L' orda. Quando gli albanesi eravamo noi

G. Antonio Stella

Collana: Saggi
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 313 p., Brossura
  • EAN: 9788817108072

34° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Migrazioni, immigrazione, emigrazione

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Recensioni dei clienti

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    RICCARDO

    23/05/2015 23:37:20

    ...si augurava maggior determinazione del governo nel difendere «il lavoro nazionale, i cittadini, operai e non, contro l'invasione straniera». «Gli immigrati cominciano a esagerare con le loro pretese. Presto ci tratteranno come un paese conquistato».... «Fanno concorrenza alla manodopera locale e si accaparrano i nostri soldi a vantaggio del loro paese.» «La presenza degli stranieri nel nostro paese costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato: del 20 per mille, mentre nei nostri non è che del 5». Sembra altro, ma gli immigrati sono gli Italiani in Francia... Saggio molto interessante, raccolta importante di dati e articoli storici sull'emigrazione italiana. Consiglierei la lettura soprattutto a scuola, ma se lo leggessero in tanti, forse capirebbero qualcosa di piu' sulle migrazioni...

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    Roberto

    30/07/2013 11:57:30

    Molto interessante in quanto parla dell'emigrazione italiana, argomento praticamente sconosciuto a tutti e quasi. Anche a me sembra però che Stella ci abbia messo ben poco di suo: il libro sembra un collage di articoli o brani presi da altri libri.

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    Marco Amadori

    16/01/2011 11:07:15

    Checchè ne dicano i due commentatori che mi hanno preceduto, Stella non fa paragoni e basterebbe aver letto l'introduzione per rendersene conto. E' anzi il primo a evidenziare le differenze tra le migrazioni moderne e quelle dei secoli scorsi. In ogni caso da buon giornalista, quale lui è, porta fatti, documenti, testimonianze che fanno apparire ridicoli i tentativi di sminuirne l'alto valore storico. I nostri avi venivano chiamati "sorci", quando andava bene, venivano impiccati o bruciati mentre altri si voltavano dall'altra parte (per tacer dei figli che "i nostri" vendevano come schiavi). Il libro è consigliato come pure il sito "siamo tutti emigranti".

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    Giorgio Viganò

    08/05/2010 10:32:12

    Sono d’accordo col precedente commento di Marco Ravera su quanto sia storicamente inopportuno paragonare l’emigrazione italiana del secolo scorso con le attuali migrazioni incontrollate che l’Italia subisce (infatti come viene fatto presente nel commento, negli USA, ma non solo, c’era un territorio immenso e disabitato da popolare, inoltre i flussi migratori erano assolutamente sotto il controllo delle autorità), sono d’accordo anche sul fatto che questo libro sia piuttosto “ideologico”, tuttavia bisogna ammettere che Stella cita anche le severe norme sull’immigrazione in vigore negli USA in quegli anni, senza però a quanto pare ricavarne le dovute riflessioni. Ad ogni modo quello di Stella è un saggio che storicamente vale ben poco, ma purtroppo in questa Italia che ha scordato il proprio passato, l’ideologia e l’ignoranza storica lo hanno eretto a punto di riferimento per le masse.

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    Marco Ravera

    04/07/2009 15:42:31

    Un libro ideologico che tenta di far leva sull'emotività per essere indulgenti verso gli attuali fenomeni migratori, ma del tutto inconsistente sotto il profilo storico/scientifico, si tende ad equiparare la passata emigrazione italiana con l’attuale immigrazione che il nostro paese subisce senza rilevare le profonde differenze, quando basterebbe innanzitutto osservare la notevole differenza di densità di popolazione tra l’Italia e gli Stati Uniti per rendersene un po’ conto, senza contare che (nonostante il forte bisogno di manodopera e di popolare terre immense e disabitate) l’immigrazione negli States, al di là di quello che tipicamente si crede, era rigidamente regolamentata ed i "nostri antenati" dovevano sottostare ad una severa normativa per poter lì risiedere regolarmente, altrimenti erano immediatamente espulsi, certo chi abbandona la propria terra per cercare opportunità all’estero merita in ogni caso rispetto, ma equiparare due fenomeni così differenti è assolutamente impraticabile dal punto di vista storiografico, ma del resto Gian Antonio Stella è un giornalista non uno storico...

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    dany

    11/03/2009 08:57:55

    Bel libro, uno spaccato della nostra storia emigratoria. Consigliato a tutti. Da far leggere a scuola!

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    KRYSS

    02/05/2008 16:49:57

    Un gran libro, che consiglio a chi vuole liberarsi da pregiudizi su persone che vengono nel nostro paese non per delinquere ma per cercare di vivere e mantenere le famiglie che lontano aspettano il loro ritorno! Gli italiani si sono dimenticati del loro passato: oggi quindi trattano con disprezzo chi sta vivendo la loro stessa storia! Ma la povertà e la mancanza di libertà potrebbero tornare anche in Italia e.. noi potremmmo ritornare a essere emigranti... ci piacerebbe sentirci trattare a priori come delinquenti, mafiosi, spacciatori...o peggio?

