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Alessandro Piperno

Illustratore: W. Dell'Edera
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 417 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804573739
"Ma insomma cos'è la vergogna?", si chiedeva Alessandro Piperno in uno dei suoi splendidi articoli che periodicamente si leggono nel "Corriere della Sera". E si rispondeva: "Un ardente desiderio di non esserci. Di non esistere o almeno di non essere più qui in questo preciso istante". Proprio quello che accade nell'incipit al protagonista di questo libro: "Era il 13 luglio del 1986 quando un imbarazzante desiderio di non essere mai venuto al mondo s'impossessò di Leo Pontecorvo". E in effetti nella discesa agli inferi che trasformerà un quarantottenne chirurgo di successo – stimato professionista e amato padre di famiglia – in un "povero scarafaggio", "vergogna"(come nel titolo di Coetzee) è una parola chiave. Forse la più importante delle parole tormentone ossessivamente disseminate a segnalare la portata simbolica della vicenda narrata.
Quella vergogna che accomunava il suo primogenito ("Quel sentimento dimostrava che il suo ragazzo era un tipo davvero sensibile"), la fidanzatina dell'altro figlio ("È proprio sulla vergogna che Camilla sta formando in modo così precoce la sua personalità") e anche l'avvocato amico d'infanzia ("Doveva essere una cosa così difficile, così terribile, vivere quella vergogna") è destinata infatti a diventare l'unico, totalizzante, tratto del suo carattere: "Ora Leo Pontecorvo è tutto il suo imbarazzo. Tutta la sua vergogna". E pensare che tra le caratteristiche di Leo (ma c'entra qualcosa con il Merumeci degli Indifferenti?) c'era proprio una notevole – sia pur rattenuta e ben simulata – vanità. La prima a essere ferita quando scoppia lo scandalo che fa di lui un presunto pedofilo: "Il dramma di quell'apparizione in tv" (la brutta foto mostrata durante il tg) "fu per lui anche una tragedia della vanità".
Se con altrettanta ossessività si segue lungo tutto il racconto la disposizione di queste parole simbolo, ci si rende conto che queste finiscono con il disegnare una serie di coppie oppositive in cui un elemento rappresenta, nella vita del protagonista, il prima; l'altro il dopo, rispetto alla data fatidica con cui si apre il romanzo. Così ad esempio il sarcasmo – prima agito ("Uno spirito sarcastico che Leo incarnava a perfezione"), poi subìto ("Da un bel po' mi lascio trattare da te con sarcasmo, lascio che questa gente mi torturi") – fa spazio al melodrammatico("Offrendo loro melodrammaticamente i polsi"): un atteggiamento che Leo considerava tipico di sua moglie (nei loro litigi "il tono era, come al solito, sarcastico e melodrammatico").
Lui, d'altronde, "amava interpretare la parte del rude senza Dio", sbandierando "parole per Rachel vuote di significato e pompose come laicismo, illuminismo, agnosticismo"; mentre lei ci teneva a festeggiare come si deve la festa del kippur, ovvero dell'Espiazione (come nel titolo di McEwan): una parola che più avanti suonerà profetica alle orecchie di Leo ("Perché un Dio deve esserci. L'ultimo infernale anno della sua vita è Dio"). Lei, d'altronde, era quella educata a pensare che "l'intero universo era disseminato di presagi nefasti"; lui "quello spirito cazzaro" che fino all'ultimo continua a illudersi che la sua tragedia sia soltanto un "sordido scherzo" (Lo scherzo, come nel titolo di Kundera).
Vergogna/vanità, sarcasmo/melodramma, laicismo/dio, tragedia/scherzo. Ma la coppia più classica – quasi petrarchesca – è quella che fa capo al titolo complessivo dell'affascinante progetto di Piperno, destinato a completarsi a marzo con l'uscita di un secondo volume: Il fuoco amico dei ricordi (Fuoco amico, come nel titolo di Yehoshua), ed è la coppia fuoco/neve.Il fuoco è il primo simbolo ad apparire nel racconto, mimetizzato nella frase del figlio Filippo che rompe il silenzio seguito alla notizia del tg: "Mamma, perché non spegniamo il fuoco?" (solo sessantacinque pagine più avanti "qualcuno ha trovato la forza di spegnere la tv e il fuoco sotto la moka annerita"). Nella scena decisiva – quella in cui Leo e Camilla si trovano soli davanti al camino – i due elementi convivono: "Il fuoco si stava spegnendo. La neve oltre la finestra non smetteva di scendere". Poi la neve diventerà il correlativo oggettivo degli "immacolati idilli familiari"; il fuoco che animava Camilla ("Fosse dipeso da lei avrebbe dato fuoco a tutto"), l'immagine dell'inferno in cui Leo precipita: della sua sofferenza e del suo sacrificio.
"Vergogna. Colpa. Legge. Castigo, ecc. Li si pensa sempre con la lettera maiuscola non capendo che essi fanno male solo quando invadono la tua vita con la minuscola", scrive ancora Piperno nello stesso articolo del "Corriere della Sera". In questo senso, Persecuzione può essere letto – etimologicamente – come la storia di un individualissimo olocausto. Come l'espiazione di un atavico senso di colpa legato alla propria condizione di privilegiato: "Quello della buona borghesia ebraica uscita indenne dalla persecuzione". Come il Processo che kafkianamente inchioda l'innocente alla sola colpa della propria vergogna, perché "non c'è storia personale che non possa essere altrettanto capziosamente manipolata". Non il "falò delle vanità" (come nel titolo di Tom Wolfe), ma il falò della verità.
Giuseppe Antonelli

