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Preghiera per Cernobyl'. Cronaca del futuro - Svetlana Aleksievic - copertina

Preghiera per Cernobyl'. Cronaca del futuro

Svetlana Aleksievic

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Traduttore: Sergio Rapetti
Editore: E/O
Collana: Le cicogne
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 9 maggio 2018
Pagine: 293 p., Rilegato
  • EAN: 9788866329572

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Impatto sociale delle calamità

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Preghiera per Cernobyl'. Cronaca del futuro

Svetlana Aleksievic

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«Questo libro non parla di Cernobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l'avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl' è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l'impressione che in realtà io stessi annotando il futuro». (L'autrice)
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  • User Icon

    Alina

    20/09/2018 10:11:14

    Questo libro mi ha talmente scossa emotivamente che non so da dove iniziare a parlarne... Il genere è uno dei miei preferiti, viene definito "romanzo-testimonianza" o "il popolo si racconta". Sono testimonianze del "popolo di Černobyl'", di tutte quelle persone che dopo il disastro nucleare hanno perso la vita, la famiglia, la terra, la normalità ed il futuro. L'unica cosa che gli è rimasta è la morte ed il vuoto. Per focalizzare e comprendere a pieno le testimonianze ci vuole del tempo, perciò è una lettura che va affrontata a piccoli passi. Ogni testimonianza apre una voragine dentro da cui scaturiscono molte riflessioni... La struttura, è particolare: dopo le informazioni storiche che sono gli articoli pubblicati quando è avvenuta la catastrofe nucleare, il libro comincia con una "voce solitaria". Una giovane donna, il marito della quale era stato uno dei primi vigili del fuoco ad intervenire per spegnere le fiamme dell'esplosione. La prognosi per la sindrome acuta da irradiazione è di 14 giorni e la donna ci racconta il calvario suo e del marito, di quegli ultimi giorni di vita di lui. Černobyl' le ha portato via il compagno tanto amato, il futuro e la speranza, lasciando solo un grande vuoto incolmabile. Poi ci sono 3 capitoli dedicati al coro: dei soldati, del popolo e dei bambini. Il libro si chiude con un'altra "voce solitaria" altrettanto toccante, come la prima. Ciò che colpisce molto è un concetto ribadito più volte dai vari testimoni: la guerra è un qualcosa che si può vedere e dalla quale ci si può proteggere e salvaguardare mentre la radiazione non si vede, la terra ed i suoi frutti restano tali e quali. Come si fa a spiegare ad un popolo prevalentemente di contadini cos'è la radiazione e che devono lasciare le proprie case, il proprio bestiame e le proprie terre? Questo libro è per coloro che hanno voglia di sentire la vera versione della storia, quella vissuta dal popolo e non quella raccontata nei giornali e dai politici.

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    Gabriele Della Torre

    17/10/2017 19:32:39

    L'autrice è stata in grado di portarci nelle zone colpite dall'incidente. È stata in grado di trasmettere i sentimenti e le emozioni delle persone intervistate. La ritengo un'ottima lettura per comprendere questa tragedia sotto un profilo umano e non meramente scientifico.

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    Interessante ma non di piu

    11/05/2016 13:24:11

    Interessante ma non di piu'. Purtroppo la mannaia della censura russa qui si sente parecchio e l'autrice per ovvi motivi non ha potuto spingere su tecnicismi che sicuramente ha in suo possesso. Sono diversi monologhi molto strazianti di quanto il disastro atomico ha recato a centinaia di migliaia di famiglia. La verità' e' assai lontana. Il regime sovietico ha messo a tacere chi sapeva e credo che non sapremo mai le cause vere del disastro. Merita una lettura.

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    Stefi

    07/04/2016 13:55:26

    Mi sono avvicinata a questo libro su consiglio di un'amica. Ero entusiasta di leggerlo, visto le tante belle parole, e il nobel alla letteratura ricevuto. Mi spiace dirlo, ma dopo un'introduzione interessante alla strage, ho trovato le testimonianze troppo slegate tra loro, troppo "buttate lì a caso" e mi ha annoiata. Mi aspettavo che le testimonianze fossero legate tra loro da un filo comune, una storia. Non l'ho finito. Peccato.

