentivoglio è stata...

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