La pelle che abito

La piel que habito

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Titolo originale: La piel que habito
Paese: Spagna
Anno: 2011
Supporto: DVD
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Da quando sua moglie è morta, bruciata in un incidente d'auto, Robert Ledgard, eminente chirurgo plastico, si è concentrato sulle ricerche per ottenere una nuova pelle, quella che avrebbe potuto salvarla. Dopo dodici anni è riuscito a riprodurre nel suo laboratorio una pelle sensibile alle carezze ma resistente alle aggressioni. Marilia, la donna che lo ha cresciuto fin dalla nascita, è la sua complice più fedele. E per quanto riguarda la cavia umana...
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    ENRIKO7

    01/07/2020 15:57:32

    Un film che tiene col fiato sospeso fino alla fine, dove un giovane colpevole di stupro finisce sotto le mani di un chirurgo che gli infligge una punizione quasi da girone dantesco. A volte crudo, sicuramente ben girato anche nei sui momenti più brutali, molto bello da vedere, se ci si riesce a calare nei panni dei protagonisti diventa ancora più angosciante

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    marta

    25/09/2019 14:08:59

    Bellissimo film di Almodovar. Trama incredibile e attori eccezionali fanno di questo film uno dei migliori della filmografia di questo grande regista. A volte un po crudo ma consiglio davvero di vederlo

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    Trixi68

    24/09/2019 18:43:48

    Un film da guardare a bocca aperta. Strano, originale, spaventoso. A me è piaciuto molto, finale splendido. Consiglio a chi ama il genere thriller/horror/drammatico

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    Elena

    23/09/2019 07:35:18

    é sicuramente un film che ha un suo perchè, ma non è un film che rientra nelle mie corde. Troppo crudele.

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    Chimera

    05/05/2019 23:19:41

    Con questo lungometraggio alternativo Almodovar entra pienamente nella maturità stilistica del suo operare,come già accaduto con ''Parla con lei'' e ''La mala educacion''. Bellissimo.

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    FFortunato

    06/03/2013 09:34:30

    L'ho visto con un pò di scetticismo e invece devo dire che mi ha colpito. Cosa emerge? Credo che ognuno può vedere quello che vuole. Io ho riconosciuto la cattiveria dell'uomo, che svela il suo aspetto più cruento e crudele. Gli riconosco l'originalità. Prima parte noiosissima.

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    Robertinho

    12/07/2012 16:13:55

    Trama intricatissima per Pedro Almodóvar che,con La pelle che abito si inoltra nel terreno dell'horror/thriller e del noir,senza mai perdere di vista i suoi colori e tratti di regia.C'è un chirurgo plastico,Robert Ledgard che,dopo anni di ricerche,ha scoperto il segreto per la creazione di una pelle artificiale,capace di resistere alla bruciature e alle punture di insetti.E c'è una bellissima donna,prigioniera dell'uomo,che trascorre le sue giornate da sola,chiusa in una stanza,a scrivere sui muri,fare yoga e scolpire,in una magione di lusso,El Cigarral.Il film si apre con una lunga e insistita carrellata su provette,campioni di sangue e sul corpo della donna.Poi il flashback,in un intento di spiegazione che non è mai così lineare in Almodóvar:una moglie morta per le ustioni riportate in un incidente stradale,una figlia violentata,un uomo-il chirurgo-reso pazzo dal dolore e cieco per l'istinto di vendetta,inviso per i suoi esperimenti transgenici,alla comunità scientifica.La realtà poi sarà differente:per esempio differente da quella che il dottore si è figurato.Ma dire troppo sarebbe un vero peccato.È un film che ammalia,come sempre sa fare Almodóvar,che riesce a farci inorridire e ridere,forte anche di una cura formale che ricalca i topoi del suo autore;con un attore,Antonio Banderas,che ritorna dopo dodici anni a lavorare con il regista castigliano,regalandoci una figura di uomo algido,compassato,che nasconde in sé un mostro,una crudeltà che neppure il più grande dolore può giustificare.Letture molteplici,riferimenti all'oggi,alla medicina estetica,alle mutazioni genetiche,soprattutto riflessioni sul dentro e fuori dell'essere umano,che non è solo corpo e pelle,che ha pensieri e intenzioni che sono influenzati dal sesso,ma che lo travalicano.Almodóvar riesce a trasmettere il gelo della mente di Ledgard,novello Frankenstein,gelo che la casa pare condensare,nella sua perfezione di forme moderne in cui tutto ha un ordine preciso e meticoloso.Da vedere senz'altro!

