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Traduttore: S. Viciani
Editore: TEA
Collana: Teadue
Edizione: 6
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 155 p., Brossura
  • EAN: 9788850218196
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Recensioni dei clienti

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    Simone

    04/09/2015 14.17.38

    Beh non è al livello di "Panino al prosciutto" ma è pur sempre un buon passatempo. Di bello Bukowski ha la spensieratezza e la facilità di lettura, di brutto invece ha una quasi completa assenza di trama e delle volte la ripetitività. Ripeto che non è all'altezza del predecessore (in ordine cronologico) ma nemmeno pessimo come "Donne" che ho trovato orrido.

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    Viola

    14/08/2015 11.55.01

    E' il primo libro che leggo dell'autore. Sicuramente gli argomenti trattati non sono nelle mie corde,ma ho trovato la lettura piacevole, interessante e scorrevole. Un libro di una grande tristezza,che esprime il disagio non solo di un uomo ma anche di una società che quarant'anni dopo non mi sembra poi molto migliorata. Ne leggerò altri dell'autore.Una bella scoperta.

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    KidChino

    08/02/2015 05.37.55

    Dopo una lunghissima "pausa" dalla lettura ho ritrovato finalmente la voglia e l'emozione di leggere uno dei miei amati libri! E quale miglior modo per uscire da questo "blocco del lettore" se non con il buon vecchio Hank? Come un amico dimenticato da tempo ho ritrovato Charles seduto ad un tavolo con la sua bottiglia di vino e la voglia irrefrenabile di raccontare pezzi di vita e di anima. Sempre più crudo e vero non posso far altro che continuare a cercare ogni tassello di questa avventura insieme a Buk! Avventura che infine si chiama vita.

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    Luca

    29/01/2014 18.14.25

    Inutile negare la portata -e il valore- della denuncia che questo romanzo muove verso un lavoro sempre più alienante e verso una società schiava e obbediente. Premesso ciò, a me questo romanzo è parso veramente tedioso e noioso. Una sbaglio, paragonato ad un capolavoro quale "Panino al prosciutto". Non comprendo, a questo punto, come si possa dire che sia divertente. Tragicomico lo posso anche accettare, ma NON è divertente. Onestamente deluso da un Bukowski che m'aveva conquistato con il già nominato "Panino al prosciutto".

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    pavel

    26/03/2013 20.08.29

    Pensare che Bukowski sia ripetitivo,volgare e rozzo e di conseguenza non un degno scrittore,a mio giudizio mal interpreta il suo pensiero....descrive l'altra faccia della medaglia del tanto aspirato "sogno americano".....scrivendo in maniera accessibile a tutti.. Buon divertimento con Post Office..

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    byAx

    16/01/2013 11.23.15

    Il fantastico ritratto di un uomo non convenzionale, Chinaski, che vive le proprie esperienze di vita con quel magnifico distacco che lo rende vincente nel suo essere perdente. Bukowski qui diverte più del solito e a tratti intenerisce, con la tipica flemma di chi sa come evitare ciò che non vuole, dando vita a dissacranti siparietti.

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    Nicolò

    02/10/2012 02.10.50

    Charles Bukowski al meglio! Ironico, istrionico, depravato, semplicemente Charles!!! Ottimo

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    Ilenia

    29/07/2012 16.50.06

    Avevo sentito parlare molto di Charles Bukowski e mi ero promessa di leggere una qualche sua opera. Non sapendo cosa scegliere, ho acquistato un po a caso. Dopo le prime pagine mi sono persa un po d'entusiasmo perché mi sembrava volgare e mi aspettavo qualcosa di diverso. In effetti è così, ma è stata comunque una lettura piacevole e un racconto divertente..sembrava voler descrivere una brutta situazione, il disagio sociale, in un modo ironico..un argomento comune ma raccontato in modo originale!

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    Enrik

    25/11/2011 21.07.10

    Bukowski pensava che l'alcol fosse l'unica cura per evitare di incamminarsi verso il tragitto dell'autodistruzione. ...un percorso a sua volta autodistruttivo. Purtroppo (o per fortuna) questo libro non mi ha trasmesso nulla.

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    Paolo Pizzi

    29/07/2011 15.04.47

    Brevemente, poiché il librò in sé non merita un analisi approfondita, (almeno non quanto quella necessaria a descrivere e definire la filosofia dell'autore) Post Office o lo si odia o lo si ama...o entrambi. Premesso che apprezzare non è sinonimo di condividere e comprendere non lo è di approvare, questa è un'opera comprensibilmente apprezzabile. Il soggetto è semplice, il tema biografico comune, ciò che conta tuttavia non è l'originalità dei contenuti, ma l'originalità di come vengono presentati. Bukowski riesce a fare del disagio sociale un punto di forza, "IL" punto di forza e anche quello di partenza di tutta la sua opera e di tutta la sua filosofia di vita. Quello che Chinaski, trasposizione letteraria dell'autore, ha nei confronti della vita è un comportamento apoptotico: lui sa di vivere così, sa a cosa rischia di andare incontro e gli va bene, o meglio non gliene frega niente. Quella è la sua vita ma non è che se l'è scelta lui, è come se fosse già tutta programmata da qualcun altro: lui vi si adatta come può. Contento lui...di fatti poco contano le sue scelte di vita, o meglio quelle che impone ai suoi personaggi, ciò che conta è l'abilità con cui le rappresenta, come le giustifica senza una vera giustificazione, come riesce, in soldoni, a rivoltarti la frittata e farti credere che abbia ragione, perché il mondo secondo lui va proprio così! Ci sono molti modi per leggere un libro e per giudicare un autore, uno è quello di prestare attenzione solo ai contenuti e ritenere quanto più valido uno scrittore, quanto più originali e divertenti sono questi ultimi; un altro modo è quello di concentrarsi sull'impatto delle parole, su quanto viene detto, quanto sottointeso. Sull'eccessivamente esplicito del singolo che racchiude un profondo implicito sociale. Quando dissi a un mio amico che mi accingevo a leggere un libro di Bukowski, lui commentò soltanto, "mah, sì carino, però dice un mucchio di cavolate." Vero, dice un mucchio di cavolate, ma con che stile!