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Roberto

    25/11/2016 19.01.05

    E’, questo, il primo libro di Piperno che ho letto e non so se avrò la voglia di leggerne altri. Premetto che non mi è del tutto dispiaciuta la scrittura di Piperno, sebbene mi sia apparsa, spesso, noiosamente insistente nella sua prolissità. E’ un libro dei perché ai quali, quasi mai, è data risposta. I personaggi sono irreali, la trama (che pure risulta scheletricamente tracciata) viene malamente affogata in un contesto scarsamente verosimile. Mi ha fatto pensare, più che ad un romanzo (del quale nulla ha), agli appunti di uno psicanalista tendenzialmente portato allo spreco di carta (oltre 400 pagine!). Dimenticavo: è stato uno dei pochi libri in grado di farmi innervosire.

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    Lei fang

    04/03/2014 18.42.30

    E' la prima opera che leggo di Piperno,e a onor del vero la prima parte del libro non mi è piaciuta tanto, poichè era molto concentrata sulla figura della moglie Rachel, successivamente però mi ha interessato sempre di più. Trovo incredibili come senza le lettere di Camilla esplicitamente scritte (almeno non tutte) lo scrittore sia riuscito a tessere la trama su questi scambi. D'altro canto mi è sembrato irreale un isolamento così totale e persistente della famiglia, se posso capire la decisione della moglie (poichè moltissime volte si è evidenziata la sua educazione) ,quella dei figlio proprio non la capisco,troppo intrasigenti. Penso proprio di leggere il seguito di questo ottimo libro.

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    Marco Ferraro

    29/12/2013 10.11.12

    Avevo già messo da un pezzo Piperno fra gli autori da provare e dopo aver saltato "Con le peggiori intenzioni" sono caduto su questa "Persecuzione" perché l'intreccio della storia mi sembrava particolarmente calzante alla società odierna. Un medico, che per una serie incredibile di circostante e leggerezze, si trova a precipitare da un piedistallo di ammirazione e rispettabilità in un pozzo di disprezzo ed ignominia, isolandosi volontariamente da tutto e da tutti in primo luogo dai propri affetti. Certo la vicenda ha delle motivazioni inverosimili, come quando nei film anticipando le scene pensiamo "Non farà mica ? !", ma gli sviluppi successivi non sono poi tanto irreali. Al di là di ciò è il quadro della società che è convincente, in cui l'ipocrisia è il sentimento dominante, ma quello che viene fuori indirettamente è che questa è una parte della società ed esasperandone gli aspetti negativi non si fa altro che accentuare la frattura con il resto riproponendo la divisione del paese che dagli anni '80 si è palesata, non a caso infatti il professor Pontecorvo è un craxiano convinto.

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    Cristiana

    11/07/2013 22.35.55

    Un po' farraginoso e spiegabile solo con una profonda misoginia dell'autore(perchè Camilla agisce così? per non parlare della moglie, medico casalinga senza rancori nè furori ma con una solida incrollabile, inflessibile, stupida legge morale come a me risulta abbiano solo alcuni maschi...); tuttavia è un libro avvincente e ben scritto: forse possiamo perdonare Piperno anche se probabilmente non sa quanto bisogno abbia del perdono dell'altra metà del cielo!

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    Marta

    09/06/2013 19.36.28

    Mi è piaciuto tutto : lo stile , innanzi tutto , la capacità di "sviscerare " tutti i personaggi , anche quelli che sembrano solo di contorno , la possibilità di entrare talmente nella storia da percepire tutta l angoscia del professore Pontecorvo e la rabbia di un qualcosa non risolto .....spero nel prossimo libro !

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    francesco

    03/09/2012 18.57.32

    Penso che Piperno sia una delle voci più interessanti nel panorama della letteratura italiana. Usa lingua come un pennello, dipingendo quadri di singolare bellezza.

