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Simonetta Agnello Hornby

Editore: Giunti Editore
Collana: Scrittori Giunti
Anno edizione: 2014
Pagine: 212 p. , Brossura
  • EAN: 9788809802544

A pochi chilometri da Agrigento, non molto lontano dallo splendore della Valle dei Templi, esiste un posto magico immerso nella campagna fertile e generosa siciliana: la fattoria Mosè. Costruita ai primi anni dell’ottocento, inglobando una massiccia torre medioevale, Mosè è passata per via femminile alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby e a sua sorella Chiara, eredi di cinque generazioni, che lì hanno trascorso tutta la loro infanzia.
Il loro padre ha restaurato e modernizzato la casa vittima dei bombardamenti dell’ultima guerra, e vi ha creato dei giardini mediterranei ricchi di gelsomini, citronella e un immenso glicine che raggiunge il terzo piano.
La scrittrice, siciliana di nascita e inglese di adozione, apre le porte ai lettori della sua regale casa estiva e ci mostra l’arte dell’ospitalità che ha appreso dalla madre e da zia Teresa. Così, da oltre vent’anni Simonetta e Chiara, la vera cuoca di famiglia, accolgono persone nella loro masseria offrendo ospitalità, la possibilità di godere dei giardini ombrosi e terrazzati e infine di assaggiare i sapori semplici ma gustosi della genuina cucina casalinga siciliana.
A metà tra memoir e raccolta di ricette tradizionali, questo libro narra soprattutto di un luogo magico della memoria dove convivono e si intrecciano le storie di tutti quelli che ve ne fanno parte. Si percepisce subito che la cucina per le due donne è un “affare di famiglia” e per questo hanno deciso di raccontarla in un libro e in un programma televisivo ora in onda. «I siciliani mangiano con il senso della storia» spiega la scrittrice, mostrando come si cucina - all’antica, e con allegria - nella propria masseria. Niente piatti complicati o sofisticazioni di ogni tipo, solo ricette autentiche della migliore tradizione siciliana. Nella scelta dei piatti è affiancata da sua sorella Chiara che ci insegna come fare un ottimo paté di melanzane o i medaglioni col ragù o ancora una squisita torta al caramello: dall’antipasto fino al dolce leggiamo le infinite declinazioni del mangiar bene. «Noi cuciniamo per poi mangiare insieme. Consumare un pasto in compagnia ha un grande valore sociale, che tristezza vedere i ragazzi di oggi che mangiano e intanto guardano il cellulare», osserva la scrittrice. Ma ciò che le sta più a cuore è la cura degli ospiti: «Posso ammettere di non essere una cuoca straordinaria, ma non potrei mai essere una cattiva padrona di casa». Per la scrittrice ciò che conta è far sentire l'ospite come parte della famiglia e della vita familiare, «al punto», scrive, «da non chiedergli mai quando se ne va». Questa meravigliosa arte dell’accoglienza si tramanda in casa Agnello da generazioni e ora viene trasmessa anche a noi lettori, aiutati nel racconto anche dalle immagini di famiglia: le foto più antiche in bianco e nero e quelle a colori dei momenti di convivialità più recenti.
Si evince un legame molto forte con questa casa e con tutto ciò che rappresenta: luogo incantato che dà accoglienza e ristoro con prodotti gustosi che derivano dalla loro campagna, si può parlare davvero di cibo a km 0! Non resta altro che calarci nell’atmosfera magica di Il pranzo di Mosè senza però dimenticare lo sguardo serio e profondo che aleggia in copertina, quello di Elena Agnello, madre di Simonetta.

Recensioni dei clienti

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    giorgio g

    24/09/2016 08.59.46

    Nei giorni in cui, nella città di chi scrive, si svolge "Terra Madre - Il Salone del Gusto" è forse opportuno leggere questo libro che fa parte, insieme a "Un filo d'olio" e a "La cucina del buon gusto" del filone culinario e dei ricordi di infanzia dell'Autrice, la quale ci conduce a rivisitare una delle nostre tante eccellenze gastronomiche, quella siciliana. Per chi non lo sapesse, Mosè non ha nulla a che vedere con il personaggio dell'Antico Testamento, è soltanto un sobborgo di Agrigento, dove è sorto di recente un orrendo agglomerato di villette noto come Villaggio Mosè. Nel libro si incontrano molti termini di un siciliano aulico ed insieme raffinato, un po' alla maniera di Camilleri, ma molto più misurato. Ecco un florilegio di termini di cui non penso necessaria la traduzione: "spizzuliavano, terre terre, 'nsamai, guantiera, cafiata, mi facevo mosca, appattati, mutangaro, tablattè, addimora, crocché, sbummica, conzato, tuma, stricata, le sarde allinguate". In tempi di femminismo dilagante, sarà forse utile ricordare, come ci ricorda l'Autrice, che " il compito delle donne di famiglia era di badare al marito e ai figli, di essere brave padrone di casa". In definitiva, una lettura piacevole specialmente per gli appassionati della buona tavola.

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    Attilio Alessandro

    08/12/2014 06.57.29

    Bello, lieve, accattivante. La signora Agnello è autrice magica. Non siamo a livello della Mennulara e degli altri suoi romanzi, ma questo è un bellissimo racconto di ricordi. Sono stato felice di averlo letto; mi ha ricordato certe merende nelle case di campagna dei miei compagni di scuola, negli anni cinquanta....case piene di fascino e di serenità. Da leggere

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