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Umberto Galimberti

Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 2007
Pagine: 180 p. , Brossura

8 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Gruppi sociali - Gruppi sociali in base all'età

  • EAN: 9788807171437

La tesi di fondo che anima il nuovo saggio di Umberto Galimberti, filosofo, psicologo e saggista di successo, è che il mondo di oggi, in particolare quello dei giovani di oggi, sia pervaso dal nichilismo e dall'assenza di valori e di senso. Il nichilismo infatti è quell'ospite inquietante, ben descritto da Nietzsche a fine Ottocento, che oggi torna ad aggirarsi nella vita dei ragazzi e delle ragazze italiane, cancellando prospettive e orizzonti, intristendone le passioni e fiaccandone l'anima. In un mondo che funziona esclusivamente secondo le leggi della tecnica e del mercato, scrive il filosofo, i giovani si sentono disincantati e sfiduciati, si scoprono disinteressati alla scuola, emotivamente analfabeti, inariditi dentro. Solo il mercato sembra interessarsi di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove però – avverte Galimberti – "ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa".
Questo stato di disagio fa sì che le famiglie si allarmino mentre risultano inefficaci i rimedi elaborati dalla nostra cultura sia nella versione religiosa, perché "Dio è davvero morto", sia nella versione laica e illuminista, perché non sembra che la Ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini. Nel deserto emotivo, creato dal nichilismo, attecchiscono secondo Galimberti i fenomeni di devianza giovanile noti alle cronache: il bullismo nelle scuole, le violenze degli ultrà negli stadi, l'ecstasy e le altre droghe nelle discoteche, i sassi gettati dal cavalcavia delle autostrade, sino ai gesti più estremi di terrorismo politico, di omicidio e di suicidio.
Ma come uscire da questo cupo scenario, che è per Galimberti innanzi tutto un problema culturale, e non psicologico e sociale? Come andare oltre il nichilismo? La soluzione c'è, scrive il docente di Venezia. E passa, manco a dirlo, ancora per Nietsche, quando ne La gaia scienza il grande filosofo tedesco scriveva: "La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa (…) La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere". La proposta di Galimberti è dunque quella di risvegliare e consentire ai giovani di dischiudere il loro segreto, spesso a loro stessi ignoto. Se gli adulti sapranno insegnare ai ragazzi l'"arte del vivere", come dicevano i Greci antichi, che consiste nel riconoscere le proprie capacità, nell'esplicitarle e vederle fiorire secondo misura, allora con questo primo passo i giovani potrebbero innamorarsi di sé. E quell'"ospite inquietante", messo finalmente alla porta, non sarebbe passato invano dalle loro esistenze.

Recensioni dei clienti

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    grant

    27/05/2015 22.12.24

    Questo saggio apre la porta tra il mondo degli adulti e quello dei giovani, con una maestria e una lucidità, che solo il filosofo e psicoanalista di orientamento junghiano Umberto Galimberti sa fare.

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    gianni

    06/11/2013 14.55.48

    La "pars destruens" (le ragioni del nichilismo) è passabile, ma è soprattutto farina di altri sacchi (hedeggerismo, Nietzsche, Severino, Volpi e molti altri). Quella construens (il rimedio al nichilismo) è ripiena di filosofemi, retorica, culturame incipriato da un'orgia di citazioni veramente irritante (gli ultimi due capitoli sono dei funambolici abracadabra di parole a effetto). Il libro metafisicizza (tutta colpa dell'heideggeriano "Gestell", la tecnica) l'origine del nichilismo, e l'autore non spende neppure mezza riga sul disastro morale, sull'ecatombe civile, molto storica e pochissimo metafisica, che specie in Italia si è consumata negli ultimi trent'anni. No, per Galimberti, è tutta colpa dei professori di scuola media e superiore (tema reiterato con una certa metodicità). Loro, i rabdomanti delle università, hanno prodotto solo civiltà, mistici entusiasmi, ethos sublime e sguardi biliosi verso la plebaglia rozza e indisciplinata.

