La notte - Elie Wiesel - copertina

La notte

Elie Wiesel

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Traduttore: D. Vogelmann
Editore: Giuntina
Edizione: 21
Anno edizione: 2007
Pagine: 112 p., Brossura
  • EAN: 9788885943117

nella classifica Bestseller di IBS Libri Storia e archeologia - Storia - Specifici eventi e argomenti - Genocidi e pulizia etnica

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La notte

Elie Wiesel

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Una testimonianza atroce e pulsante della morte di Dio, nell'anima di un bambino.

"Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (...) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all'Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell'anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto?" (dalla Prefazione di F. Mauriac)
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    Samuel

    03/04/2019 11:52:28

    Uno dei picchi più alti della letteratura concentrazionaria. Affilato e doloroso. Un capolavoro.

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    n.d.

    25/03/2019 16:14:28

    Un libro capace di toccarti nel profondo e trascinarti con sé in una notte oscura, triste e orribile, che mostra la natura umana in condizioni inimmaginabili. Lettura pesante ma dalla scrittura scorrevole. Un must per il suo genere.

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    Roberta

    12/03/2019 15:06:11

    Letto la prima volta quasi vent'anni fa all'università. Lo rileggo di tanto in tanto ed è sempre un pugno allo stomaco. L'uomo può raggiungere livelli di disumanità aberranti. Lo consiglierei ai ragazzi che, alle superiori, studiano quel periodo storico, per comprendere la portata dell'orrore, ma anche a tutti quelli che fingono di non vedere le atrocità di cui è capace l'uomo.

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    Tizy

    11/03/2019 06:55:49

    Libro toccante, commovente, sincero, amaro, disarmante, crudo e crudele. Il protagonista (premio Nobel per la pace) scrive pagine dove traspare tutta la sua rabbia per i torti subiti, il suo terrore alla sola vista dei camini che poi saprà essere quelli dei forni crematori , la.sua frustazione quando ad esempio non reagirà davanti le angherie dei Kapo', la sua sottomissione a ordini incomprensibili pur di accendere la speranza della salvezza sua e di quella del caro padre. È un libro importante, è il libro della memoria e del " mai più dimenticherò. ..." Consigliato...5 stelle meritatissime. Questo è il mio parere...

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    ali

    07/03/2019 21:04:54

    Il libro racconta la storia di un ragazzo deportato ad Auschwitz assieme al padre. Racconta l'orrore vissuto, la sofferenza, la lotta quotidiana per la sopravvivenza, il rapporto con il padre, non facile in un simile ambiente. Il libro, anche se non molto lungo, è davvero toccante e ci coinvolge non solo perché testimone di un tale orrore, ma anche per il fatto di avere i pensieri di un bambino, un adolescente che cerca di vivere in quel inferno e che si chiede sempre: dove è Dio? Infatti una delle domande ricorrenti del libro è proprio quella, dove è Dio quando un bambino viene ucciso? Quando un padre viene fucilato di fronte al suo figlio? Quando qualcuno muore per la fame e la stanchezza? Una domanda alla quale è difficile trovare una risposta.

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    n.d.

    18/11/2018 09:42:08

    Molto bello, molto toccante. In un'epoca dove qualcuno ha il coraggio di negare, andrebbe letto. Per ricordare e non permettere che si provi a dimenticare.

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    Gabrio

    05/11/2018 12:07:59

    Che dire che non sia banale? Che non sia già stato scritto? Andrebbe letto da molte persone, nelle scuole. Leggere per conoscere con gli occhi di chi l'ha vissuto sulla propria pelle e leggere per non dimenticare. Le 5* sono ovviamente praticamente tutte per la storia e la narrazione. Il resto, quando non è fatto male va tutto in secondo piano.

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    paolo stefani

    22/01/2018 07:59:34

    sarebbe sufficiente la descrizione della follia della donna che vede ovunque il fuoco durante il viaggio nel carro bestiame che porta gli ebrei ad Auschwitz, e del suo bambino che si stringe a lei, muto, a farne un capolavoro.

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    Francesca

    08/12/2017 09:01:14

    Un buon libro

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    Fralb

    25/09/2017 10:03:31

    Storia e racconto di poche pagine che portano direttamente il lettore negli orrori di quel periodo. Aiuta a riflettere sull'Olocausto e su vicende ancora attuali.

