Traduttore: S. Viciani
Editore: Guanda
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 2 novembre 2006
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788860880048
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Recensioni dei clienti

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    maurizio

    25/08/2014 22:10:05

    Il modo in cui è scritto è fantastico. Divertente, dissacrante, scorrevolissimo. Però devo confessare che ho trovato la storia in sè per sè alquanto banale.

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    Nicola Mosti

    19/11/2011 22:29:45

    Schietto come un sorso di whiskey, Hank è una versione autobiografica, neanche troppo romanzata, del grande Charles Bukowski. Scrittura liscia e scorrevole, temi legati alla semplice quotidianità di un intellettuale reietto e non troppo sottilmente edonista. Questa prosa solo apparentemente poco impegnata avviluppa completamente il lettore, trascinandolo quasi in prima persona nella vita alla giornata dello strambo beone. Un viaggio scanzonato tra le tappe dell'ennesima sbronza, che è meglio di molti blasonati ansiolitici.

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    Paolo Pizzi

    29/07/2011 15:04:47

    Brevemente, poiché il librò in sé non merita un analisi approfondita, (almeno non quanto quella necessaria a descrivere e definire la filosofia dell'autore) Post Office o lo si odia o lo si ama...o entrambi. Premesso che apprezzare non è sinonimo di condividere e comprendere non lo è di approvare, questa è un'opera comprensibilmente apprezzabile. Il soggetto è semplice, il tema biografico comune, ciò che conta tuttavia non è l'originalità dei contenuti, ma l'originalità di come vengono presentati. Bukowski riesce a fare del disagio sociale un punto di forza, "IL" punto di forza e anche quello di partenza di tutta la sua opera e di tutta la sua filosofia di vita. Quello che Chinaski, trasposizione letteraria dell'autore, ha nei confronti della vita è un comportamento apoptotico: lui sa di vivere così, sa a cosa rischia di andare incontro e gli va bene, o meglio non gliene frega niente. Quella è la sua vita ma non è che se l'è scelta lui, è come se fosse già tutta programmata da qualcun altro: lui vi si adatta come può. Contento lui...di fatti poco contano le sue scelte di vita, o meglio quelle che impone ai suoi personaggi, ciò che conta è l'abilità con cui le rappresenta, come le giustifica senza una vera giustificazione, come riesce, in soldoni, a rivoltarti la frittata e farti credere che abbia ragione, perché il mondo secondo lui va proprio così! Ci sono molti modi per leggere un libro e per giudicare un autore, uno è quello di prestare attenzione solo ai contenuti e ritenere quanto più valido uno scrittore, quanto più originali e divertenti sono questi ultimi; un altro modo è quello di concentrarsi sull'impatto delle parole, su quanto viene detto, quanto sottointeso. Sull'eccessivamente esplicito del singolo che racchiude un profondo implicito sociale. Quando dissi a un mio amico che mi accingevo a leggere un libro di Bukowski, lui commentò soltanto, "mah, sì carino, però dice un mucchio di cavolate." Vero, dice un mucchio di cavolate, ma con che stile!

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    Paolo Pizzi

    29/07/2011 15:03:42

    Brevemente, poiché il librò in sé non merita un analisi approfondita, (almeno non quanto quella necessaria a descrivere e definire la filosofia dell'autore) Post Office o lo si odia o lo si ama...o entrambi. Premesso che apprezzare non è sinonimo di condividere e comprendere non lo è di approvare, questa è un'opera comprensibilmente apprezzabile. Il soggetto è semplice, il tema biografico comune, ciò che conta tuttavia non è l'originalità dei contenuti, ma l'originalità di come vengono presentati. Bukowski riesce a fare del disagio sociale un punto di forza, "IL" punto di forza e anche quello di partenza di tutta la sua opera e di tutta la sua filosofia di vita. Quello che Chinaski, trasposizione letteraria dell'autore, ha nei confronti della vita è un comportamento apoptotico: lui sa di vivere così, sa a cosa rischia di andare incontro e gli va bene, o meglio non gliene frega niente. Quella è la sua vita ma non è che se l'è scelta lui, è come se fosse già tutta programmata da qualcun altro: lui vi si adatta come può. Contento lui...di fatti poco contano le sue scelte di vita, o meglio quelle che impone ai suoi personaggi, ciò che conta è l'abilità con cui le rappresenta, come le giustifica senza una vera giustificazione, come riesce, in soldoni, a rivoltarti la frittata e farti credere che abbia ragione, perché il mondo secondo lui va proprio così! Ci sono molti modi per leggere un libro e per giudicare un autore, uno è quello di prestare attenzione solo ai contenuti e ritenere quanto più valido uno scrittore, quanto più originali e divertenti sono questi ultimi; un altro modo è quello di concentrarsi sull'impatto delle parole, su quanto viene detto, quanto sottointeso. Sull'eccessivamente esplicito del singolo che racchiude un profondo implicito sociale. Quando dissi a un mio amico che mi accingevo a leggere un libro di Bukowski, lui commentò soltanto, "mah, sì carino, però dice un mucchio di cavolate." Vero, dice un mucchio di cavolate, ma con che stile!

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    Matthia

    10/11/2008 19:19:41

    Eccezionale! Da leggere! Non so dire se è la sua migliore opera, perchè non le ho lette tutte... Tra Pulp Factotum è il mio preferito!

