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Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Leopardi - Emanuele Severino - copertina

Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Leopardi

Emanuele Severino

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Collana: Saggi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26 gennaio 2005
Pagine: 358 p., Brossura
  • EAN: 9788817005302
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Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Leop...

Emanuele Severino

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Questo libro di Emanuele Severino, pubblicato per la prima volta nel 1990, rappresenta la più lucida e rigorosa interpretazione filosofica del genio poetico di Giacomo Leopardi. Leopardi come pensatore del nulla - dell'opacità e dell'inconsistenza della realtà imprigionata nell'eterna gabbia del nascere e del morire - va ben oltre la filosofia di Schopenhauer: anticipando il nichilismo di Nietzsche, apre la strada dell'intera filosofia del nostro tempo. Per Leopardi la poesia rappresenta l'ultima illusione di salvezza offerta agli uomini, oltre il fallace ottimismo alimentato dal paradiso della scienza moderna e della tecnica.
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    Giancarlo Locarno

    12/04/2021 21:10:35

    In questo libro viene interpretato il pensiero di Leopardi con il linguaggio peculiare di Severino, prima di Nietzsche Leopardi è il filosofo del nichilismo, ogni cosa dall’uomo agli universi esce dal nulla e prima o poi vi rientrerà. Questo fatto porterebbe all’estremo egoismo, che leopardi chiama “la noia”, perché non c’è nulla di eterno, nessun premio o punizione, solo l’angoscia per il futuro. Ma c’è un’altra strada, quella della poesia, che si innalza sul nulla consolandolo, la poesia è come la ginestra che cresce sulle aride sponde del nulla –vulcano, ma vi spande il suo profumo di estrema illusione. Il poeta “sa la verità, ma è come se non la sapesse”, e questo consola e unisce gli uomini in una comunione “contro” il nulla. Libro affascinante, solo nelle ultime righe Severino parla del suo tema costante, della necessità di superare la “follia dell’occidente”, cioè la fede nel divenire, che considera l’inconscio stesso dell’occidente, e che agisce costantemente e oscuramente dal tempo dei filosofi greci fino ai giorni nostri, per ora si limita solo sommessamente ad accennare alla non evidenza del divenire, prospettando ulteriori sviluppi nel successivo volume “Cosa arcana e stupenda”, nel quale continua l’analisi del pensiero di Leopardi (alla luce del suo).

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    Mauro

    15/03/2021 19:46:31

    Monumentale è il solo aggettivo che mi viene in mente per questo capolavoro. Il più grande filosofo della contemporaneità (non me ne vogliano i nietzschiani, ma Leopardi fa apparire il tedesco, pur grandissimo, alla stregua di un dilettante) presentato in una maniera sublime da un grande maestro. Eccezionale, uno dei più grandi saggi che ho letto.

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    Valerio Pozzato

    20/09/2018 22:22:53

    Noi conosciamo e studiamo Leopardi come la critica novecentesca ce l'ha raccontato: il poeta "progressivo" e dei "pessimismi". Possiamo ben dimenticarci di un simile poeta, se non ne cogliamo l'essenza grazie agli studi di Severino, che riporta in luce autentica la visione filosofica di Leopardi come DeSanctis e Benni non hanno saputo fare. Grazie a un Leopardi letto senza filtri, lasciato parlare, emerge una grandezza e potenza speculativa che a tratti raggiunge Nietzsche, altra vetta del nichilismo, ma che lo batte in termini di tempo. Leopardi ben prima del filosofo tedesco concluse che "é morto Iddio". Leopardi ben prima di Nietzsche parla di una Volontà di potenza, e la chiama col simbolo della Ginestra. Chi voglia, insomma, chiarirsi le idee su un Leopardi nuovo alla critica e agli schemi tradizionali, scoprirà un personaggio straordinario che ha ancora molto da dirci, grazie al tramite Severino, che mostra con la sua salda coerenza e vis critica il volto profondo di un genio inattuale al suo tempo.

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    Paolo

    05/10/2013 13:20:43

    Il Leopardi di Severino è il Nietzsche di Heidegger. Non pensate di trovarvi di fronte il pensiero ortodosso di Leopardi. Questa è un'Opera che pone le sue basi sulla ontologia di Severino; un'Opera affascinante e scritta in modo chiarissimo.