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    patroclo

    10/06/2012 12.03.48

    ah boh. no, non chiedetemi perché Piperno polarizza cosí tanto - o si ama o si odia/ ci schieriamo come Guelfi e Ghibellini. a me pare sopratutto un ottimo scrittore, forse il migliore che abbiamo in Italia in questo momento. é uno scrittore che a 50 pagine dalla fine ha il coraggio di continuare ad abbozzare personaggi e ad aggiungere episodi e ti chiedi "e ora? quindi quando arriva il finale e lo scioglimento?" - e quando questo arriva, avresti voglia di averne ancora (non per niente é il primo capitolo di un dittico). la storia é Roth, ma é anche italiana fino al midollo, una storia di caduta senza redenzione che é anche Monicelli, é anche Alberto Sordi, é anche Detenuto in attesa di Giudizio, é Tangentopoli, é giornalismo di alto livello e commedia all'italiana di quella vera. Piperno é bravo e basta, e se manca una stelletta é perché forse il meccanismo ci mette un pochino troppo a innescare la scintilla nel lettore. e ora vado a cercare Camilla, che meriterebbe una bella lezione...

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    Carlo Romano

    24/04/2012 12.45.28

    3 libri di 3 diversi scrittori italiani ( Vitale,Mazzantini e Piperno)sono più che sufficienti per dire...basta! e bastaaa! Non si può sprecare tempo e denaro per leggere libri che non hanno nemmeno la parvenza di romanzo! Eppure per Piperno si sono sprecati i giudizi tipo "romanzo bellissimo". Qualcuno ha avuto la sfrontatezza di paragonarlo al grandissimo "Roth": vergogna! Ripensate un pò alla fantascientifica, irreale,assurda trama del libro ( non oso chiamarlo romanzo, i romanzi sono altri!). Se volete leggere un libro noioso e prolisso, ormai è certo, rivolgetevi agli scrittori italiani, sono degli esperti. Sì l'unica nota positiva è la scrittura di Piperno, davvero bella, anche se non rispecchia la quotidianetà . Il suo modo di scrivere veramente piacevole mi ha fatto arrivare fino alla fine. Allora chiedo all'autore,così talentuoso,perchè questo libro?

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    Gaecanelli

    08/04/2012 18.51.44

    Il piacere di leggere un libro scritto in Italiano e non tradotto dall'Americano. Evidenti gli echi di Roth, Leo è uno Svedesone della media borghesia romana degli anni ottanta, e la bimba che gli distrugge la vita è la figuretta spaculare di Merry. Non c'è redenzione, come in Roth e, in maniera diversa, in McCarthy. Resta il fatto che raramente ci si trova a leggere un'opera così ben costruita, strutturata e raccontata da un nostro connazionale (che non si chiami Calvino o Pirandello o Bufalino). Assolutamente da leggere e rileggere. Domani inizio "Inseparabili".Nulla è devastante quanto il fuoco amico dei ricordi (ovviamente di Proustiana memoria).

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    gabril

    02/04/2012 16.43.15

    "Con gli occhi prossimi a spegnersi K. fece in tempo a vedere i signori che, vicino al suo viso, guancia contro guancia, osservavano l'esito. 'Come un cane!'disse e gli parve che la vergogna gli dovesse sopravvivere." E' il celebre explicit del "Processo" di Kafka. Ed ecco l'incipit di "Persecuzione": "Era il 13 luglio 1986 quando un imbarazzante desiderio di non essere mai venuto al mondo s'impossessò di Leo Pontecorvo". Man mano che procede la lettura delle vicende che a poco a poco, fatalmente, si chiuderanno come un nodo scorsoio intorno al collo dell'affascinante, benestante, celebre oncologo Leo Pontecorvo -distruggendolo- ci rendiamo conto che l'imbarazzo iniziale è destinato a mutarsi in profonda, cupa, inesorabile vergogna. Piperno è scrittore scaltrito dalla consuetudine con i grandi classici europei: studioso di Proust e della letteratura francese, amante e cultore di Kafka. Al centro delle sue opere un ebraismo di cui ha esperienza e di cui narra, che lo avvicina a P.Roth. E mi pare che basti a delineare l'orizzonte di una scrittura e di una costruzione narrativa impeccabili. "Persecuzione" è un racconto impegnativo, non vi è dubbio. La parabola discendente del dottor Pontecorvo è descritta con dovizia di particolari; vi si aprono parentesi che sono gorghi entro i quali occorre lasciarsi avviluppare: episodi dell'infanzia; differenze di pensiero e di consuetudini tra le famiglie di Leo e della moglie Rachel (entrambe ebree ma di estrazione sociale differente); il rapporto reciprocamente avvinghiante e morboso tra i due figli e infine, al culmine della storia, l'incontro con la piccola dark lady, la dodicenne Camilla, a cui è affidato il potere più distruttivo, la miccia che, accesa, innescherà una serie di reazioni a catena che inesorabilmente porteranno alla fine di tutto. A Leo in quello scantinato. "Come un cane".... L'eredità di questa fine immonda (più volte lo scarafaggio viene nominato) è lasciata al secondo libro.

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    angela

    24/03/2012 21.14.41

    Finalmente un bel romanzo, un romanzo che ti riconcilia col piacere della lettura. Dopo tanti autori moderni e relativi romanzi piuttosto insignificanti ecco qualcosa che vale la pena di leggere. Il profilo di Leo Pontecorvo e la persecuzione di cui è vittima difficilmente si dimenticano. Romanzo denso di cose e significati. Da leggere sicuramente.

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    Barbara

    21/02/2012 19.49.59

    Un romanzo perfetto! Leo Pontecorvo si aggiunge alla mia parsonalissima lista di martiri...e mi mancherà moltissimo. Da leggere avidamente!

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    Giorgia Di Porto

    09/01/2012 05.46.55

    una piacevolissima lettura!

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    Giuliana

    02/01/2012 18.41.41

    Finito di leggere ora e quindi le emozioni sono fresche. L'ho letto con estrema attenzione ,mi sono gustata tutte le parti riguardanti i ricordi ,ogni volta l'ho posato con un atto di volontà ,poiché avrei continuato la lettura dimenticando tutto il resto e sapendo che più in fretta l'avessi letto prima sarebbe finito .0ra mi rimane una nostalgia infinita del professore Pontecorvo e di tutti i personaggi del libro ,mi rimane una pena nel cuore per questa storia così triste ,forse surreale ma anche molto vicina penso,a certe situazioni che nella vita purtroppo possono capitare .Se un libro riesce a suscitare emozioni così forti ,io lo chiamo UN GRANDE LIBRO Giuliana

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    luigia

    17/11/2011 08.52.57

    Una buona scrittura (ce ne sono poche in circolazione).Storia dolorosamente toccante.Aspetto il seguito.

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    Andrea

    29/08/2011 11.06.17

    Una premessa doverosa: non è un libro per tutti, e non si tratta nemmeno del classico giallo accattivante, un page-turner all'americana per intenderci. Lo stile di Piperno è complesso, il linguaggio forbito, i riferimenti culturali non evidenti. Talvolta si deve persino ricorrere al dizionario. Però è un romanzo splendido. La vicenda personale di Leo Pontecorvo - un uomo fondamentalmente buono, che perderà tutto quanto gli è caro a causa della sua "indolenza" - e dei famigliari è coinvolgente nella sua drammaticità. Man mano che la lettura avanza, aumenta la rabbia per le circostanze che condurranno a un finale purtroppo chiaro fin dall'inizio. Magistrale, come nel primo libro, la caratterizzazione dei personaggi. A mio parere il miglior autore italiano degli ultimi cinque anni. Attendo con impazienza il seguito!

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    ful

    23/08/2011 19.31.21

    Noiosissimo. Il titolo promette bene e anche l'idea non sarebbe male ma il racconto non decolla. Ad ogni piccolo passetto in avanti nella storia, seguono pagine e pagine di ricordi (noiosi pure quelli e inutili) che bisogna sorbirsi per timore di saltare qualche punto importante. Per non parlare dei dialoghi da soap opera, come qualcuno ha già scritto. E' la prima volta che sento il desiderio di scrivere una recensione di una libro: è stato una vera delusione. Sconsigliato.

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    alice

    28/07/2011 20.33.22

    Nel romanzo d'esordio Piperno il sacco lo ha vuotato con coraggio, tutto. Secondo romanzo: lontanissimo dal primo, riconoscibile solo dallo stile. Penso alla Murgia, gran successo all'esordio per aver spiattellato vita vissuta, addirittura un film. Secondo romanzo: lontanissimo dal primo, una sorta di ricerca storico-sociologica romanzata, a lei però è andata meglio, ha portato a casa il Campiello. Avanzo un'ipotesi di fantaletteratura: e se, così come esistono gli autori per i programmi televisivi, esistessero autori occulti che tessono trame ad uso di scrittori in cerca di ispirazione? Comunque merita

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    Christian Valtorta

    22/07/2011 07.32.37

    Piperno non è uno scrittore di talento, ma un grande studioso, e gli perdoniamo volentieri certe manie di grandezze e atteggiamenti da Hollywood. Gli ho preferito Con le peggiori intenzioni, che per quanto non eccezionale si meritava il plauso di buon romanzo d'esordio. Qui c'è molta dispersione, insicurezza, voglia di stupire. Un buon libro, però.

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    Sara

    01/07/2011 12.41.00

    Tanti temi troppo seri trattati in toccata e fuga , soffocati da particolari inutili all'economia del romanzo. Salvato solo dallo stile , ma nemmeno troppo.

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