Curatore: A. M. Ripellino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2014
Pagine: 384 p., Brossura
  • EAN: 9788845929205
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Descrizione
Pietroburgo, 1905. La città è sconvolta dalla tempesta sociale, si moltiplicano i comizi, gli scioperi, gli attentati. Il giovane Nikolaj Apollonovic, che si è incautamente legato a un gruppo rivoluzionario, entra in contatto con Dudkin, nevrotico terrorista nietzscheano, il quale gli affida una minuscola bomba. E il provocatore Lippancenko, doppiogiochista al servizio della polizia zarista e al contempo dei rivoluzionari, gli rivela qual è il suo compito: dovrà far saltare in aria il senatore Apollon Apollonovic, abietto campione dell'assurdità burocratica. Suo padre. È intorno a questo rovente nucleo narrativo che si snodano le vicende surreali e grottesche di "Pietroburgo", unanimemente considerato il capolavoro romanzesco del simbolismo russo. Dove la vera protagonista è tuttavia la "Palmira del Nord": una Pietroburgo maestosa e geometrica solo all'apparenza, edificata su un labile terreno palustre i cui miasmi sgretolano le possenti architetture, le cui brume sfaldano e decompongono ogni comparsa che striscia lungo i vicoli fiocamente illuminati, tra bettole ammuffite e palazzi scrostati. I sommovimenti di inizio secolo, preludio di future tragedie, l'ululato del vento che si incanala lungo le gole del libro, il demoniaco colore giallo dei comizi gremiti di una folla in trance: ogni cosa è in preda a una malefica possessione, che Belyj filtra attraverso la lanterna magica delle immagini.

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Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    11/02/2018 09:16:09

    "'Pietroburgo' è un continuo alternarsi di orgasmo, psicosi, spavento, un groppo di ambasce, incertezze, inquietudini. Come l'intellighenzia russa in quegli anni, i personaggi vivono tutti nell'ansietà di catastrofi, coi nervi tesi, con l'animo inasprito sino all'isteria. Belyj si industria di irritare il lettore, incalzandolo per gineprai psicologici, per giravolte azzardose, investendolo con zaffate di orrori, che si susseguono a ritmo stringente [...]. Vi sono nel romanzo cataste di orrori. Questo Barnum del raccapriccio è insuperabile nell'arte di suscitare vampate di ribrezzo, soffi di repulsione agghiaccianti brividi." Ecco. Meglio di Angelo M. Ripellino, non potevo dire. Alcune descrizioni sono spettacolari; sono dei tetri flash allucinati su anime e luoghi di incredibile fascino e suggestione in cui aleggiano gli afflati di Dostoevskij, Gogol' e Joyce, ma è una lettura, per il mio bagaglio letterario insufficiente, ancora troppo difficile. Non è un romanzo, né un saggio, né una cronaca o un memoriale: è un animale smembrato. "Una scrittura amorfa, sconnessa, traboccante, tutta sgocciolature e incrostazioni, una matassa di impulsi caotici, di ghirigori, di ingorghi limacciosi, di garbugli inestricabili. Un magma verbale in cui schioccano a tratti, con un freddo crepitio elettrico, i cavilli del raziocinio."

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    Omphalos7

    26/12/2015 09:46:12

    La locuzione "pericolose teorie etnografiche", intelligentemente utilizzata da un altro commentatore (l'eco dei gaddiani ossobuchivori si insinua con prepotenza in ogni ponderata parola di quel serissimo commento) è ormai diventata per me sinonimo di certa critica letteraria ossessionata dal riportare l'insolenza dell'opera d'arte negli ordinati ranghi della quotidiana e consolante mediocrità. A costoro non si può rimproverare di non aver compreso i Pietroburgo, ché forse questo è il loro unico merito; ma di aver tentato di riportare al significato questi tempestosi flutti di significanti, sfiorati dal livido lucore lunare dell'Arte. Opera immensa.

