Il pesce rosso segreto

David Means

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 193 p., Brossura
  • EAN: 9788806168728
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    massimo

    10/09/2007 17:42:36

    E' proprio vero: gli americani, nel bene e nel male, non smettono mai di stupirci.

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Fulminei e densi, questi quindici racconti di David Means stupiscono per l'acrobatismo formale che li contraddistingue. La cinepresa dello scrittore statunitense si sposta agilmente da un punto di vista all'altro nello spazio di una sola riga e manipola il tempo narrativo in uno spericolato andirivieni tra passato e presente, con zoomate improvvise sul futuro. Si intrufola nel microcosmo pullulante delle piccole cose riuscendo a guardare al mondo con gli occhi di un insetto (Il nido) o del pesce rosso del titolo della raccolta. Lo sguardo è ora quello di un uomo delle torbiere, dissotterrato per caso in un campo dell'Ohio (L'uomo di Elyria), ora quello multiplo di un gruppetto di testimoni oculari che assistono alla rocambolesca caduta di un cieco giù per una scalinata (Come se avessi visto davvero). Lungi dal peccare di virtuosismo, l'estrema mobilità dello sguardo nel racconto riesce a esplorare una realtà proteiforme altrimenti sfuggente. Profondamente radicati negli ampi spazi del Midwest, i racconti divengono tuttavia emblematici dell'America odierna, senza tralasciarne, come nel caso di L'uomo lampo ed Elenco aggiornato dell'uomo di polvere, le superstizioni e il folklore. Manipolatore straordinario del linguaggio, Means concerta numerosi registri linguistici, da quello forbito della high society alle inflessioni dialettali di criminali e vagabondi senzatetto. Costante è la giustapposizione di sacralità e abiezione attraverso i continui riferimenti cristologici e biblici che si insinuano nelle pieghe della narrazione di faccende quotidiane, fatte di desolazione, di perdita e malattia, di perversione e disgregazione familiare. Tuttavia il mondo di Means è disertato da Dio, e i personaggi, sempre colti in situazioni di estremo pericolo, si tuffano nel loro destino in piena solitudine. Le loro storie sembrano colte nel proprio semplice divenire, nonostante l'arditezza formale dell'impianto e l'opulenza "neo barocca" di un linguaggio assolutamente originale.
  Susanna Battisti