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    Michele Balicco

    05/07/2010 12.25.51

    E' stata l'intervita di Galimberti al "senso della vita" di Bonolis a spingermi a comprare il libro. Diciamolo subito, l'autore è indiscutibilmente un grande nome e scrive in modo magistrale. Il libro, a mio avviso, alterna passaggi e capitoli davvero illuminanti e condivisibili come il secondo su scuola e professori e il terzo sull'"analfabetismo emotivo", ad altri dall'approccio troppo "alto" e filosofico, che non risolvono fino in fondo il problema e che finiscono fatalmente per annoiare. Insomma, un libro SUI giovani (comunque ben fatto) ma non certo PER i giovani.

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    Gianbruno

    01/07/2009 00.23.20

    ciao ,non ho ancora letto alcuno dei libri del Prof.Umberto Galimberti, ma ascoltato su yuo tube è mia profonda convinzione che lo stesso sia l'espressione dell'anima;quella di tutti Noi. Grazie Professore . firmato: una persona comune

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    Giorgio Borri

    16/04/2009 22.34.16

    Un libro illuminante di una chiarezza rara. La capacità di Galimberti di dare un taglio sia psicologico che filosofico, permette di vedere i temi trattati secondo una nuova luce.

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    Marina

    10/03/2009 14.19.40

    La lettura di questo libro mi ha attraversato l'anima. Grazie Professore.

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    Nella

    06/03/2009 19.04.11

    Leggendo il libro ho avuto questa sensazione, pur trattando di una problematica " inquietante" e che oggi genera forti disagi (non solo nel mondo giovanile a dire il vero)l'autore ne rimane completamente distaccato e a tratti compiaciuto. Il testo è un taglia-e-incolla di altri testi scritti dall'autore stesso o da altri autori (si veda ad esempio lo splendido ma introvabile " Il piacere e il male" di Giulia Sissa)non debitamente citati. Nel complesso è un'opera mediocre.

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    Elvi

    29/10/2008 18.30.21

    Premetto che stimo molto Galimberti per la sua chiarezza espositiva e per i suoi insegnamenti sempre così ricchi di contenuti. Devo dire però che questo libro difetta proprio di insegnamenti, non è altro che un'analisi fredda dei giovani. Non dà speranze ne indica vie molto più avvincenti risultano le sue interviste televisive o i suoi articoli.

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    diablo

    24/10/2008 17.48.47

    il libro ha dei buoni spunti, solo che sembra scritto da un parroco di campagna, ci sono troppi predicozzi e resta troppo in superficie. comunque, l'analisi c'è, qualche idea viene anche fuori, mi sare aspettato un'elaborazione di un certo spessore alla quale una persona che insegna filosofia dovrebbe essere abituata. in ultimo una domanda: cosa s'intende per musica giovanile? quali sono i limiti? io ho quarant'anni ascolto il rock anni '70, sono vecchio? mi sembra un po' tirata via la parte musica-politica, e oserei dire un po' faziosa

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    Paolo

    09/06/2008 17.38.46

    UN LIBRO SUI GIOVANI Il filosofo Galimberti dall’alto della sua scienza ci descrive quasi “tecnicamente” l’origine e le motivazioni della presenza de “l’ospite inquietante” tra i giovani. Avevo appena letto con grande interesse Galimberti, quando mi sono imbattuto nel romanzo di Luca Melis: UN’OMBRA NELL’ANIMA, che pare descrivere dal di dentro il messaggio lucido e analiticamente ineccepibile del filosofo. Indubbiamente sono stato preso da una grande emozione nel percepire gli stati d’animo dei giovani protagonisti di questo romanzo, per i quali: “tutti i giorni sono come uno solo, nell’uniformità perfetta di una vita che assapora quel vuoto di esperienza che accade quando si sono verificate tutte le attese, tutte le speranze, tutte le illusioni. E’ allora che l’impossibile, come un muro sbarra tutte le vie del possibile che alimentano il futuro.(Galimberti)”. Luca Melis con lucidità e crudezza descrive le crisi personali del protagonista e del suo “branco” che sono, insieme, crisi della società in cui vive. Parliamo dell’esordio di un figlio del nostro tempo malato che, come scrittore, richiama con stile minimalista e incalzante procedere narrativo alla storia, spesso inquietante, dei giovani d’oggi in una Milano da vivere e da scoprire. In questo contesto è interessante verificare come il romanzo di Luca sia pervaso da una continua speranza, vista come apertura verso il possibile e superamento dell’attesa: “E’ come un enigma da sciogliere giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno cambiare per quanto possibile, quegli automatismi. L’unica certezza farlo quasi esclusivamente per me stesso. Alla faccia della filosofia e della religione, che non mi appartiene, se non per la cultura che mi ha nutrito sino a qui. (Luca Melis)”. Mi pare poi che la via d’uscita sia concretamente espressa nell’arte dello scrivere questo romanzo per il quale Luca vedrà sicuramente riconosciute le proprie capacità, come parte della sua “arte di vivere”.

