Poemetti: Vi amo-L'infermiera di Pisa-Il palazzo e il pazzo

Ottiero Ottieri

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 17 marzo 2015
Pagine: 246 p., Brossura
  • EAN: 9788806216795
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Descrizione
Per la prima volta riuniti in un unico volume, i tre poemetti autobiografici di Ottieri mostrano la continuità che li lega e appaiono ancora più potenti. Sono tre monologhi torrenziali, un'unica confessione estrosa e tragicomica in bilico tra la sanità e la malattia, il privato e il politico, la follia e il desiderio sfrenato. L'ironia è la chiave di questa partitura in tre movimenti. L'autoironia e l'autodenigrazione sembrano uno sberleffo sull'orlo del baratro, uno sberleffo che, attraverso il caso individuale, colpisce il mondo intero. La malinconia e la disperazione sono come nascoste dalla maschera teatrale, dai giochi di parole, dalle rime impreviste, ma costituiscono la struttura profonda dei poemetti, il luogo dove immancabilmente vanno a finire le ossessioni dell'autore e il mondo esterno, risucchiato anch'esso in una spirale senza fine.

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    alida airaghi

    28/03/2015 22:12:35

    Einaudi ripubblica tre poemetti di Ottiero Ottieri (usciti nell' 88, nel 91 e nel 93), con un'esauriente prefazione di Valerio Magrelli. Ottieri, nato a Roma nel 1924 da una nobile e ricca famiglia toscana, romanziere di successo, sceneggiatore e figura di spicco dell'editoria, si formò e visse (sempre con tormentata inquietudine), in un milieu intellettuale e sociale colto ed elegante, tra Roma, Milano, Ivrea, Pozzuoli e la Versilia, con frequenti soggiorni all'estero. Politicamente e rabbiosamente impegnato a sinistra, pativa tuttavia una sua esclusione dal mondo proletario proprio a causa della sua appartenenza all' elitario ambiente alto-borghese, in qualche modo vantando narcisisticamente questo suo dualismo culturale e di classe. Tutti e tre i poemetti, composti in cinque anni di ossessivo scavo interiore, con assillanti tentativi di ancoraggio morale e politico, ruotano esclusivamente e angosciosamente intorno alla sua biografia, esprimendo il desiderio compulsivo di costruire un personaggio da celebrare e offendere, da straziare con uno scandaglio psicologico di implacabile severità, e da consolare con divertito ma orgoglioso autocompiacimento. Lo stile, che Ottieri stesso definì "scivolosa...prosa rimata" e "funambolismo verbale", è coerentemente e ansiosamente narrativo, veloce, colloquiale, con frequenti inserti di locuzioni quotidiane e termini volgari, quasi logorroico e sempre autoreferenziale, e insieme ironicamente allusivo alla più collaudata tradizione letteraria.Gli argomenti principali intorno a cui incardina la sua produzione poetica sono essenzialmente sesso, alcol, psicanalisi e politica. "Tutta la mia vita / è travagliata a morte dalle donne", "il mio dongiovannismo infantile,/ la mia sfrenata libidine d'essere amato", "io non concepisco/ la realtà senza birra", "Tra nevrosi e psicosi,/ analisi e bensodiazepine,/ trascorsero decenni", "Ho sempre sostenuto che la classe operaia/ non deve fidarsi/ degli intellettuali"...

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