Categorie

Margaret Mazzantini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 300 p., Brossura
  • EAN: 9788804588603
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it € 7,56


Nuova edizione disponibile Clicca qui



Premio Strega 2002.

"Stavo così, sprofondato nel silenzio della vita riconosciuta. Qui ero un uomo libero, non avevo bisogno di nascondermi. La gente mi conosceva, mia moglie, mio suocero, tutti mi conoscevano. Eppure ora mi sembrava fosse questa la vita parallela, non l'altra."

Un lungo monologo, una confessione, un momento di sincerità profondo e il peso di una attesa angosciante davanti a una sala operatoria: stesa sul lettino una ragazza, la morte sembra incalzarla, la sua testa è aperta sotto le mani dei chirurghi, dei ferri cercano di impedire che se ne vada per sempre. Chi parla e costruisce, con i suoi pensieri, il romanzo, è il padre.

Viene data la scansione dell'attesa, da quando smarrita, un'infermiera capisce che quella ragazzina trasportata in pessime condizioni dopo un incidente in motorino è la figlia del primario dell'ospedale, alle varie fasi dell'intervento, alle notizie conclusive, terminato il lungo intervento. La madre, una giornalista brillante, è in volo per Londra, sarà in quella città che avrà la drammatica notizia dell'incidente, riprenderà immediatamente un volo di ritorno, ma le lunghe ore davanti alla sala operatoria saranno vissute dal padre in assoluta solitudine. Ed è proprio questa condizione che, sospendendolo tra la disperazione, l'angoscia, e il rimorso, aprirà la strada a un affondo su di sé, a un penetrare con il bisturi del ricordo nella propria coscienza e nel male che, con l'egoismo dell'uomo arrivato e sicuro, ha saputo distribuire. C'è un'altra figura femminile che viene ricostruita dalle parole e dai pensieri dell'uomo ed è forse la vera protagonista del romanzo: è Italia, è stata una sua amante, una sua vittima. Poco attraente, volgare nel trucco e nella miseria dei vestiti aveva però, fin dal primo casuale incontro, suscitato in lui un'attrazione fisica inspiegabile, tale da portarlo a una vera e propria violenza nei suoi confronti. Ma superata la vergogna del gesto (soprattutto avendo capito che non ne sarebbe derivato uno scandalo) in lui si fa impetuoso il desiderio di tornare nella casa sporca e miserabile in cui la donna abitava, sente la voglia di possederla ancora una volta, e ancora un'altra, sempre più spesso, sempre con maggior passione... Una specie di ossessione che in tanti momenti cruciali prende la forma di amore. Ma è un sentimento a cui il chirurgo non permette (fino a quando è troppo tardi) di incidere nella serenità del suo quotidiano benessere: il prestigio sociale, una bella casa, le vacanze, la moglie intelligente e raffinata, infine l'annuncio di una paternità. Anche Italia si scopre incinta, ma sa di non potersi consentire quella maternità, così, per debolezza, per ignoranza, per paura, si affida alle cure delle uniche persone con cui ha un rapporto, gli zingari accampati vicino a casa sua. Il tragico epilogo della vita di quella donna brutta e generosa non è che la conseguenza di tante sconfitte e di tanti rifiuti. L'affermato chirurgo che ha capito troppo tardi di amarla davvero rientra, dopo quell'evento tragico, negli schemi di una vita di successo, scoprendo dal primo momento che ritorna a casa, reduce da un dolore che non può neppure confessare, la tenerezza per la piccola Angela, che ora, dopo quindici anni, sta forse morendo nella stanza accanto. L'impotenza davanti al destino, i sensi di colpa, anche un certo disgusto di sé che l'uomo prova in quelle lunghe drammatiche ore, gli consentono solo una preghiera: "non ti muovere", scongiura guardando la porta della sala operatoria da cui la sua bambina forse sta fuggendo per sempre.

