L' ombra di quel che eravamo

Luis Sepúlveda

Traduttore: I. Carmignani
Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 ottobre 2010
Pagine: 148 p., Brossura
  • EAN: 9788850223008
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Recensioni dei clienti

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    Antulla

    27/02/2014 18:26:52

    Sicuramente uno dei libri migliori che abbia letto. I dialoghi sono bellissimi, l'unica pecca è che speravo durasse di più, troppo breve. Credo che Sepulveda sia un degno esponente della fecondissima letteratura sudamericana e che in Italia sia ancora poco conosciuto, se non per la storia della gabbianella e il gatto.

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    Vincenzo

    11/06/2012 15:39:20

    Si legge velocemente, e' un libro estivo con una storia improbabile, un po' comica un po' originale. In sostanza di tutto un po', senza una direzione definita. Sembra scritto in fretta e questo dispiace, perche' i temi e le ambientazioni sono interessanti. I personaggi fanno sorridere e sono vari ma mi sembrano incompiuti: c'e' una benevola decrizione dei vecchi che rivivono le illusioni di un tempo che e' forse autobiografica, sicuramente ironica e, temo, ruffiana. Non vale il prezzo di copertina, ma prestato si legge volentieri.

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    Fabio

    24/06/2010 11:33:16

    Finalmente è tornato il "vero" Sepulveda!!! Dopo un paio di raccolte di articoli e racconti pesantemente politici e piuttosto noiosi, il principe della letteratura sudamericana riprende il filone romanzesco con ottima vena. Il libello è di sole 140 pagine, ma regala perle assolute: il dialogo surreale via mail tra due degli ex-combattenti, la schermaglia dialettica tra il pollivendolo e Salinas, il fantasmagorico personaggio di Coco Aravena, la farsesca vita in background di Concha ed in generale la capacità dello scrittore di delineare i tratti dei personaggi in maniera semplice tramite episodi piccoli e grandi della loro vita da esiliati politici. Notevole la vena ironica e melanconica che pervade il libro i cui protagonisti, pur avendo lottato tutta la vita per la libertà, hanno finito per essere emarginati dalla società rimanendo l'ombra di se stessi. Al solito, il sottofondo del libro è marcatamente politico, ma come nei migliori romanzi dell'autore, questo diventa solo il teatro degli avvenimenti, non il personaggio principale, risaltando in questo modo in maniera ancora più evidente, ma per niente invasiva; nel racconto, infatti, Sepulveda è interessato al riflesso della storia sui personaggi più che alla storia in sè. Consiglio vivamente una lettura attenta del libro per la quale si possono certamente impiegare due ore, perdendo però in tal modo le piccole gemme che l’autore regala al lettore più attento.

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    Amatorial Lobo

    19/05/2010 12:07:09

    lento, noioso, non interessante. Faceva meglio a risparmiare inchiostro ( e io la bellezza di 14 euro e 50)

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    giopad

    26/03/2010 21:27:38

    Un pessimo libro, senza capo e senza coda. Si parla di alcuni vecchi comunisti cileni che si incontrano dopo tanti anni e si ritrovano trasformati fisicamente ma non tanto mentalmente. Organizzano un’azione rivoluzionaria, ma non la portano a compimento a causa del fatto che il capo è coinvolto in uno strano incidente: pare che sia colpito da un giradischi scagliato da una finestra, da una moglie che sta litigando con il marito fannullone. La polizia, alla fine, lascerà liberi i due coniugi comprendendo la loro buona fede. Una storia stupida, raccontata molto male. I fatti non sono certamente così chiari come li ho raccontati, più che altro vanno intuiti, a dimostrazione della scarsa vena del Sepùlveda di questo testo. Aveva saputo fare di meglio in altre occasioni!

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    Annarita

    11/03/2010 23:07:41

    Nei capitoli iniziali Sepulveda costruisce i diversi protagonisti, raccontando i momenti precedenti il loro incontro ed il loro passato. Sono stati militanti sostenitori di Allende, e poi chi esiliato in Francia, chi in Germania, chi in Svezia e chi è sopravvissuto alla prigionia ed in qualche modo alle torture. Oggi sono di nuovo a Santiago dopo la dittatura di Pinochet. La Santiago di questo libro è piovosa, umida, grigia. E’ spenta e la sua vita si trascina come quella dei tre protagonisti che hanno accettato di tornare alle loro radici, scoprendo che dall’esilio non si torna. Non c’è differenza tra quello di loro che non ha mai lasciato il paese, ha subito la tortura ed ha visto morire i propri fratelli e gli altri che non hanno conosciuto i tormenti fisici, ma hanno comunque dovuto affrontare la fuga dal proprio paese, la solitudine dell’esilio. La dittatura li ha provati, ha ridimensionato le loro speranze, ha fiaccato la loro spinta vitale. Sono invecchiati. Ma c’è un anarchico, nipote d’arte, che li guiderà in una azione decisiva per il loro “risveglio”. Lui ha vissuto il loro stesso periodo, ma con una differenza: “…quei ragazzi volevano combattere per essere liberi, e lo stesso vale per chi si gioca il tutto per tutto per far vincere Allende. Vogliono essere liberi. Io sono diverso, io combatto per non dimenticare che sono già un uomo libero.” Eppure io penso che anche quei vecchi uomini erano già liberi. Come avrebbero potuto altrimenti cogliere così rapidamente l’occasione di tornare a sperare? Dopo tante delusioni e disillusioni tornano ad abbracciare i loro ideali, e lo fanno guidati da quello di loro che più aveva lasciato che la vita lo abbandonasse. E’ commovente vederli compiere quell’ultima missione perché: “…non esistono i coraggiosi, solo persone che accettano di andare a braccetto con la loro paura.”

