Paradiso

Toni Morrison

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Traduttore: F. Cavagnoli
Editore: Frassinelli
Collana: Narrativa
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 27 ottobre 1998
Pagine: 416 p.
  • EAN: 9788876845338
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Gaia la libraia

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Negli anni '70 nella piccola e apparentemente felice cittadina americana di Ruby in Oklahoma, fondata e abitata unicamente da neri, il conflitto tra generazioni accentua le mai sopite rivalità tra i vari strati della popolazione. Nell'ex convento della città si rifugiano cinque donne di diversa provenienza. La loro presenza viene considerata destabilizzante: il convento è sempre aperto a tutti, a qualsiasi anima persa bisognosa di comprensione. Così è proprio quel luogo, e il singolare nucleo familiare che ci vive, a catalizzare le furie purificatrici e giustizialiste di un manipolo di uomini decisi a riportare la città agli antichi splendori, costi quel che costi.


"Le ragazze del Convento ballano, slanciano le braccia sopra la testa, fanno questo e quest'altro. Fanno grandi sorrisi e qualche urletto ma non guardano nessuno. Soltanto i corpi che ondeggiano."

Se aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura significa possedere una statura superiore a quella dei propri contemporanei, per Toni Morrison credo abbia anche significato l'aver ottenuto un riconoscimento di altissimo livello per i contenuti profondamente "civili" delle sue opere. In questo Paradiso l'autrice supera la volontà di testimoniare l'orgoglio della cultura afroamericana, per approdare all'affermazione di una trasversale e nuova visione di "differenze" che si basano non più sulle specificità razziali, quanto sulla maggiore o minore libertà interiore, sul conformismo rispetto alla trasgressione, su regole dettate dalla morale comune rispetto a quelle di una più generosa e duttile mentalità. Se poi è l'essere donna quello che fa sostanzialmente la differenza, questo rende ancora più difficile l'accettazione da parte del potere "maschile". Storia tragica quella qui descritta: l'uccisione di una comunità di donne compiuta da alcuni uomini, di età tra loro diversa, che ha l'unico scopo di eliminare una realtà ritenuta pericolosa e peccaminosa. Gli assassini non sono dei mostri, né viene demonizzato il loro punto di vista: è la paura, il sentirsi destrutturati come individui e come gruppo che li muove. Il romanzo procede attraverso i lunghi "ritratti" delle donne che trovano la morte in quella terribile spedizione punitiva: donne di diversa età, diversa estrazione sociale, diversa razza. Un bisogno disperato di aiuto, materiale o morale, le ha tutte condotte in un unico luogo, in tempi diversi e con diverse aspettative. Il luogo è definito il Convento e infatti era un convento di monache prima di essere la sede di quella strana comunità. Ma originariamente quella grande casa era destinata a ben più peccaminose attività, era infatti l'abitazione di un malversatore (così è definito nel romanzo), un gangster che aveva in tutta quella grande casa lasciato tracce di lusso e di lussuria che le attente monache non erano riuscite interamente a cancellare. Quando poi quella dimora del peccato era diventata un Convento aveva accolto ragazze indiane da redimere sotto la tutela di una ricca signora convinta di "portare Dio e la lingua ai nativi poiché si riteneva che non avessero né l'uno né l'altro; modificarne la dieta, il modo di vestire, la mente; aiutarli a disprezzare tutto ciò che un tempo aveva reso la loro vita degna di essere vissuta". Ed è proprio questo in fondo il compito che anche quel branco di uomini diretti al Convento abbandonato per eliminare delle donne "pericolose" si vuole assumere: ristabilire l'ordine costituito.

Dalle singole storie che scandiscono i capitoli del libro emergono vicende tra loro molto diverse, solitudini e infelicità, rifiuto del ruolo che la società o la famiglia impone, e infine il bisogno di pace che coincide col trovare rifugio nella villa, magari un rifugio temporaneo. Quella grande casa è un po' la testimonianza di una vita diversa, di scelte anticonvenzionali, di rapporti non sempre idilliaci, ma sempre autentici: diventerà invece il luogo della morte e della sconfitta.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Ruby

