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Sergio Luzzatto

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2007
Pagine: VIII-419 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806185718

Un giorno dell'estate assolata del 1951 ebbi la ventura di conoscere, all'età innocente (almeno per l'epoca) di sei anni, padre Pio. Mia nonna, che viveva in una cittadina della costa pugliese, decise di portarmi con sé a San Giovanni Rotondo in un viaggio di pie donne che andavano a farsi confessare dal celebre cappuccino: vivevo ormai a Torino, una città alquanto pericolosa per la fede, e anche solo la vista del frate avrebbe potuto evitare di perdermi. Ho un vago ricordo di quella mattina (avevo sei anni): l'impressione più netta è l'atmosfera particolare che avvolgeva la chiesa e che si tradusse in un fremito silenzioso e adorante alla comparsa del frate. Non voglio tediare oltre il lettore con queste frattaglie mnesiche affiorate durante la lettura del bel libro di Luzzatto; se ho deciso di farlo, è perché mi hanno aiutato a mettere meglio a fuoco un disagio crescente che ho provato leggendolo. Ma procediamo con ordine.
Come studiare storicamente il fenomeno di padre Pio, del suo culto, della sua straordinaria fortuna? Comunque lo si valuti, è difficile sfuggire all'impressione che abbiamo di fronte la figura di santo più importante del Novecento cattolico italiano, non fosse che per la sua ricaduta e pervasività sociale. In Italia esistono 2.714 gruppi di preghiera ufficiali di padre Pio e altri 793 nel mondo (dati fine 2005). Un sondaggio, sempre relativo all'Italia, realizzato nell'ottobre 206 dalla Swg per "Famiglia Cristiana" ha confermato che padre Pio è il santo di gran lunga più venerato, invocato, ricercato, amato (più di Gesù e della Madonna?). Nel corso del 2006 circa sei milioni di pellegrini si sono riversati a San Giovanni Rotondo (un numero pari a quanti nello stesso anno si sono recati a Gerusalemme e in Terra Santa). Che dire poi dei miracoli che gli sono stati attribuiti? Dalla morte (23 settembre 1968) fino al dicembre 1995 sono state depositate circa 500.000 segnalazioni di grazie con l'espressione di sentimenti di gratitudine e devozione; 64 mila descrizioni particolareggiate di grazie e miracoli ottenuti; 500 casi con allegata documentazione medica: se si tiene conto del fatto che la positio del cardinale Newman è bloccata per la mancanza anche solo di un modesto miracolo, e che questa anoressia minaccia altre cause di beatificazione, non fosse che per la difficoltà di accertare oggi, alla luce degli attuali criteri medico-scientifici, la soprannaturalità di una guarigione, non si può non riconoscere, nella dimensione taumaturgica attribuita al frate di Pietrelcina, una componente tradizionale ma nel contempo decisiva della fortuna del suo culto. Né è un caso che il vero oggetto del libro in questione, come indicato dal sottotitolo – come spesso accade, il vero titolo – sia la dimensione miracolistica del culto di padre Pio e il suo intreccio con la politica.
L'autore dichiara fin dall'inizio il suo punto di vista antropologico: in discussione non è la verità o falsità dei miracoli, ma la santità come fatto sociale: "Quale pratica sociale, la santità comporta rituali ed interazioni; i santi contano per come appaiono, non per come sono". In effetti, padre Pio non appare pressoché mai per quel che era – e cioè un mistico, un cristomimeta, un frate convinto che la sua sofferenza, come quella del Cristo, potesse svolgere una funzione redentrice vicaria (l'eccezione costituita dall'attenzione al corpo sanguinante del frate non deve stupire, nell'autore di Il corpo del duce) – ma "in funzione di": dell'uso cialtronesco e affaristico del suo culto, a cominciare dalla corte dei miracoli che si costituì intorno a lui a San Giovanni Rotondo per finire – come succede in genere in questi casi – al turismo religioso dei pellegrinaggi di massa contemporanei; dell'uso strumentale della sua figura in una lotta senza quartiere ai massimi livelli ecclesiastici, tradottisi in due "persecuzioni"; ma soprattutto dell'uso politico.
Quest'ultimo uso costituisce l'apporto più originale e rilevante del libro. Grazie a un'indagine archivistica attenta e approfondita, Luzzatto mette in luce in modo convincente trame e personaggi ignoti o poco noti – almeno su questo sfondo – che utilizzarono la crescente popolarità di padre Pio per rinsaldare il rapporto tra chiesa e fascismo. Lo studio del culto di padre Pio durante il ventennio diventa così un modo nuovo e prezioso per studiare il clerico-fascismo; nel contempo, se si pensa alle sue rinnovate fortune, anche dal punto di vista dei mass media, nell'immediato secondo dopoguerra (santo da rotocalco, divo con le stigmate, nuovo uomo della provvidenza), esso è anche "una maniera per chiedersi quanto sia rimasto in Italia del clerico-fascismo, dopo la fine del fascismo".