Margaret Mazzantini è riuscita a penetrare nei meandri di una coscienza maschile, è stata in grado di capire i meccanismi di violenza e di autocommiserazione che un uomo può mettere in campo per difendersi da una verità scomoda, ha saputo anche interpretare, con grande sensibilità, la sconvolgente caduta di difese, l'uscita dall'ipocrisia, la nuova consapevolezza che, da un trauma, un individuo può conquistare. E, senza operare giudizi, se non quelli che lo stesso protagonista dà di sé, emerge una pietà infinita per tutti coloro che vivono e amano, che si dibattono tra menzogna e verità, che non possono sfuggire ai momenti cruciali, discriminanti, della vita. Davanti a ogni perdita, davanti a ogni amore che finisce, c'è la possibilità di rassegnarsi e di continuare: questo non vale però, così almeno ci fa capire la scrittrice, se in gioco è la vita di un figlio.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo. In basso, i passanti avevano il giornale o anche solo le mani sulla testa per proteggersi dalla grandine di sterco che pioveva dal cielo e s'accumulava sull'asfalto insieme alle foglie bagnate cadute dagli alberi, spargendo in giro un odore dolciastro e opprimente che tutti avevano fretta di lasciarsi alle spalle.
Sei arrivata dal fondo del viale, in volata verso l'incrocio. Ce l'avevi quasi fatta, e quello della macchina ce l'aveva quasi fatta a schivarti. Ma c'era fango per terra, guano oleoso di storni in raduno. Le ruote della macchina hanno slittato dentro quella crosta sdrucciolevole, poco, ma quel poco è bastato a sfiorare il tuo scooter. Sei andata su verso gli uccelli e sei tornata giù dentro la loro merda, e insieme a te è tornato il tuo zaino con gli adesivi. Due dei tuoi quaderni sono finiti al limite del marciapiede in una pozzanghera d'acqua nera. Il casco è rimbalzato sulla strada come una testa vuota, non l'avevi agganciato. I passi di qualcuno ti hanno subito raggiunta. Avevi gli occhi aperti, la bocca sporca, senza più incisivi. L'asfalto ti era entrato nella pelle, punteggiandoti le guance come la barba di un uomo. La musica si era interrotta, gli auricolari del walkman erano scivolati dentro i tuoi capelli. L'uomo della macchina ha lasciato lo sportello spalancato ed è venuto verso di te, ha guardato la tua fronte aperta e si è portato le mani in tasca per cercare il cellulare, lo ha trovato, ma gli è caduto dalle mani. Un ragazzo lo ha raccolto, è stato lui a chiamare i primi soccorsi. Intanto il traffico s'era fermato. C'era quella macchina di traverso sulle rotaie e tram non poteva passare. L'autista è sceso, sono scesi in molti, e hanno camminato verso di te. Gente che non avevi mai visto ti ha sfiorato con lo sguardo. Un piccolo gemito ti è uscito dalle labbra insieme a un bozzolo di schiuma rosata, mentre te ne andavi dalla vita vigile. Tu non avevi più fretta. Eri ferma dentro la tua giacca di pelo come un uccello senza vento.

Poi hanno scavalcato il traffico con le sirene spiegate. Le macchine si sono strette contro il guardraill, hanno sconfinato oltre il marciapiede sul lungo fiume, mentre la bottiglia della fisiologica ballava sulla tua testa, e una mano lasciava e stringeva il pallone azzurro del va e vieni per pomparti il respiro nei polmoni. Al pronto soccorso la rianimatrice che ti ha preso in consegna ti ha spinto un dito tra la mandibola e osso ioide, in un punto del dolore. Il tuo corpo ha reagito troppo lievemente. Ha preso delle garze e ti ha pulito il sangue che scendeva dalla fronte. Ti ha guardato le pupille, erano immobili e dissimili. Il respiro era bradipnoico. Ti hanno infilato in bocca una cannula di Guedel, per riposizionarti la lingua che era scivolata all'indietro, poi hanno inserito il sondino dell'aspirazione. Hanno tirato su sangue, catrame, muco, e un dente. Ti hanno attaccata la clip del saturimetro al dito per misurare l'ossigenazione del sangue, la percentuale di ossiemoglobina era troppo bassa: ottantacinque per cento. Allora ti hanno intubata. La lama del laringoscopio ti è scivolata in bocca con la sua luce algida. È entrato un infermiere spingendo la colonna del monitoraggio cardiaco, ha infilato la spina ma la macchina non è partita. Le hanno dato un colpo, un piccolo colpo di lato, e il monitor s'è acceso. Ti hanno alzato la maglietta, ti hanno premuto sul petto le ventose degli elettrodi. Hai aspettato un po' perché la sala TAC non era libera, poi ti hanno infilato nel tunnel di irradiazione. Il traume non era nella zona temporale. Oltre il vetro, la rianimatrice ha chiesto al radiologo di fare nuove sezioni, più ravvicinate. Hanno visto la profondità e l'estensione dell'ematoma fuori dal parenchima cerebrale. L'ematoma da contraccolpo, se c'era, non era ancora visibile. Ma non ti hanno mandato in vena il mezzo di contrasto, temevano complicazioni renali. Hanno subito chiamato il terzo piano perché preparassero la sala operatoria. La rianimatrice ha chiesto: "Chi c'è di turno in neurochirurgia?".

