Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
Pagine: XXI-348 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806191726

58° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Sociologia e antropologia - Antropologia - Sociale e culturale

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Recensioni dei clienti

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    eziolo

    01/09/2011 12:24:28

    Ne ho apprezzato l'approccio multisettoriale e l'apertura razionale alle più recenti scoperte della scienza storica, certo soffre a volte di una certa ripetitività ma alla fine ne sono uscito accresciuto nella coscienza che: l'animale uomo ha (quasi) distrutto un concorrente. Una metafora 'ursina' mi sembra non citata è quella usata in borsa dove l'orso è contrapposto al toro, ancora una volta l'animale è 'negativizzato'. D'altra parte oggi lo si accetta come un gioco per bambini, per i grandi ... meglio una sana e mortale croce sul muro. PS qualche mese fa, in una festa leghista era previsto un spezzatino con 60 kg di carne d'orso. Più che celtico, riprorevole.

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    Daniele

    16/11/2008 12:57:02

    Di Pastoureau avevo letto in precedenza "Medioevo simbolico", libro troppo frammentario per sollevare più di un tiepido interesse. Invece, questa opera è una vera sorpresa: la storia della simbologia dell'orso, dalla preistoria ai giorni nostri, consente all'autore di utilizzare tutte le fonti della cosiddetta "nuova" storia (Immagini storiche, racconti agiografici, fiabe, connessioni con scienze come la paleontologia e la zoologia...) per riassumere un periodo di tempo di 80.000 anni circa in cui orso e uomo hanno goduto di un rapporto strettissimo, per molti versi sacro, e come esso sia stato modificato negli anni del medioevo al fine di sradicare antichissime credenze. Lo storico è un medievista, e gran parte del libro narra di trasformazioni avvenute durante quel millennio, ma forse la parte più affascinante può essere, per chi come me è digiuno di paleontologia, il primo capitolo, in cui viene sintetizzato un secolo di studi ove si cerca di dimostrare (o meno) se e quando gli uomini della preistoria avessero effettivamente adorato l'orso come dio. Ma tutto il libro è una miniera di informazioni.

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    Un lettore

    18/09/2008 14:31:18

    Ecco finalmente tradotto in italiano uno studio storico-antropologico originale e informativo, come da anni se ne vedono ormai sempre meno. Lo studioso francese riconosce giustamente nell'orso uno degli elementi fondamentali dell'antichissima religione europea: il plantigrado rappresentava infatti una "cratofania" (per dirla con Eliade, cui il libro sarebbe piaciuto) cioè una manifestazione di forza, ardimento, coraggio, ma anche un essere (per il suo apparire / sparire secondo i ritmi del letargo) in relazione con i cicli lunari, l'alternarsi delle stagioni e quindi con la vegetazione e la fecondità. Pastoureau cerca di ricostruire queste antiche forme di religiosità Europea a partire dal contestato culto dell' orso presso i Neandhertaliani per passare poi analizzare le sopravvivenze di questi ancestrali riti di caccia nell'antichità classica, celtica e germanica, fino al declino del prestigio religioso di questo maestoso animale nell'Europa ormai "cristiana": ma il Cristianesimo - dimostra Pastoureau - riusci' ad averla vinta sull'orso solo a condizione di annientarlo fisicamente e di inglobarlo nella propria sfera: ecco dunque sorgere leggende che narrano di santi (san Colombano, San Gallo..) accompagnati da orsi, vittoriosi sugli orsi ecc. Ma il libro di Pastoureau è molto di piu' che un bellissimo saggio di storia e di antropologia religiosa: è anche una meditazione sulla cristianizzazione dell' Europa e sulle sue modalità: l'Europa impiego' 1000 anni per diventare cristiana, e in questo millennio il Vangelo si diffuse mercè la sistematica distruzione della pre-esistente religiosità celtica e germanica e grazie alla creazione di una nuova "mitologia cristiana" in grado di inglobare tanti elementi delle culture precedenti (in Francia si stanno facendo magnifici studi su questi argomenti: speriamo di vedere presto tradotto in italiano il bellissimo "Mythologie Chretienne" di Walter). Insomma un libro che dovrebbe far meditare i fautori della stucchevole retorica sulle "radici cristiane" dell'Europa.

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