Un posto a parte, in questa vicenda, occupa Emanuele Brunatto, un vero e proprio deuteragonista, l'apostolo organizzatore del culto. Personaggio proteiforme, lestofante e geniale, delatore e artista, attraverso vicende rocambolesche e tragicomiche ricostruite in modo brillante da Luzzatto, Brumatto è alla fine in grado di compiere quella generosa donazione iniziale che gettò le basi della costruzione dell'ospedale di San Giovanni Rotondo. Peccato che dietro quella donazione ci fossero i loschi traffici di mercato nero nella Parigi occupata tra Brumatto e gli ufficiali della Wehrmacht: "Il benemerito ospedale del frate con le stigmate affonda i propri natali finanziari – letteralmente – nell'alcol con cui il collaborazionista Brumatto innaffiò i banchetti parigini di una Wehrmacht trionfante".
L'altro capitolo innovatore del libro riguarda le cosiddette "persecuzioni" da parte dell'istituzione. Grazie a nuovi documenti archivistici possiamo così seguire meglio la complessa battaglia tra sostenitori e difensori. In particolare, emerge in tutta la sua distruttività la posizione di padre Gemelli, che scrisse – sulla base di una sola breve visita e senza una vera e propria visita medica – forse il documento più negativo nei confronti del frate di Pietrelcina.
In epoca contemporanea, la promozione della santità da parte dei vari pontefici è diventata l'antesignana del processo e delle forme di ricristianizzazione di vario tipo manifestatesi a partire dalla Restaurazione. La politica parossistica di Giovanni Paolo II non ha fatto che accentuare una linea di tendenza ben più antica. Su questo sfondo, la storia conflittuale del culto di padre Pio diventa la storia conflittuale e contraddittoria dei rapporti stessi della chiesa con la modernità. Per un verso, è la storia di personaggi e linee di tendenza che hanno teso a dare un'interpretazione al passo con i tempi della fede cattolica, disincarnandola e adeguandola alle esigenze di un'epoca dominata dalla scienza: in questa prospettiva, padre Pio appariva come il retaggio di un cattolicesimo mistico e arcaico, intriso di miracolismi e superstizioni; le stigmate stesse, al confine tra autosuggestione e nevrosi, diventavano il banco di prova di una scienza medica che doveva essere in grado di spiegarne le origini naturali. Per un altro verso, soprattutto nel secondo dopoguerra e dopo la morte del cappuccino, la lotta che si è svolta intorno al suo processo di beatificazione è diventata uno specchio significativo di una revanche de Dieu: di uomini di chiesa, a cominciare dal papa polacco, che nell'alter Christus di San Giovanni Rotondo, nelle sue stigmate, nella sua pietà liturgica, nella sua azione taumaturgica ritenevano di riscoprire quella dimensione del Trascendente costitutiva del cristianesimo, mortalmente minacciata dalla chiesa post-conciliare.
E padre Pio? In una ricostruzione storica, per altro pregevole, come quella di Luzzatto, che programmaticamente dichiara: "Uno studio della vita di padre Pio avrà offerto un contributo istruttivo alla storia dell'Italia novecentesca soltanto se sarà riuscito ad illuminare paesaggi più vasti che un luogo di pellegrinaggio, situazioni più generali che un'avventura di santità: culture condivise, strutture del collettivo", è evidente che non v'è spazio per il singolo protagonista. Ed è a questo punto che il mio ricordo infantile, con il suo implicito messaggio sul particolare fascino e cioè sul carisma straordinario del personaggio, ritorna in scena. Esso aiuta a mettere a fuoco un problema non secondario: il rapporto tra vicenda biografica e più generali strutture sociali. Problema che era già sullo sfondo di I re taumaturghi di Marc Bloch e che, non a caso – sempre di un santo, anche se re, si tratta – sta al centro del libro di Jacques Le Goff su Luigi IX. È possibile separare in modo così programmatico, come Luzzatto fa, vicenda biografica e più generali vicende storico-sociali? Ricostruire l'intreccio politico-religioso – e quant'altro mai – che accompagna la storia del culto di padre Pio nel corso del Novecento è, certo, impresa meritoria. Ma è solo un volto della luna. L'altro volto, quello di padre Pio, della sua formazione, del suo rapporto di direzione, delle sue esperienze mistiche, delle reti di relazioni cui esse diedero atto, e cioè del modo in cui mistica e politica in lui si relazionarono contribuendo alla formazione del suo culto, attende ancora uno studioso capace di riportarlo nel mondo sublunare della storia. Giovanni Filoramo