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    Cristiano

    15/02/2010 14:56:08

    E' un libro carino, che si legge abbastanza piacevolmente, ma non è certo paragonabile ai grandi successi di Sepulveda, mi riferisco a "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore", "La frontiera scomparsa", "Patagonia express" e altri ancora. Questo romanzo a me è risultato un po' carente in termini di struttura e in alcune parti un po' banale e troppo basato sugli stereotipi. Nel complesso, comunque, riesce ad essere una lettura piacevole se non lo si approccia con grandi aspettative.

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    lucafanti

    27/01/2010 20:56:53

    L'ho letto d'un fiato e mi ha lasciato un piacevole senso dolceamaro di malinconia, però non secondo me non è all'altezza della migliore produzione di Sepulveda

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    Giulia Camarda

    15/12/2009 12:44:58

    Bel libro, del vero autentico Sepulveda che ritorna a parlare del Cile. Torna al passato, ma visto attraverso la memoria di 4 esiliati ritornati in patria, ma la memoria inganna, come dice l'anarchico Pedro alla fine.Ironico, divertente, mai amaro ma molto riflessivo. Bei dialoghi, divertente lo scambio di e-mail tra due personaggi.

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    Andrea

    08/12/2009 21:51:38

    Un brutto libro che ho lasciato a tre quarti. Manca il ritmo narrativo ed abbondano, invece, narrazioni di episodi di storia locale, fini a se stessi e profondamente noiosi. E' la prima volta che leggo qualcosa di Sepulveda. Penso anche l'ultima.

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    mauro

    12/11/2009 16:17:51

    Libro piacevole e scorrevole, ma onestamente da Sepulveda mi aspettavo di meglio, la storia è trattata in maniera veloce e superficiale , sembra quasi che l’autore avesse fretta di terminare il racconto, da una persona come Sepulveda che ha subito personalmente la repressione messa in atto dalla dittatura di Pinochet ci si aspetta sicuramente un maggiore approfondimento del tema. Al termine del libricino si resta in sospeso, non si ha l’impressione che la storia si sia conclusa.

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    diablo

    01/11/2009 15:59:39

    carino, si legge in un paio d'ore, niente di speciale, ma comunque un libro con buoni spunti.

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    Luigi De Rosa

    15/10/2009 10:34:17

    Lo specialista: “Sono l’ombra di quel che eravamo , ma finchè c’è luce esisteremo.” Quattro vecchi anarchici, ribelli del regime totalitario cileno tornati chi dall’esilio, chi dalla clandestinità, a Santiago, vengono contattati del loro capo “Pedrito” detto Ombra. Santiago Durruti, Lucho Arancibia, Cacho Salinas, Lolo Garmendia, si ritrovano in un vecchio nascondiglio, stanno lì, in una notte piovosa ed aspettano Ombra. C’è da rapinare una banca? Si chiedono i quattro. Rubare ai ricchi per dare ai poveri, una buona azione, come ai vecchi tempi? Ma Pedrito, non li raggiungerà mai, viene ucciso involontariamente da Conchita, moglie di Coco Aravena durante la più classica delle liti fra moglie e marito. Aravena, giunto vicino al cadavere di Pedrito, colpito a morte da uno degli oggetti lanciati dalla finestra da Conchita, scopre che il morto ha con se una pistola ed una lettera per degli amici che l’aspettano per spartirsi milioni di dollari americani, decide di assumere l’identità di “Ombra”, ma nel frattempo Conchita , si consegna e confessa l’assassinio all’ispettore Crespo a questo punto gli eventi precipiteranno e sorprenderanno tutti, compreso Voi lettori. Ve lo consiglio sinceramente, è il miglior Sepùlveda degli ultimi tempi.

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    Carlo Dacquino

    26/09/2009 09:27:00

    Non c'è bisogno di molte parole per commentare questo libro. Essenziale, commovente, affascinante, poetico! Da leggere, assolutamente!!!

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