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    Luigi Orazzo

    10/06/2008 20:50:51

    Questo libro è un concentrato di tutto quello che cerca il lettore di Bukowski.Divertimento e ironia condite di un cinismo amaro e malinconico.Hank lavora solo quando le scommesse vanno male.I soldi servono a sopravvivere ad un mondo sfuocato dai fumi dell'alcool,dove le donne si trasformano in ammaliatrici spesso assatanate. E'arrabiato,politicamente scorretto e,alienato dal lavoro impiegatizio di cui mette in rilievo tutti i difetti (compresa l'assurda burocrazia).In uno dei periodi peggiori dell'economia americana,sputa sull' ambito posto statale,si licenzia innumerevoli volte e,manda in tilt il "sistema".In poche parole, Bukowski è ancora una volta,una montagna di letame franata sul sogno americano.Eccezionale.

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    Claudio

    29/05/2008 14:59:38

    Libro che ho letto, riletto, riletto, riletto. Per me forse il miglior libro del grande Hank. L'ha scritto dopo essersi licenziato. Di getto. Sentiva che doveva farlo. La vita, il lavoro. La tragedia di alzarsi ogni giorno. Eppure comico come può essere comica la vita nella sua tragicità. Per me la sintesi estrema dell'opera di Bukowski. Non aggiungo altro perchè non voglio fare il critico, voglio scrivere!

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    Moe

    19/05/2008 19:02:35

    Prendete una vita ai margini, un lavoro come postino supplente - prima- e da impiegato delle poste, dopo. Dopo due anni e mezzo spesi o retribuiti, buttati o vinti ma comunque passati all' HOLLYWOOD PARK, a scommettere sui cavalli... Anche se, in verita', "scommettiamo sempre su noi stessi". Infilateci un universo fatto di sbronze colossali, follia, scarpe con il cartone dentro, ironia, capi area che vi rendano la vita impossibile, vicine di casa spogliarelliste, mogli improvvisate, "percorsi" (sempre diversi) da camminare all'infinito per consegnare la posta in una L.A. sconfinata e unica. Saltate la pausa pranzo e aggiungete Bukowski. Serve altro?

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    trixter

    18/02/2008 15:07:14

    Post Office è un romanzo breve in cui l'autore dissemina situazioni monotone (immancabile ad ogni pagina la bottiglia o il sesso)e poco credibili, descritte con uno stile semplice e non troppo accattivante. Sono un estimatore di Charles Bukowski, del quale apprezzo l'irriverenza e la divertente volgarità, sempre miscelata sapientemente ad uno sfondo drammatico. Ma stavolta il romanzo non incide e non appassiona, viene "divorato" giusto perchè è tremendamente breve. E non è un caso se, quando venne pubblicato negli USA, passò praticamente del tutto inosservato.

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    Mosè

    13/12/2007 11:41:58

    Bellissimo. L'ho divorato. Sembra scritto di getto, è spontaneo come fosse un diario. E' divertente, ma anche triste. Dentro c'è la solitudine, il sesso, l'amore, la fatica del lavoro, i piccoli piaceri quotidiani, gli scontri con i superiori, le difficoltà di dialogo con l'altro sesso. Insomma,vita vera.

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    Giacomo

    03/09/2007 23:44:55

    INSIEME A PANINO AL PROSCIUTTO IL MIGLIORE ROMANZO DI BUK. CHI DICE CHE NON è UN BRAVO AUTORE DI ROMANZI NON CAPISCE NULLA. QUESTI DUE ROMANZI SONO DEI CAPOLAVORI

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    giorgio

    11/07/2007 11:30:19

    Solito grande Buk, forse il mogliore tra i suoi libri, sicuramente più avvincente del film. Da comprare.

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    Alessandro

    08/03/2007 13:03:10

    Uno dei migliori romanzi underground che sia possibile reperire. Il vecchio Bukowski non perdona; anzi, porta di fronte all'opinione pubblica il degrado di certi ambienti lavorativi dell'america degli anni 60. Come quello delle poste appunto. Ed è sempre seguendo il suo stile inconfondibile che ha caratterizzato tutta la sua carriera e la sua vita, che l'autore disturba "l'equilibrio" del lettore. Tra donne, alcool, scommesse ai cavalli, licenziamenti, riassunzioni, tradimenti, matrimoni ed addii il grande scrittore costruisce una storia autobiografica non solo per se stesso ma per molti altri che, come me, potranno riconoscere loro stessi dietro le vicende spesso sfortunate del protagonista Chinaski, alter ego dell'autore. Da leggere.

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    Gianluca Olivetto

    20/12/2006 03:16:52

    Uno dei migliori romanzi di Hank. Commedia pura, mai troppo eccessiva, ma con un pacato sfondo drammatico.

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    Orietta

    28/01/2005 15:22:26

    E' il pimo libro di BukowsKi che leggo (ringrazio mio fratello che me lo ha regalato) e ho scoperto un genio dellla letteratura!!!!! Ironico, serio, talvolta poetico e molto molto attuale.

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    Giovanni

    16/12/2004 17:09:41

    Il capolavoro di Bukowski. Post Office sa coniugare la vena surreale-sboccata-epicureista, tipica dell'autore, con il senso di tristezza e di malinconia che pervade l'universo umano. Il risultato è un inatteso equilibrio narrativo, a tratti di rara eleganza. "Hank" Chinaski, l'alter-ego bukowskiano di sempre, giunge con Post Office alla sua piena maturità.

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    gabryella

    25/07/2000 15:52:14

    .......da leggere!! il migliore come ironia e autocritica. Consiglio a tutti di leggere "Bukowski" biografia scritta da Howard Sounes.

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