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    Luca

    10/03/2008 10:42:50

    Ottimo libro ben documentato, che dovrebbero legegre tutti, ma proprio tutti. Come al solito Stella ha colto nel segno

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    Rick

    28/02/2007 14:40:58

    Dopo aver letto questo libro non si può più essere razzisti, non ci sono alibi. Scoprire che il primo attentatore a Wall Street è stato un anarchico italiano, che i “dago” negli Stati Uniti venivano considerati più sporchi dei negri, che i vetrai lombardi e veneti (non siculo-mafiosi) in Francia venivano linciati, che i bambini piemontesi in Svizzera venivano rinchiusi negli scantinati per non esporli ad atti di razzismo, è sconvolgente: e ciò fino a pochi anni fa’, e in qualche caso ancora oggi. Se denigri un albanese, perché è un albanese, non puoi più indignarti se uno svedese ti schifa, perché sei un italiano. Senza negare che molti immigrati si dedicano alla malavita e vanno perseguiti, solo riconoscendo nell’altro una persona e non un delinquente per antonomasia, si possono muovere i primi passi per una civile convivenza in una società multietnica. Lo consiglierei a tutti gli studenti del liceo, più di un Dante o un Petrarca, perché insegna a vivere e a rispettare il diverso, e oggi ce n’è un enorme bisogno.

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    Tullio Pascoli

    14/01/2007 16:25:34

    L’inversione di tendenza, da Paese di emigranti non qualificati, a importatore di manovalanza, insieme agli immancabili avventurieri di turno, che giungono da ovunque, impegna l’Italia in un dibattito che spesso raggiunge livelli di vero scontro ideologico. Da una parte gli intransigenti che chiedono barriere insormontabili, convinti che possiamo fare a meno di “invasori” di etnie troppo diverse dalla nostra cultura; dall’altra liberali e tolleranti che convergono con la sinistra, pronta a strumentalizzare i nuovi arrivi, da assimilare alla militanza sindacale ed ideologica. Il tema non si esaurisce nel confronto di due parti che focalizzano aspetti opposti, in cui prevalgono risentimento e preconcetti e dall’altra oscuri interessi politici. Ecco un contributo che getta luce per equilibrate interpretazioni. L’autore percorre il passato dei nostri poveri emigranti, che partivano all’avventura spesso senza istruzione, ignorando le più basiche norme d’igiene e privi di documenti, erano accolti poco meglio degli animali. Egli confronta stereotipi degli avventurieri di oggi con quelli di ieri. Ma i nostri “invadevano” i “paradisi” altrui a milioni: 1876-1900: 5,2; 1902-1915: 8,7; 1916-1942: 4,3; 1946-1961: 4,4 la maggioranza poverissimi, spesso analfabeti o già perseguiti dalla giustizia italiana. Di loro si dicevano le stesse cose dei “nostri” non sempre troppo graditi “ospiti”. Stella, espone articoli in cui la stampa estera descriveva fino a pochi anni fa i nostri esuli; si sofferma su storici episodi di intolleranza, discriminazione ed ingiusta persecuzione con aggressioni e massacri in Francia, Svizzera, Stati Uniti ed Argentina. Eloquenti tavole statistiche completano il quadro. Confronta gli “invasori” di certi altri Paesi ed i loro gradi di istruzione in rapporto agli Italiani che poi affollavano le carceri in quelle Nazioni. Lettura amara per buoni stomaci. Utile raccolta di testimonianze capace di restituire un po’ di comprensione a preconcetti che ora avvelenano l'attuale nostra realtà quotidiana.

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    Pietro81

    08/01/2007 13:50:10

    Concordo con un commento precedente, il grande limite di questo libro è il fatto che ci sia poco dell'autore, che si è limitato ad un copia-incolla. Di per se ciò non sarebbe un limite, ma sempplicemente una scelta. Il problema però è che a volte appesantisce la narrazione. Bisogna invece dare merito all'autore per l'enorme ricerca bibliografica svolta, di sicuro non facile visto che si è sempre cercato di nascondere gli aspetti negativi della nostra storia passata. A parte questo, però, ritengo che il libro sia fondamentale nei tempi contemporanei, sferzati da ondate violente di xenofobia (proprio in questi giorni nella mia città è stato bruciato un campo rom). Non pensate di sapere già quello che c'è scritto nel libro, perchè vi assicuro che sarete sbalorditi da quanto noi italiani abbiamo subito, al di là di ogni immaginazione. Io sono stato colpito sopratutto dal fatto che le angherie si sono protratte fino agli anni '80.Le mie idee riguardo agli immigrati sono rafforzate dopo aver letto questo libro, forse è meglio dire che sono cambiate. Da oggi in poi cercherò sempre di non farmi influenzare dagli odiosi luoghi comuni su di essi, e di farmi un'idea personale sulle ragioni che stanno dietro a certi comportamenti. Libro da leggere e diffondere.

