Le nostre anime di notte

Kent Haruf

Traduttore: F. Cremonesi
Editore: NN Editore
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 13 febbraio 2017
Pagine: 171 p., Brossura
  • EAN: 9788899253509

80° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    eleonora

    20/09/2018 14:11:38

    Ho letto questo romanzo perché mi è stato caldamente consigliato. Molto breve, si legge velocemente con la speranza che succeda qualcosa, purtroppo non succede nulla. Deludente.

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    Serena

    19/09/2018 14:13:30

    Un breve romanzo profondamente toccante. Haruf racconta di come un uomo e una donna, ormai anziani, si avvicinino per tenersi compagnia. Tra loro nasce un rapporto speciale, che ci dimostra che non è mai troppo tardi per l’amore. La vicenda è ambientata ad Holt, cittadina americana che fa da sfondo anche ad altri romanzi dell’autore. I protagonisti dovranno affrontare i pregiudizi dei loro vicini e perfino dei loro cari, che giudicano sbagliato il loro rapporto, offuscati dai pregiudizi. Haruf scrive con semplicità una storia coinvolgente caratterizzata da un’atmosfera nostalgica. Il romanzo mi è sembrato un po’ affrettato verso la conclusione, ma credo che fosse un effetto voluto dall’autore. Una scrittura lineare, personaggi ben caratterizzati e una storia che rimane impressa nel cuore.

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    Giuseppe

    19/09/2018 12:10:30

    Indubbiamente uno dei migliori romanzi di Kent Haruf. Riesce a rappresentare perfettamente ciò che il tempo ha il potere di fare, ad evidenziare che la vita finisce solo quando il cuore si ferma. L’uomo rimane tale anche col passare degli anni, e non deve mai smettere di vivere, di godersi la vita apprezzando tutto ciò che dà. Non è mai troppo tardi per provare cose nuove e nessuno può anticipare la propria fine, abbandonandosi ad un’esistenza passiva e sostenendo che ormai la propria vita è finita. Lasciamo al tempo di fare il suo corso, ma anche alle emozioni di nascere, crescere e magari farci rinascere quando non si ha più nulla in cui sperare e per cui vivere. La vicenda che ha coinvolto i due anziani è un’esperienza che probabilmente chiunque vorrebbe fare, ritrovarsi col non avere nulla da perdere e decidere di ritornare ad avere una vita appagante, una vita degna di essere vissuta. Sicuramente uno di quei libri che ti lascia il segno e che rappresenta un esempio tangibile di come, dietro l’angolo, ci possa essere sempre qualcosa di bello ad aspettaci.

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    Asocia

    19/09/2018 08:50:26

    Dietro di noi, dietro il nostro decidere come vivere e con chi vivere il tempo che non sappiamo mai quanto sia, se ce ne sia, c’è il fatto della morte, un fatto bellissimo, per chi se ne ricorda: solo la morte ci può insegnare a non sprecare il tempo, a non far passare invano una passione. La morte è una gran romanticona. Il libro di Karuf è tragico e equilibrato, è semplice e doloroso, racconta nelle stesse lavoratissime pagine il grande coraggio e la grande viltà a cui possono attingere gli uomini e le donne che vogliono viversela fin quando ce n’è.

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    Michele

    18/09/2018 20:58:23

    Un romanzo delicato delicato su due anziani che decidono di fare una cosa un po' strana per tenersi compagnia. Ma il resto del mondo non la prende bene. Breve ma intenso.

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    Giulia.wildflower

    18/09/2018 19:29:47

    Questo libro mi ha straziata e mi la lasciato una cicatrice sul cuore. Mi ha trasmesso un senso di inesorabilità, di corsa contro il tempo, di una voglia di riscatto che però fatica ad arrivare... e nel frattempo il tempo fugge via...

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    Orsola

    18/09/2018 15:39:59

    Sono pochi gli scrittori contemporanei che lasceranno un segno indelebile, e Kent Haruf è certamente uno di questi: le sue storie sono delicate ma ricche di significato, nella loro semplicità riescono a racchiudere moltissimi aspetti dell' animo umano. E' questo il caso anche di “Le Nostre Anime Di Notte”, il racconto di due anziani e di come ogni giorno scelgano di dare un senso alla loro quotidianità, un senso che solo il nobile sentimento dell' amore riesce a garantire. Libro che mi sento di consigliare dalla prima all' ultima pagina a chi è pronto ad emozionarsi.

