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Francesco Guccini

Editore: Mondadori
Collana: Libellule
Anno edizione: 2014
Pagine: 148 p. , Brossura
  • EAN: 9788804634409

Nel 2012 ci aveva già deliziato con la sua personale galleria di ricordi del tempo che fu, ora a distanza di due anni dal suo primo Dizionario, Guccini torna a scrivere degli oggetti e delle cose che hanno rappresentato generazioni di italiani.
Con lo stesso tocco elegante e poetico che contraddistingue la prima raccolta, l’amato cantautore italiano scava di nuovo nel baule della memoria e ci consegna altre situazioni e ricordi generazionali ormai sepolti.
Tutto nel Nuovo dizionario delle cose perdute profuma di passato, a partire dall’immagine che trionfa sulla copertina: il disco forato di un telefono. Questo apparecchio, vecchia presenza nella casa degli italiani, figura come simbolo di un tempo ormai andato e sempre più lontano. Il telefono così come l’autoradio estraibile e la carta carbone, i deflettori e le drogherie sono le metafore scelte dallo scrittore per rappresentare una quotidianità fatta di cose piccole e semplici, che ormai non sembra più appartenere al nostro presente.
Per rendere più agile la consultazione del Dizionario, Guccini divide il libro in piccoli capitoli, ognuno dedicato ad un pezzo della nostra memoria collettiva: dai vespasiani presenti sullo spartitraffico dei viali e destinati ai bisogni “impellenti”, ai vecchi cari rimedi casalinghi contro l’orzaiolo o il fuoco di S. Antonio, e ancora, le famose cabine telefoniche che funzionavano con i gettoni in lega metallica e la cui fine è stata decretata dall’avvento dei telefonini. Sono tutte cose di cui abbiamo, per fortuna, ancora memoria ma delle quali non ci serviamo più.
L’elenco è lungo e ogni oggetto descritto ci mostra un mondo lontanissimo dal nostro presente; oggetti che sono lo specchio di una realtà cambiata alla velocità della luce, dove anche il più semplice gesto è diventato digitale: a quanti di voi capita di andare in vacanza e spedire ancora delle cartoline? Naturalmente a pochissimi perché ora con i tablet è possibile, in qualsiasi momento, inviare foto e commenti direttamente dai luoghi esotici in cui ci troviamo. Questa piacevole riflessione sul passato, che si legge come un romanzo, non si presenta come una ballata nostalgica o un’invettiva contro la nuova socialità e le drastiche trasformazioni generazionali, bensì il tentativo, da parte dell’autore, di aprire una finestra sui ricordi e le situazioni che hanno accompagnato un pezzo della sua vita per rivivere con commozione, ma senza amarezza, un tempo che è stato e che non tornerà più.

Recensioni dei clienti

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    ton

    26/04/2015 17.09.57

    Operazione un po' commerciale ma al "vecchio" Francesco si perdona tutto. Alcune pagine sono da commovente e piacevole nostalgia (oh la carta carbone, le drogherie, il traforo e i maliziosi calendarietti dei barbieri). Però forse il primo dei volumetti dedicati alle cose perdute era meglio. E' stata comunque l'occasione per provare a chiedere al mio barbiere, di poco più giovane di Guccini, se aveva ancora qualche calendarietto e, sorpresa delle sorprese, me ne ha tirato fuori dal fondo di un cassetto almeno una ventina ! Un tuffo al cuore: erano almeno 40 anni che non ne vedevo più !

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    claudio

    26/05/2014 08.17.48

    Dopo Il Dizionario delle cose perdute, non poteva mancare il seguito. E anche qui Francesco Guccini centra l'obbiettivo: riportare alla luce quel periodo successivo all'ultima guerra quando "eravamo povera gente". Nonostante dieci anni di meno di Guccini, nonostante la mia gioventù l'ho vissuta a Verona dove sono nato, ci sono delle assonanze bellissime fra le nostre due esperienze. Leggendo il libro e chiudendo gli occhi mi sono ritrovato bambino a giocare in strada con gli amici, a scrivere le letterine a Babbo Natale, a lavorare al traforo, a collezionare figurine con la colla fatta in casa. Bravissimo Francesco e dannata nostalgia.

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    attilio

    10/05/2014 12.05.27

    Nel primo libro Francesco ha fatto una cosa importante che nessuno ha sottolineato, ha parlato dei cantastorie di strada emiliani citando nomi, luoghi, opere, e restituendo il giusto riconoscimento a questi artisti dimenticati. Nel secondo recupera le vecchie osterie storiche, l'origine di antiche tradizioni e frasi tipiche. Spero ne faccia presto un terzo e per la copertina mi permetto di suggerirgli un oggetto che mi ricorda in modo particolare la mia infanzia: le monete da 10 o da 100 lire (anche perché nelle mie tasche di taglia maggiore non ne giravano).

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    mario

    05/05/2014 09.15.46

    Libriccino agilmente scritto e di facile lettura, certo non un'opera indimenticabile. Molto meglio il Guccini cantautore del Guccini scrittore...

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    zombie49

    18/04/2014 13.24.00

    Secondo volume di Francesco Guccini sul "come eravamo", dalle osterie di paese alla rivalità fra Coppi e Bartali, dal bucato con la cenere ai carretti con i cavalli dei venditori ambulanti, le merende dei bambini con pane e castagne, le giacche rivoltate e le scarpe risuolate, le letterine di Natale e le cabine telefoniche. Un passato un po' più remoto di quello del "Dizionario", risalente fino agli anni '40, arricchito di elementi storici sulla nascita delle tradizioni e sull'origine di alcune parole e modi di dire. Forse meno intrigante del primo, questo libro rimane comunque un viaggio ironico e divertente nella seconda metà del secolo scorso, ormai lontano più di un decennio, nell'infanzia di nonni e genitori x i più giovani, un amarcord sorridente e non troppo nostalgico x i più anziani, che vi ritrovano il sapore acerbo e fresco dell'infanzia. Il passato non va rimpianto ma conservato nel baule della memoria, x se stessi e le generazioni successive. Una lettura leggera, rapida, sempre piacevole.

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    manuela

    24/03/2014 10.09.02

    Ancora una volta il Maestrone ha fatto centro! (del resto,non avevo dubbi in proposito). Libro godibilissimo e veloce in cui ciascuno di noi può,almeno in parte, riconoscersi. Mai nostalgico , mai malinconico ma sempre puntuale e preciso con tratti di leggerezza e puro spasso. Assolutamente da assaporare,come tutta l'opera letteraria (e,ovviamente,musicale) dell'autore.

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