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    Mauro Lanari e Orietta Anibaldi

    28/02/2012 20:52:56

    Dopo la sfuriata trasgressiva, scandalistica, provocatoria e iconoclasta degl'esordi, Almodóvar s'è assestato su alcuni punti tematici ricorrenti, affrontati con una cifra espressiva sempre più pacata e classicheggiante. "La legge del desiderio" (1987), "Légami" (1990) e "Tutto su mia madre" (1999) sono state le tappe decisive e conclusive per la formulazione del suo mondo autoriale: omosessualità, sadomasochismo, disvalorialità del maschile giudicato inetto nel proporre un vitalismo incondizionato. Fin qui sapeva eludere il cinema di nicchia poiché, pur partendo da un'ottica tanto ristretta e particolare, affrontava elementi del soggetto desiderante, gl'eccessi della passione, del sentimento e del bisogno d'amore, che coinvolgono tutti. Questo suo film più recente sembra invece costruito al contrario: sotto la pelle falsa, ingannevole, subdola e infìda della nobiltà d'animo che abita e ostenta, Almodóvar si svela settario ed egocentrato come non mai. Tolta la patina d'un racconto con chissà quali risvolti del più ampio respiro, troviamo di nuovo Banderas che stavolta tenta di clonare chirurgicamente la moglie morta, però a partire da un giovane che dunque viene trasformato in un vero e proprio trans op(erato) contro la sua volontà. Ci si chiede allora se il desiderio del protagonista sia realmente il tentativo di risuscitare il legame con la coniuge defunta o se tale desiderio svolga il compito d'una razionalizzazione per soddisfare un'esigenza gay. L'ingrediente inserito nella sceneggiatura è troppo forzato per non suscitare dubbi. L'epilogo consiste nel ripudio dell'amore coatto all'opposto di "Légami" per tornare, in difesa della propria identità e delle proprie radici, a casa di mammà e all'interno della sfera femministico-matriarcale. Esito della fruizione filmica: perplessità come minimo, oppure disprezzo tout court.

Vedi tutte le 8 recensioni cliente
  • Produzione: Warner Home Video, 2012
  • Distribuzione: Videodelta
  • Durata: 120 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Contenuti: trailers
  • Pedro Almodóvar Cover

    Propr. A. P. Caballero, attore, sceneggiatore e regista spagnolo. «Madame Bovary c'est moi» diceva Flaubert, e lo stesso dice A. di tutti i suoi personaggi, uomini o donne, etero, omo o bisex che siano. Nato e cresciuto nella Mancha, la provincia spagnola più povera, a soli diciassette anni si trasferisce a Madrid, dove trova lavoro nella compagnia dei telefoni, ma soprattutto diventa interprete, cantore e star della movida della Spagna neo-liberata dalla dittatura franchista con il suo gruppo punk-rock en travesti (Almodóvar & McNanara) e i suoi «scandalosi» undici corti, realizzati fra il 1974 e il 1978, che proietta in casa per animare serate fra amici e conoscenti. Il mondo caotico e confuso del suo primo cinema esplode improvviso nel 1980 con Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio... Approfondisci
  • Antonio Banderas Cover

    Propr. José A. Domínguez B., attore e regista spagnolo. Formatosi presso l’Accademia d’arte drammatica della sua città natale, si trasferisce a Madrid dove incontra P. Almodóvar che ne valorizza l’aspetto fisico e le doti interpretative in film come Matador (1986), La legge del desiderio (1987), Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988) e Légami! (1990). Bruno, occhi scuri, prototipo del sensuale fascino mediterraneo, conquista anche il mercato statunitense: è l’omosessuale amante di T. Hanks in Philadelphia (1993) di J. Demme, il perfido Armand di Intervista col vampiro (1994) di N. Jordan e il protagonista di Desperado (1995) di R. Rodriguez, seguito del fortunato El Mariachi girato nel 1992 dallo stesso regista. Sposatosi con M. Griffith (conosciuta sul set di Two much - Uno di troppo,... Approfondisci
  • Marisa Paredes Cover

    Nome d'arte di María Luisa P. Bartolomé, attrice spagnola. Esordisce sul grande schermo in parti di sfondo nei primi anni ’60, ma è soprattutto l’incontro con il regista P. Almodóvar che segna la sua carriera con personaggi «difficili», satirici, al limite del grottesco: è una suora traviata e masochista in L’indiscreto fascino del peccato (1983), la «divina» Becky del Páramo in Tacchi a spillo (1991), un’insoddisfatta scrittrice di romanzi rosa in Il fiore del mio segreto (1995), una famosa attrice teatrale in Tutto su mia madre (1999). Nella sua carriera densa di successi altri registi segnano tappe fondamentali: interpreta una bigotta tentata dalla passione in Profundo carmesí (1996) di A. Ripstein, una moglie abbandonata e poi ritrovata in Tre vite e una sola morte (1996) di R. Ruiz, la... Approfondisci
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