Traduttore: D. Vogelmann
Editore: Giuntina
Edizione: 21
Anno edizione: 2007
Pagine: 112 p., Brossura
  • EAN: 9788885943117

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Recensioni dei clienti

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    Fralb

    25/09/2017 10:03:31

    Storia e racconto di poche pagine che portano direttamente il lettore negli orrori di quel periodo. Aiuta a riflettere sull'Olocausto e su vicende ancora attuali.

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    LEOPOLDO ROMAN

    04/09/2016 22:12:30

    Con "Se questo è un uomo" di Primo Levi, lo considero un capolavoro assoluto della letteratura su quell'immane tragedia che è stata l'olocausto. Mi chiedo solo come sia possibile, dopo la pubblicazione ed il successo di un libro così, accettare passivamente che nel mondo sgorghino e prolifichino un po' dappertutto rigurgiti fascisti e nazisti nell'indifferenza generale. Certo che trascorrere l'infanzia ad Auschwitz, Birkenau, Duna e Buchenwald e veder morire prima la sorellina e la madre, poi anche il padre; aver visto il corpo di migliaia di bambini come lui trasformarsi in volute di fumo, deve essere stata per il quindicenne Elie un'esperienza devastante. La centralità del racconto non sta però nella commovente e letterariamente sublime descrizione dell'accaduto, quanto nel parlare molto della rottura del suo rapporto fiduciario con Dio, nonostante fosse stato fin da bambino indirizzato alla vita religiosa. Per Elie ad Auschwitz Dio è morto. Scrive: "Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto".

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    Egome

    30/08/2016 12:54:00

    Una testimonianza diretta di Eliezer (così chiamava Elie Wiesel suo padre), giovane ebreo rumeno di 15 anni e del padre sulle aberrazioni cui può andare incontro il genere umano (umano andrebbe fra virgolette). Ghetto, deportazione, esecuzioni, trasferimenti continui da un campo all'altro, crudeltà , privazioni e sofferenze (non solo fisiche) inenarrabili, che tolgono ogni speranza e ogni fede religiosa. Si parla spesso di olocausto. Queste poche intense e splendide pagine valgono più di ogni rendiconto storico e rendono drammaticamente rappresentato questo orribile momento storico.

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    enrico

    30/07/2016 17:54:07

    Un capolavoro.

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    angelo

    28/07/2016 15:38:15

    Ingredienti: la deportazione in un campo di concentramento di un 15enne ingenuo e inconsapevole, la lotta quotidiana e disumana contro fame, botte, fatica e selezioni, l'evacuazione inattesa come ultima prova di resistenza, una notte dell'uomo come assenza di solidarietà, dignità, libertà e speranza. Consigliato: a chi ha bruciato la propria fede davanti agli orrori del mondo, a chi ha amato "Se questo è un uomo".

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    Elena

    25/07/2016 21:34:34

    Ho letto molti libri sull'Olocausto, sotto ogni punto di vista, quello delle vittime e quello dei carnefici. Questo libro è finora quello che mi ha convinta di meno. Con il massimo rispetto per il protagonista e la sua vicenda, ho trovato questo un resoconto senza coinvolgimento e non ho condiviso alcune considerazioni presenti nel testo.

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    sergio

    06/07/2016 15:59:05

    Ora che purtroppo non c'è più, ho ripreso in mano questo libro di Wiesel e voglio comunicare a tutti una sensazione: nulla è più come prima dopo un libro come questo. Solo Levi con I sommersi e i salvati e Se questo è un uomo è riuscito a fare altrettanto. Assolutamente da leggere e rileggere.

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    massimo

    24/01/2016 20:45:06

    Capolavoro assoluto.Da leggere

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    franz

    27/01/2015 14:04:50

    Una lettura indispensabile in questo 27 gennaio 2015, 70esimo giorno della memoria, 70esimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz - Birkenau, per ricordare e non dimenticare mai. L'ho finito di rileggere, per la seconda volta, proprio oggi, per l'occasione del ricordo, lasciandomi nuovamente con l'amaro in bocca ed una lacrima sul viso.

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    Renato

    27/01/2015 11:05:34

    La sofferenza che la vita nei campi di sterminio ha lasciato sul corpo e nell'anima degli internati, il problema del «male assoluto», la crisi della fede di fronte all'enormità dell'eccidio: sono questi alcuni dei temi che tessono la trama del romanzo breve "La notte", testimonianza tra le più lucide e drammaticamente sconvolgenti della Shoah, scritta dal giornalista e novellista Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986.

