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Doris Lessing

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile

22° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Racconti

  • EAN: 9788807884566


“Lui aprì gli occhi: azzurri, un azzurro vivo, anche in quella oscurità. Poi disse: “Vede, io non sto vivendo la mia vita. Non è la mia vera vita. Non dovrei vivere come vivo”.

Le grandi svolte della vita possono accadere in modo imponderabile, in circostanze casuali: i capricci del destino e gli improbabili amori che ne possono nascere, sconvolgendo l’esistenza di persone appartenenti a generazioni e ambienti diversi, hanno ispirato la sempre fresca vena narrativa di Doris Lessing nei tre racconti, o meglio romanzi brevi, raccolti sotto il titolo del primo, Le nonne.

Da anni si attende per la scrittrice inglese – nata in Iran - la consacrazione del premio Nobel, ma la Lessing, ormai ottantacinquenne, non ha mai inseguito i riconoscimenti ufficiali, forse perché consapevole di essere comunque un punto di riferimento per tutta la letteratura femminile del ‘900.

Un’amicizia fra donne, più forte di ogni vincolo familiare, è al centro del primo racconto. Le due protagoniste hanno vissuto fin dall’infanzia una vita simbiotica, arrivando a diventare contemporaneamente le amanti ciascuna del figlio adolescente dell’altra, pretendendo poi, non senza gravi sofferenze, che diventati adulti si facciano una famiglia normale. Il secondo racconto è dedicato al tema dell’integrazione razziale, in chiave rovesciata: una disastrata ragazza di colore ha una bambina da una breve relazione con un ricco ragazzo bianco, e quando si rivolge a lui per essere aiutata, suscita l’entusiasmo di tutta la famiglia, tanto aperta e progressista da impadronirsi della piccola mulatta, che diventa quasi un ostaggio del “politically correct”. L’ultimo racconto, il più lungo, ripercorre quasi l’intero ‘900, seguendo la vita di un ragazzo inglese che durante la seconda guerra mondiale viene sbarcato con il suo plotone in Sud Africa, dove ha una breve intensissima relazione con una donna sposata che non riuscirà mai più a rivedere, ma alla quale continuerà a pensare come alla sua donna, soprattutto dopo aver saputo che dal loro amore era nato un figlio.

Molti dei luoghi letterari prediletti dalla scrittrice ritornano in questi racconti, come le ricche case dei borghesi progressisti, con lunghi tavoli sempre apparecchiati per ospiti in transito. Potremmo anzi trovare in quest’immagine una metafora di tutta la narrativa della Lessing: generosa, ironica, anticonvenzionale, senza età, imbandisce le sue storie affascinando non solo i lettori affezionati, ma anche quelli di passaggio.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del libro:

Su entrambi i lati di un piccolo promontorio zeppo di ristoranti e caffè si stendeva un mare giocoso e tuttavia composto: nulla a che vedere con l'oceano vero e proprio, che rombava e ruggiva oltre l'imbocco della profonda insenatura e la barriera di scogli denominata Baxter's Teeth, "i denti di Baxter", nome riportato anche dalle carte nautiche. Ma chi era questo Baxter? Domanda più che lecita, e infatti veniva posta spesso e trovava risposta in un foglio di carta incorniciato e abilmente anticato, appeso nel ristorante sulla punta del promontorio, quello nella posizione migliore, più elevata e prestigiosa. Baxter's, si chiamava appunto, a sostenere la pretesa che la sala interna dalle sottili pareti di mattoni e canne fosse stata un tempo la capanna di Bill Baxter, costruita da lui con le sue mani. Questo navigatore irrequieto dunque, quest'uomo di mare, era giunto per caso in quel paradiso di baia con la sua piccola lingua di terra rocciosa. Alcune versioni più antiche della storia parlavano di indigeni pacifici e ospitali. Ma i denti cosa c'entravano? Baxter rimase un esploratore indefesso delle coste e delle isole vicine, e infine, dopo essersi affidato a un guscio di barchetta messa insieme con qualche relitto trasportato dal mare e un po' d'esperienza, andò a schiantarsi in una notte di luna su quei sette scogli neri, proprio di fronte alla sua casupola, dove una lanterna a prova di tempesta, affidabile come un faro, accoglieva le navi abbastanza piccole da entrare nella baia, una volta superata la barriera di scogli.
Ora la casa era circondata da alti alberi che offrivano riparo a tavoli e sedie, e sotto, su tre lati, si allargava cordiale il mare.
Un sentiero saliva tra gli arbusti, sbucando nel giardino del Baxter's; un pomeriggio quella lieve salita era percorsa da sei persone, quattro adulti e due bambine, i cui strilli di gioia riecheggiavano i versi dei gabbiani.
Aprivano la fila due uomini di bell'aspetto, non certo ragazzi, ma solo con una buona dose di malevolenza li si sarebbe potuti definire di mezz'età. Uno dei due zoppicava. Alle loro spalle due donne altrettanto avvenenti, sulla sessantina, che nessuno si sarebbe sognato di definire anziane. A un tavolo che a quanto pareva occupavano spesso depositarono borse, indumenti e giocattoli; erano tutti sani e radiosi, come lo sono quelli che sanno trarre beneficio dal sole. Si accomodarono dunque, le donne con le gambe lisce e abbronzate che finivano in sandali portati con noncuranza, le mani energiche momentaneamente oziose. Le donne da una parte, gli uomini dall'altra, le bambine che non stavano ferme un momento: sei teste bionde? Erano forse imparentati? Le donne dovevano essere le madri degli uomini; quelli non potevano che essere i loro figli. Le nonne, e poi anche i padri, raccomandarono alle bambine di comportarsi bene e di giocare tranquille, anche se le piccole insistevano per scendere alla spiaggia, raggiungibile per un sentiero sassoso. Così si accovacciarono, e con l'aiuto di dita e bastoncini si misero a fare dei disegni nella polvere. Due belle bambine: per forza, con due progenitrici così attraenti.
Da una finestra del Baxter's una ragazza gridò: "II solito? Vi porto il solito?". Una delle donne le fece un cenno con la mano, come a dire sì. Poco dopo comparve un vassoio carico di spremute di frutta fresca e tramezzini di pane integrale, a conferma che erano persone attente alla salute.
Theresa, fresca di esami di maturità, sarebbe rimasta all'estero per un anno, prima di tornare in Inghilterra per l'università. In cambio di questa informazione, che risaliva a mesi prima, la ragazza veniva costantemente aggiornata sui progressi delle bambine alle elementari. Adesso chiese come andava la scuola, e prima una bambina e poi l'altra saltarono su assicurandole che la scuola era una pacchia. La bella cameriera tornò di corsa alla sua postazione all'interno del ristorante, e il sorriso che rivolse ai due uomini ne innescò uno tra le donne e poi tra loro e i figli, uno dei quali, Tom, commentò: "Non ce la farà mai a tornare in Inghilterra, i ragazzi fanno tutti il tifo perché rimanga".
"Ma sarebbe una stupida se si sposasse e buttasse via tutto così" disse una delle donne, Roz - Rozeanne per la precisione, la madre di Tom. Ma l'altra, Lil (Liliane), la madre di Ian, aggiunse "Chissà" mentre sorrideva a Tom. Questa concessione, o meglio questo omaggio, a quella che era, dopotutto, la ragione della loro esistenza, diede ai due uomini l'occasione per scambiarsi un cenno divertito del capo, a labbra serrate, come a uno scambio di battute più volte ascoltato: quello, o uno simile.
"Insomma," disse Roz, "comunque sia, diciannove anni sono troppo pochi."
"Ma chissà come andrebbe a finire" si chiese Lil, e arrossì. Sentendosi il viso in fiamme fece una piccola smorfia, che le diede un'aria da bambina pestifera, o addirittura sfrontata, cosa tanto lontana dalla sua natura che gli altri si scambiarono sguardi difficili da interpretare.
Sospirarono tutti quanti, e poi, sentendosi, si misero a ridere, una bella risata schietta che, si sarebbe detto, prendeva atto di una serie di cose non dette. Una delle bambine, Shirley, domandò: "Perché ridete?" e l'altra, Alice: "Cosa c'è da ridere? Per me non c'è proprio niente da ridere"; e imitò l'espressione pestifera della nonna, che in realtà non era stata affatto programmata. Lil era a disagio e arrossì di nuovo.

Recensioni dei clienti

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    Silviez

    15/06/2015 17.34.09

    Primo racconto: Molto deludente, una storia decisamente inverosimile che risulta quasi irritante; impossibile affezionarsi ad un personaggio, impossibile capirlo, la scrittura è scorrevole (unico pregio) ma per fortuna dura poco. Voto: 2 Secondo racconto: La storia è un po' più accattivante, un po' più vera e umana, riesci a viverla attraverso più punti di vista, un racconto decisamente valido. Voto: 5. Terzo racconto: il mio preferito dei tre, ambientazione eccezionale, storia piena di emozione umana e di sofferenza. Voto: 5. Media: 4

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