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    alida airaghi

    11/09/2013 07:17:40

    Due grandi pensatori si interrogano, a duecento anni di distanza l'uno dall'altro, sul "nulla": il primo con la tentazione e il desiderio di naufragarvici dentro, il secondo per negarlo teoricamente ed eticamente. Emanuele Severino, polemico assertore dell'eternità del tutto, e strenuo accusatore del nichilismo come forma mentis del pensiero occidentale, ha il grande merito di rivalutare, in questo suo documentatissimo volume, Giacomo Leopardi come profondo e originale filosofo, oltreché eccelso poeta. E lo fa scandagliando a fondo sia lo Zibaldone sia l' epistolario, e mettendoli a confronto tra di loro, con la produzione poetica e con le Operette Morali. Sappiamo che fin dall'adolescenza Leopardi aveva studiato e meditato tutto lo scibile greco e latino, dai Presocratici in poi, ed era convinto anche della necessità di misurarsi con le scienze e la cultura contemporanea. Già nel 1821 poteva quindi scrivere che "il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla", basandosi non solo sulla sua tormentata sensibilità, ma soprattutto sulle sue documentate ricerche. Per lui era ovvio dedurre che sia il pensare alla nullità delle cose sia "la cognizione della nostra miseria" fossero radice e causa dell'infelicità umana. Meglio quindi non essere che essere, meglio l'ignoranza che la sapienza, più felici gli animali, i bambini e gli ignoranti che l'uomo colto. Unica consolazione può essere data allora dall'immaginazione e dalle illusioni, soprattutto nella loro forma più alta: la poesia, capace di "fingere" profondissima quiete, di perdersi nell'indeterminatezza dell'infinito. Dopo aver indagato alcuni termini chiave del pensiero leopardiano (il piacere, la ragione, la noia, la verità, la natura...), Severino offre al lettore una guida sapiente alla poesia eterna del recanatese, con due interpretazioni di "A se stesso" e " La ginestra", e conclude definendo Leopardi epigono e precursore insieme di ogni nichilismo passato e futuro.

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    stefano

    11/01/2009 14:24:15

    Capolavoro! Come tutte le sue opere principali

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    F.

    18/01/2008 23:28:43

    Severino, in questo libro, ha compiuto un'impresa straordinaria:ha descritto la condizione filosofica dei nostri giorni nella sua radice nichilista, mostrando quindi da dove derivi quel senso di smarrimento che l'uomo ha, anche se a volte pienamente illuso, rapportandolo alla produzione filosofica-poetica di Leopardi, rivalutando e ponendo in una rinnovata prospettiva il poeta marchigiano. Di conseguenza il libro è molto interessante da leggere sia per la curiosità di vedere Leopardi in un'ottica nuova sia per poter affrontare certi temi filosofici nella piacevolezza dei testi leopardiani.

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    eugenio ferrero

    18/02/2005 18:04:04

    nessuno sinora aveva saputo mettere in tale evidenza la profondità filosofica del pensiero leopardiano. Chi tuttavia pensasse che un'analisi filosofica non coglie l'essenza della poesia, si dovrebbe ricredere leggendo questo saggio: basti leggere la finissima analisi di "A se stesso", dove l'approfondimento filosofico risolve le apparenti aporie che un lettore frettoloso potrebbe cogliere, e riesce a sottolineare la forza espressiva del testo con un'inedita lettura capace di fondere speculazione intellettuale e valore estetico. Severino conferma che nell'età moderna la filosofia non può prescindere dalla poesia, perché la poesia anticipa la filosofia. Sarebbe auspicabile che Severino dedicasse una lettura altrettanto profonda a Montale, l'altro vertice filosofico del Novecento. Purtroppo si tratta di un auspicio senza speranza. In ogni caso, il filosofo si dimostra anche letterato, e di altissima levatura. Da raccomandare a chiunque voglia accostarsi a Leopardi. Alla casa editrice raccomandiamo di ripubblicare anche "Cosa arcana e stupenda", l'altro volume su Leopardi, che chiarisce altri aspetti della filosofia e della poesia del Recanatese.

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  • Emanuele Severino Cover

    È un filosofo italiano, tra i maggiori pensatori contemporanei.L’anno dopo la laurea all'Università di Pavia ottiene la libera docenza in filosofia teoretica. Insegna filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e nel 1962 diventa ordinario di filosofia morale presso la stessa Università.I libri pubblicati in quegli anni entrano in forte conflitto con la dottrina ufficiale della Chiesa, suscitando vivaci discussioni all'interno dell'Università Cattolica; con il saggio Ritornare a Parmenide si crea un'insanabile opposizione tra il suo pensiero e quello della Chiesa.Dal 1970 è ordinario di filosofia teoretica presso l’Università Ca' Foscari di Venezia dove è tra i fondatori della facoltà di lettere... Approfondisci
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