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    Paolo Pizzi

    29/07/2011 15.02.22

    Brevemente, poiché il librò in sé non merita un analisi approfondita, (almeno non quanto quella necessaria a descrivere e definire la filosofia dell'autore) Post Office o lo si odia o lo si ama...o entrambi. Premesso che apprezzare non è sinonimo di condividere e comprendere non lo è di approvare, questa è un'opera comprensibilmente apprezzabile. Il soggetto è semplice, il tema biografico comune, ciò che conta tuttavia non è l'originalità dei contenuti, ma l'originalità di come vengono presentati. Bukowski riesce a fare del disagio sociale un punto di forza, "IL" punto di forza e anche quello di partenza di tutta la sua opera e di tutta la sua filosofia di vita. Quello che Chinaski, trasposizione letteraria dell'autore, ha nei confronti della vita è un comportamento apoptotico: lui sa di vivere così, sa a cosa rischia di andare incontro e gli va bene, o meglio non gliene frega niente. Quella è la sua vita ma non è che se l'è scelta lui, è come se fosse già tutta programmata da qualcun altro: lui vi si adatta come può. Contento lui...di fatti poco contano le sue scelte di vita, o meglio quelle che impone ai suoi personaggi, ciò che conta è l'abilità con cui le rappresenta, come le giustifica senza una vera giustificazione, come riesce, in soldoni, a rivoltarti la frittata e farti credere che abbia ragione, perché il mondo secondo lui va proprio così! Ci sono molti modi per leggere un libro e per giudicare un autore, uno è quello di prestare attenzione solo ai contenuti e ritenere quanto più valido uno scrittore, quanto più originali e divertenti sono questi ultimi; un altro modo è quello di concentrarsi sull'impatto delle parole, su quanto viene detto, quanto sottointeso. Sull'eccessivamente esplicito del singolo che racchiude un profondo implicito sociale. Quando dissi a un mio amico che mi accingevo a leggere un libro di Bukowski, lui commentò soltanto, "mah, sì carino, però dice un mucchio di cavolate." Vero, dice un mucchio di cavolate, ma con che stile!

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    Kine

    16/03/2011 16.47.04

    Meno potente di factotum peró con un finale molto migliore. Meno volgare e si spinge meno in la rispetto ad altre opere, peró pur sempre un Bukowski. Ma davvero la considerano una letteratura leggera?

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    LaMelaMarcia

    05/10/2010 11.07.34

    Di Charles Bukowski avevo sempre sentito parlare e tante volte mi ero ripromesso di leggere una qualche sua opera. Ho optato per il suo primo romanzo, pubblicato nel 1971, acquistato in carinissima edizione TEA a "prezzo modico" (scontato del 30%). Scelta azzeccatissima! Romanzo spassoso, ricco di episodi e di spunti di riflessione. Il protagonista, Henry Chinaski, altri non è che l'alter ego dello scrittore. Lavora in un ufficio postale, trasparente metafora della società organizzata, che contrasta in modo arcigno e implacabile la libertà continuamente inseguita dal "nostro eroe". Molto importanti sono le protagoniste femminili (tutte molto diverse e sublimamente delineate). Infatti poche volte abbiamo visto Hank (come viene chiamato dagli amici) senza una donna. Per Henry essere liberi significa procurarsi il maggiore piacere possibile e il sesso è una delle chiavi. Un romanzo che vale la pena di leggere. Sesso, alcol, corse di cavalli.. ma anche mosche, parrocchetti, cuccioli di cane e cuccioli d'uomo. Stile asciutto e "colorito", che sorprende con improvvisi spunti di lirismo e poesia.

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    Simone

    04/03/2010 12.02.27

    Il solito, caro, vecchio Bukowski: sbronze, corse ai cavalli, lavoro precario, sesso occasionale, ironia e depressione. La ricetta è sempre la stessa, ma stavolta condita nella dimensione lunga del romanzo. Un racconto che è specchio di una società, quella americana degli anni '70, da un lato nel pieno della sua espansione economica e culturale, dall'altro sempre a un passo dal declino (povertà, abusi, alcol e droghe, disfacimento). Bello e scorrevole, rimane impresso nella mente.

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    francesco

    02/09/2009 22.16.05

    di un'ironia travolgente. un piccolo capolavoro.

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    Orietta

    28/01/2005 15.22.26

    E' il pimo libro di BukowsKi che leggo (ringrazio mio fratello che me lo ha regalato) e ho scoperto un genio dellla letteratura!!!!! Ironico, serio, talvolta poetico e molto molto attuale.

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    Giovanni

    16/12/2004 17.09.41

    Il capolavoro di Bukowski. Post Office sa coniugare la vena surreale-sboccata-epicureista, tipica dell'autore, con il senso di tristezza e di malinconia che pervade l'universo umano. Il risultato è un inatteso equilibrio narrativo, a tratti di rara eleganza. "Hank" Chinaski, l'alter-ego bukowskiano di sempre, giunge con Post Office alla sua piena maturità.

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    gabryella

    25/07/2000 15.52.14

    .......da leggere!! il migliore come ironia e autocritica. Consiglio a tutti di leggere "Bukowski" biografia scritta da Howard Sounes.

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