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    FS

    07/11/2006 16:13:32

    Molto interessante e meritorio in quanto affronta un argomento tragicamente vero ma praticamente sconosciuto al grande pubblico. La mia grossa riserva e' dovuta al fatto che Stella sembra averci messo ben poco (quasi niente invero) di suo: si e' limitato a fare un bel lavoro di "copia e incolla" da una peraltro completissima bibliografia. Ma la ricerca storica e' un'altra cosa...

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    Fabio Sacco

    29/08/2006 23:40:59

    L’autore illustra innumerevoli fatti di xenofobia nei confronti dei nostri connazionali immigrati nei posti più disparati del mondo (Australia, Stati Uniti, Canada, Germania, etc), da semplici soprusi o invettive a veri e propri crimini xenofobi. Scopo dell’opera essenzialmente pedagogico, ricorda al lettore che ciò che oggi accade ad altri popoli, fino ad un passato molto recente accadeva ai nostri immigrati. Tuttavia, l’autore deve ammettere che, effettivamente, gran parte di quegli immigrati erano davvero criminali.

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    ant

    28/08/2006 14:11:30

    Puntigliosa "demolizione" di tanti luoghi comuni che obnubilano le menti di tanti italiani(diciamolo, sopratutto i leghisti!). Si parte con le descrizioni delle abitazioni degli italiani all'estero(20 o 30 persone ammassate in una camera, così come i maghrebini adesso da noi), via via con le donnine italiane che non solo esercitavano sui marciapiedi natii ma anche nei bordelli del Cairo, Tunisi etc(ne più ne meno che le nigeriane adesso!)La cosa più raccapricciante che ho letto, riguarda la vendita dei bambini ,finiti poi come schiavi nelle vetrerie francesi o a fare gli spazzacamini in America(secondo il libro la maggior parte arrivava dalle province di Caserta e Campobasso, ma gli aguzzini più spietati erano i mercanti di bambini di Chiavari e Parma. Complimenti davvero! E poi ci lamentiamo degli albanesi... vabbè!) Spero che un testo come questo ,ci serva a far capire che la miseria con i suoi derivati(ignoranza, insensibilità, malvagità etc.) ci ha putroppo toccato da vicino anche a noi, e con i dovuti distinguo che giustamente fa l'autore, dobbiamo sì farci rispettare; ma non ergerci mai a moralisti dell'ultim'ora

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    Roberto74

    21/05/2006 10:46:51

    Gran bel libro per capire l'immigrazione , e senza dire altro basta citare il sottotitolo :"Quando gli albanesi eravamo noi"

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    Leonardo Masse

    09/03/2006 08:43:02

    Libro impressionante nella sua durezza,capace in ogni capitolo di esporre ingiustizie subite e colpe dei nostri emigranti fra il XIX ed il XX secolo.Con estrema chiarezza e puntuale rinvio a numerosi testi e ricerche,Stella dimostra la stridente contraddizione fra la civiltà di alcuni Paesi occidentali (Svizzera,Francia,Stati Uniti,Canada,Australia) ed i loro bestiali,primitivi pregiudizi razziali e razzisti a danno degli italiani(soprattutto veneti e piemontesi).Un elemento di cui vergognarci è senza dubbio l'atteggiamento delle nostre autorità politiche e diplomatiche del tempo,le quali alla pietà ed alla reazione per il trattamento disumano subito dai loro connazionali anteponevano la silente solidarietà con il razzismo, la xenofobia ed il maltrattamento riservati ai nostri avi.Questo perché la neonata Italia, a loro detta,non poteva permettersi di proteggere e tutelare esseri così bassi,sporchi,chiassosi ed in definitiva disdicevoli per il buon nome del Regno. Da sottolineare anche la raccolta,riportata nel libro, di vignette satiriche e articoli estremamente razzisti sugli italiani e sul loro stile di vita. Testo da consigliare a tutti,non già per convincersi dell'accoglienza a braccia aperte di ogni sorta di immigrato, ma solo per farci capire che ogni repressione,ogni politica di controllo dei flussi migratori e ogni azione per la legalità non può e non deve mai superare i confini del rispetto umano, dell'uguaglianza e della dignità fondamentale di ogni persona.

