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Michele Serra

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 152 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031618


Giulio Maria o la condizione dello spaesato. Lo spaesato che rumina la sua incertezza, le sue ansie, il suo sgomento. Un antieroe in un teatro senza eroi.

“Sono nient’altro che me stesso in tutta la mia inerte normalità, in un istante casuale tra i tanti che compongono la mia vita.”

Capannonia è un posto come tanti altri in Italia: non una grande città, non un paesello sperduto, non ha particolari attrazioni che lo rendono interessante. Case, persone e industrie, lavoro e monti in lontananza, niente di più e niente di meno; un luogo anonimo, insomma. Ognuno potrebbe vivere a Capannonia, così come ognuno potrebbe essere Giulio Maria, “figlio di Giulio e di Maria”, il protagonista del nuovo non-romanzo di Michele Serra, intitolato appunto “Ognuno potrebbe”. Descritto con risicati dettagli fisici e anagrafici, di fatto ininfluenti ai fini della narrazione, l’unica caratteristica rilevante di Giulio Maria è l’aver ereditato dal padre, grande ebanista, l’attività di lavorazione del legname, i cui costi di gestione, però, pesano come macigni, spingendo il protagonista alla ricerca di nuovi acquirenti.
Giulio Maria, quindi, hic et nunc osserva il suo mondo: non c’è passato né futuro nel romanzo, tutto è frutto delle sue disilluse riflessioni, di fronte agli avvenimenti che capitano in una qualunque quotidianità di un qualunque individuo nel 2015. Il fil rouge che collega tutti gli episodi di questo romanzo, però, è evidente: la sfrenata ossessione egocentrica che domina l’esistenza degli esseri umani, così concentrati su loro stessi da non riuscire a pensare ad altro. Giulio Maria, “rompiballe stabile” (a detta della sua convivente Agnese) con una velata personalità outcast di byroniana memoria, è insofferente nei confronti della degenerazione in atto dei costumi, non sopporta né capisce la spettacolarizzazione della vita, resa forzatamente importante agli occhi di un pubblico virtuale. Michele Serra descrive una carrellata di personaggi, situazioni e non-luoghi dell’odierna società, in un viaggio senza partenza né arrivo: le storture dell’era digitale sono evidenti, i neologismi sono inseriti in questo mondo così immaginario quanto paradossalmente stereotipato e standardizzato. Gli smartphone sono egòfoni, chi li utilizza compulsivamente e narcisisticamente viene chiamato digitambulo e, se per caso va a sbattere contro un palo o un ciclista mentre è assorbito in questa attività, gli viene diagnosticata la Sindrome da Sguardo Basso.
Non sarà strano, quindi, imbattersi in episodi amaramente comici, come la morte di un cinghiale descritta come una notizia da condividere freneticamente, o come la descrizione di Amos Medardi, “il puntero con riserbo”, il calciatore che esulta con compostezza, che risulta agli occhi di tutti un alieno, un superbo o uno snob. Perché il messaggio che Michele Serra ci dà è proprio questo, circolare e onnipresente: se non acconsentiamo a incasellarci in questa nuova società digitale, se non facciamo nostri i valori che la contraddistinguono, rischiamo di essere tagliati fuori, guardati con sospetto, tacciati di superbia poiché anticonformisti.
In un mondo dove tutti cercano di essere qualcuno, ognuno potrebbe essere nessuno, restando pur sempre se stesso. Ma solo Giulio Maria lo fa, con sorprendente naturalezza.

Recensioni dei clienti

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    FABIO

    11/06/2016 12.27.10

    Sono un'estimatore di Serra, Gli Sdraiati mi era piaciuto molto , stavolta sono rimasto un po' deluso. Qualche spunto interessante e originale, ma anche molte ripetizioni e rallentamenti nella narrazione, un po' noioso.

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    RICCARDO

    25/03/2016 22.06.43

    Romanzo piacevole e scorrevole, che fa riflettere e sorridere. Serra riesce a descrivere perfettamente le nuove generazioni. Con il suo stile inconfondibile.

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    Susanna

    09/03/2016 16.22.54

    Libro che emoziona: diverte, induce alla riflessione. commuove, spinge ad agire...sì, a cercare dentro la propria " porzione di luna"... e una prosa inebriante. Michele Serra è grande.

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    giancarlo

    07/02/2016 18.15.19

    Alcuni buoni spunti ma il libro stanca. Ripetivo (l'elogio del suo cantante preferito ripetuto fino oltre la noia, quasi all'irritazione), noioso, deprimente.Serra dice molte verità ma esposte in maniera tale che nessun giovane andrà oltre l'interesse per l'esultanza dei calciatori.