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    Gondrano

    27/10/2014 16:23:50

    "L'orribile giorno, fra quegli orribili giorni, in cui il bambino assistette all'impiccagione di un altro bambino, che «aveva il volto di un angelo infelice», sentì qualcuno gemere dietro di lui: «Dov'è Dio? Dov'è? Dov'è dunque Dio?». E in lui una voce rispondeva: «Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca»." Quando leggo i libri di Wiesel, arriva sempre un punto in cui mi devo fermare per lasciar sciogliere il groppo che mi si forma in gola. Ha il dono di raccontare le cose che ha vissuto sulla propria pelle con una forza narrativa che ti strappa dal posto in cui stai leggendo e ti porta lì, al suo fianco, nei suoi occhi e nel suo stomaco. La "vita" nei campi di concentramento ha, per noi che leggiamo, per forza di cose una realtà immaginaria, estremamente sfumata e debole; con Wiesel essa acquista una vividezza ed una potenza impressionanti, si provano sentimenti ed emozioni forti, e non ultima la paura. Ho dovuto (chi leggerà capirà) telefonare a mio padre per dirgli che gli voglio bene. Leggete qualcosa di Elie Wiesel, qualsiasi cosa.

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    spaggio

    10/04/2014 20:41:38

    Un altro e importante contributo per non dimenticare, mai, ciò che furono i campi di concentramente e l'Olocausto. La brutalità, l'abominio, la bestialità, l'efferatezza, il disprezzo, la disumanità, la sopraffazione, l'annullamento perpetrati dall'uomo sull'uomo; quanto di peggio e di più vergognoso la storia ci ha consegnato: guai a scordarsene, guai a sottovalutare ove ci possa condurre il cieco e bieco razzismo che avvelena ancor'oggi il mondo. Si chiedeva Elie Wiesel, in un altro libro: ?se Auschwitz non ha saputo guarire l'uomo dal razzismo, che cosa potrebbe riuscirci? Questa domanda ci obbliga a riflettere e a fare lo sforzo di trasformare la sottesa risposta negativa che sembra prospetttare Wiesel in atteggiamenti capaci di ribaltarla, di proporre un futuro ove non esistanto altri stermini, genocidi, olocausti. La memoria di ciò che fu quell'immane tragedia di cui Wiesel fu vittima ci aiuterà e i libri, con le loro testimonianze, aiuteranno la nostra memoria di uomini, di uomini liberi.

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    enrico

    28/08/2013 09:42:59

    Un libro meraviglioso, il migliore secondo me sulla tragedia della Shoah.

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    lorena

    12/07/2013 12:13:29

    Libro scritto in modo diretto e lineare. Rappresenta senza veli e senza sottigliezze la grande crudeltà dell'Olocausto. Ne consiglio la lettura soprattutto ai ragazzi.

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    Sonia

    20/04/2013 17:44:40

    Libro commovente, senza retorica e con un ritratto duro e crudo dell'animo umano con tutte le sue umane debolezze e meschinità. Dovrebbero leggerlo tutti, stupendo davvero

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    alex

    14/01/2013 19:16:24

    2000 caratteri non basterebbero per descrivere il vuoto che queste 112 pagine hanno scavato nel mio cuore e non basterebbero neanche per rappresentare la pienezza di emozioni di cui mi sono riempito parola dopo parola. L'autore con una semplicissima ma magistrale narrazione dei fatti ci regala una testimonianza non solo soggettiva ma anche oggettiva del rapporto che l'essere umano ha con se stesso, con il prossimo, con la vita e con la morte. Un libro che da solo, senza il mio impegno, si è sistemato nel baule dei miei oggetti preziosi. Grazie Eliezer.

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    monica

    09/02/2012 12:09:31

    E' solo un pazzo lo straccione che ha visto cosa ne fanno i tedeschi degli ebrei, ha perso il senno e nessuno gli crede. Ma le SS arrivano ed espropriano e poi deportano tutti nel ghetto, ultima notte nella propria casa. Arriva poi la liquidazione del ghetto e ancora l'ultima notte inquieta in quella provvisoria casa. E' pazza la donna stremata dal lugno viaggio sul treno piombato che di notte vede roghi e incendi. Il treno si ferma ed e' notte, l'ultima notte sul treno e si vedono i roghi dei camini di Auschwitz, la donna aveva ragione. Quella notte inghiottisce persone, altre invece finiscono nel campo di lavoro. Poi si deve evacuare il Lager e ancora l'ultima notte in Auschwitz. E sono ancora le notti che si portano via uomini tra neve freddo fame botte malattie. E poi il nuovo campo e la notte si porta via il padre del giovane Elie, ma il ragazzo si sente soltanto uno stomaco che grida fame, nessuna lacrima nessuna tomba nessuna preghiera per nessuno. Un giovane Elie che racconta l'inquietudine dell'essere ebreo prima e durante Auschwitz. Un libro bellissimo.

