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Marco Malvaldi

Collana: La memoria
Anno edizione: 2011
Pagine: 198 p. , Brossura

37° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

  • EAN: 9788838925443
Usato su Libraccio.it € 7,02

Nel panorama del giallo italiano, prodigo di vibranti denunce e di amare constatazioni, lo humour è da sempre alquanto latitante (con rare eccezioni, tra cui Andrea Camilleri e Fruttero & Lucentini). I primi quattro romanzi di Malvaldi, incentrati sulle picaresche indagini di un gruppetto di simpatici ottantenni, a stento tenuti a freno da un giovane e perspicace barista, hanno dovuto il loro successo proprio alla leggerezza garbata con cui si inserivano in un filone fortemente minoritario. Ritroviamo la stessa qualità in Odore di chiuso, che imbocca la strada del giallo storico e mette in scena, nel ruolo di coadiuvante dell'investigatore ufficiale, il gastronomo Pellegrino Artusi, ospite in Maremma di una dimora nobiliare dove non tardano a verificarsi eventi delittuosi. Mentre Artusi si aggira con i suoi baffoni bianchi e cerca di carpire alla cuoca la ricetta di un polpettone dagli ingredienti inusuali, un bicchiere di porto avvelenato dà l'avvio a una grottesca sarabanda di crimini. Gli aristocratici proprietari del castello di Roccapendente cercheranno invano di tener lontana dai segreti di famiglia l'indiscreta giustizia del giovane regno d'Italia: un'avventura di Sherlock Holmes fresca di stampa metterà gli inquirenti sulla pista giusta. La scrupolosa esattezza della ricostruzione storica cattura e incanta il lettore; ogni sospetto di kitsch e di nostalgia rétro è però esorcizzato dall'ironia scanzonata della voce narrante e dai piccoli ma significativi anacronismi disseminati con arte. Malvaldi ha dichiarato altrove la sua ammirazione per Giovanni Guareschi e P.G. Wodehouse, invisibili numi tutelari anche di questo racconto; gli appartengono però in proprio il gusto del pastiche,che dà vita al diario godibilissimo dell'Artusi, e la capacità di dosare con sapienza gli ammiccamenti complici al lettore, mutuati, si direbbe, dal Calvino degli ultimi romanzi. Mariolina Bertini

A destare i residenti dal tranquillo riposo estivo nelle stanzone fresche e confortanti del castello di Roccapendente è l’arrivo di Pellegrino Artusi, curioso ospite, intellettuale e cuoco famoso. Gli occupanti della tenuta, annoiati più del solito perché costretti dalla calura alla quasi immobilità, ne attendono febbrilmente la venuta.
Dei tre figli del barone Romualdo Bonaiuti, quello a cui meno potrebbe interessare l’arrivo dell’Artusi è il signorino Lapo, più attirato dalle grazie femminili che da uomini colti e baffuti: sembianze e portamento eleganti, “l’intelligenza di una fruttiera” e una condotta tutt’altro che decorosa. Con lui l’altro figlio del barone, Gaddo, pronto a riservare al gentile personaggio un’accoglienza per nulla calorosa e un atteggiamento freddo e di sufficienza, nonostante ciò non si addica affatto a un uomo di cultura, poeta dall’animo sensibile. Ben più entusiasta della visita è invece Cecilia, unica figlia del barone, dallo sguardo franco e onesto, la sola sinceramente incuriosita dall’ospite dall’aspetto placido e cordiale. La ragazza è sempre sotto l’occhio vigile della nonna Speranza, la baronessa ormai malata e su una sedia rotelle che trascorre le sue giornate con la sua dama di compagnia, la signorina Barberici, e le due cugine del barone, sorelle “zitelle di razza”.
Ma l’arrivo dell’insolito personaggio presso la tenuta toscana non è che uno degli avvenimenti pronti a sconvolgere la quiete del castello. All’indomani della venuta dell’Artusi, il “barrito” della signorina Barberici annuncia ai residenti un ben più grave e imprevisto evento: la morte del fedele maggiordomo Teodoro. Il ritrovamento del suo corpo nella cantina del castello sarà l’inizio di una sequenza di vicende, il principio di una serie di indagini dai risvolti inattesi. La pista più semplice farà ricadere tutti i sospetti sulla bella cameriera Agatina, ma saranno le riflessioni dell’ultimo arrivato Artusi a condurre le indagini verso la giusta direzione.
Attraverso un ritmo che non è mai troppo “costretto” nel genere, Malvaldi conferma le sue capacità di narratore ironico e scanzonato, in grado di adattare anche al giallo più tradizionale le inflessioni tipiche della commedia. Pur toccando infatti i tasti giusti, e nella sequenza corretta - delitto, mistero, indagini, interrogatori - riesce comunque a conferire al racconto un’intonazione irriverente e spiritosa.
Per nulla seriamente e con un’ironia esplicita e genuina, l’autore delinea un ritratto impietoso che racconta e insieme fa il verso alle “nobili persone”, membri di una casata aristocratica, in un’Italia da poco unificata. Malvaldi presenta al lettore una galleria di personaggi, tutti attentamente e ugualmente indagati e analizzati e, un po’, anche canzonati e derisi.
All’alternarsi di caustici botta e risposta e dialoghi dal tono austero - adeguati a uno scambio di battute tra nobili personaggi ottocenteschi - si aggiungono le “intrusioni” dell’io narrante, che più volte nel corso della narrazione ammicca al lettore con simpatica insolenza. La stessa d’altronde a cui l’autore ci ha finora abituati.

