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Arthur Schopenhauer

Traduttore: B. Betti, A. Verrecchia
Collana: Classici
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
Pagine: 330 p.

47 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Dal 1600 al 1900

  • EAN: 9788817173223

Recensioni dei clienti

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    Lorenzo Panizzari

    25/05/2012 16.10.10

    Titolo assolutamente indicativo del contenuto: non leggetelo se non siete disposti a mettere in discussione la relig. Testo difficile (non scritto per le masse) ma a tratti talmente fulminante/sarcastico da far scoppiare a ridere; non è un libro che piace o meno, si può solo leggerlo e riflettere su quanto espresso dall'autore Splendidi, semplici e sintetici (dall'aforisma di poche righe alla trattazione di qualche pagina) gli estratti da "Nachlass" e "Mondo come volontà e rappresentazione". Bastona tutto e tutti con intelligenza e razionalità; salva solo in parte il buddismo, ritenuto (anche nel resto degli scritti) più una filosofia che una religione. Cinico, ironico e razionale con le relig ebraiche (in partic anglicana e cattolica) terribile con le caste clericali e la loro attività di indottrinamento (in particolare sui bambini), inspiegabilmente tralascia quasi del tutto (solo minime citazioni) l'islamismo Lunghi, ripetitivi, e difficili gli estratti da "Parerga e paralipomena"; la parte più lunga (230pag) e filosofica del libro. Qui tratta la religione per via indiretta, partendo dai temi ampi/articolati della filosofia kantiana sulla natura umana. Non a caso le parti più interessanti sono le più concise, dove si ritrova lo stile dei primi estratti: l'avarizia virtù e la prodigalità vizio (p.128-32), l'invidia posit/emulativa e negat/distruttiva (p.141-5), il diritto/scelta al suicidio (p.194-200), da incorniciare il rapporto tra credere e sapere (p.251) e sul teismo in generale (p.275-6) Nel finale, gli estratti dai "Colloqui" sono estrapolazioni di frasi da ambiti più ampi, che risultano così poco comprensibili/interessanti; poche pagine non molto pungenti e spesso ripetitive di concetti espressi nella parte precedente Nel corso del libro (dalla seconda parte in poi), spesso ho colto riflessi di un atteggiamento da etica protestante; mi chiedo se è solo una mia impressione e/o se l'autore si è reso conto della presenza di questo suo sostrato culturale

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    Willy

    27/03/2008 18.02.52

    Non ho letto il libro,ma sintetizzare il pensiero di Arthur Schopenhauer come ateo e materialista e' un errore grossolano. Schopenhauer critiva sia l'idealismo(che ripone tutto nel soggetto),quanto il materialismo(che ripone tutto nell'oggetto) sostenendo che il mondo e' l'unione di entrambi.L'ateismo di.A.S nasce piu dal non credere nel provvidenzialismo e nel conseguente ottimismo insito in esso. E poi anche il buddhismo a cui Schopenhauer concentra il suo sitema e' ateo.Quindi l'origine di tale pensiero va collocata qui o nel nichlismo contemporaneo

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    Agnese Palma

    18/03/2004 10.33.06

    "Le religioni sono come le lucciole: per brillare hanno bisogno dell’oscurità." Basta anche solo questa citazione per cogliere l'essenza di questi scritti di Schopenhauer sulla religione, con la quale non posso che concordare. Per quanto il progresso sta faticosamente e lentamente avanzando nel cammino dell'umanità, l'uomo potrà dirsi veramente giunto alla maturità quando si sarà liberato dal giogo imposto alla mente con la cortina fumogena della religione. Putroppo siamo ancora lontani, come ci dimostrano i rigurgiti oscurantisti che tentano di imporre il creazionismo! Sarebbe già un grosso traguardo non imporre una religione a dei neonati indifesi.

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