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    Gianmarco

    18/09/2018 09:31:23

    E' bello, ma per chi non ha ancora letto Kent Haruf consiglio di partire dalla trilogia.

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    cristina

    11/07/2018 07:09:34

    Ho ritrovato lo stile inconfondibile dell'autore di Benedizione, e in attesa di leggere gli altri due della trilogia, ho letto finalmente questo acclamato romanzo che sicuramente merita gli elogi ricevuti. E' uno stile semplice ma allo stesso tempo profondo; la storia riesce a trasmettere il senso dello scorrere del tempo e i temi della serenità, dell'attesa, della morte, della vecchiaia.

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    Alinghi

    29/04/2018 09:51:00

    Libro delicato e romantico, rende benissimo l'idea di una corsa contro il tempo nella terza età. Storia semplice di quotidianità, senza infamia ma nemmeno senza lode.

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    Arrigo

    27/01/2018 12:03:46

    Haruf era uno scrittore onesto e gradevole, il che non è dire poco, ma non apporta gran cosa alla letteratura americana né per argomento né per stile. Per fare solo un esempio, che gli è ben superiore: "I pascoli del cielo", di John Steinbeck. Ma non stupisce che nel grigiore corrente i suoi libri stiano avendo tanto successo.

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    SIMONA TANZINI

    13/01/2018 12:14:35

    UN LIBRO CHE SI LEGGE DA SOLO, DELICATO E ALLO STESSO TEMPO MOLTO REALISTA E VERITIERO . UNA SCRITTURA FLUIDA E SCORREVOLE TI PORTA DENTRO QUESTA PICCOLA STORIA . BELLO !!!

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    nelly61

    09/01/2018 14:19:28

    Incantevole, come tutte le sue opere. un balsamo per il cuore, semplice e diretto, raffinato e concreto.

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    GIAMBA

    02/01/2018 11:05:40

    Deludente. Assolutamente delicato nel trattare il tema dell’amore nella terza età, ma piuttosto piatto e sterile. Poche le emozioni trasmesse

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    Renzo Montagnoli

    28/12/2017 19:16:37

    «Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me» Una donna che propone a un uomo una cosa del genere fa supporre che in caso di accettazione ci si debba imbattere in pagine di erotismo sfrenato. Non è così, però, perché Addie, la donna che fa questa strana proposta, e Louis, il destinatario, sono due vedovi, avanti con gli anni, anzi decisamente anziani, il che non esclude però un risvolto sessuale, ma comunque lo rende poco probabile. In effetti, la solitudine di chi ha raggiunto una certa età impone che si debba trovare una via d’uscita, che si debba porre accanto alla propria persona un’altra, con cui colloquiare, scambiare opinioni, avere un piccolo, ma significativo contatto fisico. Non sarà amore nel senso più ampio del termine, ma di certo è affetto, è convivere i giorni di un’età che non consente di fare programmi a lunga scadenza. Il tema deve essere stato particolarmente sentito da Haruf perché ha scritto l’opera in pochi giorni, prima di morire, dipartita della cui imminenza doveva avere conoscenza, atteso che è riscontrabile nella scrittura una certa fretta che, se nulla toglie al piacere della lettura, però appare inusuale, considerata anche l’età dei protagonisti, più propensi naturalmente a tempi lenti. La stessa sensibilità riscontrata nei tre romanzi del ciclo del Canto della pianura è presente anche in questo testo, un’opera che, per quanto ambientata come le altre nell’immaginaria città di Holt, non può essere assimilata alle stesse, perché nel racconto della breve relazione fra Addie e Louis si avverte l’esigenza di imperniare tutto su di loro, nel senso che non ci sono tante storie parallele, ma un’unica storia, quei giorni, soprattutto quelle notti, trascorse insieme, a dispetto dei pregiudizi degli altri e che verranno interrotte solo dall’esigenza egoista e sciocca di un figlio adulto, ma che non diventerà mai maturo. Indimenticabile.

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    Massimo F.