Recensioni dei clienti

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    Giacomo Bellini

    20/11/2015 11.04.07

    Forse il migliore romanzo di Malvaldi. Senza nulla togliera alla serie del BarLume, qui lo scrittore si cimenta su un giallo storico accurato e divertente. Non sono molti gli scrittori che riescono a mantenere un simile brio senza banalizzare la trama. Forse la Sellerio ha scoperto il nuovo Camilleri.

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    RossaMina

    02/11/2015 13.16.29

    A parte la serie del BarLume, questo è il libro di Malvaldi che mi è piaciuto di più e quello che mi è piaciuto maggiormente è proprio lo slang di scrittura che stona con il periodo storico, ma lo rende non pesante e molto divertente

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    Fabio

    11/05/2015 09.29.51

    Romanzo leggero e divertente,scritto con intelligente umorismo e un ottima caratterizzazione dei personaggi. Si legge facilmente e anche molto volentieri. E' chiaro che l'autore ha fatto e può fare di meglio.

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    archipic

    12/01/2015 11.34.27

    Abbastanza godibile questo lavoro di Malvaldi; intelligente ambientazione e personaggi azzeccati. Di certo non un libro che avvince fino in fondo ma nemmeno da buttare via. Si può leggere, senza troppe pretese.

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    nanni

    05/12/2014 18.48.50

    Come al solito, arguto nella scrittura, sottile ed ironico. Qualche personaggio ben riuscito, l'Artusi, la sorella. A me è piaciuto: libro da passatempo, senza pretese letterarie eccelse, ma divertente.

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    Fabio De Rosa

    19/03/2014 12.38.23

    forse il miglior libro di Malvaldi, tra quelli che ho letto sinora. Ben ambientato, di maniera, con personaggi interessanti e struttura complessivamente buona

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    Chiara

    31/12/2013 11.48.57

    Non mi ha conquistato "Odore di chiuso" di Malvaldi. La vicenda è noiosa, stenta a decollare, per lo meno fino all'omicidio del maggiordomo. Nella seconda parte c'è un po' più di mistero, ma non ho apprezzato molto né la caratterizzazione dei personaggi né l'intreccio giallo. Saga del BarLume a parte, ho preferito di gran lunga "Milioni di milioni".

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    Luca

    30/10/2013 21.26.28

    Toscana 1895, fra un pasticcio di tonno ed un buon bicchiere di porto si indaga. Fra i sospettati c'è anche lo scrittore e gastronomo Pellegrino Artusi. Puro divertissement nel tipico stile Malvasi.

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    migliettaser

    04/05/2013 01.27.58

    Stuzzicante come un aperitivo, saprito come le lasagne, grasso come un cappone ben cucinato eppure straordinariamente leggero , un libro digestivo da leggere tra un sorriso e una pennichella.

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    angelo

    05/11/2012 23.00.58

    Ingredienti: un famoso cuoco in un castello toscano, un delitto apparentemente inspiegabile, un mondo di nobili e baroni di fine '800 fortunatamente avviato al declino, un giallo storico ben cucinato con originali condimenti di attualità ed ironia. Consigliato: a chi da un libro vuol esser divertito (anche nel senso etimologico di "portato su nuove direzioni"), a chi ama trovare in situazioni del passato i semi di tanti frutti del presente.

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    luciano franz vergari

    05/08/2012 15.05.47

    Letto per caso, non male, credo ispirato, come anbientazione, storia e personaggi ( nobili e loro ospiti nel castello di famiglia)ai romanzi di P.G. Wodehouse, umorismo inglese in salsa toscana compreso,comunque leggibile, leggero e senza pretese.