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    Leonardo Masse

    03/03/2006 08:22:18

    Libro impressionante nella sua durezza,capace in ogni capitolo di esporre ingiustizie subite e colpe dei nostri emigranti fra il XIX ed il XX secolo.Con estrema chiarezza e puntuale rinvio a numerosi testi e ricerche,Stella dimostra la stridente contraddizione fra la civiltà di alcuni Paesi occidentali (Svizzera,Francia,Stati Uniti,Canada,Australia) ed i loro bestiali,primitivi pregiudizi razziali e razzisti a danno degli italiani(soprattutto veneti e piemontesi).Un elemento di cui vergognarci è senza dubbio l'atteggiamento delle nostre autorità politiche e diplomatiche del tempo,le quali alla pietà ed alla reazione per il trattamento disumano subito dai loro connazionali anteponevano la silente solidarietà con il razzismo, la xenofobia ed il maltrattamento riservati ai nostri avi.Questo perché la neonata Italia, a loro detta,non poteva permettersi di proteggere e tutelare esseri così bassi,sporchi,chiassosi ed in definitiva disdicevoli per il buon nome del Regno. Da sottolineare anche la raccolta,riportata nel libro, di vignette satiriche e articoli estremamente razzisti sugli italiani e sul loro stile di vita. Testo da consigliare a tutti,non già per convincersi dell'accoglienza a braccia aperte di ogni sorta di immigrato, ma solo per farci capire che ogni repressione,ogni politica di controllo dei flussi migratori e ogni azione per la legalità non può e non deve mai superare i confini del rispetto umano, dell'uguaglianza e della dignità fondamentale di ogni persona.

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    sabbadin sabbadino luca

    19/01/2006 12:30:47

    L’ORDA Gian Antonio Stella Allievi: Gaspari, Sabbadin, Conte, Loro, Zamprogna, Bortignon, Marin Il libro descrive le migrazioni italiane avvenute agli inizi del 900. E’ diviso in capitoli ognuno dei quali presenta un tema centrale. Esposto attraverso episodi nei quali I nostri avi sono stati coinvolti. Vengono messe in luce verità certe volte nascoste o evitate. Secondo l’autore quella verità si dovrebbe conoscere per rispettare ancora di più I nostri avi che partirono, tante volte dimenticata per far posto all’idea della ricchezza fatta in America. La rimozione della “ verità” è servita per creare un muro nel momento in cui iniziarono le immigrazioni; ed è proprio da qui che si sviluppa il messaggio dell’autore che è quello di sensibilizzare gli italiani nei confronti degli immigrati e di cercare di vederli “ come noi “. Condividiamo pienamente il pensiero dell’autore però penso anche che tolleranza non significhi accettare chiunque ad occhi chiusi perché un paese è di chi lo abita e I cittadini hanno il diritto di mantenere le proprie tradizioni e decidere quali ospiti avere a casa propria. Abbiamo trovato questo libro interessante e rivelatore perché non avevamo idea di come fossero trattati I nostri immigrati appena un centinaio di anni fa. Inoltre vogliamo consigliare questo libro un po’ a tutti ma specialmente ai giovani come noi che sono meno informati, ma anche a tutti quelli che chiudono la porta in faccia a chiunque voglia venire a vivere nel nostro paese. Detto questo alla larga dal buonismo, dall’apertura totale delle frontiere e all’esaltazione scriteriata del melting pot.

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    Cristiano Carpin

    16/01/2005 23:19:53

    Un libro un pò diverso dai precedenti di Stella e per questo un pò difficile da apprezzare inizialmente.Ad ogni modo un testo importante per non dimenticare quando eravamo noi gli immigrati e quando gli altri,i ricchi,ci hanno accolti nelle loro terre,spesso facilitando la nostra integrazione ma talvolta combattendo contro un popolo che oltre alla voglia di lavorare portava con se anche costumi poco diffusi fuori dall'Italia.Imperdibile per chi parla di scissionismo,contingenti d'ingresso e fogli di via per gli immigrati.

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    CLARA

    19/01/2004 13:52:09

    UNO DEI LIBRI PIU' BELLI E INTERESSANTI CHE ABBIA MAI LETTO. STELLA RACCONTA E DOCUMENTA TUTTI GLI ASPETTI DELL'IMMIGRAZIONE ITALIANA, SIA IL RAZZISMO VERSO DI NOI CHE LE NOSTRE COLPE. FA RIFLETTERE IL FATTO CHE LE COSE DI CUI VENGONO ACCUSATI OGGI GLI STRANIERI IN ITALIA SONO ESATTAMENTE LE STESSE DI CUI VENIVANO ACCUSATI GLI ITALIANI QUANCHE ANNO FA. LIBRO CHE CONSIGLIO A TUTTI, PER CAPIRE MEGLIO LA NOSTRA SOCIETA' E LA NOSTRA STORIA. GRAZIE STELLA!

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