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Il paradiso degli orchi - Daniel Pennac - copertina

Il paradiso degli orchi

Daniel Pennac

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Traduttore: Yasmina Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Edizione: 37
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 206 p.
  • EAN: 9788807812101
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    Agnese

    08/05/2013 14:03:11

    Inizio veramente pastoso...dopo pian piano comincia essere piu scorrevole con certe battute carine...ma kmq l'ho lasciato a meta - mi sa che Pennac semplicemente non fa x me :)

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    mariapaola

    04/02/2013 18:55:28

    Con uno stile non sempre facile da seguire, ma con una capacità straordinaria nel coinvolgere il lettore. Questo libro ti da soddisfazione. Alla fine puoi dire: ho letto un bel libro.

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    Gaia

    02/02/2013 18:02:53

    Incuriosita dal conoscere lo stile stravagante di questo autore devo dire che sono rimasta molto insoddisfatta. Ho letto a fatica il libro... e nonostante fosse breve, arrivare alla fine è stata lunga... Poco convincente.

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    Giovanni Angione

    31/10/2012 15:43:57

    Libro poco scorrevole, mi sono fatto ingannare dai voti. Una grande delusione. La narrazione è squallida e i personaggi ancora di più. Sconsigliatissimo.

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    emanuele72

    26/09/2012 18:00:24

    il voto e' da considerarsi per tutta la saga del Signor Malaussène. Semplicemente eccellente , ogni personaggio e' fantastico nel senso letterale del termine, impssibile non portarseli dentro per diversi anni. Dietro questi romanzi si muovono emozioni fortissime, sogni infranti, violati,mai compresi fino in fondo, impellente bisogno di fuga da una societa' che,assurdamente, non e' concepita per l'essere umano.

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    Cadmio

    21/11/2011 10:58:56

    L'ho riletto a 13 anni di distanza. All'epoca mi avvicinavo alla lettura e devo dire che questo romanzo mi aiutato ad innnamorarmi dei libri. Confermo la prima impressione. E' un gran libro. L'inizio di una saga stupenda. E' fresco, comico, colto, sorprendente e intrigante.

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    Alessandro

    14/10/2011 21:53:29

    Bel romanzo, divertente e a tratti inquietante, però sempre leggero. Fa venir voglia di scoprire un autore che sai di poter amare...

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    Megant

    07/09/2011 17:28:01

    Di Pennac avevo letto solo "Abbaiare stanca" e mi era piaciuto talmente tanto da spingermi a leggere anche gli altri romanzi di questo autore. Lo stile in realtà è molto diverso ma altrettanto piacevole. In alcune parti sfiora un po' l'assurdo ma anche per questo è un libro interessante. Ci sono molti personaggi oltre al principale e tutti caratterizzati bene, nel complesso è un libro scorrevole, accattivante, per niente banale. Mi piace il fatto che si fondano così strettamente dolcezza, ironia, spunti di riflessione, contestazioni sociali. Il tema è quello della pedofilia e ci sono pagine molto "toste" ma l'autore sa portarti per mano anche in quelle pagine. Divertente e imprevista la storia d'amore con la "zia Julie".

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    Maurizio Ricci

    16/12/2010 12:22:25

    Sorprendente. Una ottima idea portata avanti bene e con un crescendo finale veramente ben studiato; un frizzante romanzo che ha lasciato il segno ed incoraggiato l'Autore a produrre un seguito dietro l'altro, con ottimi risultati in termini economici, ma via via sempre meno efficaci.

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    doc76

    13/03/2010 23:06:08

    Dopo aver finito di leggerlo ho pensato: "carino". E' uno stile particolare che forse non ti "prende" subito. Bisogna perseverare e giungere alla fine per scoprire, invece, che la storia non è affatto finita.

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    Maurizio G.

