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Andrea Molesini

Collana: La memoria
Anno edizione: 2010
Pagine: 376 p. , Brossura
  • EAN: 9788838925009

Recensioni dei clienti

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    Camillof

    12/03/2016 12.00.25

    Banale dall'inizio alla fine. L'autore ce la mette tutta nel tentativo di celare la propria mancanza di autentica vena narrativa dietro ad espedienti lessicali ed altre formalità più o meno colorite. La ripetizione ad nauseam di quel "diambarne de l'ostia", per esempio, la dice lunga. O la trovata "marsupio di Dio", tanto per sparlare un altro po' della Chiesa cattolica (che novità, signor Molesini!). Anche l'unico personaggio un po' fuori dalle righe, Loretta, Giuda della situazione, fa una fine scontata. Narrazione lenta e farraginosa per i primi 3/4 e passa del libro; accelera un po' alla fine ma ancora senza sorprese. Non capisco proprio chi parla di ritmo sostenuto e scrittura scorrevole qui! Io sto parlando di "Non tutti i bastardi sono di Vienna", voi forse di qualcos'altro.

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    enrica

    18/12/2015 07.58.11

    Un romanzo da leggere: bella storia, ritmo sostenuto e scrittura scorrevole. Mi sono sentita portata "quasi materialmente" dentro le vicende ambientate nel 1917-18 e così ben raccontate dall'autore.

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    ago

    24/09/2015 08.57.42

    Vado un po' controcorrente. A perer mio, questo romanzo di Molesini prende quota solo nell'ultimissima parte, ma fino a quel punto ho faticato decisamente a proseguire la lettura, in quanto la storia scorre troppo "lentamente", nonostante gli ingredienti per renderla, al contrario, davvero entusiasmante non mancassero di certo, a cominciare dall'interessante ambientazione storica fino all'umoristica figura del prelato e quella misteriosa del custode della villa.

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    Romolo Gavarini

    19/09/2014 20.49.22

    L'ho letto, riletto più volte. Ad ogni rilettura v'è stata una riscoperta di linguaggi scorevoli e piacevoli. Un appunto ... "diambarne" oppur "diambarme"? Comunque tanta simpatia a Molesini. M'ha fatto rivivere (a somiglianza del nonno) quel che mio nonno paterno, classe 1885, raccontava della grande guerra combattuta sul Grappa e sulle sponde del Piave.

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    Anna

    05/08/2014 15.17.38

    Il libro mi è piaciuto: lo volevo leggere da quando è uscito ma l'ho fatto solo ora. Il linguaggio - giudicato da alcuni addirittura antiquato - è in realtà molto scorrevole, preciso e piacevole. I personaggi sono ben caratterizzati a mio avviso. Qualcuno dice che una trama non ci sia ma secondo me non è vero. Il libro si basa in parte su una storia vera: quella dell'occupazione austriaca di una villa veneta situata nel territorio trevigiano tra la fine del 1917 e il 1918. I dialoghi e le espressioni in dialetto nonché i riferimenti alle zone del Veneto fanno probabilmente apprezzare maggiormente i libro a chi quei luoghi li conosce e li vive o li ha vissuti.

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    Lorso57

    03/04/2014 14.20.03

    La vicenda si svolge in una cornice intrigante, una villa padronale a ridosso del Piave durante la Prima Guerra Mondiale, subito dopo la disfatta di Caporetto. Personaggi convincenti e ben delineati da entrambi i lati dei contendenti, caratteri diversi che si confrontano, si avvicinano e si contrappongono. Un universo umano variegato di fronte al dramma assoluto della guerra in un testo duro, realistico e privo di fronzoli che coinvolge ed emoziona.

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    Lupo '58

    24/07/2013 13.33.24

    Il libro è molto bello e ben scritto, davvero una piacevole sorpresa. Molesini è riuscito a creare una serie di personaggi indimenticabili e a farli muovere con grande incisività attraverso lo svolgersi del romanzo, ambientato in una Villa del Veneto durante la Prima Guerra Mondiale. Grande la capacità dell'autore nel fare immergere il lettore nel clima di quel tragico periodo, tanto che sembra di respirarne veramente l'aria. Consigliatissimo.

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    Marco Ferraro

    27/05/2013 23.16.58

    Un periodo personalmente non molto conosciuto anche perché quando si parla di guerra mondiale il pensiero va subito alla Seconda, più vicina e più piena di immagini; ma la Prima porta con sé un sentimento profondo, che affonda le radici nella storia d'Italia; è la prima guerra "moderna" con armamenti terrificanti che infliggono sofferenze atroci, a cui si risponde richiamando al fronte i ragazzini ("I Ragazzi del '99" - sarebbe una poesia se solo si sganciasse dal loro destino!). Ho trovato il libro molto leggero nonostante tutto, in cui la guerra con tutto ciò che comporta è la cornice, lo sfondo sul quale si muovono i personaggi con i loro valori di altri tempi, tanto che la villa intorno a cui tutto ruota sembra quasi un teatro. Qualche critica lo ha definito banale, ma io penso invece che sia ben costruito, nei personaggi principalmente, ma anche nel ritmo che sembra monotono e poi improvvisamente affonda un colpo di fioretto che arriva diritto ed a sorpresa, come ad esempio il finale.

