L' ordine naturale delle cose

Antonio Lobo Antunes

Traduttore: R. Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2001
In commercio dal: 15 gennaio 2001
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788807015861
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Descrizione
Il romanzo dà voce a numerosi personaggi che si raccontano in prima persona e che, insieme, delineano l'inesorabile disgregazione esistenziale di una famiglia tra il 1950 e il 1990. C'è un uomo di mezza età che vive con una ragazza diabetica di diciotto anni in uno squallido appartamento insieme al padre e alla zia di lei. C'è un ufficiale rivoluzionario arrestato e torturato dal Pide, la polizia politica del dittatore Salazar; un misterioso scrittore; un ex agente dei servizi segreti che tira a campare vendendo corsi di ipnotismo per corrispondenza. E una donna che sta morendo di cancro.

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    Fingitore

    06/06/2013 23:06:16

    Secondo volume della "Trilogia di Benfica", quartiere natìo di Antunes, dopo "Trattato delle passioni dell'anima" e prima di "La morte di Carlos Gardel", "L'ordine naturale delle cose" riassume per struttura e contesto alcuni dei topoi della scrittura del vecchio psichiatra prestato alla letteratura: dipinta, infatti, ricorrendo alla consueta scrittura polifonica e schizofrenica, è una saga familiare intensamente portoghese, novecentesca e dolorante, argomento d'una fuga continua dei protagonisti-narratori in un gioco (vagamente autistico) di fughe in "altrove" - declinati a seconda delle biografie - precedenti e favolistici e paradossali. Se diversi commenti al libro parlano di "inesorabile disgregazione esistenziale" della genìa ritratta, a chi scrive pare che tale "disgregazione" si presentifichi in qualche modo dalla prima pagina, scorra lungo il libro con la costanza del Tago, appartenga in qualche modo del sangue di chi "parla" il libro stesso: è una famiglia già disgregata, ad apparire, a mostrarsi, a interpretare un ruolo, infinitamente tragico, fino in fondo, divisa tra un uomo di mezza età che divide il letto con una diciottenne diabetica, tra un ufficiale rivoluzionario arrestato e torturato dalla polizia politica di regime, tra passi in soffitta che ricordano antiche vergogne e cancro e corsi di ipnotismo per corrispondenza e orologi a cucù. E proprio in questa grandeur squallida, in questa palude di gesti minuti, Antunes eccelle: riempiendo la bocca dei personaggi - uniti da un unico modo di raccontare, come se parlassero una sola voce, che viene da chissà quando - e tirando le fila di una narrazione che corre sempre su un filo difficile e complicato, senza smarrirlo mai.

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