Sergio Luzzatto, docente di Storia moderna e autore di fortunati saggi sull'Italia del Novecento, in questa nuova opera affronta il tema non facile della rilettura del mondo di padre Pio, della vicenda storica di un uomo nato a Pietrelcina nel 1887, ordinato sacerdote a Benevento nel 1910 e scomparso nel 1968. Un uomo che è stato beatificato e poi canonizzato da Giovanni Paolo II.
Una biografia difficile e controversa quella del santo pugliese, frate cappuccino famoso per il miracolo della sua stimmatizzazione, per le guarigioni e per le folle di devoti, curiosi e disperati, che lo seguivano numerosi. A Luzzatto non interessa stabilire se le piaghe sul corpo di padre Pio siano state vere stigmate, né se le opere da lui compiute siano stati veri miracoli: chi cercasse in questo libro la risposta affermativa o negativa a domande di tal genere, sbaglierebbe. Qui, le stigmate e i miracoli del santo interessano per quanto rivelano del mondo che si muoveva intorno a lui: quel variopinto universo di frati e preti, di chierici e di laici, di credenti o di atei, di colti e di ignoranti che hanno creduto, o rifiutato di credere, nel carattere soprannaturale di quelle stigmate e di quei miracoli. Luzzatto descrive, con il rigore dell'indagine storiografica, la "fede dei semplici" suscitata da padre Pio, il credo di un popolo italiano che, dagli anni successivi alla Grande guerra era assetato di segni e bisognoso di una sorta di "miracolismo magico". Il frate, vissuto per quarant'anni a San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia, era "il simbolo di un Paese sospeso tra arcaismo e modernità" e il culto nei suoi confronti esprime ancora oggi una miscela di Medioevo e postmoderno: è una devozione autenticamente popolare, di carattere gigantesco e sommerso.
Di questo testo colpisce anche il giallo del capitolo sui documenti inediti che rivelano come il frate, nel 1919, facesse acquistare da una farmacia pugliese, in grande segretezza, dell'acido fenico: una sostanza adatta per procurarsi pieghe alle mani. Richieste sotto banco, bassa cucina del prodigioso che sembrerebbero rivelare una realtà meno incantata di quella descritta nelle agiografie. Lo stesso Luzzatto però, non ha voluto sottolineare eccessivamente questo aspetto della sua ricerca. Una ricerca che ha il merito di rivelare i sospetti che il Sant'Uffizio coltivò per decenni sul conto del frate; e di raccontare la collaborazione fornita all'Ovra (la polizia segreta fascista) dal principale promotore della devozione a padre Pio, Emanuele Brunatto, svelando così gli intrecci nascosti tra miracoli e politica nell'Italia, clericale e fascista, di quel periodo del Novecento.

