Le nostre anime di notte

Kent Haruf

Traduttore: F. Cremonesi
Editore: NN Editore
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 13/02/2017
Pagine: 171 p., Brossura
  • EAN: 9788899253509
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Recensioni dei clienti

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    cristina

    11/07/2018 07:09:34

    Ho ritrovato lo stile inconfondibile dell'autore di Benedizione, e in attesa di leggere gli altri due della trilogia, ho letto finalmente questo acclamato romanzo che sicuramente merita gli elogi ricevuti. E' uno stile semplice ma allo stesso tempo profondo; la storia riesce a trasmettere il senso dello scorrere del tempo e i temi della serenità, dell'attesa, della morte, della vecchiaia.

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    Alinghi

    29/04/2018 09:51:00

    Libro delicato e romantico, rende benissimo l'idea di una corsa contro il tempo nella terza età. Storia semplice di quotidianità, senza infamia ma nemmeno senza lode.

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    Arrigo

    27/01/2018 12:03:46

    Haruf era uno scrittore onesto e gradevole, il che non è dire poco, ma non apporta gran cosa alla letteratura americana né per argomento né per stile. Per fare solo un esempio, che gli è ben superiore: "I pascoli del cielo", di John Steinbeck. Ma non stupisce che nel grigiore corrente i suoi libri stiano avendo tanto successo.

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    SIMONA TANZINI

    13/01/2018 12:14:35

    UN LIBRO CHE SI LEGGE DA SOLO, DELICATO E ALLO STESSO TEMPO MOLTO REALISTA E VERITIERO . UNA SCRITTURA FLUIDA E SCORREVOLE TI PORTA DENTRO QUESTA PICCOLA STORIA . BELLO !!!

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    nelly61

    09/01/2018 14:19:28

    Incantevole, come tutte le sue opere. un balsamo per il cuore, semplice e diretto, raffinato e concreto.

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    GIAMBA

    02/01/2018 11:05:40

    Deludente. Assolutamente delicato nel trattare il tema dell’amore nella terza età, ma piuttosto piatto e sterile. Poche le emozioni trasmesse

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    Renzo Montagnoli

    28/12/2017 19:16:37

    «Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me» Una donna che propone a un uomo una cosa del genere fa supporre che in caso di accettazione ci si debba imbattere in pagine di erotismo sfrenato. Non è così, però, perché Addie, la donna che fa questa strana proposta, e Louis, il destinatario, sono due vedovi, avanti con gli anni, anzi decisamente anziani, il che non esclude però un risvolto sessuale, ma comunque lo rende poco probabile. In effetti, la solitudine di chi ha raggiunto una certa età impone che si debba trovare una via d’uscita, che si debba porre accanto alla propria persona un’altra, con cui colloquiare, scambiare opinioni, avere un piccolo, ma significativo contatto fisico. Non sarà amore nel senso più ampio del termine, ma di certo è affetto, è convivere i giorni di un’età che non consente di fare programmi a lunga scadenza. Il tema deve essere stato particolarmente sentito da Haruf perché ha scritto l’opera in pochi giorni, prima di morire, dipartita della cui imminenza doveva avere conoscenza, atteso che è riscontrabile nella scrittura una certa fretta che, se nulla toglie al piacere della lettura, però appare inusuale, considerata anche l’età dei protagonisti, più propensi naturalmente a tempi lenti. La stessa sensibilità riscontrata nei tre romanzi del ciclo del Canto della pianura è presente anche in questo testo, un’opera che, per quanto ambientata come le altre nell’immaginaria città di Holt, non può essere assimilata alle stesse, perché nel racconto della breve relazione fra Addie e Louis si avverte l’esigenza di imperniare tutto su di loro, nel senso che non ci sono tante storie parallele, ma un’unica storia, quei giorni, soprattutto quelle notti, trascorse insieme, a dispetto dei pregiudizi degli altri e che verranno interrotte solo dall’esigenza egoista e sciocca di un figlio adulto, ma che non diventerà mai maturo. Indimenticabile.

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    Massimo F.