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    Alessandro Claudio Orefice

    04/02/2016 14.54.06

    Siamo a Capannonia, un luogo di merda o - come obbietta Ricky, il compagno di lavoro di Giulio Maria, interprete del libro di Serra - un non luogo. In ogni caso il non luogo è l'habitat dello sconsolato rimuginare di Giulio. Anche il protagonista sa che a Capannonia "ognuno potrebbe". Testimone di questa opzione è la professoressa Oriani, settantenne ex insegnante al liceo di Giulio, appartenente ad un pensiero irriducibile, di una capacità seriale mediatica alternativa - il libro, la fatica scolastica, l'appartenenza al mondo della cultura - armata di un pensiero stringente agli antipodi dell'egoico quanto vuoto e superficiale motto "a me non la danno a bere" dei compaesani di Capannonia che Serra porta sulla scena. Chiave di volta ed abito di morale da personaggio positivo del libro è "la Oriani". Con la sua aria severa da intellettuale di grillo parlante comunista, è la voce della coscienza di Giulio, l'ammonimento umano ad esigere di più da sé, a salvarsi con la cultura a non rottamarsi da solo e, così, mancare la propria occasione cedendo alle lusinghe consumistiche della modernità che ha bisogno di "ragazzi", eterni "ciccio" e nessun adulto. Come Pinocchio anche a Giulio capita di perdersi, girando a vuoto alla guida intorno alle "rotonde" tentazioni della modernità, così da perdersi vicino a casa. Come ognuno, anche Giulio potrebbe evitare di perdersi, di infilare una uscita a caso delle diverse delle innumerevoli nuove rotonde, prive di segnaletica di direzione che incrocia. ' Ogni uscita a vuoto assurge a metafora della sottomissione all'andazzo a cui allude la Oriani ad Agnese che affermando di non sentirsi subalterna di nessuno nel suo bar, si stente alloquire: "contenta te",. "Ognuno potrebbe" come dice la Oriani a Giulio: "Quella ragazza non mi sembra del tuo calibro, Giulio. Spiegale che fare la barista non comporta automaticamente discorsi da bar". Ognuno potrebbe, se volesse. Ma anche Serra sa che tutto congiura perchè non possa.

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    Francesco

    29/01/2016 16.01.11

    Curioso che questo testo abbia trovato un editore!

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    renato

    16/11/2015 16.47.04

    libro bellissimo, credo uno dei più belli pubblicato nel 2015 ... una lucida riflessione sull'Italia di oggi che fa i conti con la modernità. Un libro che sembra "generazionale" ma scritto da uno che fa parte della generazione precedente ... Serra si muove nell'Italia di oggi con una capacità unica di leggere i segni, più un semiologo che un antropologo o sociologo ... un libro che ha la forza di un Perec, con la leggerezza di Calvino ... da leggere assolutamente e subito per capire meglio i nostri giorni ...

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    leonardo de chanaz

    16/11/2015 12.20.12

    Michele Serra sembra conoscere molto bene la generazione selfie. Mi piacque "Gli Sdraiati", forse più di "Ognuno Potrebbe". In realtà c'è una certa dose di surrealismo divertente, e dalla penna di Michele Serra esce sempre un po' di comicità, ed è questo che rende la lettura divertente e gradevole. Ogni tanto è davvero incisivo. Consigliato.

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    Egome

    16/11/2015 08.29.12

    La storia di Giulio, trentaseienne, alle prese con un lavoro poco gratificante e la gestione di una eredità paterna ingombrante (un capannone pieno di legname anche di valore, ma difficile da 'far fuori'). Attorno a lui e i suoi problemi la sua compagna Agnese, la madre, il collega Ricky, il bravo artigiano ex collaboratore del padre, la vecchia professoressa del liceo. L'io narrante (Giulio) è smpre protagonista, anche con ripetuti tentativi di introspezione psicologica in verità poco riusciti.Anche la caratterizzazione dei personaggi rimane superficiale , poco incisiva. Alcuni spunti spiritosi, soprattutto nei neologismi (egofono, digitambuli ...) e nella osservazione di una società che evolve troppo pesantemente verso il digitale e l'informatizzazione. Finale deludente. 'Ognuno potrebbe'... E' vero: anche Serra avrebbe potuto ... fare di meglio

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    angelo

    09/11/2015 08.50.06

    Ingredienti: un antropologo incaricato di classificare l'esultanza dopo il gol dei calciatori, un non-luogo (Capannonia) fatto di rotonde, cubi e tubi, una nuova appendice corporea (l'egòfono) che trasforma gli uomini in "digitambuli", un viaggio senza meta in compagnia di cinghiali, cinesi, cannonieri, navigatori e Caleb Followill. Consigliato: ai membri della generazione-selfie (dall'io sempre acceso ma pure smarrito), ai followers dei condizionali usati ma non realizzati.

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