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    LEOPOLDO ROMAN

    04/09/2016 22:12:30

    Con "Se questo è un uomo" di Primo Levi, lo considero un capolavoro assoluto della letteratura su quell'immane tragedia che è stata l'olocausto. Mi chiedo solo come sia possibile, dopo la pubblicazione ed il successo di un libro così, accettare passivamente che nel mondo sgorghino e prolifichino un po' dappertutto rigurgiti fascisti e nazisti nell'indifferenza generale. Certo che trascorrere l'infanzia ad Auschwitz, Birkenau, Duna e Buchenwald e veder morire prima la sorellina e la madre, poi anche il padre; aver visto il corpo di migliaia di bambini come lui trasformarsi in volute di fumo, deve essere stata per il quindicenne Elie un'esperienza devastante. La centralità del racconto non sta però nella commovente e letterariamente sublime descrizione dell'accaduto, quanto nel parlare molto della rottura del suo rapporto fiduciario con Dio, nonostante fosse stato fin da bambino indirizzato alla vita religiosa. Per Elie ad Auschwitz Dio è morto. Scrive: "Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto".

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    Egome

    30/08/2016 12:54:00

    Una testimonianza diretta di Eliezer (così chiamava Elie Wiesel suo padre), giovane ebreo rumeno di 15 anni e del padre sulle aberrazioni cui può andare incontro il genere umano (umano andrebbe fra virgolette). Ghetto, deportazione, esecuzioni, trasferimenti continui da un campo all'altro, crudeltà , privazioni e sofferenze (non solo fisiche) inenarrabili, che tolgono ogni speranza e ogni fede religiosa. Si parla spesso di olocausto. Queste poche intense e splendide pagine valgono più di ogni rendiconto storico e rendono drammaticamente rappresentato questo orribile momento storico.

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    enrico

    30/07/2016 17:54:07

    Un capolavoro.

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    angelo

    28/07/2016 15:38:15

    Ingredienti: la deportazione in un campo di concentramento di un 15enne ingenuo e inconsapevole, la lotta quotidiana e disumana contro fame, botte, fatica e selezioni, l'evacuazione inattesa come ultima prova di resistenza, una notte dell'uomo come assenza di solidarietà, dignità, libertà e speranza. Consigliato: a chi ha bruciato la propria fede davanti agli orrori del mondo, a chi ha amato "Se questo è un uomo".

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    Elena

    25/07/2016 21:34:34

    Ho letto molti libri sull'Olocausto, sotto ogni punto di vista, quello delle vittime e quello dei carnefici. Questo libro è finora quello che mi ha convinta di meno. Con il massimo rispetto per il protagonista e la sua vicenda, ho trovato questo un resoconto senza coinvolgimento e non ho condiviso alcune considerazioni presenti nel testo.

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    sergio

    06/07/2016 15:59:05

    Ora che purtroppo non c'è più, ho ripreso in mano questo libro di Wiesel e voglio comunicare a tutti una sensazione: nulla è più come prima dopo un libro come questo. Solo Levi con I sommersi e i salvati e Se questo è un uomo è riuscito a fare altrettanto. Assolutamente da leggere e rileggere.

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    massimo

    24/01/2016 20:45:06

    Capolavoro assoluto.Da leggere

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    franz

    27/01/2015 14:04:50

    Una lettura indispensabile in questo 27 gennaio 2015, 70esimo giorno della memoria, 70esimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz - Birkenau, per ricordare e non dimenticare mai. L'ho finito di rileggere, per la seconda volta, proprio oggi, per l'occasione del ricordo, lasciandomi nuovamente con l'amaro in bocca ed una lacrima sul viso.

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    Renato

    27/01/2015 11:05:34

    La sofferenza che la vita nei campi di sterminio ha lasciato sul corpo e nell'anima degli internati, il problema del «male assoluto», la crisi della fede di fronte all'enormità dell'eccidio: sono questi alcuni dei temi che tessono la trama del romanzo breve "La notte", testimonianza tra le più lucide e drammaticamente sconvolgenti della Shoah, scritta dal giornalista e novellista Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986.

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    Gondrano

    27/10/2014 16:23:50

    "L'orribile giorno, fra quegli orribili giorni, in cui il bambino assistette all'impiccagione di un altro bambino, che «aveva il volto di un angelo infelice», sentì qualcuno gemere dietro di lui: «Dov'è Dio? Dov'è? Dov'è dunque Dio?». E in lui una voce rispondeva: «Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca»." Quando leggo i libri di Wiesel, arriva sempre un punto in cui mi devo fermare per lasciar sciogliere il groppo che mi si forma in gola. Ha il dono di raccontare le cose che ha vissuto sulla propria pelle con una forza narrativa che ti strappa dal posto in cui stai leggendo e ti porta lì, al suo fianco, nei suoi occhi e nel suo stomaco. La "vita" nei campi di concentramento ha, per noi che leggiamo, per forza di cose una realtà immaginaria, estremamente sfumata e debole; con Wiesel essa acquista una vividezza ed una potenza impressionanti, si provano sentimenti ed emozioni forti, e non ultima la paura. Ho dovuto (chi leggerà capirà) telefonare a mio padre per dirgli che gli voglio bene. Leggete qualcosa di Elie Wiesel, qualsiasi cosa.