    25/11/2017 10:45:42

    Romanzo all’apparenza semplice semplice e scritto con stile da letteratura per ragazzi: dove il racconto di un banale pic-nic è talmente dettagliato da comprendere anche la descrizione della doratura delle patatine.. Ma dietro l’intera storia, dietro a tutti gli episodi che la compongono (anche minimi) c’è un mondo di nostalgie, di rimpianti, di dignità e una visione del senso della vita alle soglie della fine. Tutto molto amaro, tutto molto bello.

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    Pat

    14/11/2017 17:35:02

    Tra i migliori libri letti negli ultimi mesi. Sembra tutto così semplice in questa storia, eppure è una grande storia perché ci fa incontrare persone che decidono della propria vita senza usare alcune violenza verso altri. Sono "anime coraggiose". Consigliatissimo.

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    Francesca

    05/11/2017 22:25:40

    Primo libro di Haruf letto e non ultimo. Storia tenera, stupenda, leggera e con un messaggio ben preciso... ve lo lascio scoprire però, perchè ognuno di noi, ci troverà ciò a cui tiene di più. Amore, famiglia, vita e quotidianetà. Per niente banale. Il metodo di scrittura mi è piaciuto tantissimo, da farmi finire in poco il libro. Quando uno scrittore colpisce nel segno, bisogna solo continuare a leggerlo!

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    Stefano

    31/10/2017 19:29:08

    Una prosa semplice ma incisiva che riesce a condurre, con tenera discrezione, negli scenari un po' malinconici di vite al tramonto ma ancora desiderose di trovare conforto dalla bellezza del farsi compagnia. L'arte e la poesia di Haruf commuovono e arricchiscono il lettore.

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    Claudio

    12/09/2017 12:51:29

    E con questo finiscono i romanzi su questa cittadina immaginaria, nata nel Colorado dalla penna di Kent Haruf. Qui praticamente i protagonisti sono solo due, attorniati da qualche familiare o vicino preoccupati o imbarazzati del loro modo di vivere. Ma cos'è successo: due anziani ultrasettantenni, vedovi, su iniziativa di lei, decidono di passare le notti assieme: soltanto per parlare, per non essere così soli. Alle spalle hanno matrimoni non proprio felici e disgrazie familiari. In più il nipotino di lei di sei anni va a convivere per un po' con la nonna perché i suoi genitori si sono separati. E questo bambini unirà ancor di più i due. Nelle pieghe del romanzo tornano alla luce per un attimo i gerenti della ferramenta che vi aveva descritto Haruf in un precedente romanzo. Ma tornano alla luce, solo per un attimo, i vecchi McPheron e la loro "protetta" Victoria, quando i nostri due anziani parlano della loro storia come inventata da un autore teatrale. Grande Kent.

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    gianluca

    28/08/2017 12:47:01

    Un inizio non proprio entusiasmante, il romanzo non ha escursioni particolari ma presenta delle vite di persone normali, che fanno e dicono delle cose che rientrano nel quotidiano. Verrebbe da dire che non accade nulla di eclatante ma quello che è raccontato arriva a toccare corde profonde in ogni lettore.

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    mara regonaschi

    09/08/2017 07:08:15

    E' il delicato, romantico, dolce racconto della tardiva relazione fra una coppia di anziani che, soli ma coraggiosi e curiosi, iniziano a frequentarsi e raccontarsi, perché una vita l'han già vissuta. E i due riusciranno a raccontarsi malgrado le maldicenze di alcuni concittadini e soprattutto malgrado la contrarietà del figlio di lei che, sordo alle altrui richieste e cieco di fronte anche alle più piccole necessità della vecchiaia, vieterà alla madre la frequentazione fisica dell'amico, "sfruttando" altre necessitò della vecchiaia. Ma i due sapranno superare anche questi limiti consapevoli della bellezza della reciproca comprensione, del calore e valore delle parole scambiate. Un libro sul coraggio e sulla libertà di vivere, anche quando il giorno sta per morire e la notte sembra essere i momento più difficile, raccontato con stile essenziale e semplice, che arriva direttamente al cuore.

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    Benny B

    06/08/2017 16:46:12

    Questo libro è stata una vera scoperta. L'atmosfera rarefatta e come sospesa nel tempo; la delicatezza dei protagonisti che decidono con timidezza e quasi con timore di avvicinarsi per non soccombere alla solitudine e superare insieme le ferite della vita; la scrittura pulita e naturale, con quell'assenza di virgolettato nei dialoghi che sposta l'attenzione su un piano diverso, quello dei pensieri, lasciando il lettore al di fuori e al di là, quasi a non farlo interferire con la bolla tutta privata in cui loro si muovono. Anche se in alcuni momenti mi è apparso un po' semplicistico (la figura del figlio di lei e la sua ottusità per esempio), ho amato molto questo libro, dolce e struggente: una storia semplice ma rivoluzionaria.

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    luca bidoli

    01/08/2017 19:07:17

    Ho molto rispetto per questo autore, del quale avevo già letto e recensito un altro testo, " Benedizione", che mi era piaciuto molto. Non so per quale motivo, ma questo libro l'ho trovato inferiore, a tratti prevedibile e banale, annoiante oltre il dicibile, una storia debole e risaputa, con le ovvie ricadute. Una donna anziana invita un altrettanto non più giovanissimo uomo a condividere il giaciglio notturno, senza altro scopo che quello della amicizia e della memoria. Dopo alcuni capitoli, anch'io mi sono fatto complice, e senza attendere copule finali, del tutto risapute, mi sono girato su un fianco e mi sono, semplicemente addormentato. Grazie, Haruf. P.s. è la seconda recensione che invio, la prima è stata censurata. Se volete scrivo che è un capolavoro, ma non aspettate che utilizzi più questo sito per i miei acquisti di libri. Grazie, comunque.

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    Michela

    27/07/2017 09:14:31

    La scelta controcorrente di due anziani abitanti dell'inesistente paese rurale di Holt (Colorado, USA), poeticamente narrata da Kent Haruf.

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    Fede

    26/07/2017 18:59:57

    L'impressione è che non poteva esserci altro modo di raccontare questa storia se non esattamente come è stata scritta da Haruf. Grande autore, sono contenta di essermi imbattuta in questo libro. Ho comprato la Trilogia della Pianura e non vedo l'ora di andare in ferie.

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    Niki53

    19/07/2017 06:49:36

    Tenero e commovente, semplice nella scrittura, un libro che consiglio soprattutto a coloro che hanno una certa età.

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    Laura

    05/07/2017 08:12:11

    L'incontro di due solitudini che cercano di ritagliarsi uno spazio e un tempo dove incontrarsi, sfidando i pregiudizi, l'ottusità e il falso perbenismo di una piccola cittadina della provincia americana. Un romanzo semplice e profondo che tocca l'anima e dimostra che ogni stagione della vita può riservare doni inaspettati.”La verità è che mi piace. Mi piace molto. Se non lo facessimo, mi mancherebbe. Tu che ne pensi? Adoro questa cosa. E' meglio di quel che speravo. E' una specie di mistero. Mi piace il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio”.

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Dopo la famosa e amatissima trilogia della pianura arriva finalmente in Italia l’ultima opera di Kent Haruf: Le nostre anime di Notte, un’opera postuma  che ci riporta per l’ultima volta a Holt, un viaggio per i nostalgici e per i curiosi che vogliono immergersi in questo paesino che possiamo conoscere solo nelle pagine di Haruf. Personalmente rientro nell’ultima delle categorie,  nonostante le ottime recensioni sulla trilogia della pianura ho preferito testare il territorio con quest’opera postuma che non solo ti rapisce ma ti fa innamorare completamente della scrittura di Haruf, per cui se la domanda è: inizierai a leggere le altre opere, la risposta è: assolutamente sì.

Protagonisti di questa storia sono Addie Moore e Loius Waters, una donna e un uomo in là con gli anni entrambi vedovi, che hanno passato la vita uno di fronte all’altro, senza mai il coraggio di guardarsi. Per vincere la solitudine i due iniziano a frequentarsi, finchè Addie azzarda un’assurda, per lei, richiesta: passare la notte insieme, semplicemente, uno accanto all’altro per affrontare le tenebre con racconti di vita. Loius inizialmente dubbioso cede alla richiesta di Addie, senza poche difficoltà, che aumenteranno sempre più con l’arrivo di Jamie, il piccolo nipotino di Addie.

“Smisi di provare a sistemare le cose e ci adagiammo in una lunga vita cortese e tranquilla…

Ti prendi cura dell’altro quando sta male e di giorno fai quello che pensi sia il tuo dovere…

Anche se non è stato un bene per nessuno dei due, abbiamo passato tutto quel tempo insieme. È stata la nostra vita”.