Recensioni dei clienti

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    Tiktaalik

    02/11/2016 12.13.42

    È un testo impegnativo e documentato. L'autore chiarisce subito che né i credenti né gli scettici troveranno nel libro risposte, egli si ispira ai medievisti, agnostici per professione, e si sforza, e sottolineo si sforza, di rimanere imparziale fino alla conclusione. Per mia convinzione, la costruzione di una psiche abnorme del frate si rivela fin dalla giovinezza, quando lui si identificava in Gemma Galgani, della quale addirittura copiava passaggi epistolari. Ben inquadrato il fenomeno padre Pio nel suo contesto storico, quando il primo conflitto mondiale e la successiva epidemia di influenza spagnola aumentarono il bisogno degli uomini del sacro. Luzzatto invita a diffidare dei cliché, io dico che la mente umana ha bisogno anche di semplificare ma una cosa è la sintesi improntata a cultura e razionalità, una cosa è la sintesi basata su ignoranza, che ispira un... rosario di frasi fatte, una su tutte :la scienza non può spiegare ogni cosa. Tragicomico il nostro destino di umani, fa piangere e fa sorridere.

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    Lorso57

    03/11/2013 20.29.57

    Testo complesso che richiede notevole impegno ma ripaga appieno il lettore paziente. La figura a tratti contraddittoria di Padre Pio narrata e inserita in 60 anni di storia italiana, fra i giochi della politica, le manovre del Vaticano e l'entusiasmo incontenibile dei fedelissimi di Padre Pio che spesso sconfinava nella superstizione. E' un mondo pieno di chiaroscuri quello che ci presenta lo storico Luzzatto, un'Italia con luci e ombre, piena di furbi, di approfittatori ma anche di persone vere, credibili e in perfetta buona fede. Senza entrare nel merito del giudizio personale sulla figura di Padre Pio ho molto apprezzato il suo metodo e la sua narrazione che secondo me, lodevolmente, non prendono posizione ma si limitano a raccontare i fatti a favore e contro lasciando che il lettore si formi correttamente una propria opinione. Didattico.

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    Emanuele

    22/12/2009 19.24.05

    Questo, piu che un libro è un trattato storico,ben fatto, ma questo per me non basta; ci sono punti di vista dell autore che non condivido per nulla....mi sembra che tenda a discredidare il grandissimo Santo che è Padre Pio.... voto:4/10

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    Letizia

    10/12/2008 15.10.29

    Libro storico impeccabile che non indulge a prese di posizione di alcun genere, poiché i fatti parlano da sé. Una chiave eccellente per capire i rapporti tra potere laico e religioso ed in particolare tra stato fascista e chiesa. Ma perché ci si è scordati cosi' a lungo dell'eccidio di San Giovanni Rotondo del 14 ottobre 1920?

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    Fausto

    13/05/2008 11.59.10

    Un libro da far leggere nelle scuole, per spiegare cos'è stata gran parte dell'Italia nel XX secolo e cosa ancorà è, purtroppo, sempre in buona parte: quella dei milioni di pellegrini che parteciperanno alla macabra processione davanti al cadavere di Padre Pio. Una descrizione precisa, come scrive l'autore, della formazione del clerico-fascismo in Italia.

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    Thaumazo

    21/03/2008 14.39.47

    Un saggio di eccezionale valore scientifico, estremamente preciso e ponderato. Questo testo esplora la funzione del fenomeno "Padre Pio" nella sua dimensione sociale, economica e politica. Il culto di Padre Pio è servito di volta in volta a fomentare lo squadrismo anticomunista, a cementare l'alleanza fra Vaticano e regime fascista, a aggregare intorno a sé molti elementi dell'estrema destra anni Settanta. Non meno importante è l'enorme flusso di denaro che la presenza dello stigmatizzato ha riversato e tuttora riversa su S. Giovanni, condizionando in modo decisivo l'economia del paese e delle zone limitrofe. Infine è rimarchevole la presenza, intorno a Padre Pio, di personaggi a metà fra i faccendieri e le spie, con Emanuele Brunatto in testa, che hanno costruito la fortuna del "primo sacerdote stigmatizzato" e che a loro volta sul culto del frate hanno edificato la propria (sebbene Brunatto i veri soldi li abbia fatti col mercato nero nella Parigi occupata). Molto utile a capire a che cosa serva la religione, nel XX secolo ma non solo.

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    Gianni Soro

    14/03/2008 10.08.09

    Un libro serio, rigoroso ed estremamente godibile sul piano stilistico. Inutile aggiungere che questo saggio magistrale si fa largo fra montagne di spazzatura editoriale di stampo agiografico e nauseabonde vampate di incenso.