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Dall'intervista a Elie Wiesel pubblicata da Wuz.it nel 2007.

«Ho scritto il mio primo libro, La notte, perché mi sembrava che soltanto io avrei potuto dire quelle cose. So che può sembrare un atteggiamento piuttosto arrogante, ma è così che pensavo; sentivo anche che chiunque avesse attraversato un’esperienza come quella che io avevo vissuto fino a poco prima aveva il dovere di trasmetterla agli altri perché altrimenti si correva il forte rischio che quest’esperienza venisse tradita. Quindi ho scritto questo primo libro e poi, i libri sono come le ciliegie, uno tira l’altro, ne ho scritto un secondo e poi un terzo e poi non mi sono più fermato.
Pensavo che, dopo aver scritto il primo libro raccontando la storia di un evento che aveva provocato una indicibile distruzione di tutto quello in cui credevamo e che conoscevamo, avrei avuto problemi a proseguire e mi domandavo: cosa faccio ora? Non per dare una risposta a questa domanda, ma per trovare una via d’uscita da questa situazione ho scritto L'alba, dove ho cercato la risposta in un altro modo, in altre cose come l’azione politica e la violenza. Poi in un ulteriore libro che in francese si chiama Le jour (Il giorno) ho cercato la risposta nel suicidio: forse la risposta a questa situazione, a questo problema era il suicidio, così come alla fine ha fatto Primo Levi.
In un altro l’ho cercata nell’amicizia. Dove sta la risposta? In ognuno dei miei libri ho cercato la risposta in un ambito diverso, in un diverso tipo di sentimento; in ognuno dei miei libri mi sono posto dei problemi esistenziali cercando di sviscerarli, di trovare una risposta attraverso delle storie perché amo le storie e amo anche raccontarle.
Nella Notte credo di non aver parlato tanto di un conflitto tra esseri umani, piuttosto del conflitto tra il creatore e la sua creazione: cosa si fa quando non si può più avere fiducia nella fede che abbiamo sempre avuto?
Io sono cresciuto nella fede, sono cresciuto nella Bibbia, ho sempre considerato che le cose nella realtà fossero molto semplici perché io credevo in Dio, avevo fede in lui e Dio aveva creato l’uomo per la maggiore gioia dell’umanità... poi è successo tutto quello che è successo e non mi ci ritrovavo più, non riuscivo più a capire. Allora, la grande domanda che mi sono posto in tutta la mia vita e in tutte le mie opere era proprio: “dov’era Dio? E come c'entrava in tutto quello che era successo?”
Io non mi sentivo tanto deluso dall’umanità, quanto dall’inumanità, dalla disumanità degli esseri umani. Ero forse un po’ deluso quando pensavo al Dio che avevo conosciuto da bambino. Cosa mi rimaneva? Rinunciare alla mia fede in Dio, nell’umanità, nell’uomo? Se l’avessi fatto, cosa mi restava?
Io direi che non ho perso la fede; direi che la mia è una fede ferita. Io sono ebreo e parlo come tale, ma credo che la stessa cosa si possa applicare a un cattolico, un protestante e persino a un ateo. Posso vivere con Dio, posso vivere contro Dio, ma non posso senza Dio.»
  • Elie Wiesel Cover

    Scrittore e giornalista statunitense di origini ebraico-ungheresi, nato a Sighetu nel 1928 e morto a New York nel 2016. Sopravvissuto ad Auschwitz e Buchenwald, dove perde i genitori e la sorella minore, nell’aprile 1945 viene assegnato a un orfanotrofio francese. Dopo gli studi di filosofia alla Sorbona si dedica al giornalismo. La prima prova letteraria è un lungo racconto della sua esperienza nei lager, scritto in yiddish e pubblicato in Argentina nel 1955; consigliato da Mauriac (con cui instaura una profonda amicizia) ne ha affronterà poi la riscrittura in francese, dando vita a uno dei capisaldi della letteratura dell’Olocausto, La notte (1958): in una prosa scarna e frammentata, il romanzo descrive il sovvertimento di ogni valore umano, fisico e spirituale,... Approfondisci
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