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    marco

    07/06/2008 13.48.17

    Analizza condotte giovanili tipiche, dalla frequentezaione delle discoteche, all'uso di doroghe, fino ad arrivare a fenomeni più marginali come l'omcidio della suora in Lombardia (se non ricordo male a Chiavenna) ad opera delle tre ragazzine minorenni. Sullo sfondo il denominatore comune della incapacità della famglia e della scuola nel farsi interpreti e comunicatori dei sentimenti dei ragazzi. Chiaro nella ricezione dei messaggi, offre anche spunti originali sulla causa scatenante di talune condotte (la droga come sprigionamento di energia e non come deisderio di colmare un vuoto), il tutto nella costante trapsosizione moderna del pensiero di Nietsche, Platone ed altri grandi filosofi. Indubbiamente interessanti le tematiche, anche se un pò difficoltoso nella comprensione delle premesse sociofilosofiche e talvolta un pò srigativo nelle conclusioni. Da leggere insomma per poi approfondire altrove.

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    Giuseppina Genovese

    26/05/2008 16.27.56

    Ho scelto questo libro girovagando in libreria, mi hanno attirato sia la copertina sia il titolo; quando poi, ho letto il retro del libro, ho subito deciso di acquistarlo. Sono una signora di cinqu'anni, da sempre affascinata da tutto ciò che mi circonda,e, questo libro ha rapito totalmete il mio cuore e la mia mente. Ho apprezzato la conoscenza dei giovani,da perte del Professore U. Galimberti, ed avendo intorno a me parecchi ragazzi e ragazze, ne ho riscontrato la sensibile obiettività, nell'illustrare il modo di vivere dei giovani di oggi. Condivido la squisita qualità del libro, la professinalità e l'esperiena che sono l'anima del libro stesso. Ringrazio il Professore per questo bel libro, e vorrei dire ai ragazzi che hanno scritto alcune recensioni, qui pubblicate, che la loro giovane età e il vivere in prima persona le fatiche che la società impone, non permette loro l'obbiettività necessaria per una autoanalisi. Comunque, il professore a messo a disposizione la sua esperienza, i ragazzi devono mettere a disposizione la loro, in questo modo inizia uno scambio reciproco che può aprire in tutti noi un modo diverso di vedere le cose. Giuseppina Genovese

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    Michele

    18/05/2008 18.36.23

    Un dipinto realistico e commovente dei giovani d'oggi. Lo consiglio a tutti gli adolescenti come me che hanno dentro di sè un pò di nichilismo di cui parla il prof. Galimberti perchè è un modo di capirci al meglio come non avremmo mai creduto e cercare di migliorarci. Galimberti è riuscito a semplificare metodicamente il disagio giovanile.

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    Fede

    10/05/2008 15.07.02

    Ho letto questo libro a marzo e dato che tra poco + di un mese mi diplomo ho deciso di riprenderlo x discuterne agli orali...Con questo voglio dire che mi ha particolarmente colpita. Il professore ha tracciato il profilo della nostra gioventù con grande maestrìa! Questo VUOTO che pervade la nostra vita è insito dentro di noi e spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto... Beh, mi complimento col prof. perchè ha fatto prp uno splendido lavoro! In ogni caso sono anch'io del parere che il linguaggio da lui utilizzato non è dei + comprensibili...chi non ne sa un tubo di filosofia incontrerebbe serie difficoltà a capire...Ma NIENTE è IMPOSSIBILE!! "Tutto quello che non mi fa morire mi rende + forte" ...meraviglioso Nietzsche *.*

