La nostra gang

Philip Roth

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Traduttore: Norman Gobetti
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 22 settembre 2015
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788806227319
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Gaia la libraia

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Sul palcoscenico internazionale Trick E. Dixon e il suo gabinetto furoreggiano a suon di malefatte: in una crescente esasperazione grottesca della politica nixoniana, assistiamo all'invasione della Danimarca, al lancio dell'atomica su Copenaghen, a una rivolta di boy scout soffocata nel sangue. Fino a quando Dixon, giunto all'inferno, non proverà a soffiare il posto... a Satana in persona! Scritto di getto nella primavera del 1971, più di un anno prima dell'effrazione nella sede dei democratici al Watergate e ben tre anni prima delle dimissioni di Nixon, il quinto romanzo di Philip Roth procurò al suo autore l'appellativo di profeta. Immersione vertiginosa nella realtà americana degli anni Sessanta, "La nostra gang" è una fotografia spietata e sconcertante del linguaggio del potere e delle sue perversioni.
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    luciano

    18/02/2016 15:16:36

    E' una feroce satira politica contro il presidente Nixon e il suo entourage. Nixon-Dixon è " un moralista ipocrita, un opportunista senza legge, uno spudorato bugiardo e un vero e proprio dittatore in pectore". In realtà è una satira che si può estendere a quei politici di oggi, che al pari di Tricky Dixon, manipolano l'opinione pubblica per conservare il loro potere, per i quali la verità non deve essere mai detta, che dicono il contrario di ciò che pensano, che si riempiono la bocca di parole come Costituzione, Trasparenza, Giustizia, Verità... per poi fregarsene appena girano l'angolo, che parlano a vuoto: " bla, bla, bla...", o usano un linguaggio incomprensibile, come il vicepresidente di Dixon: " Non può esserci un paese senza presidente, così come non può esserci un chicchiricco senza predipizio, o implumità senza predenzione preprerogatoria". La sete di potere è tale che quando Dixon finisce all'inferno, dove la menzogna è virtù, imbastisce una campagna elettorale, tra i dannati, per essere eletto Primo Diavolo. Libro tuttora attualissimo, ma si sa che la grande letteratura non scade mai.

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    diomede

    19/02/2015 15:13:39

    So bene che i signori della Einaudi fanno libri professionalmente da decenni e io sono soltanto un modesto lettore dilettante, per cui va a mio demerito il non aver capito il motivo per il quale sono state confinate tutte insieme in fondo al volume le numerose note esplicative che infarciscono questo libro allo scopo di far comprendere anche ai modesti lettori una serie cospicua di riferimenti all'attualità statunitense di oltre quaranta anni fa. Però, a prescindere dal motivo, sarebbe stato molto più agevole leggere questo libro se le note fossero state stampate a pie' di ciascuna pagina. Quanto al libro, ho la sensazione che i decenni trascorsi abbiano tolto inevitabilmente gran parte della forza a questo testo satirico, strettamente legato al momento in cui fu scritto.

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    Giuseppe Russo

    30/07/2014 11:55:02

    Tra le opere giovanili di Ph. Roth spiccano in modo particolare tre romanzi che sono stati trattati piuttosto male dall'editoria italiana in passato: «Letting Go» (1962), «The Great American Novel» (1973) e appunto «Our Gang» (1971). Forse, proprio in virtù del fatto che l'identità di Roth come autore era ancora "in fieri" e non aveva fissato con chiarezza le coordinate entro le quali avrebbe raggiunto i suoi migliori risultati, in questi romanzi incontriamo un Roth particolarmente satirico e semiserio, la cui proverbiale acidità ha modo di misurarsi con questioni di politica del momento, anziché insistere sui temi che poi diverranno costanti nella sua opera (il sesso, la malattia, il rapporto col padre). In questo contesto, «Our Gang» ci fa conoscere un Philip Roth che avrebbe potuto tranquillamente surclassare il miglior Norman Mailer, dato il modo in cui riesce a trasfigurare l'amministrazione Nixon (non solo l'ex presidente ma tutto il suo staff) in un'armata demoniaca sguinzagliata sulla terra da Satana in persona, allo scopo di permettere al lato peggiore della natura umana di scatenarsi senza freni.

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    massimo r.

    19/05/2014 21:17:15

    Insieme a Il grande romanzo americano è il libro più "anomalo" di Roth, e anche il più ostico per i non statunitensi. Inoltre sconta una certa immaturitá del grande scrittore che, rivelatosi con Portnoy, troverá col tempo la piena realizzazione del proprio stile e delle tematiche che costituiranno il suo inimitabile marchio di fabbrica.