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    Adriana

    18/09/2012 09.27.06

    Sono nata da quelle parti, il che mi ha tenuta attaccata al libro nonostante i momenti di 'fiacca', quando il ritmo della narrazione calava e le ripetizioni si susseguivano. Meglio verso la fine che poi mi ha lasciato un buon sapore in bocca. 3 pieno.

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    barbagianni39

    09/08/2012 14.45.54

    Scritto molto bene, scorrevole, mai noioso. Descrive fatti e situazioni molto simili a quelli realmente accaduti. Non è un libro per "cerebrali" ma si legge piacevolmente, specie in vacanza.

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    Paoletta

    05/08/2012 16.34.38

    Già il titolo mi sembrava simpatico (non ho nulla contro gli Austriaci!!) e il libro, nonostante la tragicità dell'epoca a cui si riferisce, la disfatta di Caporetto, dà uno spaccato genuino di chi può aver vissuto tale tragedia, siano esse persone nobili o servitori. Bello, ne consiglio vivamente la lettura!

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    Gianni

    28/07/2012 18.25.02

    Peccato non sia prevista anche la lode dopo il 5. Gran bel libro.

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    Roberto S.

    27/05/2012 10.40.31

    Libro piuttosto scadente. Di positivo, vi è solo una certa cura e ricercatezza nel linguaggio, che, però, è al servizio del nulla. A parte il fatto che, come rilevato anche da altri lettori, nel romanzo non vi è una trama (il che non sarebbe poi necessario), non vi sono neppure introspezione psicologica, nè spunti di interesse storici o sociologici, nè personaggi che sappiano coinvolgere il lettore. Abbondano, invece, noiose e pedanti descrizioni di situazioni insignificanti e di oggetti e ambienti inutili. Sembra un esercizio di scrittura, fine a sè stesso, e non ben riuscito, piuttosto che un vero romanzo. Nell'assegnazione del Campiello (premio veneto), forse ha giocato un ruolo non trascurabile l'origine veneta dell'autore e l'ambientazione veneta dell'opera.

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    Christian

    25/04/2012 14.26.26

    Il libro è scritto bene e si lascia leggere (personalmente l'ho finito in un paio di giorni), anche se la terza parte mi è sembrata un po' troppo "diluita" per quanto riguarda gli eventi, un modo come un altro per scrivere qualche pagina in più: insomma una buona lettura che non cade nella solita saga familiare (che ha pure un po' stufato).

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    V. Terzi

    01/04/2012 11.53.27

    Questo libro ha un pregio che è sempre stato raro e lo è ancor più ai giorni nostri: è scritto bene e in modo gradevole. Gli unici appunti sono un "ci" apostrofato davanti a un "ha" (ma quando mai?) e un perfetto che avrebbe dovuto essere un piuccheperfetto. Critiche da muovere al curatore, più che all'autore. Per i contenuti, trattandosi sostanzialmente di un affresco, non di un romanzo d'azione o storico (a meno di non considerare sufficiente, a questo scopo, l'ambientazione nelle campagne venete del 1917-18), ovvero di un'opera dove quello che conta è la caratterizzazione, si tratta di un romanzo valido. Trovo assurdi i commenti di chi lamenta il fatto che "non succeda niente" (affermazione assolutamente falsa) o che "non ci sia una trama". Il libro è basato sugli eventi annotati su un diario, quindi non ha senso avvicinarsi all'opera cercando un romanzo di avventura guerresca. È come entrare in una pinacoteca e lamentarsi perché le immagini dei quadri non si muovono o perché gli eventi non sono come la trama di un film: per queste cose si va al cinema. E raramente la vita è come un film. Il libro è adatto per chi cerca una lettura gradevole e mai noiosa e non ricerca vette di elevata drammaticità.

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    franco

    18/03/2012 18.27.28

    Un bel romanzo, interessante,ricco di personaggi e avvenimenti drammatici, scritto in una bella lingua italiana arricchita da sapide incursioni nel dialetto veneto, che dona spessore e verità al testo. Infine, un bel racconto storico ambientato in quell'anno terribile e dimenticato che vide due nostre regioni sotto il duro tallone dell'invasione austro tedesca (novembre 1917-fine ottobre 1918)dopo la catastrofe di Caporetto: non credo che ve ne siano molti scritti dalla parte delle persone comuni e, in ogni caso, per me è il primo. Il dramma ruota attorno ai membri di una famiglia nobiliare decaduta, che si vede occupare la propria bella villa dai soldati nemici, vivendo insieme al povero borgo circostante la misera vita degli occupati dietro il fronte del Piave, depredati e costantemente minacciati; la voce narrante è quella del giovane nipote Paolo che dovrà bruciare le tappe della propria maturazione da ragazzo a uomo nel breve spazio di dodici mesi. Il tumulto della guerra, il sangue, il dolore, la miseria e la fame, perfino il fetore e la sporcizia che essa porta con sè, occupano sempre la scena, costituendo l'incombente e minaccioso fondale delle vicende dei personaggi, i principali e i comprimari(il nonno mangiapreti fra i primi e il parroco fra i secondi soprattutto), spesso colti con benevola arguzia nelle loro debolezze e nella precarietà del vivere. E come in ogni momento di grandi lutti e minacce, l'amore carnale esplode fra il giovane Paolo e la cugina Giulia, parte integrante delle avventure che essi si trovano a vivere. Non svelo l'impennata drammatica finale che conclude adeguatamente la bella e avvincente trama del romanzo, augurandomi che altri lettori possano conoscerla con lo stesso coinvolgimento che ho provato io.

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    Michael Moretta

    05/03/2012 15.38.41

    Libro molto bello. Solo la fine mi è parsa un poco esagerata con il plotone di esecuzione che non riesce a colpire mortalmente il corpo del ragazzo legato al palo. Per il resto il libro è gradevolissimo pur trattando un soggetto non facile come il periodo della sconfitta italiana di Caporetto e la conseguente invasione austro-ungarica dell'Italia. Villa Spada ed i suoi abitanti, padroni e servitù, come metafora del nostro Paese e dei Paesi invasi da eserciti nemici, costretti ad essere ospiti in casa propria. Tutti i personaggi del libro sono ottimamente tratteggiati ed ognuno di essi è particolare e divertente a suo modo. Il nonno alle prese con un libro che non finirà mai e fonte di saggezza e buon umore con i suoi proverbi ed i suoi motti. La nonna, appassionata di matematica che inventa un codice per comunicare con gli alleati e che conserva un kit di clisteri che utilizza con grande enfasi. La padrona di casa che usa il suo aspetto e la sua classe per cercare di ottenere condizioni di vita migliori per la sua famiglia all'interno della propria casa invasa dai nemici. Ed il nipote che racconta la storia, alle prese con il primo amore e con tutta la crudezza della guerra. Attraverso questo libro abbiamo un'idea della vita dell'epoca, tra privazioni, difficoltà, ignoranza e crudezza. Il titolo nasce da una frase pronunciata dal prete del paese, anche lui personaggio ambivalente, da una parte animato da una profonda fede e dall'altra vigliacco e pronto ad attenersi ai nuovi ordini imposti dagli occupanti. Nel complesso, secondo me, un ottimo libro scritto molto bene, in una bella alternanza di descrizioni, umorismo, storia.

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    Miriam

    08/02/2012 20.00.07

    Il mio primo libro per quanto riguarda la guerra... L'autore (che ho avuto il piacere di incontrare e che tra poco incontrerò un'altra volta) Ha detto che è da definire un romanzo con i toni della commedia....Concordo pienamente....Un libro molto scorrevole per nulla pesante... o stanzante...Lo consiglio!

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    Stefano

    18/01/2012 13.15.34

    "Non tutti i bastardi sono di Vienna" è un ottimo titolo. Peccato che il primo romanzo di Andrea Molesini, premio Campiello 2011, sia poco più che un bel compito da primo della classe che ha studiato precisamente le regole da seguire e che non cede mai alla tentazione di scardinarle. Un'opera tranquillizzante se vogliamo, perché disciplinata e dal retrogusto classico, perfetta per le modeste pretese di uno sceneggiato televisivo, ma che ancóra troppo il proprio ritmo all'incedere ordinato del diario al quale si ispira, il "Diario dell'invasione" di Maria Spada. La sua prosa è come la donna esitante che in copertina spia l'esterno attraverso una finestra, vestita di una bellissima tunica scura ed elegante, stretta in vita da una cinghia dorata, che mai però potrà scoprirle le gambe o rivelare la potenziale voluttà del corpo che contiene. Uscire e osare, o starsene in casa, al caldo e al sicuro, sembra chiedersi.Una serie di temi interessanti attraversa l'opera, il patriottismo, l'amore, l'odio, e la ricostruzione è perfetta nel suo riportare gli odori e i suoni di un'epoca lontana. Eppure, la prosa calibrata di Molesini è capace di smorzare persino i momenti più intensi di pathos, come se la lancia che si è descritta fino a quel punto risultasse alla resa dei conti di colpo spuntata. Mi sarei aspettato qualcosa di più ardito da un racconto con una simile impostazione classica, un colpo di coda che la giustificasse, qualche trovata stilistica che la sbilanciasse. "Non tutti i bastardi sono di Vienna" resta comunque un'opera prima molto ben scritta, moderatamente leggibile e piacevole, dotata di un raro equilibrio, che ci consegna un autore talentuoso in possesso di tutti gli strumenti per poter a questo punto osare.

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    Giovanni

    11/12/2011 21.19.14

    Buon romanzo, ottima ambientazione, si fa benleggere, descizione dei protagonisti impeccabile. Forse manca un pò di ritmo ed il titolo del romanzo sembra abbastanza casuale, tratto da una frase marginale del prete; scelta abbastanza discutibile e che male rappresenta il racconto

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