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    roxana.ungureanu

    28/06/2016 23.19.29

    Dopo aver sofferto un incidente in moto, Angelica si trova fra vita e morte nella salla operatoria dove suo padre, Timoteo, fa il chirurgo. Questo, mentre aspetta ansiosamente notizie dai suoi colleghi medici, s'immagina parlare con sua figlia quindicenne, raccontandole una storia d'amore fuori matrimonio, che ha avuto prima che lei nascesse. Questa storia diventa il vero trama del romanzo, e l'avvenimento dell'incipit è solo un mezzo per cui si crea il contesto della narrazione. La sua storia è una confessione piena d'amore, di rimorsi e di speranza. Speranza per salvare l'io, speranza per poter sfuggire alle sue responsabilità e alla moglie che non amava, speranza per rincontrare il sé. Italia, o Gramignia, la sua amante, non ha niente di speciale; è una prostituta. E' la sua semplicità che piace a Timoteo e che poco a poco lo fa innamorarsene. Dopo qualche incontro, lui si accorge che niente di sua vita fin quel punto non aveva più senso e decide di lasciare la moglie per comminciare dallo zero con l'amante. Ma precisamente in quel punto scopre che diventerè padre e la sua fuga non è più possibile. Cosa resta a Timoteo? Vivere una vita priva di felicità, accanto ad una persona che riteneva quasi nemica. Ma nel momento in cui Angelica nasce, tutto questo viene dimenticato. Il racconto è più che una confessione. E' un mezzo di chiedere perdono e nello stesso tempo è una grande dichiarazione d'amore. Per Angelica. Per Gramigna.

  • User Icon

    Dreamerely

    30/09/2015 10.49.17

    Il primo libro che mi fa ritrovare con le lacrime agli occhi dopo solo 25 pagine. Forte, intenso, bello...ma poi la storia vera inizia e in questo racconto di padre alla figlia mi sono sentita a disagio. Il pare si mette a nudo e tutte gli istinti più bassi, più animaleschi e meschini vengono a galla. Non è una "bella" storia è una...."brutta storia", un fardello del quale il protagonista si vuole liberare.Non banale, a tratti un pugno nello stomaco. E' il primo romanzo della Mazzantini che leggo e la sua penna mi piace molto a parte un fatto:a mio parere si instiste troppo su dettagli sessuali e impulsi scabrosi, ci si ritorna e sofferma più del necessario e diventano pesanti.

  • User Icon

    BRUNA

    01/06/2015 12.27.11

    Bellissimo libro, che esprime con molta semplicità tutti i sentimenti che una persona può provare. Forse il protagonista può sembrare crudo e scontato,cattivo ed approfittatore; in realtà descrive la realtà di oggi giorno: che da una semplice "scappatella", iniziata con violenza,può nascere un vero amore, destinato comunque a finire per tornare alle origini. La lettura è stata molto semplice e scorrevole; bellissime metafore. Lo consiglio.

  • User Icon

    RobyPozz

    16/12/2014 07.00.22

    Molto bello.

  • User Icon

    simo75

    16/07/2014 08.22.31

    L'Ho letto in due giorni! La storia è "troppo" straziante, il dolore si imprime nel cuore. Anche se non amo il genere, devo ammettere che la scrittura è sublime, dura poesia della vita. Metafore che difficilmente si dimenticano. E' un bel libro.

  • User Icon

    Annina

    12/07/2014 15.05.33

    Un primo capitolo sull'incidente molto bello e poi si scade nella volgarità e nel cinismo di un uomo patetico che si innamora di una donna sconosciuta (e che rimarrà sempre tale) che descrive come un cane solo per sfuggire ad una moglie ed una vita noiosa. Ci sono delle parti emozionanti e sicuramente il racconto si fà leggere e ti coinvolge, ma solo per arrivare alla fine e dover dire "che tristezza" ! Perchè è questo che fa la scrittrice, raccontare la tristezza di uomini negativi che si scopre non voler mai essere. Mi chiedo se riuscirà mai a scrivere un libro "positivo". Ultimo appunto ma non meno importante: uno scarica coscienza raccontato alla figlia a cui si rivolge parlando di come scopa con la moglie e il giorno dopo con l'amante? Forse doveva essere strutturato diversamente....

  • User Icon

    barbara

    23/04/2014 11.22.00

    Letto nell'estate del 2003 in due giorni. L'amore, forse per coincidenze che si presentano ogni giorno nella vita e che dobbiamo solo saper cogliere (come nell'Insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera), arriva inaspettato e ti travolge e sconvolge allo stesso tempo perchè non ha le sembianze che pensavi dovesse avere, sorpassa tutti i canoni dettati dai contesti familiari e della società. I personaggi sono vivi attraverso le parole della Mazzantini che li descrive nelle loro espressioni, nei pensieri, nei tic (ricordo ancora la descrizione di Elsa, l'affascinante moglie di Timoteo, che si sistemava i capelli dietro l'orecchio). Le emozioni dei personaggi escono dalle pagine. Si percepiscono anche i silenzi, le parole non dette. Indimenticabile!

