La pelle che abito

(La piel que habito)

Titolo originale: La piel que habito
Paese: Spagna
Anno: 2011
Supporto: DVD
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    FFortunato

    06/03/2013 09:34:30

    L'ho visto con un pò di scetticismo e invece devo dire che mi ha colpito. Cosa emerge? Credo che ognuno può vedere quello che vuole. Io ho riconosciuto la cattiveria dell'uomo, che svela il suo aspetto più cruento e crudele. Gli riconosco l'originalità. Prima parte noiosissima.

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    Robertinho

    12/07/2012 16:13:55

    Trama intricatissima per Pedro Almodóvar che,con La pelle che abito si inoltra nel terreno dell'horror/thriller e del noir,senza mai perdere di vista i suoi colori e tratti di regia.C'è un chirurgo plastico,Robert Ledgard che,dopo anni di ricerche,ha scoperto il segreto per la creazione di una pelle artificiale,capace di resistere alla bruciature e alle punture di insetti.E c'è una bellissima donna,prigioniera dell'uomo,che trascorre le sue giornate da sola,chiusa in una stanza,a scrivere sui muri,fare yoga e scolpire,in una magione di lusso,El Cigarral.Il film si apre con una lunga e insistita carrellata su provette,campioni di sangue e sul corpo della donna.Poi il flashback,in un intento di spiegazione che non è mai così lineare in Almodóvar:una moglie morta per le ustioni riportate in un incidente stradale,una figlia violentata,un uomo-il chirurgo-reso pazzo dal dolore e cieco per l'istinto di vendetta,inviso per i suoi esperimenti transgenici,alla comunità scientifica.La realtà poi sarà differente:per esempio differente da quella che il dottore si è figurato.Ma dire troppo sarebbe un vero peccato.È un film che ammalia,come sempre sa fare Almodóvar,che riesce a farci inorridire e ridere,forte anche di una cura formale che ricalca i topoi del suo autore;con un attore,Antonio Banderas,che ritorna dopo dodici anni a lavorare con il regista castigliano,regalandoci una figura di uomo algido,compassato,che nasconde in sé un mostro,una crudeltà che neppure il più grande dolore può giustificare.Letture molteplici,riferimenti all'oggi,alla medicina estetica,alle mutazioni genetiche,soprattutto riflessioni sul dentro e fuori dell'essere umano,che non è solo corpo e pelle,che ha pensieri e intenzioni che sono influenzati dal sesso,ma che lo travalicano.Almodóvar riesce a trasmettere il gelo della mente di Ledgard,novello Frankenstein,gelo che la casa pare condensare,nella sua perfezione di forme moderne in cui tutto ha un ordine preciso e meticoloso.Da vedere senz'altro!

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    Mauro Lanari e Orietta Anibaldi

    28/02/2012 20:52:56

    Dopo la sfuriata trasgressiva, scandalistica, provocatoria e iconoclasta degl'esordi, Almodóvar s'è assestato su alcuni punti tematici ricorrenti, affrontati con una cifra espressiva sempre più pacata e classicheggiante. "La legge del desiderio" (1987), "Légami" (1990) e "Tutto su mia madre" (1999) sono state le tappe decisive e conclusive per la formulazione del suo mondo autoriale: omosessualità, sadomasochismo, disvalorialità del maschile giudicato inetto nel proporre un vitalismo incondizionato. Fin qui sapeva eludere il cinema di nicchia poiché, pur partendo da un'ottica tanto ristretta e particolare, affrontava elementi del soggetto desiderante, gl'eccessi della passione, del sentimento e del bisogno d'amore, che coinvolgono tutti. Questo suo film più recente sembra invece costruito al contrario: sotto la pelle falsa, ingannevole, subdola e infìda della nobiltà d'animo che abita e ostenta, Almodóvar si svela settario ed egocentrato come non mai. Tolta la patina d'un racconto con chissà quali risvolti del più ampio respiro, troviamo di nuovo Banderas che stavolta tenta di clonare chirurgicamente la moglie morta, però a partire da un giovane che dunque viene trasformato in un vero e proprio trans op(erato) contro la sua volontà. Ci si chiede allora se il desiderio del protagonista sia realmente il tentativo di risuscitare il legame con la coniuge defunta o se tale desiderio svolga il compito d'una razionalizzazione per soddisfare un'esigenza gay. L'ingrediente inserito nella sceneggiatura è troppo forzato per non suscitare dubbi. L'epilogo consiste nel ripudio dell'amore coatto all'opposto di "Légami" per tornare, in difesa della propria identità e delle proprie radici, a casa di mammà e all'interno della sfera femministico-matriarcale. Esito della fruizione filmica: perplessità come minimo, oppure disprezzo tout court.

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  • Produzione: Warner Home Video, 2012
  • Distribuzione: Warner Home Video
  • Durata: 120 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Contenuti: trailers