Perché i tedeschi? Perché gli ebrei? Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933 - Götz Aly - copertina

Perché i tedeschi? Perché gli ebrei? Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933

Götz Aly

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Traduttore: Valentina Tortelli
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 9 aprile 2013
Pagine: XX-277 p., Rilegato
  • EAN: 9788806212278
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Perché i tedeschi? Perché gli ebrei? Uguaglianza, invidia e ...

Götz Aly

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Da molti anni Götz Aly si interroga sul passato nazionalsocialista e ogni volta arriva a risposte scomode e inquietanti. Chi voglia conoscere meglio la storia tedesca del Novecento deve confrontarsi necessariamente con i risultati delle sue ricerche. All'inizio del XIX secolo gli ebrei tedeschi seppero cogliere le opportunità offerte dalla nuova libertà economica. Essi si riversarono nelle professioni allora emergenti: divennero commercianti, imprenditori, medici, avvocati, banchieri e giornalisti. Inoltre garantirono ai propri figli un'istruzione di buon livello: intorno al 1900, in Germania, gli studenti ebrei che conseguivano la maturità erano otto volte di più dei loro compagni cristiani. La reazione dei tedeschi, più lenti nella loro ascesa sociale, fu caratterizzata da invidia e gelosia: sostennero la necessità di proteggere i cristiani, non gli ebrei; cercarono appoggio e conforto nella collettività, tentarono di accrescere la loro autostima denigrando gli altri gli ebrei. Questo libro si allontana dai consueti modelli concettuali sulle origini della barbarie nazista. Götz Aly indaga e descrive con lucidità le radici più profonde dell'antisemitismo omicida, radici che affondano nel cuore pulsante della storia e della società tedesca.
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    Fab

    23/09/2019 07:48:30

    Un libro che ha provato a distaccarsi dai soliti dogmi di spiegazioni razziali per qualcosa di più, gli riconosco questa prova ma che secondo me non è riuscito a portarla a termine. Alla fine è un libro con cose abbastanza base, note e risapute senza atmosfera, c'è storia e corrette informazioni ma secondo me non attira, non ha nessuno spunto nuovo, interessante ma piatto e senza una fase che inizia e finisce, a me non è piaciuto.

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    Moreno Oldani

    14/04/2015 08:55:01

    Bellissimo. Da leggere da chiunque si domandi come un popolo civile come quello tedesco abbia potuto arrivare a tanto...

  Götz Aly, professore al Fritz Bauer Institut di Francoforte, parte da due domande che ritornano frequentemente negli studi relativi al genocidio ebraico e nell'opinione pubblica. Per quale motivo i tedeschi commisero un simile crimine? Perché gli ebrei furono scelti come vittime? L'obiettivo che l'autore si prefigge è quello di dimostrare che il genocidio degli ebrei non fu un evento estemporaneo ed estraneo alla storia tedesca, ma fu il risultato di un lungo processo storico, politico, culturale e sociale che era iniziato un secolo e mezzo prima. Rifiutando la tesi, a suo modo di vedere semplicistica, del Sonderweg tedesco, Aly decide di approfondire la "preistoria" dell'odio antiebraico, ricostruendo le tappe che condussero la popolazione tedesca ad accettare, sostenere e attivare con partecipazione lo sterminio. Lo storico prende le mosse dall'invasione napoleonica del Sacro romano impero tedesco, in seguito alla quale gli ebrei ottennero l'emancipazione politica e iniziarono un'ascesa, all'interno dell'economia e della società tedesche, di gran lunga più rapida rispetto a quella dei loro connazionali cristiani. Per dimostrare quanto l'antisemitismo fosse parte integrante della società e della cultura tedesca del tempo, il saggio prende in esame, oltre agli esponenti della destra conservatrice, reazionaria e antiliberale, anche intellettuali e uomini politici di idee riformiste, progressiste e liberali che si distinsero nell'ostilità e nell'odio contro gli ebrei. Tutti sembravano condividere nei confronti della popolazione ebraica un sentimento comune: l'invidia. È proprio qui risiede la novità del presente studio, di taglio psicologico-sociale, che identifica in questo sentimento l'elemento propulsore dell'antisemitismo: "L'invidia mina la convivenza sociale. Distrugge la fiducia, rende aggressivi, conduce alla cultura del sospetto, induce gli uomini ad accrescere la propria autostima umiliando gli altri". Aly, per rafforzare la propria tesi, si serve di puntuali dati statistici che attestano, fin dai primi anni del Novecento, l'elevata presenza ebraica nei settori chiave del paese e in numerose professioni emergenti. I tedeschi cristiani reagirono chiudendosi in associazioni private e formazioni politiche esclusive, nelle quali cercavano protezione, sostegno e conforto. L'esperienza collettiva della grande guerra, dell'umiliazione conseguente alla sconfitta e delle ripetute crisi economiche contribuì a esasperare l'invidia, il rancore e il desiderio di riscatto dei cittadini tedeschi nei confronti degli ebrei. La propaganda nazista si inserì in tale scenario e seppe sfruttare a proprio vantaggio questo sentimento di lunga durata: "Da un lato il partito [nazista] si ispirava all'idea politica della nazione etnicamente omogenea, dall'altro prometteva agli strati inferiori di una nazione così definita maggiore uguaglianza sociale, riconoscimento del valore del lavoro manuale e, soprattutto, opportunità di promozione e carriera". La conclusione a cui giunge Aly è che l'invidia sociale è sempre in agguato ed eventi analoghi alla Shoah possono ripetersi perché non bisogna "credere che gli antisemiti di ieri fossero persone totalmente diverse da noi che viviamo oggi".   Elena Fallo  
  • Götz Aly Cover

    Insegna al Fritz Bauer Institut presso l'Università di Francoforte. Giornalista tra i piú noti, ha pubblicato numerosi studi sul nazionalsocialismo e sullo sterminio ebraico. Per Einaudi ha pubblicato "Lo stato sociale di Hitler" (2007) e "Perchè i tedeschi? Perchè gli ebrei?" (2013). Approfondisci
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