  • User Icon

    luana

    10/04/2014 17.42.53

    libro meraviglioso..il piu' bello della mazzantini..

  • User Icon

    zeno

    03/04/2014 16.02.39

    L'autrice possiede la straordinaria capacità di scrivere energicamente con valenze multidimensionali:cioè riesce a proiettare il lettore in un contesto di stimoli multipli; ovvero di immagini,emozioni,sensazioni,suoni,colori...come se egli stesso vivesse la storia in prima persona.Bravissima.

  • User Icon

    lorenza

    31/03/2014 13.55.08

    L'intensità descrittiva ed emotiva della Mazzantini ti cattura dalla prima all'ultima pagina;ma come fa?!si conferma ogni volta,per me,la migliore autrice italiana ad oggi.Semplicemente un capolavoro.

  • User Icon

    MARILENA

    30/01/2014 19.44.23

    e' un bellissimo libro...scritto molto bene e con sentimento.Tratta del dolore e delle umane miserie con un linguaggio ficcante e senza perbenismi superflui.Molto coinvolgente, tanto che a volte il dispiacere mi ha fatto male al cuore.

  • User Icon

    mariarosa

    04/11/2013 21.57.39

    E' un libro che ho letto qualche mese fa e non ha lasciato il segno:noioso, squallido, forzato. Se voleva trasmettere un messaggio non ha centrato il segno, si è perso nella volgarità e nell'artificiosità.

  • User Icon

    Letizia

    07/10/2013 16.50.51

    Ho fatto fatica per finire di leggerlo a causa della noia e volgarità di certe parti del romanzo. Secondo me è stato sopravvalutato.

  • User Icon

    Fede

    09/09/2013 18.29.23

    Che storia!! E' emozionante, sia nel bene che nel male, è amore vero, è amore malato, passione, tristezza e dolore in un unico libro! Guarderò anche il film, credo che rimarrò stupito dal ruolo della grande Penelope nei panni di Italia!

  • User Icon

    Valeria

    22/07/2013 12.19.03

    Struggente! Una storia davvero intensa che ti prende dalla prima all'ultima pagina. La storia di questo uomo all'apparenza perfetto rivela tanti segreti. E' davvero toccante il modo in cui descrive alla figlia in fine di vita i suoi sentimenti. Ne consiglio la lettura ma in un momento giusto per leggerlo. Non è un libro da "sotto ombrellone"

  • User Icon

    giusygiusy

    08/07/2013 18.15.18

    in assoluto il mio libro preferito!l ho letto almeno 5 volte...ogni volta senza saltare una riga!profondo ...drammatico e passionale...gli elementi principali per dare vita ad un romanzo...per me indimenticabile!e per la prima volta non sono rimasta delusa dal film tratto!complimenti alla scrittrice!

  • User Icon

    M@RI@

    06/05/2013 13.00.47

    Primo libro che leggo di questa autrice ma sicuramente non sarà l'ultimo! ho trovato il suo modo di scrivere molto emozionante, soprattutto nelle prime trenta pagine i sentimenti sono descritti in modo incredibile e mi sono talmente immedesimata in questo padre che ho pianto!lo consiglio.

  • User Icon

    migliettaser

    30/04/2013 22.57.14

    Mi spiace , ma non ho trovato nessuna empatia. Lei sicuramente è brava e il romanzo deve essere bellissimo, ma io non me ne sono reso conto in nessun momento e ho abbandonato la lettura , cosa che mi capita di rado.Mi è sembrato falso ed artificioso , furbo , ma poco onesto. Colpa mia,naturalmente, ma per onestà, racconto quello che ho provato. Sergio

  • User Icon

    Donatella

    21/02/2013 11.08.36

    Capolavoro! Mi ha emozionata, commossa, stupita. Per me il libro più bello della Mazzantini. Brava!

  • User Icon

    Giada

    31/01/2013 10.03.04

    Una storia dura, cruda e avvincente. Il personaggio di Italia mi ha suscitato una tenerezza e una compassione infinita. Una donna così fragile, chiusa nel suo mondo, modesta ma piena di dignità e di forza... Un libro bellissimo, una volta iniziato mi è stato impossibile staccarmi dalle pagine! La Mazzantini ha un modo di esprimersi e un linguaggio tutto suo, ricco di similitudini poco "poetiche" e a volte quasi "volgari", che te lo fa amare o odiare. Io, sicuramente, questo libro l'ho amato.

Vedi tutte le 465 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione