Traduttore: L. Carra
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 20 aprile 2011
Pagine: 327 p., Brossura
  • EAN: 9788845925672
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Descrizione
"La grande novità di questo romanzo, il cui titolo rappresentava già di per sé una sfida, era il fatto che nelle sue pagine si diceva: ho paura". Così scriveva l'autore presentando, a vent'anni di distanza dalla sua uscita, una nuova edizione dell'opera "infamante" che nel 1939, alla vigilia di un'altra guerra, era stata pudicamente ritirata dalle librerie. Eppure, se "La paura" è un libro unico, diverso da tutti quelli pubblicati a caldo per denunciare la barbarie della prima guerra mondiale, non è solo a causa dell'insolenza con cui dà voce a ciò che a detta di molti andrebbe taciuto: lo è anche, e soprattutto, per la forza visionaria della scrittura. Fin dalle prime pagine, infatti, si resta sbalorditi di fronte all'efficacia di Chevallier, il quale (accompagnando il suo alter ego dal tragicomico "carnevale" dell'arruolamento all'impatto con i campi di battaglia, dal lungo ricovero in ospedale al ritorno al fronte, fino al lugubre silenzio che sembra avvolgere la terra intera dopo il "Cessate il fuoco!") sa coniugare con mano saldissima la verità impietosa della testimonianza con la forza affabulatrice del romanzo. E riesce a farci percepire, quasi fisicamente, l'orrore, lo sgomento e la disperazione; a farci vedere l'"esplosione di luce irreale" dei razzi, i cadaveri dilaniati, il "labirinto silenzioso e desolato delle trincee"; a farci condividere la cocciuta voglia di vivere e l'ossessiva paura di morire di tutti.

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Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ….

    01/09/2018 18:52:08

    Ok, piaciuto.

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    Claudio

    13/11/2017 14:42:06

    Riscoperto per il centenario della Grande Guerra, è un lavoro importantissimo sulla inutilità della guerra, sull'inviare giovani che non hanno niente contro altri giovani, solo perché indossano un'altra divisa. E la guerra è condotta da generali che non si rendono conto che non è più il tempo di Napoleone, adesso è il tempo delle trincee, dei cannoneggiamenti che provocano migliaia di morti, di ragazzi mandati a morire come cavallette. Chevallier ha il coraggio di parlare della paura che attanaglia chi deve superare il proprio reticolato per correre contro quello del nemico, di chi è ferito più o meno gravemente e non può essere aiutato, di chi vede pezzettini di uomo dove prima c'era un commilitone. Il tutto mentre nelle retrovie si inneggia al magnifico soldato francese, senza macchia, né paura. Chevallier avrebbe potuto scrivere il suo libro in italiano, ambientandolo sul Carso, sull'Isonzo, sui nostri monti veneti e sarebbe stata la stessa situazione.

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    Antonio D

    19/01/2017 11:07:17

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto. L'ho letto subito dopo "Due anni senza gloria" di Lodovico Terzi e perchè veniva citato da Roger Waters nel suo ultimo film The Wall. La Paura è il filo conduttore di tutto il libro, ma serve ad aguzzare i sensi e il cervello per smontare e ricostruire il significato di parole come "Patria", "eroi" e soprattutto insegnare cosa vuol dire LIBERTA'. Leggendolo, vengono richiamati alla mente molti capolavori come "Discorso sulla servitù volontaria". Fondamentale per capire e analizzare anche la società contemporanea. Un libro di formazione, degno di essere insegnato nelle scuole e nelle classi e pertanto degno di essere un "classico"!

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    Ale

    20/04/2016 09:08:11

    Libro importante che mette in luce una verità che è sempre bene tenere a mente: il racconto di una guerra che non ha nulla di eroico, ma è solo un'insensata strage di giovani vittime mandate sul fronte senza possibilità di scelta. Sicuramente più intense e toccanti le parti di riflessione personale, meno avvincenti i racconti dettagliati delle singole operazioni sul fronte che rendono la lettura un po' faticosa in alcuni punti.

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    Renzo Montagnoli

    17/03/2015 20:41:50

    L'esperienza di Gabriel Chevallier, maturata nel corso della Prima Guerra Mondiale, in cui fu anche ferito, è riportata integralmente in quest'opera (La paura), ma, benché possa sembrare, e in parte lo è, un romanzo autobiografico, l'autore va ben oltre, spingendosi in una ricerca psicologica, sociologica e antropologia (un po' come ha fatto Primo Levi con il suo bellissimo I sommersi e i salvati). Ed è così che proprio la paura viene vista in tutte le sue sfaccettature, nelle diverse occasioni e sulla base di esperienze maturate. In guerra si ha paura di essere uccisi dal fuoco nemico o anche da quello amico, si ha paura di morire in modo estremamente doloroso, si teme di finire davanti a un plotone di esecuzione non solo per diserzione, ma anche per piccole cose, che nella vita di pace sarebbero sanzionate al massimo con un'ammenda. Si ha paura anche dei gendarmi, pronti a sospingere a fucilate a un insensato attacco. Il pensiero di Chevallier può a volte anche non essere condiviso, ma resta il fatto che lui è riuscito a fornire le uniche logiche risposte a non poche domande. Soprattutto si apprezza il suo pragmatismo che rifugge da soluzioni che spesso sono meramente retoriche, così come risulta particolarmente gradita la sottile ironia che in circostanze particolari accompagna la narrazione. Ciò che soprattutto stupisce però è che riflettendo e anche cercando risposte diverse le sue appaiono le uniche plausibili, frutto quindi un'attenta e approfondita disamina dei problemi. Benchè nella produzione di questo autore l'opera più famosa e fortunata sia Clochemerie , La paura appare di rilevante interesse e valore e si può dire che costituisca un unicum nell'ambito della narrativa sulla Grande Guerra, anche se la sua valenza può essere estesa a qualsiasi conflitto

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    RICCARDO

    01/11/2014 09:44:03

    Libro scritto benissimo, descrive l'orrore della prima guerra mondiale dal punto di vista di un fante in trincea. Un libro da far leggre nelle scuole, per meditare sull'inutilita', la stupidita' e l'orrore e devastazione che ogni guerra porta. Consigliatissimo.

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    Maurizio

    04/12/2013 23:08:12

    Concordo con le altre recensioni. Un libro molto sincero, molto toccante. L'autore non si "limita" ad osservare la guerra, ma porta il lettore con sé, negli ingranaggi più nascosti e spesso incomprensibili del conflitto mondiale. Insegnanti fatelo leggere ai vostri alunni.

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    massimo

    07/08/2012 14:45:22

    La Grande Guerra vista attraverso gli occhi di un fante di trincea sul confine franco-tedesco. Tutto l'orrore, la stupidità e l'insensatezza di un massacro che portò via milioni di giovani mandati al macello senza sapere perchè e per cosa. Scrittura scarna ma intensissima, veramente realistiche le scene di guerra e dei combattimenti. Da leggere e da riflettere

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    Andy

    04/07/2011 13:43:41

    Stupendo, un grandissimo capolavoro. Questo libro dovrebbe essere adottato come libro di testo in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Dimostra, se ancora qualcuno ne sentisse il bisogno, la totale inutilità della guerra, degli eserciti, degli armamenti, della violenza e della sopraffazione per risolvere i conflitti fra le nazioni. Scritto dopo la prima guerra mondiale, ma attualissimo anche oggi, è la triste storia dei soldati di prima linea, francesi o tedeschi non fa alcuna differenza, costretti a combattere una guerra inutile da dei comandanti ottusi e incompetenti, completamente ignari di ciò che succede al fronte. Da leggere e consigliare a tutti i guerrafondai di cui purtroppo il nostro mondo è ancora popolato.

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