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    Enzo

    17/07/2015 13:04:52

    L'alta valutazione premia esclusivamente lo stile,ché davvero raramente ho avuto l'opportunità di imbattermi in una prosa tanto sopraffina,così generosamente ricca di miraggi nebbiosi,architetture fantasmagoriche,scintillii di caroselli multicolori e vertiginoso lirismo. Ahimé (un ahimé grande quanto la Cattedrale di San Basilio)giudizio che non può estendersi all'intero romanzo, oberato come è da una trama maldestra confusa opaca talvolta fino all'astrusità,dispersa nel delirio onirico dell'aurea scrittura.Ho avuto l'impressione che l'autore abbia tentato un numero di giocoleria al di là delle sue forze, volteggiando un'arancia, un birillo,una fiaccola fiammeggiante e una motosega in funzione;elementi affascinanti e discordanti che,tuttavia,per quanto abile,ha mancato di armonizzare,compiendo in ultimo un mezzo strafalcione.Una trama abbastanza intricata,l'interesse spiccato per i sommovimenti sociali,analisi psicologiche-piuttosto goffe-,insomma i canoni della letteratura realista a spasso su ginocchia malferme in una brumosa atmosfera brulicante di incubi e sogni,altalenanti paranoie.Alla fine(a cui, confesso,si arriva a forza di sprone e non senza qualche ostacolo)i lumi sull'accaduto vacillano e sulla lingua perdura solamente il dolcissimo nettare della prosa regale. Sono giunto a questa lettura su consiglio di Nabokov,che lo colloca accanto all'Ulisse,La Metamorfosi e la Recherche come capolavori del 900.Stimo moltissimo Nabokov, è un autore unico di cui sono fedele lettore,ed è proprio perché conosco i suoi scritti pregni di memorie e nostalgie che lo so innamorato e orgoglioso della sua patria perduta (terra di un'infanzia fatata tra giochi sfrenati in turbinii di nevischio,cacce alle farfalle blu,feconde letture di gloriosi scrittori di un vicino passato)al punto da essere disonesto con se stesso nel voler annettere annettere a tutti i costi alla casta di indiscussi capolavori universali sopracitati un romanzo russo,per quanto imperfetto sia

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    c

    07/05/2015 16:38:55

    . Pietroburgo * di Andrej Belyj Nulla di quanto scritto nella seconda di copertina succede nel libro narrato come si usava nel 1905, nonostante i numerosi salti di pagine, non ho capito di che cosa parlava. Una scelta sbagliata. Sconsigliabile al mondo dei lettori. Una tortura giungere alla fine. Pagg. 384 maggio 2015

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    Luciano

    06/04/2015 15:53:20

    Concordo con c.s., solo che la mia pazienza mi ha permesso di arrivare solo a pag. 36. Credevo di leggere la storia di una città e mi sono ritrovato in una storia onirica, una prosa confusa, cambiamenti di scena bizzarri, situazioni irreali. Se volete una letteratura fantastica, forse fa per voi.

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    c.s.

    02/04/2015 15:41:25

    Sono a pagina 300 (su 384). Non so se avrò la testardaggine di andare avanti (francamente non credo che ne valga la pena), quindi scrivo adesso. È un libro insopportabile. Dello stesso autore mi ero già sciroppato il "Colombo d'argento" (altra notevole assurdità), ma qui, nonostante la fama di misconosciuto capolavoro, siamo oltre. Ai primi del '900, uno scrittore nevrastenico e con problemi di alcolismo ha prodotto questo volume in cui, viste le premesse, invano si cercheranno brandelli di comprensibilità. Deliri mistico-"filosofici", rigurgiti di morboso simbolismo, un ambizioso "sperimentalismo" invecchiato male: tutto concorre alla creazione di un'opera la cui nebulosa vaghezza si può facilmente spacciare, nei salotti letterari più forbiti, per "poesia". In ogni capitoletto c'è almeno una frase, o un'espressione, che ritorna più volte, come un "refrain": questo stucchevole mezzuccio dovrebbe assicurare, nelle intenzioni dell'autore, un valore aggiunto di "musicalità" ai suoi sproloqui. Poi ci sono le sue ossessioni cromatiche: il domino rosso, un certo carattere minaccioso del giallo e altre amenità. I puntini di sospensione sono la facile scappatoia in cui si risolvono, dopo essersi avvitati su sé stessi, i periodi più deliranti. Nel brusio generale si coglie pure l'eco di confuse e pericolose teorie etnologiche (il timore del Mongolo). In conclusione, si tratta di un libro a cui la prolungata irreperibilità ha fatto più bene che male, creandogli attorno un'aura di capolavoro perduto. Una volta tornato in circolazione, alla prova dei fatti, è solo un deludente pattume.

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    Claudio53

    17/03/2015 18:28:17

    Un libro incantevole, imperdibile; poesia narrata. Uno delle opere più belle degli ultimi cento anni.

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    diego

    14/12/2014 21:04:51

    Un capolavoro del '900...poesia allo stato puro, grazie Adelphi!!

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    giunio bruto crippa

    23/10/2014 11:33:51

    Non lasciatevelo scappare - Mancava da 35 anni nelle librerie .... potrebbe mancare per altrettanti ! La Traduzione di Ripellino è GENIO puro

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