    25/11/2017 10:45:42

    Romanzo all’apparenza semplice semplice e scritto con stile da letteratura per ragazzi: dove il racconto di un banale pic-nic è talmente dettagliato da comprendere anche la descrizione della doratura delle patatine.. Ma dietro l’intera storia, dietro a tutti gli episodi che la compongono (anche minimi) c’è un mondo di nostalgie, di rimpianti, di dignità e una visione del senso della vita alle soglie della fine. Tutto molto amaro, tutto molto bello.

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    Pat

    14/11/2017 17:35:02

    Tra i migliori libri letti negli ultimi mesi. Sembra tutto così semplice in questa storia, eppure è una grande storia perché ci fa incontrare persone che decidono della propria vita senza usare alcune violenza verso altri. Sono "anime coraggiose". Consigliatissimo.

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    Francesca

    05/11/2017 22:25:40

    Primo libro di Haruf letto e non ultimo. Storia tenera, stupenda, leggera e con un messaggio ben preciso... ve lo lascio scoprire però, perchè ognuno di noi, ci troverà ciò a cui tiene di più. Amore, famiglia, vita e quotidianetà. Per niente banale. Il metodo di scrittura mi è piaciuto tantissimo, da farmi finire in poco il libro. Quando uno scrittore colpisce nel segno, bisogna solo continuare a leggerlo!

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    Stefano

    31/10/2017 19:29:08

    Una prosa semplice ma incisiva che riesce a condurre, con tenera discrezione, negli scenari un po' malinconici di vite al tramonto ma ancora desiderose di trovare conforto dalla bellezza del farsi compagnia. L'arte e la poesia di Haruf commuovono e arricchiscono il lettore.

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    Claudio

    12/09/2017 12:51:29

    E con questo finiscono i romanzi su questa cittadina immaginaria, nata nel Colorado dalla penna di Kent Haruf. Qui praticamente i protagonisti sono solo due, attorniati da qualche familiare o vicino preoccupati o imbarazzati del loro modo di vivere. Ma cos'è successo: due anziani ultrasettantenni, vedovi, su iniziativa di lei, decidono di passare le notti assieme: soltanto per parlare, per non essere così soli. Alle spalle hanno matrimoni non proprio felici e disgrazie familiari. In più il nipotino di lei di sei anni va a convivere per un po' con la nonna perché i suoi genitori si sono separati. E questo bambini unirà ancor di più i due. Nelle pieghe del romanzo tornano alla luce per un attimo i gerenti della ferramenta che vi aveva descritto Haruf in un precedente romanzo. Ma tornano alla luce, solo per un attimo, i vecchi McPheron e la loro "protetta" Victoria, quando i nostri due anziani parlano della loro storia come inventata da un autore teatrale. Grande Kent.

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Dopo la famosa e amatissima trilogia della pianura arriva finalmente in Italia l’ultima opera di Kent Haruf: Le nostre anime di Notte, un’opera postuma  che ci riporta per l’ultima volta a Holt, un viaggio per i nostalgici e per i curiosi che vogliono immergersi in questo paesino che possiamo conoscere solo nelle pagine di Haruf. Personalmente rientro nell’ultima delle categorie,  nonostante le ottime recensioni sulla trilogia della pianura ho preferito testare il territorio con quest’opera postuma che non solo ti rapisce ma ti fa innamorare completamente della scrittura di Haruf, per cui se la domanda è: inizierai a leggere le altre opere, la risposta è: assolutamente sì.

Protagonisti di questa storia sono Addie Moore e Loius Waters, una donna e un uomo in là con gli anni entrambi vedovi, che hanno passato la vita uno di fronte all’altro, senza mai il coraggio di guardarsi. Per vincere la solitudine i due iniziano a frequentarsi, finchè Addie azzarda un’assurda, per lei, richiesta: passare la notte insieme, semplicemente, uno accanto all’altro per affrontare le tenebre con racconti di vita. Loius inizialmente dubbioso cede alla richiesta di Addie, senza poche difficoltà, che aumenteranno sempre più con l’arrivo di Jamie, il piccolo nipotino di Addie.

“Smisi di provare a sistemare le cose e ci adagiammo in una lunga vita cortese e tranquilla…

Ti prendi cura dell’altro quando sta male e di giorno fai quello che pensi sia il tuo dovere…

Anche se non è stato un bene per nessuno dei due, abbiamo passato tutto quel tempo insieme. È stata la nostra vita”.