    24/02/2010 08:55:39

    Primo Pennac che leggo. Ma tre lui e me non è scattata la scintilla. E' bravo, certi passaggi mi sono piaciuti, sono esilaranti, ma un intero libro così è difficile da sostenere. Forse sono limitato, ma se devo scegliere nella letteratura umoristica, meglio i libri di Woody Allen, o il magnifico "Le opinioni di un clown" di Boll, molto meglio. Forse anche il primo Fantozzi, che ha meno pretese, è più efficace. Malaussène è un personaggio tragicomico, ma la sua parte tragica in questa storia non si fa mai prendere abbastanza sul serio, e comprendo che sia Pennac a volerlo così. La leggerezza di Pennac, insomma, a volte mi sembra parente della superficialità, di un non voler prendere le parti di nessuno

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    Andrea

    20/07/2009 16:09:18

    Pennac unisce la capacità di inventare con quella di narrare la realtà di una società consumistica e indifferente,società che si riflette nella folla del Grande magazzino, che si sente quasi gravitare dal fascino delle bombe che esplodono , e dai cadaveri dilaniati, questa folle sente fame di novità e di notorietà. Quello che mi preme sottolineare è la capacità dello scrittore di rendere profondo un libro che apparentemente sembra solo divertire, ma che in realtà dipinge la patologia delle persone nella loro quotidianità, e quindi in fin dei conti la famiglia Maluessene in quest'ottica non è poi così diversa dalla nostra.Da leggere per divertirsi e riflettere.

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    Biagi

    29/06/2009 19:48:38

    Piacevolissimo e goliardico, una pagina tira l’altra!!! I personaggi sono stupendi,tutti con la loro patologia,verosimile o meno,una storia che non ti stanca,che t’incuriosisce e ti fa amare il personaggio!!!il personaggio malaussene che per mestiere è “capro espiatorio”,un cane epilettico,una giornalista da sesso,una sorella astrologa-veggente,e tanti altri vivono in queste pagine con fresca ironia!Pennac mi ha conquistato!!

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    lony1680

    11/06/2009 11:50:40

    Ho comprato questo libro ingolosito dai numerosi commenti positivi.... credo che leggerò anche il prossimo libro sperando di ricredermi ma il voto di questo romanzo rimane basso l'ho trovato un pò forzato in alcuni punti e alcune cose lasciate al caso noioso

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    Nicola Mosti

    21/11/2008 08:58:20

    Lo stile di Pennac è decisamente originale e creativo, a tratti pure divertente. I contenuti poi, sono tanto bizzarri da stupire piacevolmente il lettore. Tuttavia, troppo spesso si ha l'impressione che vi sia qualche forzatura nel voler ricercare l'originalità ad ogni costo, caratteristica che in alcuni stralci diventa sicuramente ridondante. Ad ogni modo il mio giudizio definitivo è positivo: il libro si lascia piacere, tanto da giustificarne la lettura.

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    Ianì

    15/09/2008 15:11:53

    DIREI MOLTO LEGGERO, SCORREVOLE E ORIGINALE. PER FORTUNA IL PENULTIMO CAPITOLO CHIARISCE UN PO' LA STORIA DELLE BOMBE! CON PENNAC PENSO DI FERMARMI QUI!

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    Andrea

    06/09/2008 23:48:10

    Non mi è piaciuto granchè, forse a causa della trama strana e dei personaggi un po' troppo originali. Consigliato comunque a chi si vuole cimentare con la narrativa diversa dal solito!

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    oblivio

    02/09/2008 09:52:10

    Pennac è bravo non c'è dubbio, questo romanzo è stato scritto nel 91 ma parla già con un linguaggio attuale e dinamico, vien subito voglia di leggerne un'altro. Intendiamoci nulla di sconvolgente, ma ben scritto: divertente e coinvolgente questo basta. Onestamente non ho trovato nessuna similitudine con Stefano Benni.

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    laura

    06/04/2008 23:32:59

    Libro in cui quasi sempre capisci il significato di un paragrafo alla fine dello stesso,quindi autore decisamente alternativo e bravo ad incuriosire i lettori. Contesto surreale in cui personaggi strampalati stimolano la fantasia e fanno sorridere a tal punto che non si può fare a meno di affezionarsi. Ci si affeziona soprattutto a Messieu Malaussene cosi premuroso con la tribù,julie e julius e cosi impaurito per la situazione creatasi nel grande magazzino, è però apprezzabile il coraggio con cui affronta il lavoro da capro espiatorio e le bombe. Libro decisamente eccentrico da leggere in un fiato per non perderne il ritmo.Domani vado in libreria per comprarmi il seguito "la fata carabina"

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    manu

    24/03/2008 22:35:56

    Il libro non l ho capito molto e Non è stato molto scorrevole; sono rimasta comunque affascinata dal modo di scrivere dell'autore che è ben ricercato e molto raffinato. Leggerò il prossimo libro per darmi un'idea piu precisa di questo autore che comunque già apprezzo.

