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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 602 p. , Brossura
  • EAN: 9788806229825
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    Michele Lucivero

    01/09/2016 10.24.36

    Non si pensi di leggere semplicemente un romanzo quando si legge Wu Ming: la maggior parte dei volumi pubblicati dal collettivo, in tutte le sue varianti e collaborazioni, eccede rispetto alla struttura tradizionale del romanzo e si fonde con una serie differenziata di generi e giochi letterari che non hanno simili nella storia della scrittura italiana. Tuttavia Point Lenana, per vocazione, è ciò che più sia avvicina ad un romanzo di formazione: il racconto di un'esperienza edificante - per i due autori - sulle orme del racconto di un'esperienza di liberazione - del protagonista; un romanzo nel romanzo. Ma non solo, c'è anche la disamina accurata di un secolo di vicende coloniali italiane, fitta di prospettive partigiane sulle responsabilità e sulla costruzione di un fascismo troppo spesso passato come ingenuamente paternalistico, di cui si è preferito occultare l'aspetto liberticida e crudele, foriero di un razzismo ancora oggi strisciante, anche se mai dichiarato. E poi l'irredentismo, i territori contesi di Trento e Trieste, spine nel fianco della storia patria, confini labili e inesplorati dove germogliano floridi ibridismi culturali, pericolosi per la monolitica identità fascista. È partigiana la scrittura di Wu Ming, si affermava poco fa, ma cosa dire della letteratura di Carducci, Pascoli e D'annunzio, con cui ancora tediamo gli italici studenti, quando celebrano la guerra, l'irredentismo e il colonialismo? Ad ogni modo, non sfugga che la costante del testo, di cui il titolo è espressione fin troppo chiara, è la celebrazione della montagna, l'ebbrezza della conquista della vetta, l'emozione che solo la prospettiva del mondo guardato da una cima può dare. Alla fine non resta che prendere sacca e scarponi e fare i conti col la propria storia, una storia che parte dalla propria geografia.

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    Michele Lucivero

    01/09/2016 10.23.16

    Non si pensi di leggere semplicemente un romanzo quando si legge Wu Ming: la maggior parte dei volumi pubblicati dal collettivo, in tutte le sue varianti e collaborazioni, eccede rispetto alla struttura tradizionale del romanzo e si fonde con una serie differenziata di generi e giochi letterari che non hanno simili nella storia della scrittura italiana. Tuttavia Point Lenana, per vocazione, è ciò che più sia avvicina ad un romanzo di formazione: il racconto di un'esperienza edificante - per i due autori - sulle orme del racconto di un'esperienza di liberazione - del protagonista; un romanzo nel romanzo. Ma non solo, c'è anche la disamina accurata di un secolo di vicende coloniali italiane, fitta di prospettive partigiane sulle responsabilità e sulla costruzione di un fascismo troppo spesso passato come ingenuamente paternalistico, di cui si è preferito occultare l'aspetto liberticida e crudele, foriero di un razzismo ancora oggi strisciante, anche se mai dichiarato. E poi l'irredentismo, i territori contesi di Trento e Trieste, spine nel fianco della storia patria, confini labili e inesplorati dove germogliano floridi ibridismi culturali, pericolosi per la monolitica identità fascista. È partigiana la scrittura di Wu Ming, si affermava poco fa, ma cosa dire della letteratura di Carducci, Pascoli e D'annunzio, con cui ancora tediamo gli italici studenti, quando celebrano la guerra, l'irredentismo e il colonialismo? Ad ogni modo, non sfugga che la costante del testo, di cui il titolo è espressione fin troppo chiara, è la celebrazione della montagna, l'ebbrezza della conquista della vetta, l'emozione che solo la prospettiva del mondo guardato da una cima può dare. Alla fine non resta che prendere sacca e scarponi e fare i conti col la propria storia, una storia che parte dalla propria geografia.

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    Soulfly

    04/01/2014 19.28.48

    Un bellissimo libro sulla montagna...un grande romanzo storico, genere in cui WuMing è imbattibile. Ricco di precisi e documentati riferimenti storici che personalmente adoro trovare nei romanzi. Ho apprezzato molto la dedica alla Libera Repubblica della Maddalena. Bentornati e lunga vita ai WuMing!

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    Vittorio pisa

    14/10/2013 18.44.47

    Tanto per rimanere in tema, la lettura di questo libro e' stata una salita lenta e faticosa, ma alla fine anche appagante. Non un vero e proprio romanzo, bensì un saggio storico. l'impresa di Benuzzi, prigioniero di guerra in africa che scappa dal campo di prigionia inglese per salire sul monte Kenia e poi farvi ritorno (dopo aver piantato sulla cima il vessillo italiano) costituisce il movente per parlare di alpinismo, dell'irredentismo triestino, del fascismo, della guerra e del colonialismo italiano. Come dietro una lente la descrizione, minuziosamente documentata di un particolare serve per descrivere la situazione generale. Tuttavia proprio il ricorso ad una elencazione eccessiva di dati e notizie rallenta troppo la narrazione e appesantisce la lettura. Questo costituisce il maggior difetto del libro. Peccato perché quando la narrazione si concentra sulle vicende che hanno interessato la vita del protagonista, Benuzzi appunto, e le vicende storiche del periodo restano sullo sfondo, il romanzo prende vigore e la lettura e' interessante e piacevole. La partigianeria degli autori nel prendere posizione durante la descrizione degli eventi storici i e' troppo manifesta e stride con l'idea del romanzo storico. Inaccettabile che la tragedia delle foibe venga liquidata in tre righe. Fatte queste premesse resta un libro apprezzabile ed una lettura consigliata. Non per tutti, comunque.

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    Fabio Ponzana

    25/08/2013 12.01.55

    In effetti è un libro estremamente di parte, talvolta troppo. Eppure trovo Wu Ming sempre molto intrigante, e come uomo di Storia non posso che convenire riguardo alla bellezza del narrato. Non vedo, e non sono proprio accusabile di sciovinismo, che cosa ci sarebbe stato di male se i tre fuggitivi italiani avessero issato il tricolore sul Point per...patriottismo. Di più? Sono convinto che l'abbiano fatto proprio per quello. Da leggere: averne di libri che invitano alla discussione ed al confronto come questo.

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    franco

    24/06/2013 09.56.04

    Nonostante l'impostazione politica palesemente schierata e parziale (emblematica in questo senso la sottovalutazione del fenomeno delle foibe, considerato alla stregua di una reazione inevitabile e necessaria e quindi giustificabile pur nella sua efferatezza), si tratta di un libro veramente di alto livello, dove la meticolosa ricostruzione storica si fonde con le esistenze dei protagonisti realizzando un mix riuscito e affascinante.

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    Alessio

    23/05/2013 07.47.45

    La storia individuale che diviene storia collettiva, storie troppo spesso dimenticate nell'eterno presente. Sperando di trovare anche noi quella che per Felice era la montagna, innalzandoci al di sopra del vociare incessante di questo mondo.

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    Filippo

    11/05/2013 16.57.24

    Partendo da una vicenda personale unica (la conquista del Monte Kenya scappando da un campo di prigionia, per poi farvi ritorno) si sviluppa il racconto della vita notevole di un uomo (Felice Benuzzi) e del suo tempo. La questione di Trieste, la Grande Guerra, il fascismo e il colonialismo italiano sempre travisato e taciuto per consueta ipocrisia nazionale. Un capolavoro, toccante e tragico, come le vite coinvolte di protagonisti e vittime.

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