Da profana per quanto riguarda Ken Haruf non posso esprime un opinione se questo libro sia più o meno bello rispetto a quelli delle trilogia, personalmente mi sento di dire chi se ne importa, Le nostre anime di notte è un libro bello, di cui ce ne sono pochi, capace di risvegliare l’amore per la letteratura e per la vita. I due protagonisti hanno la straordinaria capacità di far riaffiorare nel lettore la gioia delle piccole cose, cose che nella vita si danno per scontate qui vengono innalzate a massima espressione di felicità; come il semplice dormire insieme. Senza doppi sensi, semplicemente stendersi nel letto, mano nella mano a parlare, per affrontare insieme le tenebre, quelle che a qualsiasi età fanno sempre paura.

Le nostre anime di notte è un libro che non ti aspetti e da cui non sai cosa aspettarti, ti rapisce con la sua semplicità e con la sua narrazione fluida che in un attimo ti stravolge la giornata.

Questo romanzo breve è uscito nel 2015 postumo alla morte dello scrittore, qui viene raccontato un brevissimo scorcio di vita, un’estate che ha il profumo dell’autunno, la consapevolezza che l’immortalità è stata solo un sogno e non resta quindi che unire due anime per affrontare insieme la vita che rimane. Oltre ad Addie e Louis entra in scena la famiglia del figlio di Addie, ma in particolar modo Jamie, il nipotino, che seppur per breve tempo sconvolge la vita dei due anziani fino a non poterne più fare a meno. Dolcemente lo scrittore inizia verso la fine del libro a prendere le distanze dai due protagonisti fino alla dolce conclusione, le loro conversazioni notturne di una vita che sembra infinita riecheggiano nel silenzio della stanza, “Ti spedirò i miei buoni pensieri dall’altro lato del letto” e questo può bastare davvero per sempre.

Un libro consigliatissimo per chi desidera ritornare a Holt ma anche per chi, come me, non c’è mai stato, per assaporare quella bellezza stilistica rara che pochi autori contemporanei sanno trasmettere.

“Che altro vuoi sapere?

Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.

Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.

Non abbiamo fretta, disse lui.

No, prendiamoci il tempo che ci serve”.

Recensione di Francesca Magni



Lontanissimo dai barocchismi e dalla logorrea del post-moderno, Haruf è stato il maestro della rarefazione. I suoi personaggi sono calmi e silenziosi nonostante l’oscurità che li avvolge. Il registro semplice e trasparente, a tratti monocorde, pare guidare con cautela questi eroi del quotidiano dalle tenebre del Midwest verso la luce, nella fattispecie verso una lampada, quella che rischiara la camera da letto in cui è ambientato questo romanzo di Haruf.

Come nella trilogia della pianura, anche quest’opera è ambientata a Holt, piccola cittadina fittizia del Colorado. I protagonisti sono Addie e Louis. Entrambi vedovi, entrambi assuefatti alla solitudine. Louis fa il primo passo e chiede al vicino di casa di dormire con lei, senza implicazioni sessuali, per combattere insieme l’assordante silenzio della notte.

La camera da letto condivisa diventa teatro di confessioni. Mai urlate, ma accennate delicatamente, con quell’intimità commuovente e realistica che è stata il tratto inconfondibile dell’intera opera di Haruf. Brevi flashback, mano nella mano, con il resto del corpo distante, alla ricerca di candida tenerezza. Vietato cedere ad altri impulsi che rovinerebbero l’ottima conversazione.

Non c’è una parola che suoni finta nei dialoghi tra i due personaggi. Parole franche, semplici e trasparenti, ma mai prevedibili o ipocrite, come la prosa di Haruf d’altronde.

Molti romanzi si preoccupano di descrivere personaggi alla ricerca della felicità. Haruf non cede a questa tentazione. L’autore si preoccupa di mostrare l’imprevedibile onnipresenza della felicità, piccolo faro che rischiara le altrettanto onnipresenti miserie del quotidiano, piccolo quanto questo gioiello postumo che incorona l’indiscutibile bravura di uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo.

Recensione di Matteo Rucco