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    Carlo

    12/03/2008 13.14.09

    Confermo l'opinione di numerosi altri lettori: si tratta di un ottimo libro, che offre uno spaccato estremamente interessante su diversi aspetti della vita recente del nostro Pease: dal clerico-fascismo, al modo in cui attese di miracolismo ed interessi economici generano fenomeni di discutibile moralità, e che pongono (a mio parere anche ai credenti) una banale domanda: ma la religione é questo? Sono i traffici di Brunatto, i presunti miracoli discutibili se non del tutto inventati, le apologie prive di ogni contenuto? I credenti dovrebbero mediatare anche sui numerosi dubbi espressi da personalità ecclesiastiche di grande valore e moralità (come A.Gemelli o Papa Giovanni), ed anche (a mio parere) sulla deprecabile attitudine recente di fare santi "a furor di popolo" ... Come dicevo, si tratta però anche di un'opera storica di indubbio valore, soprattutto nel descrivere le modalità di affermazione del fascismo nascente e degli ambienti che ne hanno favorito/incoraggiato l'ascesa, e le modalità anch'esse discutibili in cui é nato l'Ospedale di S.Giovanni Rotondo, sottraendo risorse all'intero paese ... Infine, ne emerge anche se defilata la figura del frate, a parole tutto intento a stornare da lui ogni attenzione, ma in realtà estremamente sensibile nel costruire la sua immagine, scaltro nel gestire la cerchia dei suoi fan, palesemente soddisfatto ed a suo agio nell'iconografia del santo ... In definitiva, un libro molto istruttivo.

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    Peter

    12/12/2007 08.23.54

    La dimensione storico-religiosa del libro è già stata messa in evidenza dai commenti precedenti, soprattutto da Gino, Filippo e dall' anonimo "un lettore". Mi limito ad aggiungere che l'opera è anche una indimenticabile e godibilissima galleria di personaggi del nostro '900: Agostino Gemelli, Angelo Roncalli (il futuro pacioso "papa buono" lo incontriamo tra l`altro nelle vesti di un pugnacissimo prete-soldato imbevuto di propaganda e convinto assertore della guerra italiana contro l`Austria), ma tra tutti giganteggia o meglio serpeggia la figura di Emanuele Brunatto: primo apostolo di Padre Pio (Luzzatto lo chiama "il suo San Pietro") e truffatore finanziario, primo (e, a quanto pare, finora insuperato) agiografo del frate e millantatore, cattolico ferventissimo e pescecane arricchito grazie alla borsa nera. I cattolici ora si schermiscono in coro dicendo: "ma noi sapevamo già tutto !"; sarà: ma finora le agiografie di Padre Pio (se ne prenda una qualunque: son tutte copiate una dall'altra...) hanno dedicato a Brunatto solo mielosissime paginette che lo descrivono come "l'uomo nuovo" toccato dalla Grazia dopo un passato un po' oscuro e convertito alla buona causa del Frate. Degna di una spy-story è poi la vicenda della costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza: in sintesi, quando nell'immediato dopoguerra gli americani misero a disposizione dell' Italia un miliardo di lire per la ricostruzione del sistema sanitario nazionale, i fratelli Lodovico & Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) riuscirono a dirottare 250 milioni a favore dell' ospedale di padre Pio, per cui il miliardo a disposizione venne cosi' distribuito: 130 milioni alla Croce Rossa, 250 milioni a padre Pio, il resto da suddividere tra tutti i rimanenti ospedali d'Italia. Come fu possibile questo ennesimo "miracolo"? be', come per ogni spy-story, è buona educazione non svelare il finale: leggete il libro!