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    Michael Moretta

    26/03/2014 01:24:12

    Se mai ci fosse stato bisogno di una conferma circa la genialità di Philip Roth questo piccolo libro ne è la prova. Pubblicato nel 1971, e quindi successivo al suo primo grande successo letterario, "Il Lamento di Portnoy", "La Nostra Gang" è una feroce satira del Presidente Nixon e dei suoi collaboratori e dimostra la incredibile capacità di Roth di variare il suo stile. Tutto in quest'opera è grottesco, esagerato e smaccatamente volgare. Il Presidente, Tricky, il suo vice ed i suoi collaboratori, i giornalisti, i cittadini. Tutti sono rappresentati come dei perfetti idioti ed interagiscono tra di loro provocando solo danni ed idiozie. Le note dell'autore alla fine del libro ci fanno capire che gran parte delle parole presenti nel libro sono ispirate a discorsi realmente avvenuti e pronunciati da Nixon o dal suo vice Agnew. Roth si prende amplissime libertà e li modifica a suo piacimento per riversare sulla figura del Presidente tutto il suo disprezzo di cittadino deluso dalla politica americana di quegli anni. Quindi si parla in primo luogo della politica estera americana negli anni della fine della Guerra del Vietnam e della preparazione della prima visita di un presidente americano in Cina. Poi si tocca il tema della proliferazione delle armi nucleari e dei programmi per incrementare la produzione di questo tipo di tecnologia ( il bombardamento della Danimarca pro-pornografia ) ed infine la difesa da parte di Nixon della vita fin dal suo concepimento e, di conseguenza, la netta contrarietà all'aborto della sua amministrazione. A questo proposito sommamente grottesca è la morte che Roth inventa per il presidente Dixon. Ma dove l'autore raggiunge il suo apice è nel discorso di Dixon per l'elezione a diavolo nell'Inferno! Stupendo! Un libro diverso dai soliti di Roth ma davvero imperdibile per chi ama questo autore. Una chicca da avere nella propria biblioteca!

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    Nicola Intrevado

    05/03/2014 21:32:11

    Ogni autore ha un neo. Persino Philip Roth ne ha uno, quindi. E bello grosso, piu' che un neo una orrenda verruca che fa brutta mostra di se' sul volto immacolato della sua grande quanto impeccabile produzione letteraria. Philip Roth : il mio autore preferito in assoluto, ma neppure se mi si torturasse con la fiamma ossidrica direi che ci sia un capitolo da salvare in questo, noiosissimo, lavoro del 1971, pensandoci bene, neppure un paragrafo, e se mi interrogo con assoluta onesta' di ammiratore : neppure una riga. Un libro che si puo' riassumere con una sola parola : inutile.

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"Ma consentitemi di chiarire bene una cosa. Per quanto io rispetti e ammiri le sue menzogne [n.d.r. Satana], credo che le menzogne non debbano essere dette una volta per sempre. Credo che vadano aggiornate. Credo che nessuno, uomo o demone, possa distorcere le realtà del momento confidando nelle menzogne dette in passato, per quanto audaci e sfrontate possano essere state. Viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi e drammatici. La mia esperienza mi ha insegnato che le menzogne di ieri non complicano i problemi di oggi. Non ci si può aspettare di fuorviare la gente il prossimo anno con le stesse modalità con cui la si è fuorviata un anno fa, per non parlare di un milione di anni fa. Ed ecco perché, con tutto il dovuto rispetto per l’esperienza del mio antagonista, io dico che all’inferno abbiamo bisogno di un nuovo governo, un governo con nuove corna, nuove mezze verità, nuovi orrori e nuove ipocrisie."

Nel 1971 quando esce Our Gang (Starring Tricky and His Friends) Philip Roth ha già pubblicato quattro libri che dimostrano una certa ricerca stilistica e formale: una raccolta di racconti (Goodbye, Columbus), due romanzi accolti con tiepido entusiasmo (Lasciarsi andare e Quando lei era buona) e il romanzo-scandalo che lo catapultò sotto i riflettori della società letteraria americana, Il lamento di Portnoy. Quattro libri eclettici nei quali si avverte che il giovane Roth sta ancora cercando la sua voce.

Scritto di getto dopo il discorso tenuto da Nixon a San Clemente il 3 aprile 1971, La nostra gang - pubblicato in Italia da Bompiani nel 1972 con il titolo Cosa bianca nostra e oggi edito nuovamente da Einaudi - è una satira politica in forma di romanzo in sei capitoli. Protagonista è Tricky E. Dixon, ovvero il presidente Nixon, attorniato dalla sua gang di consiglieri.

Spingendosi fino ai limiti dell’assurdo, Roth mette in scena la meschina retorica del governo Nixon, immaginando il presidente intento a promuovere una campagna a favore del diritto di voto ai feti, impegnato a escogitare un modo efficace e sicuro per reprimere nel sangue una rivolta di boy scout o a definire una strategia di attacco nucleare contro il popolo danese, reo di aver occupato e sfruttato per turisticamente per secoli il castello di Amleto - il capitolo più divertente e riuscito, a mio avviso. Alla fine, ormai morto in circostanze non ben chiarite, lo ritroviamo all’Inferno a contendere il trono nientemeno che a Satana.

Più di un anno prima dell'effrazione nella sede dei democratici al Watergate e ben tre anni prima delle dimissioni di Nixon, Roth ci regala una parodia costruita con sapienza, nella quale possiamo divertirci a rintracciare i corrispondenti personaggi reali dietro i ridicoli nomignoli di fantasia. Tra i riferimenti storici e sociali più immediati c’è il Vietnam, l’assassinio di Kennedy, il clima di tensione della guerra fredda e l’ombra lunga del maccartismo, il tema dell’aborto e dei diritti civili.

La nostra gang è un romanzo brillante, divertente e illuminante, riletto oggi sicuramente anche profetico.
Una curiosità: all’uscita del libro Nixon ne parlò preoccupato addirittura con i suoi consiglieri. La Los Angeles Review of Books ha pubblicato le trascrizioni di queste conversazioni (per chi vuole approfondire, le trova qui http://lareviewofbooks.org/essay/nixon-asked-haldeman-philip-roth).

  • Philip Roth Cover

    Philip Roth (Newark 1933 - Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel... Approfondisci
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