Traduttore: I. Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 14 gennaio 2016
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788845930560
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Descrizione

In questo, che è l'ultimo grande romanzo pubblicato in vita, Roberto Bolaño fa i conti una volta per tutte con la storia di quel Cile che non ha mai smesso di amare e odiare con identico furore.

«Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma all'improvviso le cose sono emerse». L'uomo che in una notte di agonia e delirio decide di ripercorrere la propria esistenza, per «chiarire certi punti», per smentire le «infamie» messe in giro su di lui da quel «giovane invecchiato» che da un pezzo lo perseguita coprendolo di insulti – ombra, o fantasma, o figura della sua innocenza perduta –, è stato un sacerdote, un membro dell'Opus Dei, e anche un poeta e un autorevole critico letterario. Ma è stato soprattutto uno che ha sempre badato a tenersi al riparo da ogni rischio, e per riuscirci si è piegato a molti compromessi, ha chiuso gli occhi dinanzi a molte nefandezze, si è macchiato di molte viltà. Ha accettato e svolto coscienziosamente incarichi bizzarri, come dare lezioni di marxismo a Pinochet e ai membri della sua giunta, e ha preso parte a squisite serate letterarie in una sontuosa villa, alla periferia di Santiago, nei cui sotterranei venivano torturati gli oppositori politici al regime. E adesso che le cose e i volti del suo passato gli turbinano davanti come sospinti da un soffio infernale, «si scatena la tempesta di merda». In questo, che è l'ultimo grande romanzo pubblicato in vita, Roberto BolanÞo fa i conti una volta per tutte con la storia di quel Cile che non ha mai smesso di amare e odiare con identico furore. Lo fa scegliendo, paradossalmente, il punto di vista di un personaggio equivoco e meschino, e riuscendo tuttavia a costruire, mediante la sua querula voce, un possente «romanzo-fiume di centocinquanta pagine».

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Recensioni dei clienti

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    Bea

    06/07/2018 17:54:46

    Difficile lettura che ha richiesto la dovuta concentrazione sul testo, ma le letture più sofferte sono anche quelle che alla fine danno più soddisfazione, perché spingono a fare maggiore attenzione al nostro sentire per decifrare le emozioni che ci hanno suscitato. Questo libro è stato, per l’appunto, una lettura impegnativa: il rapporto con lo scrittore non si è creato da subito; ci sono volute pazienza e tenacia come quasi in una sfida, ma a mio giudizio ne è valsa la pena. Il protagonista recita un monologo nel suo ultimo scorcio di vita terrena e noi non possiamo non ascoltarlo. Parla davanti ad un interlocutore muto che potremmo essere anche noi e, perciò, non si può andar via senza che quel discorso si sia svolto fino alla fine e aver tentato di capirne le ragioni. Scrittura difficile, dicevamo, e discorso complesso che ritrae un uomo mediocre che ha fatto della mediocrità una strategia di vita. E’ un tipo umano come tanti, un Don Abbondio dei nostri tempi : ”… il coraggio, uno, se non ce l’ha , mica se lo può dare…” (cit. manzoniana). E’ una colpa la mediocrità? Sebastian ha agito secondo natura, non poteva fare altrimenti. Non si può essere eroi senza averne i requisiti. E’ semmai una beffa del destino che tali personaggi si trovino molte volte al centro della Storia e contribuiscano loro malgrado al suo corso. Lo scrittore porta Sebastian alla nostra attenzione quasi chiedendocene un giudizio: è colpevole di reticenza? Non era solo lui a sapere. E allora quante colpe ha più degli altri? Certo le responsabilità sono individuali, ma da soli le guerre non si vincono. Di sicuro non lo approviamo, ma nell’attesa di formulare il capo d’imputazione, concediamo a Bolano di guidarci nel tormento finale di un peccatore che, nell’ora più buia, sta già espiando.

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    Dario A.

    19/05/2017 02:12:23

    Il Cile è lo sfondo ed il filo rosso che conduce la narrazione sul sentiero dei ricordi del protagonista, dove incontriamo i personaggi che hanno reso il Cile foriera di tante difficoltà ma che, nonostante tutto, l'autore di questo piccolo gioiello non smette di amare e spronare. Un libro breve ma ricco di quelle suggestioni poetiche e magiche che hanno fatto di Bolaño uno scrittore amato e discusso.

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    Beppe

    29/12/2016 23:18:48

    Un grande ringraziamento all'Adelphi per averlo ripubblicato. E un grazie altrettanto grande a Ilide Carmignagni per le sue eccellenti traduzioni!

