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Giorgio Fontana

Collana: La memoria
Anno edizione: 2011
Pagine: 245 p. , Brossura
  • EAN: 9788838925887

Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    01/04/2016 13.16.17

    Do un voto forse un po' abbondante ma 3/5 sarebbe stato troppo poco.

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    Sergio Fenizia

    24/04/2015 23.57.13

    Il fatto che la storia narrata sia abbastanza "normale" nulla toglie al libro che è molto, molto bello. Ben scritto, breve, che lascia il segno. Personaggi molto realistici con un vissuto semplice ma coinvolgente. Una visione della legge che correttamente va al di là di quella codificata, per attingere la giustizia sostanziale non ingabbiata in quella processuale.

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    Leo Milano

    17/11/2014 11.58.51

    Un ottimo e sorprendente lavoro da parte di un giovane italiano classe 81, con personaggi, pochi e ben delineati. Stile impeccabile e descrizione precisa della Milano d'oggi con qualche esagerazione nelle descrizioni tetre dell'hinterland meneghino. La riflessione sulla giustizia e sui destini umani e' struggente.

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    Gabriele Paganelli

    21/07/2014 15.44.00

    Un tempo piacevolmente speso in mezzo ai dubbi e alle fatiche di un uomo, in bilico tra giustizia e verità. Un uomo che percorre un sentiero difficile, ostile in molti punti perché insidiato da sguardi avversi. Un sentiero però anche sostenuto da Elena e illuminato dai fari incarnati nelle presenze del professore e di Colgnati. Un sentiero percorso passo dopo passo dall'uomo e dal magistrato Roberto Doni che ha avuto la possibilità di formarsi una conoscenza più ampia, ha avuto modo di lasciare spazio dentro le sue granitiche convinzioni professionali al principio dell'eccezione. Mi sono tenuto stretto nella mano di Roberto mentre entravamo nella pancia della giustizia, e nei suoi anfratti abbiamo trovato la presenza provocante di Elena, che ci accompagna a scavare nelle sue viscere per farci scontrare con un'altra perturbante presenza, la possibile verità. Giustizia e verità che giocano a nascondino non solo nei palazzi di giustizia, ma anche e forse ancor di più nelle viscere di Milano che fanno da palcoscenico allo sviluppo delle inquietudini di Doni. Sono pagine attraenti che scorrono nel mio sguardo di lettore e che vanno ad imprimere come succedeva nelle vecchie macchine fotografiche sulla pellicola della mia giornata la luce della verità. Già, perché trovo che il motore che spinge i personaggi, che muove Khaled come Roberto, Elena e Mohamed è proprio questa sete di verità e di felicità, ed è questa sete che fa scontrare ciascuno di loro contro le proprie resistenze.

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    davide

    27/08/2013 01.47.27

    Che dire,davvero diverso come libro dai soliti libri italiani troppo fissati solo con stile o linguaggio e storei esangui da un lato o che si buttano su noir e thriller dall'altro:eppure a lettura finita,mi ha lasciato in bocca un qualcosa di vagamente..democristiano!non ridete:è che,a parte delle ben azzeccate descrizioni di milano,la storia e il linguaggio sono davvero troppo piani,e quando vuole esser solenne,il linguaggio,sembra finire perlopiù per esser vagamente veltroniano..quanto alla storia in se,svolgimento quasi per accumulo troppo lineare,invece che per sviluppo,senza rimandi,forse un solo mezzo colpo di scena cmq abbastanza light,e con finale aperto gia visto troppe volte;cmq non lo definirei "lento",come libro,la letteratura mica è un videoclip-le parti poi dei vezzi culinari e estetico-culturali del giudice protagoista,mi son sembrate davvero dei vezzi,quasi leziose... morale:sto apprezzando di piu il suo"novalis" che sto leggendo ora e che è il romanzo precedente dell autore

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    adriano

    25/03/2013 09.58.15

    Lento, troppo descrittivo, ci racconta tutti i percorsi, le vie, le traverse che il magistrato Doni percorre .....la storia del romanzo appare sempre molto distante dalla narrazione, quasi fosse un contesto a parte,disgiunto, disunito dala vita professionale del personaggio. Interessante il processo di rivisitazione interno del magistrato che si interroga su quanto siano veramente collegati il concetto di Giustizia con quello di Legge e quanto Doni medesimo sia disposto a mettere a rischio la sua agiata routine per rincorrere un ipotetico senso pieno del concetto di " Giustizia ". Anche il suo rapporto con la figlia è rappresentato in maniera poco interessante ed emotivamente coinvolgente, il rapporto con la moglie appare anch'esso improntato su un concetto dii " quasi più nulla da dirsi ". Insomma dopo la pagina 100 ho fatto fatica ad andare avanti ed a terminare la lettura. Non credo che leggerò più nulla di Giorgio Fontana.

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    manuela

    12/10/2012 08.55.30

    L'ho trovato pretenzioso e misero. Non sono neppure riuscita a finirlo.

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    rosa

    09/05/2012 19.35.33

    Ho appena terminato il libro e come sempre mi accade per quelli che mi colpiscono ma non mi folgorano li risfoglio, li rimugino, li rimastico ancora per un pò prima di "battezzarli" definitivamente e decidere del loro futuro nel mio archivio mentale. Sì, alla fine posso dire che l'ho apprezzato pur nelle sue lacune( quanto avrei voluto sapere di più del Colgnati appena accennato ma così importante per il protagonista Doni!)e nelle sue verbose divagazioni famigliari e cittadine(troppi bar, troppe marche di birra, la Milano strada per strada, no grazie...)ma, accidenti, che bello quando scava nel personaggio, vulcano silente sul punto di esplodere e lo fa crescere lentamente, consapevolmente verso la sua, ma che dovrebbe essere di molti, legge superiore. A quando il prossimo Roberto Doni?

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    grazia

    26/04/2012 16.55.42

    ho letto il romanzo d'un fiato. Personaggi ed ambientazione sono molto realistici. Il protagonista (finalmente) non è un eroe, è un uomo normale che non nasconde debolezze, passioni, meschinità e fragilità. Un uomo normale che si trova a dover scegliere tra giustizia e legge, ordine e caos. Non so se rincontreremo Roberto Doni, ma mi auguro di sì. Ero un po' indecisa sul voto da attribuire, alla fine ho scelto il massimo quando ho saputo che l'autore è del 1981: davvero, leggendo il romanzo che tratta con maturità tematiche importanti, avrei giurato di trovarmi di fronte un autore più adulto. Una piacevole sorpresa.

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    Umberto Mottola

    09/03/2012 14.11.21

    Romanzo, a mio avviso, non tanto riuscito. Il linguaggio è, a tratti, zoppicante, carente, povero. Troppe divagazioni rispetto alla trama principale. Il personaggio di Khaled rimane sempre sullo sfondo. Interessante, invece, il dilemma interiore del magistrato Roberto Doni che deve sciegliere se continuare a vivere la sua ordinaria vita fatta di piccole sicurezze, oppure mandare tutto all'aria in nome di un ideale di giustizia.

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