Palazzo Yacoubian

'Ala Al-Aswani

Traduttore: B. Longhi
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2006
Pagine: 216 p., Brossura
  • EAN: 9788807016967
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    Gibril

    16/03/2007 11:35:04

    Quei lettori, per fortuna pochi, che hanno manifestato un giudizio non proprio lusinghiero sul "Palazzo Yacoubian" dell'egiziano Ala-al Aswani, rivelano una limitata visione, in chiave eurocentrica, della scrittura. L'ignoranza, per non parlare della, ahimé, dilagante diffidenza, nei confronti del complesso e variegato mondo arabo-musulmano,li porta immancabilmente ad atteggiamenti di sufficienza o di disprezzo, nei confronti di una cultura e di un modo di vivere che non sia più propriamente il loro. "Palazzo Yacoubian", la cui lettura scorrevole e semplice, ma assolutamente non banale, ci fornisce uno spaccato esaustivo della società egiziana odierna (ma per tanti aspetti potrebbe essere anche la nostra). Sulle umanissime storie dei suoi protagonisti incombe la cappa ossessiva della corruzione a tutti i livelli e il terrore di un regime occhiuto e poliziesco che ricorre a metodi brutali, violenti o, nella più blanda delle ipotesi, subdoli, al solo fine di estorcere denaro e confessioni. Grande coraggio quello di Ala-al bey! I metodi repressivi e la tortura potranno, probabilmente indebolire il fisico, ma mai la forza dello spirito e dell'intelligenza. Bravo, bravo Ala-al bey! Shukran! Gibril

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    shorouk

    01/02/2007 22:17:16

    Ho letto la prima volta il libro in inglese perchè vivo a Luxor, nel sud dell'egitto e ora, tornata in italia, l'ho gustato nella mia lingua madre. Tanti sono i pregi di questo libro,lettura semplice, scorrevole, immediata, denuncia di una società dall'apparenza ligia ai doveri delle religioni (ci sono anche i Cristiani profondamente osservanti in Egitto) ecc. Ma se questo è importante per noi occidentali per avvicinarci nella comprensione di questo mondo, lo è a maggior ragione per gli egiziani stessi che in quel mondo ci vivono. Da residente con marito egiziano vivo sulla mia pelle continuamente gli effetti della dilagante corruzione, del "bigottismo" strisciante e dallo stridore di un popolo diviso tra occidente e oriente in modo imbarazzante come si evince dalle pagine di questo meraviglioso libro..ho visto anche il film trattovi, a quando in Italia?

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    quidditas

    02/11/2006 14:23:07

    Piacevole lettura, molto scorrevole. Si parla con leggerezza di gravi problemi che affliggono la società araba (islamismo, condizione delle donne, eredità coloniale, ecc.). Molto più di tanti saggi il libro riesce con levità a chiarire come l'Egitto - in quanto società chiusa, non aperta alla impresa individuale, strangolata dalla corruzione, ecc - debba rivolvere i suoi problemi con una buona dose di democrazia. Bella la storia del giovane che diventa terrorista islamista perché bocciato alla scuola di polizia in quanto figlio di portinaio. Un unico appunto, l'insistere oltre misura dell'autore su plurimi rapporti sessuali dei protagonisti.

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    Soraya

    30/09/2006 12:29:41

    Uno dei motivi per cui mi è piaciuto questo libro è il suo tono leggero e scorrevole, Godibilissimo!

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    emilia

    14/09/2006 18:44:28

    Il libro di Al-Aswani si fa leggere volentieri. E’ un ritratto colorito, pieno di vita, di una comunità umana ritratta dal di dentro, con umana partecipazione, che può sorprendere non poco chi ha una visione un po’ schematica della società araba. Dal punto di vista formale, è suddiviso in brevi capitoli di quattro/cinque pagine, dove - di volta in volta - si riprendono e si aggiornano, in un percorso a spirale, le varie vicende dei numerosi personaggi, struttura che consente una “lettura da autobus”, non troppo sacrificata, a chi forzatamente impiega questo tempo per le proprie letture. L’esito amaro di queste vite, non solo il terrorismo, ma la scelta di prostituirsi, la rinuncia a realizzarsi come individui, trova la sua spiegazione nell’inesistenza di vie “normali”, in una società dominata dalla corruzione e dalla mancanza di democrazia. Problema che secondo me non riguarda solo l’Egitto, perché la democrazia non è garantita a nessun paese una volta per tutte, ma richiede una manutenzione costante, e la sua mancanza si traduce inevitabilmente in una riduzione dei diritti delle persone.

