L' ora di tutti

Maria Corti

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 agosto 2001
Pagine: 368 p.
  • EAN: 9788845246357
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Recensioni dei clienti

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    Claudio Trenti

    04/09/2016 17:26:15

    Ho letto il libro, di cui non conoscevo l'esistenza, su consiglio di un amico durante una vacanza nello splendido Salento. Si tratta del miglior romanzo italiano che ho letto negli ultimi anni. Originale la soluzione di far raccontare la stessa storia, in prima persona, da cinque diversi personaggi. Pregevoli l'intreccio narrativo ed il linguaggio, precise ed efficaci le descrizioni dei luoghi ed i dialoghi. Alcuni personaggi sono, a mio parere, indimenticabili: su tutti quello della bellissima e selvaggia Idrusa, figura femminile di straordinaria modernità', il cui nome è richiamato nell' insegna di diverse attività commerciali nella cittadina di Otranto, luogo nel quale è' ambientata, nel 1480, la storia. Consigliatissimo, da leggere

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    18/01/2012 16:27:21

    Un libro semplice, avvincente, ricco di sfumature. Soprattutto le descrizioni sono particolarmente accurate, dettagliate e affascinanti e regalano un po' di speranza ai personaggi di questo breve romanzo. L'ambiente in cui vivono sembra rispecchiare le loro emozioni... Un libro fresco che sotto cinque punti di vista riassume le forti vicende che afflissero la città di Otranto nel luglio del 1480.

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    Gorgo

    09/11/2011 20:52:44

    Libro malinconico, poetico, dal lirismo sobrio, non compiaciuto, verosimile anche in bocca ai pescatori-voci narranti. Struttura del romanzo innovativa: cinque racconti fatti in prima persona dai più vari protagonisti forniscono punti di vista diversi e si completano a vicenda cronologicamente. Tutte le voci narranti, anche quelle dei potenti, mostrano solitudine, parlano di un mondo in cui è difficile la comprensione, l'empatia. Tema tipico della poesia italiana del '900: ogni romanzo storico parla in realtà del presente, dei suoi problemi. Ogni narratore parla in fondo delle stesse cose, di una vita e di una morte di cui è arduo trovare il senso. E' l'autrice a comprendere e compatire, a cercare coi personaggi il senso della sofferenza e della violenza. Forse il libro nasce per questo: come sfida a capire l'eroismo e il sacrificio dei cosiddetti martiri di Otranto, così fraintesi e resi assurdi dalle invenzioni delle cronache ufficiali. Eroismo e sacrificio di certo ispirati pure alla religione, nel libro invece ben poco affascinante, anzi artificiosa; i personaggi paiono animati piuttosto da una religiosità naturale, organica all'essere al mondo. "A ciascun uomo nella vita capita almeno una volta un'ora in cui dare prova di sé; viene sempre, per tutti. A noi l'hanno portata i turchi". Filo conduttore l'amore per il Sud, per pescatori e contadini del Sud, eroi d'un eroismo quieto, quotidiano; non santi, ma peccatori; naturalmente forti e dignitosi, uomini e donne vere dopo tanti popolani bestie, vittime o simbolo, della tradizione letteraria. Limite del libro gli anacronismi, così numerosi e talora stridenti da sembrare voluti. Tentativo di creare un'aura astorica alle vicende narrate, peraltro ricche di particolari precisi? Il saggio introduttivo di Macrì: irritante, scarsamente informativo, contine persino errori nelle citazioni. Un polverone di sinonimi e apposizioni. Molto più sostanziose, definitive, le 20 righe in quarta di copertina di Giorgio Caproni.

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    Bill Denbrough

    31/08/2011 13:28:33

    Un libro limpido, vero e intenso. Maria Corti riesce, tramite la sua scrittura e i suoi personaggi, a ridurre al minimo, se non ad annullare, la distanza tra noi e Loro, facendoci capire l'importanza della storia e di coLoro che l'hanno attivamente costruita, prima che con la mente con lo stomaco e col cuore, anche se a volte non è stato reso Loro il giusto onore. Questo lo scopo de "L'Ora Di Tutti". In appendice, una lettura che aiuta nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta, facilitandolo e responsabilizzandoci.

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    Salvatore Palma

    18/07/2011 12:11:31

    L'invasione turca di Otranto dell'agosto del 1480 raccontata da cinque diversi personaggi che costituiscono l"io narrante" del romanzo: si alternano trepidazione ed esultanza, storie d'amore e di vita quotidiana che mettono in risalto l'umanità eroica di un gruppo di uomini che non vuole rinunciare alla propria fede, anche a costo della vita. Il lieto evento dell'ultimo capitolo suggella, infine, la voglia di riscatto e di "risveglio" di una comunità ferita. Un bel libro.