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    Massimo

    11/09/2009 12:17:21

    Indimenticabile. E' un libro che può cambiare la vita di chi lo legge, aiutandolo a riflettere su ciò che veramente conta nella propria esistenza. Un enorme grazie a Wiesel.

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    anna

    29/05/2009 15:08:11

    a volte ci vuole poco per toccarti il cuore,sarà anche una storia tra mille ma una storia che ti rimane dentro

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    Riccardo

    09/03/2009 13:50:19

    E' una testimonianza di uno degli avvenimenti più tragici della storia, ma nulla di più. Un libro tra mille. Scritto bene, molto coinvolgente, ma quasi aneddotico. Scarse le riflessioni. Piuttosto deludente.

Vedi tutte le 27 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Dall'intervista a Elie Wiesel pubblicata da Wuz.it nel 2007.

«Ho scritto il mio primo libro, La notte, perché mi sembrava che soltanto io avrei potuto dire quelle cose. So che può sembrare un atteggiamento piuttosto arrogante, ma è così che pensavo; sentivo anche che chiunque avesse attraversato un’esperienza come quella che io avevo vissuto fino a poco prima aveva il dovere di trasmetterla agli altri perché altrimenti si correva il forte rischio che quest’esperienza venisse tradita. Quindi ho scritto questo primo libro e poi, i libri sono come le ciliegie, uno tira l’altro, ne ho scritto un secondo e poi un terzo e poi non mi sono più fermato.
Pensavo che, dopo aver scritto il primo libro raccontando la storia di un evento che aveva provocato una indicibile distruzione di tutto quello in cui credevamo e che conoscevamo, avrei avuto problemi a proseguire e mi domandavo: cosa faccio ora? Non per dare una risposta a questa domanda, ma per trovare una via d’uscita da questa situazione ho scritto L'alba, dove ho cercato la risposta in un altro modo, in altre cose come l’azione politica e la violenza. Poi in un ulteriore libro che in francese si chiama Le jour (Il giorno) ho cercato la risposta nel suicidio: forse la risposta a questa situazione, a questo problema era il suicidio, così come alla fine ha fatto Primo Levi.
In un altro l’ho cercata nell’amicizia. Dove sta la risposta? In ognuno dei miei libri ho cercato la risposta in un ambito diverso, in un diverso tipo di sentimento; in ognuno dei miei libri mi sono posto dei problemi esistenziali cercando di sviscerarli, di trovare una risposta attraverso delle storie perché amo le storie e amo anche raccontarle.
Nella Notte credo di non aver parlato tanto di un conflitto tra esseri umani, piuttosto del conflitto tra il creatore e la sua creazione: cosa si fa quando non si può più avere fiducia nella fede che abbiamo sempre avuto?
Io sono cresciuto nella fede, sono cresciuto nella Bibbia, ho sempre considerato che le cose nella realtà fossero molto semplici perché io credevo in Dio, avevo fede in lui e Dio aveva creato l’uomo per la maggiore gioia dell’umanità... poi è successo tutto quello che è successo e non mi ci ritrovavo più, non riuscivo più a capire. Allora, la grande domanda che mi sono posto in tutta la mia vita e in tutte le mie opere era proprio: “dov’era Dio? E come c'entrava in tutto quello che era successo?”
Io non mi sentivo tanto deluso dall’umanità, quanto dall’inumanità, dalla disumanità degli esseri umani. Ero forse un po’ deluso quando pensavo al Dio che avevo conosciuto da bambino. Cosa mi rimaneva? Rinunciare alla mia fede in Dio, nell’umanità, nell’uomo? Se l’avessi fatto, cosa mi restava?
Io direi che non ho perso la fede; direi che la mia è una fede ferita. Io sono ebreo e parlo come tale, ma credo che la stessa cosa si possa applicare a un cattolico, un protestante e persino a un ateo. Posso vivere con Dio, posso vivere contro Dio, ma non posso senza Dio.»