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    Giulio Saba

    08/12/2007 10.53.42

    Chi si prende la briga di pubblicare un lavoro su padre Pio, sia egli un grande storico, studioso, religioso o un semplice interessato alla straordinaria vita del frate garganico si deve prendere una grande responsabilità, non tanto nei confronti dei milioni di devoti sparsi per il mondo, non nei confronti della Chiesa, non nei confronti del mondo francescano e neanche dei lettori: si deve prendere una responsabilità su se stesso. padre Pio non si può maneggiare in nessun modo. E' impossibile inquadrarlo. Luzzatto pretende di scrivere un quadro storico (come tra l'altro fece Carlei nel bellissimo film sul frate) quasi ripetendo in trans continuamente 'sono uno storico, a me interessano i fatti, i documenti'! Bene, tanto di cappello! E dopo aver scritto quest'opera, tra l'altro interessante davvero, cosa ha portato alla luce? Che cosa ha scoperto lo storico Luzzatto? Si era presfisso di non fare la solita cronologia miracolistica sul frate e allora cos'è che ha portato di nuovo? Quali dati, notizie, sorprese? NIENTE! ho letto tanti di quei libri su Padre Pio e leggere anche questo, spinto dal fatto che potessi trovarvi qualcosa di nuovo, non mi ha creato nessun fastidio! Confrontando ciò che scrive Luzzatto con tutto ciò che si sa di Padre Pio non viene a galla nulla di nuovo, tranne l'originale attitudine velata dello storico Luzzatto di screditare l'aspetto miracolistico del frate, involontariamente presente nel malloppo! Non serviva Luzzatto per farci conoscere chi era il Brunatto, non serviva Luzzatto a farci scoprire la provenienza di alcuni fondi per le opere...tutta roba già nota! Padre Pio, dicevo, non può essere maneggiato a piacimento. L'hanno fatto per quasi un secolo: medici, inquisizione, papi, attori,grandi personaggi dello sport e dello schermo e non hanno capito nulla. Perchè siamo destinati a non capire nulla di Padre Pio. Egli era e resterà sempre un segno di contraddizione, un mistero!

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    luigi

    17/11/2007 10.31.22

    il libro è interessante,ma non voglio schierarmi nè dalla parte di chi crede,nè dalla parte degli scettici,ma volevo solo esporre una mia osservazione,e cioè che,nel momento in cui si va oltre la credenza metafisica di ognuno di noi,ma si avallano certi fenomeni paranormali,si commette un grave errore,perchè si getta nel discredito per esempio un miliardo di cinesi,fra buddhisti e taoisti,che non hanno niente a che fare con queste cose.E allora,che vogliamo dimostrare? che questi poveri cinesi,o altri sostenitori di altre fedi o filosofie religiose,sono una massa di poveri dementi che non hanno capito niente? mi spiace ma c'è troppa presunzione in questo.

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    Filippo

    16/11/2007 13.11.32

    Il libro non è esente da qualche neo, in quanto, su un terreno propriamente storico-religioso, mostra qualche incertezza: a pag. 47 definisce l'eucarestia "una metafora" (mentre, secondo la credenza cattolica, si tratta di presenza reale, non metaforica), usa poi le parole "cosmogonia, cosmologia" in senso improprio o addirittura fuori luogo, e, nella nota 43 di pag. 32, definisce un pubblicista come Élemire Zolla "uno degli studiosi piu' autorevoli della mistica occidendale". Si tratta comunque di un libro fondamentale su un tema lasciato finora in balía di agiografi e "biografi" di dubbia serietà, un libro che ci porta ad interrogarci sulla nozione stessa di santità: sembra che la Chiesa cattolica, per motivazioni dottrinali, politiche, pastorali (quindi per esigenze legate alla sua sussistenza e alla sua ragion d'essere) estragga da certe persone (i Santi, appunto) come un distillato di virtu' (la santità) da presentare poi alla venerazione dei fedeli: ma esiste ancora una persona dietro l' immagine retorico-dottrinale del "Santo"? esiste davvero qualcosa, un quid, che puo' essere definito santità? in sintesi: non sarebbero forse i Santi altro che un' invenzione della Chiesa?

