Poesie filosofiche. Testo tedesco a fronte - Friedrich Schiller - copertina

Poesie filosofiche. Testo tedesco a fronte

Friedrich Schiller

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Curatore: Giovanna Pinna
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788807821806

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A duecento anni dalla morte, la raccolta curata e tradotta da Giovanna Pinna, evidenzia lo stretto rapporto esistente tra fare poetico e riflessione filosofica in Schiller: un modello alternativo alla concezione soggestivistico-esperienziale della lirica in epoca moderna. Tra i testi qui presentati: "Gli dei della Grecia", il poemetto illuministico "Gli artisti", "Gli ideali", "L'ideale e la vita", "La divisione della terra", l'elegia "La passeggiata". E poi ancora: "L'immagine velata di Sais", "La forza del canto", "Poesia della vita", "La danza", "Nenia". Infine, in appendice, il celeberrimo "Inno alla gioia", testo musicato da Beethoven nella Nona sinfonia e ora inno europeo.
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    silvia

    14/02/2007 22:53:10

    Il tempo ha limato la dolce retorica di Schiller, frantumando il suo sogno illuminista di pace serena fra gli uomini. La vittoria della ragione, mezzo privilegiato per raggiungere perfino l'eterno, si è infranto all'impatto con l'orrendo vero. Il tempo sperato del riscatto e dell'uguaglianza, età dell'oro sognata, si spegne. Ma il sogno, il suo sogno, diventa parte di noi, universo possibile e remoto, ma vivo nel più segreto recesso della nostra anima.

In Italia le poesie filosofiche di Friedrich Schiller non hanno incontrato particolare fortuna e diffusione, a differenza dei suoi saggi di estetica, che invece hanno goduto e godono di grande interesse. Questa scarsa considerazione per le poesie filosofiche può essere imputata forse al giudizio negativo di Benedetto Croce, o più verosimilmente all'aspetto sostanzialmente neoclassico di queste poesie, che le rende difformi da un'idea di lirica romantica cui i (generalmente pochi) lettori di poesia sono abituati. Infatti la poesia romantica viene spesso intesa come libera effusione di un io che estrinseca in un monologo sentimenti ed emozioni, senza dover ricorrere a complesse costruzioni concettuali. La lettura delle poesie filosofiche di Schiller ci fa invece intendere che questa sarebbe in realtà una prospettiva molto riduttiva.
Le poesie filosofiche di Schiller sono riconducibili a due periodi, l'uno precedente e l'altro seguente la redazione dei grandi saggi di estetica, Lettere sull'educazione estetica e Sulla poesia ingenua e sentimentale , apparsi nel 1795, che occupano un posto di primo piano nella riflessione sull'estetica romantica e nella definizione del concetto di modernità. I temi di questi saggi ben noti sono gli stessi che ricorrono nelle poesie: innanzitutto la Grecia antica, che ha costituito un momento irripetibile di spontaneità e di armonia tra essere umano e natura, per noi moderni irrimediabilmente perduto con l'avvento della riflessione.
La poesia Gli dei della Grecia (1788), considerata uno dei vertici assoluti del romanticismo, rappresenta proprio questa condizione ideale. Dopo che gli dei hanno abbandonato il nostro mondo, "sol la parola esanime a noi resta". La parola, per quanto astratta e dunque propria dell'esperienza di noi moderni, è l'unico modo rimasto per mediare l'intuizione della realtà. Infatti, nella poesia in questione, la rappresentazione di un'età ideale non avviene soltanto mediante lo strumento del concetto: l'immediatezza del sentimento (propria della poesia) deve incontrare l'elaborazione razionale (propria di un'epoca che, come la modernità, si riconosce nella filosofia). Nella poesia un'idea filosofica si trasforma così in un'immagine e diventa accessibile intuitivamente. La poesia dimostra in questo modo la sostanziale unità delle facoltà del nostro animo, la vicinanza originaria di ragione e di immaginazione, e la necessità di un'educazione o, meglio, di una formazione che come obiettivo riconosca l'essere umano nella sua interezza. In questo senso, per Schiller, anche le rappresentazioni mitologiche di gusto neoclassico non rimangono un semplice ornamento retorico, ma diventano un'occasione di pensare mediante immagini.
A partire dalla poesia Gli artisti , del 1789, il riferimento a problemi di ordine filosofico si fa più stretto, sostenuto dalla lettura delle opere di Karl Philipp Moritz, di Fichte e soprattutto di Kant. Si tratta di questioni che troveranno nei grandi saggi di estetica una trattazione argomentativa, ma che già nella poesia vengono poste nella loro problematicità e che testimoniano in modo esemplare la stretta connessione e, quasi si direbbe, interdipendenza tra riflessione filosofica e produzione poetica che fu propria del romanticismo tedesco. Agli artisti spetta di anticipare le verità che poi verranno confermate dalla ragione ed espresse dalla filosofia in contenuti concettuali. Le numerose poesie filosofiche composte a ridosso del 1795, quali La danza o La passeggiata , realizzano questo proposito, lasciando emergere dai versi lo spessore filosofico di ogni riflessione sull'umano.
La traduttrice e curatrice, nell'introduzione come nelle puntuali note, non manca di ricordare in termini chiari e accessibili il complesso sfondo filosofico cui Schiller faceva riferimento, agevolando la comprensione di testi non facili. Una considerazione a parte merita la traduzione. Il testo schilleriano viene tradotto in modo non sempre letterale, ma con una particolare attenzione per la struttura ritmica e dunque per la resa musicale. In questo senso la traduttrice salvaguarda l'aspetto poetico del testo, non subordinandolo a quello filosofico, ribadendo l'assunto schilleriano che si tratta di poesia e non semplicemente di filosofia in versi. In questo modo la lettura e il godimento delle poesie, spesso di particolare difficoltà concettuale, ne trae certamente vantaggio.

Paolo Euron

  • Friedrich Schiller Cover

    Figlio di un modesto ufficiale, nel 1773 Friedrich fu accolto come cadetto nell’accademia militare del duca Carlo Eugenio del Württemberg, per prepararsi a entrare al servizio del duca. Vi studiò giurisprudenza e poi medicina, dedicando però il suo tempo migliore alla lettura di Klopstock, Bürger e Goethe. Alla fama giunse giovanissimo con I masnadieri (Die Räuber, 1781), la cui prima rappresentazione nel 1782 al teatro nazionale di Mannheim (era stata vietata nel Württemberg) ottenne un successo immediato e grandioso. Questo dramma, che appartiene idealmente allo Sturm und Drang, attaccava le istituzioni politiche e sociali del tempo con violenza; ma Schiller mostrava anche l’aporia della ribellione irrazionale del suo eroe, la cui grandezza... Approfondisci
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