Vedi tutte le 75 recensioni cliente
PENNAC, DANIEL, La prosivendola, Feltrinelli, 1991
PENNAC, DANIEL, La fata Carabina, Feltrinelli, 1992
PENNAC, DANIEL, Il Paradiso degli orchi, Feltrinelli, 1991
recensione di Bert, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

Dovrei presentare in poche righe ben tre romanzi di Daniel Pennac. Un problema? Figuriamoci: l'autore stesso lo esclude: "È così facile raccontare un romanzo. Qualche volta bastano tre parole"...
Eh no, monsieur Pennac; non sempre almeno. Non per i vostri romanzi. Tre parole? Vediamo: Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia (più un grosso cane, bastardo anche lui) con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi (che sarebbe meglio leggere in ordine cronologico), Malaussène è coinvolto in una situazione drammatica, in un thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati... Ligio al suo status di capro espiatorio, l'innocente Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri. Finali rigorosamente a sorpresa. Ecco. Ho "raccontato" i romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola". E adesso? Siete stimolati a leggerli, disincantati e colti lettori dell'"Indice"? Come trasmettere in cento (altro che tre!) parole il divertimento, l'ironia, la malinconia, la paura, la rivolta, la tenerezza, la fantasia che mi hanno commosso? Eppure ha ragione lui, Pennac. Raccontare un romanzo non significa riassumere un romanzo. Si può raccontare "Gargantua", "Don Chisciotte", "La Princesse de Clèves", o magari "Zazie dans le métro", "Les fleurs bleu"; si possono raccontare film come "Monsieur Hulot" o "La mia notte con Maud"... Quanto a riassumerli, però...
Si può raccontare una storia come se fosse la realtà; e si può raccontare la vita come fosse un romanzo (SaintSimon e Chateaubriand insegnano...): questo è un tema sempre presente nel Pennac narratore, tema che diviene esplicito in "Comme un roman*.
Proprio questo percepire la vita anche "come un romanzo" introduce un elemento di ordine nella caotica esistenza di Malaussène e dei suoi fratelli. I racconti serali che segnano il passaggio dei ragazzi attraverso l'infanzia e l'adolescenza sono dapprima pura invenzione di Malaussène, sarà in seguito il vecchio e misantropico ex libraio Risson a raccontare "Guerra e pace", coinvolgendo i giovani ascoltatori nella storia esattamente come se narrasse fatti reali, vivi, ricchi di autentica e condivisa emozione. L'ultimo narratore sarà il vietnamita Thian, ma lui racconterà avvenimenti a cui tutti : - quanti hanno preso parte, cioè la realtà, e la trasformerà in romanzo: "La fata Carabina", appunto. Perché Pennac ama davvero e profondamente il romanzo: un amore dichiarato in ogni pagina della "Prosivendola". Quello che lui vuole comunicarci è proprio il piacere, la gioia della lettura; non il dovere, il fatale "bisogna leggere", con cui genitori ed educatori eliminano quella gioia, spesso per sempre.
Già: il dovere, l'ordine, il metodo. L'analisi del testo. Le continue interruzioni "educative" ("Hai capito bene? Cosa significa esattamente questa parola? Quando si svolge l'azione? Chi era, storicamente, il protagonista? Hai notato l'ironia? Hai colto la citazione?"...). Il rifiuto di tutto questo è un altro tema ricorrente in Pennac; l'ordine è immobile, glaciale: l'ordine è la morte. La morte del piacere, della scoperta della curiosità, della fantasia, dell'interpretazione, della libertà. Nell'ordine tutto è previsto e prevedibile. "Devi leggere", "devi capire"... Che c'entra questo con l'amore? Si può dire "devi amare"?
L'ordine, in ultima analisi, è di destra. È il poliziotto "Frontalmente Nazionale" della "Fata Carabina", che non è lepenista in quanto razzista (il razzismo è irrazionale e pertanto disordinato), ma è razzista in quanto "Frontalmente Nazionale": logica, ineluttabile conseguenza di un pensiero razionale e ordinato... Ma neanche un poliziotto lepenista può controllare il Disordine: esso gli apparirà una volta per tutte nelle vesti di una vecchietta armata di P38... L'impensabile, l'imprevedibile, il Caos.
