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Curzio Malaparte

Curatore: C. Guagni, G. Pinotti
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2010
Pagine: 379 p. , Brossura
  • EAN: 9788845925283
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Recensioni dei clienti

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    gianni

    28/07/2016 09.56.53

    Egotista, dandy, esteta del macabro, cantore omerico della bestialità e dell'umano al suo grado naturale, Malaparte fa della guerra la sua avventura, fra originalità, paradossi, iperboli, racconti, senza filo conduttore, salvo quel continuo ritornare sulla pelle, ultimo vero nucleo dell'uomo, disposto a tutto, al di là del bene e del male e delle convenzioni delle anime belle, pur di sopravvivere. Grande, controverso, libro.

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    angelo

    21/09/2015 13.19.50

    Ingredienti: una città dalla testa alta messa in ginocchio dalle avversità (guerra, peste, Vesuvio), gli orrori della guerra su tanti fronti di battaglia, l'opportunismo dei vinti spinti dalla fame verso le ricchezze dei vincitori, uno scrittore-protagonista-militare-pacifista-cinico-pietoso che miscela orrido-surreale-sentimentale. Consigliato: a chi cerca lezioni di stile e di sopravvivenza dentro le pagine più buie della storia, a chi non sa a cosa rimanere aggrappato nei momenti più tragici.

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    Renzo Montagnoli

    23/08/2015 21.06.34

    Se Kaputt può essere definito un libro crudele, La pelle invece può essere considerata un'opera allucinante, tanto è spinto all'estremo il desiderio di Malaparte di descrivere, in una Napoli prostrata e affamata dalla guerra, la prepotenza dei liberatori che come una peste divora gli abitanti spingendoli, per sopravvivere, a barattare l'unico bene che possiedono, il loro corpo. Certo nello scrittore toscano, che ricordiamo fascista della prima ora e poi, con il trasformismo che quasi sempre ci caratterizza, diventato ufficiale di collegamento con le truppe alleate, alberga un fondo di risentimento per gli antichi nemici che lo porta anche a eccedere nel descrivere le loro nefandezze, sovente estremizzate da una fantasia che intende rappresentare, attraverso il surreale, una realtà oggettiva di autentico e disperato squallore. Nel libro, infatti, incontriamo episodi di pedofilia, di orge sfrenate omosessuali e, poiché al peggio non c'è mai limite, anche di cannibalismo. Ma se nel comportamento della popolazione, in questo loro cedere a un ricatto che toglie ogni dignità, c'è la giustificazione del bisogno primario di riempire stomaci vuoti, nei vincitori invece c'è la frenesia di dimostrate la loro potenza economica, tale da soddisfare anche necessità che in altre occasioni e in altri luoghi non sarebbero emerse; anche loro annullano la propria dignità, ma in fin dei conti sono i peggiori, poiché non rispondono in questo alla necessità di soddisfare esigenze inderogabili; i vincitori appaiono così come degli dei a cui tutto è possibile e a cui tutto è concesso. Aleggia uno spirito di morte, ma non di morte del corpo, bensì dell'anima, un senso di putrefazione dei sentimenti e della dignità reso in modo splendido, e pur tuttavia Malaparte, forse conscio che alla lunga il lettore, dapprima stupito e poi annichilito, potrebbe arrivare a chiudere il libro, ha il pregio di alternare passi che oserei definire di autentica poesia e che smussano e addolciscono. Imperdibile

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    Raffaele

    27/04/2015 22.57.26

    Da restare senza parole, Malaparte quasi sofferente nel raccontare la Storia di un popolo a cui restava solo al propria "pelle" da salvare, manifesto di assoluta grandezza che fa male.

