Le nove porte. I segreti del chassidismo

Jirí Langer

Traduttore: E. Ripellino
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 ottobre 2008
Pagine: XXXV-265 p., Brossura
  • EAN: 9788845923258

29° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Ebraismo

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Descrizione
"Dallo speciale mondo chiuso e anacronistico delle comunità chassidiche sperdute nelle grandi gelide pianure orientali non s'innalzerà mai più una voce. Il libro del ceco Jirí Langer "Le nove porte" è il documento meno mediato di cui oggi si possa disporre per avvicinare l'oscuro e luminoso regno dei chassidim, cuore di quell'universo perduto." (Sergio Quinzio)

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    MD

    27/06/2017 10:26:12

    “Devĕt bran” (Le nove porte, 1937) di Jiří Mordechai Langer è un ingresso singolare ma inevitabile ai misteri del Chassidismo. Insieme ai racconti chassidici raccolti da Martin Buber il libro di L. esplora la vita di coloro che seguono la via dei Chassidìm – piccole comunità ebree delle pianure dell’Est europeo; ma il suo, rispetto allo sguardo morale di Buber, è più attento alla pasta spirituale di cui queste persone sono fatte, in tutti gli umili aspetti del quotidiano. Egli stesso prese la decisione di riscoprire la Yiddishkeit della sua famiglia, di seguire l’ortodossia ebraica, le tante regole etiche e rituali cui la sensibilità spirituale di un popolo spesso sottoposto alla violenza ha dato vita. Proprio in seguito a queste convinzioni spirituali – accentuate dall’amicizia con Alfred Fuchs –, divenute molecole costitutive del suo pensiero – come ebbe modo di scrivere Urzidil – “L. was in Prague an extraordinary phenomenon”. Con Kafka, che da lui stava imparando l’ebraico [n.1], amava fare lunghe passeggiate per le strade di Praga, vestito come un chassid, con una lunga barba. Nel capitolo “Der Chassidismus” dall’opera “L’erotismo della Kabbalah”, L. descrive in una frase quello che sarà la destinazione della sua ricerca spirituale, cioè seguire passo dopo passo, come un pellegrino che sia anche un antropologo coinvolto in ciò che va studiando, i gruppi di Chassidìm; specifica che non è sua intenzione dilungarsi nel parlare dell’insegnamento del santo Baal-shem Tov, vorrebbe piuttosto “per l’importanza che ha di fronte ai miei occhi, descrivere le abitudini di vita vere e proprie dei Chassidìm, così come esse si sono conservate nella loro purezza fino ai giorni nostri in alcuni luoghi dell’Europa dell’Est, e come io stesso ne ho fatto esperienza”. E spiega: “la comunità chassidica si divide in due parti. Nei Bal-Battìm (“i padroni di casa”), ed i membri del ‘Chewre’ (Chebhrah significa comunità), detti pure ‘Yoshwim’, che significa ‘coloro che siedono’”.

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