L'ordine è il pazzo della Prosivendola che, rinchiuso in un manicomio criminale modello, scrive e scrive romanzi glaciali e morti, ispirandosi a enciclopedie, a dizionari, alla collana "Que sais-je?"... Una volta tornato nel mondo reale, non riuscirà più a raccontare niente: la vita autentica è troppo disordinata per essere descritta... Ordine è anche il politicante fascista che, in nome del "realismo liberale" (contrapposto al realismo socialista, piuttosto ordinato anche quello, peraltro) immagina storie di capitani d'industria vittoriosi e di imprenditori potenti e dominatori.
L'ordine è il grande magazzino del "Paradiso degli orchi": è proprio per mantenere quell'ordine che Malaussène fa il Capro Espiatorio. Allorché qualche acquirente si presenta all'Ufficio Reclami (potenziale elemento di disordine!), Benjamin viene trascinato davanti a lui, indicato come il solo responsabile del danno riscontrato e licenziato in tronco. Il suo compito è quello di piangere, di commuovere l'acquirente, così da convincerlo a ritirare il reclamo. Capro espiatorio, come si vede, è colui che si fa carico del disordine e quindi delle relazioni, delle emozioni, in una parola della vita. E disordine è l'intera famiglia Malaussène: famiglia senza padri, con una madre quasi sempre in fuga amorosa, che torna a casa invariabilmente incinta, partorisce un figlio e scompare di nuovo. Disordine è il mondo multirazziale di Belleville, una Belleville simbolica, dove francesi, arabi, kabili, berberi, senegalesi, vietnamiti, cinesi convivono in un magma vitale. Niente razze pure: tutti meticci, variamente incrociati, con occhi, capelli e pelle dei più svariati colori. Culture che si intrecciano in modo apparentemente caotico. Il nero Loussa impara il cinese; lo jugoslavo Stojil traduce Virgilio in serbo-croato... Belleville, come figura del mondo moderno: la Geografia rassegnata alla Storia, come dice un vecchio anticolonialista nella "Fata Carabina". Disordine è anche lo strano, intenso, difficile amore tra Benjamin e la giornalista Julie, tra la Giovanna d'Arco delle cause impossibili e il Capro Espiatorio...
Disordine, certo: ma, in qualche modo, ordinato. Non il caos, insomma; non quello che oggi si definirebbe il casino più totale. Piuttosto una incarnazione moderna della rabelaisiana abbazia di Thélème, dove il motto "Fay ce que vouldras", "Fa ciò che vuoi" è segno di volontà, di libertà, di piacere condiviso, non di casualità o di legge della giungla. "Fa ciò che vuoi" si contrappone al mortale "fa ciò che devi" e all'infantile, autodistruttivo "fa quel che ti salta in mente". Un ordinato disordine: questa, per Pennac è la vita; di qui nasce il piacere come la sofferenza. Qui hanno origine la libertà e la saggezza. Pennac, un Montaigne per adolescenti: tenero e ironico, sensuale e pragmatico, capace di coniugare piacere ed etica, di amare la vita con profonda intensità ma anche con il giusto distacco. Un autore che sa parlare a chi si trova, come lui stesso dice, "tra due mondi, avendo perduto il contatto con ambedue", quando "si vorrebbe essere liberi e ci si sente abbandonati".
  • Daniel Pennac Cover

    Romanziere francese. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi.Professore di lettere in un liceo parigino, dopo aver esordito con alcuni romanzi per ragazzi tra cui Abbaiare stanca (1982), L’occhio del lupo (1984) – genere cui ritorna con il ciclo del giovanissimo ispettore Kamo (Kamo. L’agenzia Babele, 1992; Kamo. L’idea del secolo, 1993) – si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con i romanzi Il paradiso degli orchi (1985) e La fata Carabina (1987) che innestano sulla struttura del romanzo poliziesco una galleria di personaggi bizzarri e uno humour dirompente che sfiora l’assurdo. Le avventure di Benjamin Malaussène,... Approfondisci
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