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    Marco

    03/05/2008 15.46.55

    Dalle prime pagine fino alla fine è un concatenarsi di considerazioni, a prescindere dal fatto che come gia altri ragazzi vedo che hanno precisato, Dio non è morto e altri pareri personali, lo ritengo: interessante - scontato - geniale - mm? - attento e profondo - quando finisce? in linea di massima, ho cercato di riassumere le considerazioni più importanti che ho riscontrato. specialmente le ultime 20 / 30 pagine, secondo me soporifere. Ho acquistato il libro dopo aver visto U. Galimberti alla trasmissione di bonolis "il senso della vita", pubblicizzato come un libro di analisi della situazione giovanile (vero, lo è) ma la cosa che credo di poter imputare (non sul contenuto ma la forma)è che non ha tenuto conto di quei giovani scrivendo questo libro. Il linguaggio da lui usato secondo me è incomprensibile a quei tipi di persone che in realtà farebbero bene a leggere ALCUNE PARTI di questo libro; rileggere una frase almeno 5 volte prima di capirla, spingerebbe il 90% delle persone a cestinarlo dopo le prima 18 pagine. Questo commento sempre riferito come critica al modo in cui è stato pubblicizzato nella trasmissione. Non conosco il professore, questo non vuol essere assolutamente una critica distruttiva anzi, solo che in alcune parti secondo me ha fatto pesare di più il suo bagagli oculturale, rispetto all'efficacia che il modo di esprimere questo bagaglio avrebbe fatto avere al suo (suo?) messaggio.

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    Paolo

    01/05/2008 16.40.28

    Seguo Galimberti da moltissimi anni, lo scoperto con la Repubblica, ma da quando il tribunale di Roma lo ha condannato per plagio, con questa nuova opera ricade nello stesso errore – anche se ha chiesto scusa - non mi fido più. Lo dico con dolore ma è così. Il libro è sul comodino lo guardo e non lo apro e non leggo più le rubriche del professore.

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    CHIARA

    26/04/2008 17.21.56

    SONO UNA RAGAZZA DI 18 ANNI CHE HA LETTO CON PARTICOLARE INTERESSE QUESTO SAGGIO.... CHE DIRE?IL PROFESSORE GALIMBERTI HA PIENAMENTE RAGIONE...CI HA DESCRITTI , IN PARTE,ABBASTANZA CORRETTAMENTE.PECCATO NON AVER RICORDATO CHE NON TUTTI I GIOVANI SONO COSì.IO NON SENTO IL NICHILISMO NELLA MIA ANIMA,Nè NELLA MIA TESTA.HO LA GIOIA DI VIVERE E SE ,A VOLTE, MI SENTO SVILITA E SENZA AMBIZIONI NON POSSO FAR ALTRO CHE DARE LA COLPA AGLI INSEGNANTI CHE ISTRUISCONO MA NON EDUCANO....AGLI ADULTI CHE CI RIPETANO CONTINUAMENTE QUANTO SIA DIFFICILE E TRISTE LA VITA SENZA MOSTRARCI IL SOLE,L'AMORE,LA GIOIA CHE FA PARTE DI ESSA.

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    giampiero zito

    21/03/2008 15.44.50

    Pur condividendo alcune considerazioni diLetizia Ricci,"sento di dovere assegnare un voto alto in considerazione,dello sforzo personale del professore che,già da diversi anni da prova di un coinvolgimento della "personalità in toto" a problemi che non solo "investono" ma,producendo giustamente il cosidetto "disagio",generano in modi diversi e per certi aspetti "misteriosi", la riscoperta sempre nuova"emotivamente",dell'unico senso(da qui "uni-verso),e quindi, è giusto parlare di analfabetismo emotivo.

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    Tullio

    13/02/2008 20.59.23

    Uno sguardo brutale, a volte spietato - ma non cinico - sui "giovani" contemporanei. In verità, nulla di particolarmente originale, almeno per chi ha letto l'ultimo Freud, Benasayag, Ehrenberg e Blask; però Galimberti sintetizza il pensiero di questi autori in modo efficace ed elegante. Magistrale l'uso di Nietzsche, che con i suoi aforismi ineguagliabili accompagna il lettore dall'inizio alla fine del libro, e senza sconti la condanna della scuola, corresponsabile della deriva nichilista di un'intera generazione. Un taglio diverso - meno citazioni e più concretezza - avrebbe certamente giovato al capitolo finale, in cui Galimberti delinea la sua proposta di come oltrepassare il baratro nichilista.

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    Veronica

    30/01/2008 11.55.08

    E' un libro splendido.... Un ritratto perfetto della contemporaneità... intenso, coinvolgente, persuasivo. Merita il massimo dei voti...anche se Dio non è morto! Grazie Professore.

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