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    Un lettore

    15/11/2007 10.32.54

    Nonostante lo stile scorrevole e vivace, il libro di Luzzatto non e` ne` "facile" ne` divulgativo: non e` facile perche` presuppone nel lettore una buona cultura storico-letteraria, non e` divulgativo perche` si presenta come un`originale indagine storico-critica su Padre Pio basata su materiale d` archivio (e come tale destinata a fare terra bruciata delle innumerevoli agiografie pubblicate finora e magari spacciate come "biografie definitive"). Dallo studio di Luzzato emerge innanzitutto l'angustia dell`esperienza interiore di Padre Pio, che si riduce a poco piu' che a una dolorante identificazione con la Passione di Cristo, una spiritualita` talmente terra terra che si sarebbe tentati di condividere, se non proprio il giudizio di padre Gemelli (cfr pag. 182: "una poverta` spirituale disperante" ), sicuramente quello espresso in forma interrogativa da monsignor Maccari nel 1960 : " Perche` un uomo non eccezzionale per le sue qualita` e tutt`altro che esente da ombre e difetti, e` riuscito a crearsi una popolarita` che ha pochi riscontri nella vita religiosa dei nostri tempi? Come si spiega il fascino di  (...) questo religioso dall` aria stanca, dai modi rozzi e dalla voce sgradevole?" (pag. 376). La risposta alle domande di Monsignor Maccari è nota a tutti: sono i "miracoli" la determinare il successo di Padre Pio, e non solo tra la massa anonima dei fedeli accomunati da cio' che Luzzato definisce "l'incultura del miracolo", ma anche presso i vari poteri religiosi e civili decisi a trarre vantaggio dal fenomeno. L'attività taumaturgica di Padre Pio è immensa: le celeberrime stimmate, certo, e le guarigioni, ma anche fenomeni straordinari di ogni tipo: ipertermia, bilocazioni, levitazioni... proprio come uno yogin tibetano o uno sciamano siaberiano (spero a questo proposito che qualcuno intraprenda uno studio antropologico sul santo da Pietralcina, magari con un approccio comparativo).

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    umberto ferrari

    13/11/2007 19.51.49

    raramente ho letto un libro di storia così scorrevole e nel contempo documentato . L'autore , che segue un modo di scrittura anglosassone , rende lieve una interessantissima ricerca su un fenomeno del XX° secolo . L'argomento è poi trattato con grande delicatezza , sottile ebraica ironia e distacco accademico . Un libro per ragionare sulla santità, sul complesso rapporto fra la mistica e le gerarchie religiose , fra la politica e la religione , fra il sacro ed il profano . Padre Pio ne esce fortemente umano ; sarà poi il lettore a valutare cosa sia stato quest'uomo, data la descrizione di fatti svolta senza pregiudizi ed intenti che non siano quelli della corretta ricerca storica.Una lettura consigliabilissima ed estremamente gradevole .

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    Gino

    13/11/2007 12.52.17

    Nell` ambito di una "Storia religiosa d'Italia" (che spero qualcuno un giorno scriverà) il Gargano occupa sicuramente un posto specialissimo, dato che il promontorio pugliese offre un' impressionante continuita` di fenomeni appunto religiosi: dalle pratiche divinatorie nella grotta dell' indovino Calcante alla venerazione medievale per San Michele, dal culto di Asclepio alla miriade di fenomeni mistici e profetici di eta` moderna e (quasi ) contemporanea; a questo proposito consiglio di leggere in "Furore, Simbolo, Valore" (Feltrinelli) l'articolo di De Martino "Un arcangelo sul Gargano" quale miglior introduzione allo studio di Luzzato su Padre Pio, uno studio destinato a diventare una un capitolo fondamentale di quella "Storia religiosa d'Italia" cui accennavo prima. Luzzatto studia il fenomeno Padre Pio dal punto di vista della storia culturale e civile dell` Italia novecentesca, punto di vista quasi inevitabile, dato che la vicenda del frate di Pietralcina si riflette in quella della nazione, e viceversa: dall` Italia della Grande Guerra a quella della Guerra Fredda, dal fascismo alla Democrazia Cristiana e oltre. A questo proposito i capitoli piu` interessanti  (almeno per chi come me e` interessato alle problematiche storico-religiose) sono quelli relativi alle prime fasi del fenomeno Padre Pio: Luzzatto studia i primi dibattiti attorno al frate del Gargano e alle sue stimmate sullo sfondo del clima culturale all` indomani della Grande Guerra (nella quale tanta parte dell'opinione pubblica vedeva un'esperienza di Passione redentrice) e delle discussioni post-positiviste sul rapporto tra santita` e follia, estasi e isteria. Dopo aver ricostruito (su materiale d'archivio) le vicende a dir poco rocambolesche che portarono alla diffusione nazionale del culto garganico di Padre Pio, il libro si chiude con un "Epilogo" in cui Luzzatto considera il culto odierno del Santo di Pietralcina come un terreno privilegiato per una "fenomenologia dell' umanita` italiota di oggidi`" (pag. 399).

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