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    fliesslady

    16/07/2006 19:22:08

    E’ senza dubbio un libro coraggioso, di denuncia. Ed è incoraggiante il fatto che abbia avuto un grandissimo successo in patria. Personalmente l’ho trovato molto istruttivo. La scrittura è abbastanza scorrevole ma suppongo che venga penalizzata dalla traduzione che causa, a volte, la caduta di interesse. Non mi è piaciuta la formula , cioè il fatto di raccontare l’Egitto e i suoi problemi attraverso le storie degli abitanti del palazzo. Mi ricorda quei films in cui si intrecciano le storie delle persone che alloggiano in un albergo.E’ una lettura che consiglio più per il contenuto che per la forma.

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    enrico

    20/06/2006 10:31:26

    La scrittura è fin troppo elementare e l'argomento è trattato in maniera poco intensa e coinvolgente. leggete "il fascino del peggio" di Zeller (magari leggete pure il mio commento al libro, sempre su questo sito) e capirete la mia critica. nel confronto, palazzo yacoubian diventa scialbo, anche se, tutto sommato, rimane utile per capire qualcosa in più della mentalità islamica. leggetelo, ma senza aspettative letterarie.

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    Recarlo2

    26/05/2006 11:52:06

    Mi è piaciuta la parte in cui uno dei personaggi viene buttato fuori casa dalla sorella isterica, che poi, anche, lo denuncia e gli fa piombare a casa la polizia mentre lui, non più giovane, è a letto con la sua giovane lei. Me lo immagino il casino.

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    Andrea

    21/04/2006 19:37:12

    Un libro che rimane sospeso tra la denuncia sociale, il tentativo di umanizzare il fanatismo, il pettegolezzo, la morbosità sessuale, il romanzo e tante altre cose ancora. Senza saper scegliere. E per questo, anche se scritto non male, non va, a mio parere, da nessuna parte. Medio(cre).

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    inni

    17/04/2006 19:08:23

    Come dice la quarta di copertina, il libro racconta un Egitto poco conosciuto e lontano dagli stereotipi... e apre tutta una serie di riflessioni su quanto poco conosciamo il mondo Arabo e quanti sono i preconcetti che ci appartengono.Lo dico sinceramente, non pensavo che nella letteratura Araba esistessero dei testi così liberi e moderni (lo so è da ingenui) con una descrizione così spietata, ma allo stesso tempo poetica e delicata. Vengono trattati tutti gli argomenti, la corruzione, il fondamentalismo, l'omosessualità, il rapporto tra i sessi... Alcune figure sono di una poesia incantevole, altre di una spietatezza estrema. E' questo dunque il mondo Arabo? Penso proprio di si è un mondo variegato e contrastante, proprio come tutte le società del mondo, non un blocco unico come noi occidentali vogliamo credere. Da leggere, nell'assoluta speranza che presto altri testi si affianchino a questo, consontendoci di capire un pò di più un mondo che in fin dei conti non conosciamo per niente.

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    Aidoru

    09/03/2006 10:43:39

    Lettura godibilissima,i condomini del palazzo si conoscono a vista ....a volte un po' piu' a fondo... lo scorrere del racconto e' accattivante,sullo sfondo un'Egitto corrotto, che non da' alcuna possibilita'di carriera ai giovani nati nel ceto piccolo-piccolo borghese e meno che meno a quelli promettenti, che hanno l'unica colpa di avere come padre un portinaio........da legggere, per capirne di piu',su di un mondo che per noi e' culturalmente distante anni luce ,ma vicino, molto vicino...... direi girato l'angolo.......

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