Da profana per quanto riguarda Ken Haruf non posso esprime un opinione se questo libro sia più o meno bello rispetto a quelli delle trilogia, personalmente mi sento di dire chi se ne importa, Le nostre anime di notte è un libro bello, di cui ce ne sono pochi, capace di risvegliare l’amore per la letteratura e per la vita. I due protagonisti hanno la straordinaria capacità di far riaffiorare nel lettore la gioia delle piccole cose, cose che nella vita si danno per scontate qui vengono innalzate a massima espressione di felicità; come il semplice dormire insieme. Senza doppi sensi, semplicemente stendersi nel letto, mano nella mano a parlare, per affrontare insieme le tenebre, quelle che a qualsiasi età fanno sempre paura.

Le nostre anime di notte è un libro che non ti aspetti e da cui non sai cosa aspettarti, ti rapisce con la sua semplicità e con la sua narrazione fluida che in un attimo ti stravolge la giornata.

Questo romanzo breve è uscito nel 2015 postumo alla morte dello scrittore, qui viene raccontato un brevissimo scorcio di vita, un’estate che ha il profumo dell’autunno, la consapevolezza che l’immortalità è stata solo un sogno e non resta quindi che unire due anime per affrontare insieme la vita che rimane. Oltre ad Addie e Louis entra in scena la famiglia del figlio di Addie, ma in particolar modo Jamie, il nipotino, che seppur per breve tempo sconvolge la vita dei due anziani fino a non poterne più fare a meno. Dolcemente lo scrittore inizia verso la fine del libro a prendere le distanze dai due protagonisti fino alla dolce conclusione, le loro conversazioni notturne di una vita che sembra infinita riecheggiano nel silenzio della stanza, “Ti spedirò i miei buoni pensieri dall’altro lato del letto” e questo può bastare davvero per sempre.

Un libro consigliatissimo per chi desidera ritornare a Holt ma anche per chi, come me, non c’è mai stato, per assaporare quella bellezza stilistica rara che pochi autori contemporanei sanno trasmettere.

“Che altro vuoi sapere?

Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.

Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.

Non abbiamo fretta, disse lui.

No, prendiamoci il tempo che ci serve”.

Recensione di Francesca Magni



Lontanissimo dai barocchismi e dalla logorrea del post-moderno, Haruf è stato il maestro della rarefazione. I suoi personaggi sono calmi e silenziosi nonostante l’oscurità che li avvolge. Il registro semplice e trasparente, a tratti monocorde, pare guidare con cautela questi eroi del quotidiano dalle tenebre del Midwest verso la luce, nella fattispecie verso una lampada, quella che rischiara la camera da letto in cui è ambientato questo romanzo di Haruf.

Come nella trilogia della pianura, anche quest’opera è ambientata a Holt, piccola cittadina fittizia del Colorado. I protagonisti sono Addie e Louis. Entrambi vedovi, entrambi assuefatti alla solitudine. Louis fa il primo passo e chiede al vicino di casa di dormire con lei, senza implicazioni sessuali, per combattere insieme l’assordante silenzio della notte.

La camera da letto condivisa diventa teatro di confessioni. Mai urlate, ma accennate delicatamente, con quell’intimità commuovente e realistica che è stata il tratto inconfondibile dell’intera opera di Haruf. Brevi flashback, mano nella mano, con il resto del corpo distante, alla ricerca di candida tenerezza. Vietato cedere ad altri impulsi che rovinerebbero l’ottima conversazione.

Non c’è una parola che suoni finta nei dialoghi tra i due personaggi. Parole franche, semplici e trasparenti, ma mai prevedibili o ipocrite, come la prosa di Haruf d’altronde.

Molti romanzi si preoccupano di descrivere personaggi alla ricerca della felicità. Haruf non cede a questa tentazione. L’autore si preoccupa di mostrare l’imprevedibile onnipresenza della felicità, piccolo faro che rischiara le altrettanto onnipresenti miserie del quotidiano, piccolo quanto questo gioiello postumo che incorona l’indiscutibile bravura di uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo.

Recensione di Matteo Rucco