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    stefano

    30/10/2014 17.03.00

    Leggere le pagine di questo capolavoro, è un'esperienza complessa. Si rimane ipnotizzati dalla capacità narrativa di questo autore; sembra possedere un talento speciale nel saper descrivere scene, atmosfere e personaggi che rasenta la perfezione letteraria. L'influenza della guerra sconvolge tutti gli equilibri, facendo emergere i comportamenti più biechi e riprovevoli dell'essere umano. La società si piega su stessa, soffocando sul nascere qualsiasi tentativo di redenzione. L'istinto di sopravvivenza, conta solo l'istinto di sopravvivenza, il resto non serve. Un atto d'accusa contro l'Uomo, attuale, magistrale.

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    Emiliano

    31/12/2013 10.36.34

    Libro veramente originale, non può lasciare indifferenti. Malaparte, dandy,egocentrico ed ossessionato dall'eroismo bellico, descrive la realtà del dopoguerra italiano dal suo punto di vista: le scene ,miserabili , pesanti come un pugno sullo stomaco, vengono descritte con un'atteggiamento che si fà fatica ad inquadrare, a volte sprezzante ,a volte sarcastico,sicuramente spiazzante per il lettore. Questa originalità della narrazione non fà che accrescere l'esperienza di stupore misto a disgusto che questa lettura riserva senza censure. La reputo una lettura fondamentale per conoscere veramente i lati inconfessabili del dopoguerra italiano:il nostro popolo ne esce veramente martoriato moralmente e fisicamente, sminuito addirittura anche il ruolo eroico dei partigiani... Condivisibile o no una delle letture che mi ha colpito di più: tolgo un punto solo per la ripetitività di alcuni concetti, la pomposità della scrittura (peraltro straordinaria) di Malaparte in qualche frangente diventa ossessiva. Libro consigliatissimo, sopratutto a chi ha il 'fegato' già temprato o lo voglia temprare.

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    ninonux

    17/09/2013 14.32.42

    l'abominio della guerra, la follia che, come un'epidemia di peste, dilaga nell'Italia del Sud occupata dagli alleati nel '43, un'agghiacciante escalation di violenza e depravazione, un aberrante sequenza di immagini crude che lasciano a bocca aperta tutti coloro che, per questioni meramente anagrafiche, non hanno avuto la sventura di provare sulla propria pelle le conseguenze della catastrofe abbattutasi sull'Italia (e sul mondo intero) nella terza e quarta decade del secolo scorso: questo (e molto più) è ciò che rimane di questo sensazionale romanzo, uno dei più belli che ho avuto la fortuna di leggere in vita mia...

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    marco pierucci

    29/09/2011 20.39.19

    Al di là dell'esperienza "viscerale" che ha dato luogo alla scrittura de "La Pelle" e che ci viene restituita come tale (non può lasciare, infatti, indifferenti la sua lettura ed essa sollecita il pensiero ed i visceri in un corto circuito emozionale) ciò che rappresenta il cuore del libro è la constatazione attualissima e profetica della fine della dignità di un popolo a causa della perdita di valore dell'anima. Malaparte afferma in modo incredibilmente lucido e profetico per i giorni nostri che quando un essere umano o un intero popolo si riducono a lottare solo per la sopravvivenza della loro pelle (quella fisicamante distesa sul nostro corpo) perdendo di vista il valore dell'anima allora tutto può accadere, anche che le madri vendano i loro figli prostituendoli ai soldati di un popolo liberatore per un pacchetto di sigarette o tre chili di pane. Tutto questo perchè l'unica cosa rimasta da salvare non è più l'anima, per la quale si è pronti a rinunciare a tutto fino al sacrificio di se stessi e dei propri figli, ma la propria vita materiale pur se ridotta ad un esserci senza più alcuna dignità. Solo il desiderio di salvare l'anima può salvare la dignità e la guerra, o quello che ne segue che può essere anche peggio, non è altro che una forte "occasione" per mettere alla prova e a nudo i valori che ancora tengono in piedi una civiltà. E la domanda che sorge è: come reagiremmo noi oggi ad una prova così forte? Malaparte non ha dubbi ed afferma che un giorno i nostri figli saranno venduti per molto meno che per la salvezza della pelle (forse per la salvezza dei nostri "vizi" di società degradata?). Da brivido.

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