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    corrado

    02/07/2010 08:39:19

    ancora non l'ho finito ma non posso esimermi da esprimere un giudizio entusiasta. E' un libro di rara ispirazione con una scrittura notevole e con pagine di rara bellezza espressiva.

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    jane

    30/11/2009 15:31:19

    Riletto a distanza di anni in seguito ad una visita ad Otranto, ho ritrovato l'incanto della prima lettura. Mi aveva colpito la tecnica narrativa con la pluralità dei punti di vista, oggi noto che l'individualità delle voci soliste si integra perfettamente con la coralità di tutti gli abitanti, che non è semplice sottofondo ma vero e proprio coro da tragedia greca. Forse la sensibilità è troppo moderna per personaggi ambientati nel 1480, ma l'analisi è così sottile e intensa che il coinvolgimento è immediato. Il mare nei suoi colori, rumori e movimenti, la terra con i suoi profumi, il passato e il presente che si fondono verso la morte ma travalicano il tempo storico verso una dimensione atemporale, tutto dà un senso di struggente malinconia.

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    Simone

    13/10/2008 13:32:48

    Bellissimo romanzo in cui 5 personaggi descrivono l'assedio di Otranto da parte dei Turchi. Ci narrano sentimenti, profumi ed esperienze di vita passata!

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    ga

    21/07/2008 11:03:07

    Libro bellissimo.molto toccante.tratta la tragedia dei martiri d'Otranto in prospettiva di 4 personaggi diversi

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    katia

    30/11/2006 15:00:24

    Un libro che definirei "fresco", per il lessico e per lo stile adottato, per i colori che appaiono dalle descrizioni svelate, per gli odori di mare, di vento e di basilico che si percepiscono sfogliando una storia dopo l'altra. certo, un libro che è una ulteriore testimonianza della strage del 1480..ma, al di là della tragedia, pur evidente e toccante, sono state la semplicità e la nota cromatica ad avermi colpito più di tutto.

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    Bartolomeo Di Monaco

    17/03/2003 00:36:49

    Una introduzione partecipata e tenera crea intorno a noi l’invisibile presenza, duratura nel tempo, degli ottocento eroi - conosciuti come “i martiri di Otranto” - i cui resti sono conservati nella cattedrale della città salentina “in fondo all’abside, a destra”.<BR> Era il mattino di venerdì 28 luglio del 1480; il mare grosso e una leggera foschia imperversavano davanti alla Torre del Serpe. Nei paraggi si muovevano i pescatori con i visi bruciati dalla fatica e dal sole. I lori nomi erano anche tutta la loro storia: Procomio da Malcantone, Cola Mazzapinta, Nachira, Alfio da Faggiano, Antonello d’Alessandro, Antonio De Raho, e così altri: “fermi con gli occhi fissi al canale” e “Diventammo venti, trenta sugli scogli, nessuno parlava, uno stare tanto zitti insieme non c’era mai stato.” C’è la sua ragione. A largo hanno visto “la cosa”, ossia le galee turche che, dirette a Brindisi, sono state spinte dalle condizioni del mare e dal vento di tramontana sulle coste di Otranto. Ed ecco la consapevolezza e la paura prenderli al cuore. Uno di essi, Procomio, alzò le braccia e gridò: “Oohí, i turchi!” Le comanda il terribile Akmed Pascià, “un uomo furioso, ignorante e crudele”. L’autrice usa l’artifizio di far narrare ad alcuni protagonisti, i cui nomi dànno il titolo ai vari capitoli, i fatti che direttamente li coinvolgono, permettendoci così di entrare anche nei loro pensieri, e qui, nel primo capitolo, è Colangelo, un pescatore, che racconta, e già siamo conquistati dallo stile, cesellato di quiete e di garbo, di questa narratrice che, prima di scrivere questo romanzo di esordio, era già famosa per i suoi molti studi filologici, e che si mostra avvezza a passar per le mani frasi belle quali: “dava a vedere che ci contava per mosche” oppure: “come sentono battere i timpani” o “abbiamo ciascuno tanto corpo quanto un turco” e “i ragionamenti adesso sono tutte frasche”. Ho aspettato quarantuno anni per estrarre dalla mia libreria, e rileggerlo, questo romanzo, uscito nel 1962. L’occasione me l’ha data la celebrazione,

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