Sparano prima alla ragazza bianca. Per il resto c'è tempo. Quaggiù non c'è bisogno di affrettarsi. Sono a diciassette miglia da un paese che ne dista novanta dalla località più vicina. Nel Convento i posti per nascondersi sono tanti, ma c'è tempo e il giorno è appena cominciato.
Sono in nove, più del doppio rispetto al numero di donne che sono costretti a mettere in fuga o ad ammazzare, e hanno con sé l'occorrente per entrambe le esigenze: una corda, una croce di foglie di palma, le manette, uno spray che rende temporaneamente ciechi, occhiali da sole e armi lucide, belle.
Non si sono mai addentrati tanto nel Convento. Qualche volta uno di loro ha parcheggiato la Chevrolet vicino alla veranda per prendere i peperoncini o è andato in cucina a farsi dare quattro litri di salsa da barbecue, ma sono pochi quelli che hanno visto i corridoi, la cappella, l'aula, le camere da letto. Adesso le vedranno tutti. E finalmente vedranno la cantina e il suo sudiciume sarà esposto alla luce del sole che tra poco farà risplendere il cielo dell'Oklahoma. Intanto sono sconcertati per gli indumenti che indossano, perché all'improvviso si sono resi conto di non essere vestiti in modo adeguato. Ma all'alba di un giorno di luglio come facevano a sapere che in quel posto avrebbe fatto così freddo? Le magliette, le camicie da lavoro e il dashiki assorbono un freddo simile alla febbre. Chi si è infilato le scarpe da lavoro è nervoso per il modo in cui i passi rimbombano sul pavimento di marmo, chi si è messo le Pro-Keds per il silenzio. Poi c'è la magnificenza del luogo. Solo i due con la cravatta sembrano intonati al posto, ma poi, uno dopo l'altro, tutti si ricordano che prima di essere un Convento questa casa era la stravagante e pittoresca dimora di un malversatore. Un edificio in cui i pavimenti di marmo color biscotto e dai toni rosati si susseguono a pavimenti in tek. Lamine lucenti di mica trattengono la luce di ieri e decorano pareti scrostate e imbiancate cinquant'anni prima. Gli ornati accessori dei bagni, che tanto avevano nauseato le monache, sono stati sostituiti da rubinetti molto semplici, ma le vasche e i lavabi sfarzosi, che non potevano essere tolti tanto a buon mercato, conservano la loro fredda aria corrotta. I tesori del malversatore che si potevano distruggere erano concentrati soprattutto nella sala da pranzo, che le monache hanno convertito in un'aula scolastica nella quale, un tempo, silenziose bambine arapaho imparavano a dimenticare.
Ora uomini armati perlustrano le stanze in cui cesti in macramè fluttuano accanto a candelabri fiamminghi; in cui Cristo e Sua madre luccicano in nicchie adorne di tralci di vite. Le Sorelle della Sacra Croce hanno scalpellato via tutte le ninfee, ma i loro sinuosi capelli di marmo strangolano ancora le foglie delle viti e ne importunano i frutti. Il freddo si fa più intenso via via che gli uomini si addentrano nella villa, con calma, guardandosi intorno, tendendo l'orecchio, all'erta per la cattiveria femminile che si cela qua dentro e per l'odore di lievito e burro dell'impasto appena fatto.
Uno di loro, il più giovane, si volta sforzandosi di vedere fino a che punto può spingersi il sogno in cui si trova. La donna a cui hanno sparato, scomodamente distesa sul marmo, muove le dita verso di lui, o così pare. Dunque nel suo sogno è tutto a posto, a parte il colore. Prima d'ora non ha mai fatto sogni con colori simili: nero imperiale adorno di una furiosa pennellata di rosso, poi un giallo denso, febbricitante. Come i vestiti di una donna che si dà con facilità. L'uomo che li guida indugia, alza la mano sinistra per arrestare il cammino delle figure dietro di lui. Si fermano, fanno un respiro profondo, sistemano con colpetti amichevoli i fucili e le pistole che impugnano. L'uomo si gira e con un gesto li separa: voi due di là in cucina, due di sopra, altri due nella cappella. Risparmia se stesso, suo fratello e quello che pensa di sognare per la cantina.
Si suddividono con garbo senza parole né fretta. Prima, quando avevano spalancato la porta del Convento, la natura di quella missione aveva dato loro alla testa. Ma il bersaglio, dopo tutto, è fatto di detriti: gente da buttar via che certe volte viene risucchiata nella stanza dopo esserne stata spazzata fuori. Così ora il veleno è sotto controllo. L'aver sparato alla prima donna (quella bianca) l'ha reso chiaro come il burro: l'olio puro dell'odio in superficie, la sua durezza ben compatta al di sotto.
Fuori la foschia arriva alla vita. Presto si farà argentea e creerà tra l'erba arcobaleni abbastanza bassi da permettere ai bambini di giocarci prima che il sole la bruci, rivelando acri di andropogone e, forse, anche le orme delle streghe.

La cucina è più grande della casa in cui i due uomini sono nati. Il soffitto con le travi è alto come quello di un fienile. Più scaffali che nel negozio di alimentari del paese. Il tavolo è lungo più di quattro metri, ed è facile dire che le donne a cui stanno dando la caccia sono state colte di sorpresa. A un capo del tavolo, accanto a una brocca piena di latte, ci sono quattro scodelle di cereali. All'altro capo una stava affettando degli ortaggi ma è stata interrotta: in una pila di scalogno simile a una manciata di coriandoli verdi sono annidati dischi di carote di un arancio brillante, e le patate, pelate e intere sono bianchissime, umide e friabili. Sulla cucina il brodo cuoce a fuoco lento. Grande come quella di un ristorante, ha otto fornelli e, su una mensola sotto la grande cappa di acciaio, sta lievitando una dozzina di filoni di pane. Per terra c'è uno sgabello rovesciato. Non ci sono finestre. Un uomo fa un segno all'altro di aprire la dispensa mentre lui si dirige verso la porta che dà sul retro della casa. È chiusa, ma non a chiave. Sbirciando fuori vede una gallina vecchia dal gonfio e sanguinolento posteriore ben nutrito, immagina, affinché deponga veri e propri scherzi di natura: uova con doppi o tripli tuorli in gusci enormi e deformi. Dalla stia in fondo al cortile giunge un debole balbettio; i polli novelli che si muovono fiduciosi e a passi felpati nella foschia del cortile spariscono, ricompaiono e spariscono di nuovo, ciascun occhio piatto indifferente a tutto tranne che alla colazione. Non un'orma scalfisce il fango intorno agli scalini di pietra.
  • Toni Morrison Cover

    Scrittrice statunitense. Ex attrice, ex ballerina, ha scoperto e fatto pubblicare come redattrice della Random House le opere di maggior successo della recente letteratura afro-americana. Tema centrale dei suoi romanzi, in cui si segnala lo spessore metaforico della scrittura, è la perdita d’identità dei neri, analizzata nei momenti della storia americana in cui il loro patrimonio culturale è stato più minacciato. In L’occhio più azzurro (The bluest eye, 1970), storia di una bambina nera e del suo disperato desiderio di possedere un paio di occhi alla Shirley Temple, e in Sula (1973), ritratto di due donne, una ribelle e una conformista, e della loro crescita opposta e parallela, la M. coglie le metamorfosi delle comunità nere scosse dalle... Approfondisci
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