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    Giampaolo

    02/07/2016 21:35:39

    Buon libro, ma non eccezionale. Dal titolo e dall'incipit maestoso, cupo, inquietante, mi aspettavo maggiore intensità. In realtà è un libro sottotono, dove valgono molto i piccoli aneddoti, le parentesi, più che il racconto principale di un personaggio che alla fine risulta parzialmente incompiuto.

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    Lorenzo

    13/03/2016 23:42:28

    Non andatevene dal mondo senza prima aver letto ogni singola riga di quest'uomo, vi prego.

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    luciano

    22/02/2016 14:31:18

    Sebastian Urrutia Lacroix, un vecchio prete, ripensa alla sua vita: " mentre giaccio prostrato a letto, e il mio povero scheletro si appoggia completamente su un gomito". E' stato critico letterario, ha scritto poesie, ama i classici greci e latini, ha recensito libri. Quando in Cile ci fu il colpo di stato del generale Pinochet e Allende morì " suicida", lui, poco tempo dopo, recitava i versi dell' " Infinito" di Leopardi a Pinochet, in una notte di luna, in un giardino dove " dai vasi di fiori si levava un profumo piacevolissimo che si diffondeva in tutto il parco", inoltre leggeva e commentava, al dittatore e alla sua giunta, i testi di Karl Marx e frequentava il salotto culturale nella villa di Marie Canales, nel cui seminterrato venivano torturati gli oppositori del regime dal marito americano di Marie. Sacerdote ambiguo per il suo silenzio colpevole, mentre i cileni soffrivano sotto la dittatura fascista. La scrittura di Bolano è musicale, ipnotizza ed è bellissima.

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    gango

    03/02/2016 17:18:49

    Grande Roberto, era l'ultimo libro che non avevo. Chissà quante altre belle storie ci avrebbe dato, se fosse vissuto di più.

Vedi tutte le 7 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Scritto nel 2000, tre anni prima che Bolaño morisse, immortale per tutti coloro che avranno voglia di perdersi tra queste pagine pungenti. Notturno cileno porta con sé l’odore dell’immortalità, quello che solo i capolavori conservano. Racchiude nelle sue pagine le stagioni della vita. È una confessione che diventa patrimonio dell’umanità.

Protagonista di questo libro è Sebastián Urrutia Lacroix. Un meschino prete cileno con la passione per la letteratura e la critica letteraria. Meschino, dicevamo, perché camaleontico, per nulla scalfito dai cambiamenti sociali e storici che si susseguono in Cile. Bolaño ci mostra il paese sudamericano attraverso gli occhi di questo uomo senza identità, indifferente e titubante di fronte alle scelte che il tempo impone a ogni persona. Racconta con cinismo l’appiattimento del suo paese natale, quel Cile che l’autore ha sempre amato e odiato, da cui si è sempre sentito scacciato e tirato in ballo.

Notturno cileno, quindi, assume i tratti di una confessione. L’estremo tentativo di Urrutia di discolparsi e assolversi prima di morire. Tutto si svolge in pochissime pagine, in un fiume di parole deliranti. Niente capitoli o paragrafi, solo periodi che si intrecciano, neologismi e parole che si susseguono come sassi. In questo libro non ci sono pause, chi vuole leggerlo dovrà mettersi comodo e dosare bene il fiato per non arrivare alla fine sfiancato. Il dramma di Urrutia è in fondo il dramma dell’umanità. È la trasposizione letteraria dell’individuo contemporaneo che si lascia travolgere dagli eventi storici.

Urrutia denuncia a suo modo l’indifferenza ma allo stesso modo partecipa a questo rito. Si distrae dal mondo grazie alla letteratura ma non la usa come un’arma per convertire la società, bensì per appagare il proprio egocentrismo. Così usa anche la religione, strada maestra che dà privilegi, tiepidezza che cuoce lentamente la coscienza fino ad anestetizzarla.

La meschinità del protagonista, infatti, si manifesta nella sua indifferenza, nel suo star fuori dalla storia per non macchiarsi della colpa di scegliere. E sebbene il suo sguardo vada in profondità e le storture vengano messe in risalto, egli non gli dà il giusto peso. Tutto ai suoi occhi è un “accidente”, uno scorrere che nessuno può arrestare e che travolge ogni buona intenzione. Ma ciò che Bolaño mette ancor di più in risalto è il fatto che neanche la morte crea un moto di rivolta in Urrutia. Il suo delirio non mette in croce nessuno, gli serve solo per assolversi tiepidamente, perché in fondo un indifferente non partecipa al compimento del male, non sparge sangue, non preme grilletti.

Ma è davvero così?

Notturno cileno è un libro potente. Bolaño ci ha consegnato un capolavoro che denuncia l’indifferenza. Non va solo letto ma va interpretato e diffuso. Lascia il segno come solo le grandi opere sanno fare. È un’esperienza collettiva come la vita e la morte.

Recensione di Martino Ciano