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Anno edizione: 2012
Anno edizione: 2003
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Ivan Turgenev pubblica Padri e figli nel 1862. All’uscita il romanzo suscita molte polemiche per la rappresentazione dei giovani che non credono nell’autorità. Il romanzo è ambientato pochi anni prima dell’anno di pubblicazione. Comincia esattamente il 20 maggio 1859. Non è una data casuale. Turgenev ha volutamente scelto di ambientare il romanzo poco prima dell’abolizione della servitù della gleba (1861). Cenni alla vita dei contadini e alla condizione delle tenute di campagna si trovano in tutto il testo. Il tempo della storia dura circa un’estate. L’ultimo capitolo si apre sei mesi dopo gli eventi narrati, in inverno. Padri e figli mette in scena i costumi e la vita sociale, anche nella rappresentazione di ciò in cui Bazarov il nichilista crede (o non crede). I demoni di Dostoevskij, al contrario, mettono in scena i pensieri, i turbamenti (o le malattie) mentali e sentimentali della vita psichica dei personaggi. Tanto sembrano troppo normali i personaggi di Turgenev quanto troppo carichi ed eccessivi i personaggi di Dostoevskij.
Un romanzo stupendo, intramontabile che dimostra come i classici sono tali per la loro perenne attualità. Leggi Padri e Figli e capisci come può nascere la dinamica del 68, qualsiasi contrapposizione generazionale incluso il forte cambiamento sociale della Russia di fine 800 e inizi del 900. Bazarov nichilista perfetto contrapposto ad Arkadij, nichilista non riuscito. La descrizione dei sentimenti dei padri verso i due giovani protagonisti (figli) nonché la percezione della diversa predisposizione verso la vita è l’esempio di quanta bellezza la letteratura può offrirci. Imperdibile come tutti i grandi classici russi
Turgenev descrive l'eterno scontro generazionale tra padri e figli. Egli si riferisce alla situazione della Russia prima del 1861, ma tale scontro connota ogni epoca e con tratti spesso comuni: "Sì, prima c'erano gli hegeliani e adesso i nichilisti" spiega Pavel Petrovic e noi lettori, col senno di poi, possiamo affermare che successivamente sono arrivate tante altre rivolte dei giovani contro chi li ha preceduti. Il protagonista è il giovane Eugenij Bazarov che personifica la figura del "nichilista" ovvero, colui che "non rispetta nulla", "non si sottomette davanti ad autorità alcuna e non accetta nessun principio": insomma, egli "si pone di fronte a ogni cosa con un atteggiamento critico" ed afferma di volere negare ogni cosa per "sgombrare lo spazio" e badare solo ai "fatti concreti". Bazarov è sprezzante, cinico, presuntuoso, di un "orgoglio quasi satanico". A lui si contrappone la figura "all'antica" del nobile Ufficiale della Guardia: Pavel Kirsanov, Ma nel romanzo ci sono altre due figure in antitesi: la studiosa positivista Evdoksija Kuksina e Arina, la madre di Bazarov; la prima, donna emancipata dei nuovi tempi, che ringrazia Dio di essere libera e di non avere figli; la seconda, madre superstiziosa, ma soprattutto dolce e amorevole. Ad un certo punto dell'opera Bazarov dice all'amico Arkadij: "Non hai capito che i princìpi non esistono? Esistono le sensazioni, tutto dipende dalle sensazioni." Ora, tale affermazione, se la rapportiamo con il tempo in cui viviamo, mi appare di grande attualità: il nostro è il tempo del trionfo delle "sensazioni" e del sentimento, a cui ogni principio e la stessa ragione si piegano. In fin dei conti, è mai esistita epoca più sentimentalista e nichilista della nostra? Curiosità: nel romanzo trapelano possibili riferimenti esoterici, come ad esempio le acacie (pagina 165) e la dea del Silenzio (la romana Tacita Muta e l'egizia Mertseger) a pagina 231: che Turgenev fosse iniziato a qualche società segreta?
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