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Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1996
Pagine: 113 p.
  • EAN: 9788806138783
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recensione di Cerasi, E., L'Indice 1996, n. 4

Triangolo amoroso in forma di saggio per un romanzo d'esordio.L'io narrante, Alfredo, è un laureando in lettere alle prese con una sudata tesi sulle "brutte figure nella narrativa di Fëdor Dostoevskij".Il rivale, Fabrizio, è uno studente fuori-sede un po' economista e un po' filosofo, inquieto, che decide di pagarsi l'affitto vendendo varie e giornaliere dosi di sperma a uso cosmetico della sua affittacamere settantaquattrenne (ma ne dimostra, grazie allo sperma, cinquantacinque).Carolina è una studentessa dell'Accademia di Belle Arti che vive - con autocompiaciuta provocatorietà - disegnando gli attributi sessuali primari per la versione italiana dei fumetti erotici giapponesi - (i manga).
Tuttavia lo sviluppo narrativo di questo triangolo neppure viene tentato.C'è come un'immobilità, una cappa che grava su questo mondo di studenti universitari incapaci di azione. Scarpa decide di evitare la narrazione e di giocare solo sull'analisi. Ma di cosa? Formalmente, l'oggetto principale, il fuoco ottico, è Carolina, la donna cui l'autore del saggio desidererebbe unirsi "in duraturo vincolo affettivo". Vediamo come viene descritta: "un volto piuttosto comune, senza enigmi n‚ spettacoli, Carolina non ha difetti eclatanti ma nemmeno dettagli fascinosi". Messa così, verrebbe da pensare alla Leni di "Foto di gruppo con signora". Non è così. La motivazione che muove l'indagine di Alfredo è tutta diversa da quella del protagonista del romanzo diBöll.
Qual è dunque la ragione dell'indagine di Scarpa? La chiave è proprio nel titolo del romanzo. La Graticola, sulla quale si puntano gli occhi, è solo pretestuosamente la disegnatrice pornografica, cui è stato assegnato questo nome d'arte; se apriamo un dizionario vediamo che è un sostantivo femminile che nomina sia l'inferriata posta a riparo di un'apertura, sia lo strumento di supplizio sul quale veniva sottoposto ad arrostimento il corpo del condannato. Carolina Groppo è contemporaneamente donna dello schermo (a velare una fissazione maniacale per il sesso in quanto puro sfogo energetico, puro dispendio) e strumento di tortura, supplizio. L'interesse del protagonista è tutto rivolto a questa ambivalenza.
È significativo che in una narrazione totalmente avvinta al dettaglio del fatto erotico non accada nemmeno una scena di sesso - tanto che il post scriptum finale (di sapore leggermente sveviano) della stessa Carolina ci avverte dell'ipocrita rimozione, dell'unica storia d'amore realmente consumata: quella tra Alfredo e la Graticola.
L'analisi - e la scrittura - non fungono dunque da censura, come qualcuno ha detto, ma colmano un'assenza.Si tratta di puro sfogo, ma disperato, ma tragico, anche se con delle stonature (come l'inutile dialogo finto-platonico). Nonostante gli effetti di spassosissima comicità sostenuti da una buona padronanza della lingua, non si fa davvero fatica a capire che il nucleo centrale è la disperata assenza di prospettiva in cui versa una gioventù sfibrata solo metaforicamente da un'eccessiva erogazione di sperma.

Recensioni dei clienti

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    Romano De Marco

    01/08/2005 12.20.35

    Un racconto? No di certo… Un romanzo? Ma neanche a parlarne… Un trattato? Mah… in alcuni passaggi l’impostazione è quella ma… no, non lo è… Una presa per il culo? Perché no? Anche, ma non solo… Direi un po’ un mix di tutto quanto sopra con degli ingredienti in più e degli altri in meno… Il famoso pezzo incentrato sullo sperma maschile non mi è parso così divertente come qualcuno mi aveva raccontato… Ma lì siamo nel campo dei gusti (e chi ha letto mi scusi per il gioco di parole…) I mini trattati su Venezia paragonata ad un organo sessuale femminile, o sulla psicologia dei lettori di fumetti erotici giapponesi contrapposta a quella dei fruitori di riviste porno, francamente non mi hanno appassionato né convinto per particolare genialità, fatta esclusione per il già citato aspetto del virtuosismo nella scrittura. Scarpa gioca con il grottesco, con i tabù, con commistioni fra cultura “alta” e subcultura popolare di massa ma…. posso permettermi di dire che non è né una novità né qualcosa di particolarmente interessante? In sostanza, per non dilungarmi molto, posso azzardare l’ipotesi che la indiscutibile creatività e la scrittura virtuosistica di questo autore in 110 pagine ci stiano troppo strette…

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    Eleonora

    11/02/2005 11.59.08

    Se potessi, farei i miei complimenti all'autore! Il racconto è stupendo (caro Giangi, era meglio che lo concludessi) e anche dal punto di vista dello stile, di come l'autore giochi col tempo mi ha positivamente colpita! E il capitolo "tradotto dal greco"?! è un libro geniale!

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    Giangi

    25/01/2005 14.40.38

    Potessi dare 0 a 'sto libro lo farei. L'ho lasciato a metà, perché non ce la facevo proprio ad andare avanti. Storia assente, considerazioni discutibili, ignoranza ostentata sui manga, qui tradotti come fumetti erotici...Ma quando mai? Un libro che il mondo farebbe bene a dimenticare!

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