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    Damiano

    12/07/2012 10.50.29

    Dopo aver letto un episodio della serie del bar Lume, che non mi aveva entusiasmato, ho riprovato con questo "Odore di chiuso" perché avevo letto e sentito pareri favorevoli. Sono arrivato alla fine con fatica, mi dispiace ma nemmeno questa volta Mavaldi mi ha convinto. Non lo consiglio.

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    Tiziana

    28/06/2012 16.46.55

    delizioso, leggero ma intelligente. non ci sono i protagonisti a cui ci siamo ormai abituati e affezionati, ma la storia intriga e diverte altrettanto. trovo Malvaldi simpatico e arguto; una voce un po' diversa e gradevolmente appassionante

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    Roberta

    22/05/2012 10.07.03

    Un libro veramente carino e facilmente leggibile. Ambientato in un castello della Maremma Toscana, protagonisti una famiglia di nobili e la sua servitù più un ospite speciale, Pellegrino Artusi, che, a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare da un autore di libri da cucina, si dimostra uno dei personaggi chiave del giallo, colto intelligente e perspicace sicuramente più degli spocchiosi baroni che lo ospitano darà un contributo decisivo alla risoluzione del caso. Lo schema sembra essere quello classico di un giallo....solo che al contrario di quello che normalmente succede a essere ucciso non è il ricco (che poi tanto ricco non è )barone bensì il maggiordomo! Un'altra cosa da notare è che in questa famiglia le figure con un 'intelligenza più spiccata e sicuramente più innovative e moderne sono le donne: Cecilia, la figlia del Barone che al contrario dei fratelli, un fannullone donnaiolo e un poeta da strapazzo, si dedica allo studio della medicina, non rifugge il lavoro e si dimostra una ragazza furba, perspicace e intelligente e la Baronessa madre, Speranza, che al contario del figlio e dei nipoti si rende conto che gli antichi privilegi dei nobili non sono più possibili. Il libro è veramente scorrevole e piacevole da leggersi non c'è la suspense tipica di un giallo di Agatha Christie ma è sicuramente una storia ben costruita e raccontata. E' il primo libro di Malvaldi che leggo e sono curiosa di leggere gli altri. Assolutamente consigliato

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    Anna

    05/04/2012 14.42.00

    una piacevole "pause" tra le avventure dei vecchietti - vecchiacci del BarLume. consigliato.

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    Rossana

    01/03/2012 19.43.15

    Divertentissimo! Anche a me è piaciuta l'idea di raccontare la storia usando un linguaggio moderno rispetto all'epoca descritta.

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    Alessandro

    17/02/2012 12.10.56

    Come gli altri libri di Malvaldi, anche "Odore di chiuso" è fresco, brillante, intelligente senza essere cervellotico e (merce rarissima, tra gli scrittori italiani vecchi e giovani) autoironico. Al netto di qualche inciampo nei temi ricorrenti del luogocomunismo sinistrorso (un paio di tirate anticlericali, i nobili colpevoli di essere nobili, l'occhio dolce per i buoni che non possono che essere protosocialisti e forse sono buoni solo in quanto socialisti), che pure fanno parte del registro dell'Autore, il libro conferma che, tra le novità italiane che di volta in volta si trovano in libreria, Malvaldi è sempre il titolare di quella più golosa. Molto carina anche l'idea di un narratore anacronistico rispetto alla vicenda raccontata.

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    Maurizio

    27/11/2011 19.23.46

    Bello, intelligente, di facile fruizione. E' il primo che ho letto dell'Autore: un regalo di mia moglie la scorsa estate. Ironico nella descrizione degli ambienti e dei personaggi, storici e non, e' un volume da rileggere, magari fra qualche anno, cosa che non si puo' dire, e fare, con la maggior parte degli autori di "genere" italiani. Leggero' volentieri gli altri romanzi.

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    Grazia G.

    12/10/2011 09.58.00

    Me l'hanno prestato e non sono riuscita ad andare oltre le 2O pagine: estremamente pedante ed eccessivamente descrittivo. Non si riesce a leggere. La retorica e la pedanteria hanno sempre più preso piede nei libri di Malvaldi ed in questo raggiungono l'eccesso. Non si capisce da dove derivi tutto il suo successo.

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    Ros

    06/10/2011 22.13.26

    Un libro carinissimo, non conoscevo l'autore e mi ha intrigato la recensione letta su un giornale. Dopo averlo letto e aver riso piacevolmente dei personaggi ho deciso di comprare tutti gli altri libri dell'autore.

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