Il pellegrinaggio alla Mecca

Christiaan Hurgronje

Traduttore: G. Scattone
Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 1989
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: XXVIII-143 p., ill.
  • EAN: 9788806593391
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    francesco cisternino

    29/09/2007 18:05:45

    Scritto nel 1880, il libro è ancora oggi il punto di partenza di chi vuole studiare l'argomento e contiene una tesi di fondo molto affascinante e non passibile di dialoghi: Maometto avrebbe trasformato la festa annuale araba della Mecca in una manifestazione religiosa musulmana solamente per conquistare la città. E' rivolto ad un lettore che ha già una conoscenza di base sulla storia dell'islam, ma pur con qualche difficoltà può essere compreso anche da chi non maneggia questi argomenti perché è scritto e tradotto bene.

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Se nel cristianesimo il pellegrinaggio è un atto facoltativo di devozione individuale, nel mondo islamico esso è invece uno dei pilastri della fede, un dovere di ogni musulmano. E' il rito che certifica e sostanzia il legame profondo fra una terra e un popolo, la sua religione e la sua lingua. E la Mecca è il luogo sacro e mitico di questo ricorrente, necessario appuntamento.Cautamente presentato - e filatrato da esigenze professionali - dalle fonti islamiche, il pellegrinaggio alla Mecca è stato oggetto delle curiosità scientifiche di molti studiosi europei, che non hanno esitato a ricorrere a strategemmi avventurosi per indagare da vicino questo misterioso fenomeno della religiosità orientale. Ma per una sorta di paradosso, il testo che doveva segnare la letteratura antropologica sull'argomento sarebbe venuto da una singolare figura di studioso e di uomo politico che all'epoca della stesura di questo lavoro non aveva mai visto l'Oriente né, tanto meno, la Mecca. Elaborando un corpo di informazioni gigantesco, questo che Hurgronje dava alle stampe a Leida nel 1880 era destinato a rimanere il primo lavoro d'insieme sull'origine del pellegrinaggio islamico, sulla fase storica della sua formazione e sui motivi che indussero il fondatore dell'Islam a incorporare "questo pezzo massiccio di paganesimo" nella sua dottrina nascente. Fondato su una critica rigorosa delle fonti islamiche e su una prudente rivisitazione dei resoconti europei, il volume diveniva antesignano di ogni ricerca che volesse spingersi sul terreno degli studi orientalistici e della storia comparata delle religioni. E al tempo stesso, mentre introduceva i filologi fra le pieghe del Corano e nell'intricato viluppo di significati sottesi ai molti rituali del pellegrinaggio, si faceva preziosa testimonianza di se stesso. Rivelava, cioè, la cultura e le intenzioni politiche di una Europa impegnata sullo scorcio del secolo XIX in una serrata competizione coloniale.