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    massimiliano

    27/02/2016 23:56:27

    In questo libro l'autrice, in maniera fluida e semplice ma al tempo stesso con racconti che arrivano dritti al cuore, illustra quello che non è stato mai detto su Cernobyl, almeno per quanto ne sappiamo noi che viviamo qui in Occidente. La vincitrice del premio Nobel 2015, infatti, dà voce a numerosi "invisibili" che hanno provato sulla propria pelle (spesso pagando con malattie permanenti invalidanti se non con la morte) quello che è stato davvero Cernobyl, una tragedia collettiva che il sistema burocratico dell'URSS ha tenuto nascosto per anni in maniera quasi perfetta. Devo però dire che non ho assegnato il massimo del voto disponibile per la ragione che vengo qui ad illustrare. All'interno del libro ci sono numerose interviste che l'autrice ha effettuato nei confronti di varie persone, di estrazione sociale e culturale di vario livello. Quello che non mi convince è il fatto che molte di queste persone elaborano riflessioni di rara profondità, con pensieri che rasentano una non comune filosofia di vita che non sembra essere alla portata della categoria delle persone comuni alla quale molti di noi appartengono. Il mio, personalissimo sospetto, è che la Aleksievic, persona dalla cultura elevatissima e dotata di un bagaglio culturale fuori dal comune, abbia arricchito le testimonianze dei suddetti facendo dir loro delle frasi che forse lei stessa ha "partorito". Ovvio che ciò nulla toglie alla validità dell'opera però, se fosse così come io credo, non sarebbe il massimo dell'onestà nei confronti del lettore ma, specialmente, nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia di Cernobyl.

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    Serena

    15/02/2016 20:36:17

    Meraviglioso e orribile. Meraviglioso per come è scritto, per le riflessioni dell'autrice, per la limpidezza e la diversità delle testimonianze. Terribile per... Beh, per gli stessi motivi! Ho letto questo libro con un misto di attrazione e orrore quasi fino alla fine, finché ho dovuto fermarmi. Ho dovuto riprendere il respiro, e ho lasciato il libro sul comodino per circa una settimana. Soltanto più tardi sono riuscita a finirlo. Se a me ha fatto così male, a me, che posso solo lontanamente immaginare cosa hanno provato quelle persone attraverso la semplice lettura delle loro testimonianze, allora come si sono sentiti tutti loro? Eppure vanno assolutamente lette, per ricordare, per acquisire consapevolezza, per dissotterrare una coscienza messa a tacere, obbligata a farsi muta e poi cancellata dalla storia. I libri come questi sono degli autentici diamanti, anzi, valgono anche di più. Vanno letti, vanno distribuiti, vanno imparati! Perché non esiste più "l'altro", non si può più dire "tanto non sta accadendo a me, è tutto lontano, io non c'entro". Perché, come scrive l'autrice stessa, non è del passato che sta scrivendo, ma del futuro. E in questo futuro ci siamo dentro tutti, chi più chi meno. Ma ci siamo già dentro.

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    Gian Luca

    11/01/2016 17:31:52

    Da leggere assolutamente, facendosi un pò di forza! Libro straziante, a tratti terribile, quasi irreale. Invece parla di realtà.

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    Stefano

    30/11/2015 19:04:31

    Grazie alla Signora Svetlana Aleksievic!

Vedi tutte le 8 recensioni cliente

The best of. Una collana con gli autori più rappresentativi, riproposti in edizione rilegata con sovraccoperta elegante e colorata. Forma a parte, però, è la sostanza che conta. Le edizioni e/o hanno lanciato i primi otto titoli di una collana, “Le cicogne”, che è la summa del laboratorio e della produzione con cui è stato costruito un catalogo quasi quarantennale, capace di spaziare in tante aree geografiche e di lanciare in Italia autori grandissimi. Un esempio valga per tutti, quello di Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la Letteratura 2015, con il suo Preghiera per Cernobyl (304 pagine, 12,90 euro), che le edizioni e/o pubblicarono con la traduzione di Sergio Rapetti nel 2004, tre anni dopo il debutto in lingua originale. E che ora rilanciano come primo titolo di una collana celebrativa sì, ma che prima di tutto definisce un’anima, la scorza di una casa editrice coerente e indipendente, italianissima, ma a forte vocazione internazionale.

Di quello che avvenne il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di una città allora sovietica è stato scritto di tutto. La scrittrice e giornalista bielorussa, però, è andata oltre. Raccontando non conseguenze, cause e colpevoli, ma rigorosamente l’incidenza della catastrofe e i sentimenti connessi, non semplicemente osservando, ma dando voce al dolore e al non capacitarsi di chi fu investito dal disastro, intervistando uomini e donne di età, speranze, mestieri totalmente diversi. Tutti travolti da quella religione di Stato che nell’Urss comunista era più forte dell’ateismo, ovvero la devozione cieca e totale per la scienza e i suoi progressi. Se qualcuno dopo tre decenni avesse dimenticato quel disastro, questo libro ne ricorda umanità e disumanità e racconta, come un perfetto lungo reportage, una terra ancora infestata dalle radiazioni, che andò alla deriva significativamente, simbolicamente qualche anno prima dell’impero rosso.

Il dolore semplice degli ultimi è quello che colpisce di più, quello che scava lentamente negli occhi di chi legge: storie minime di soldati, operai, vigili del fuoco, “liquidatori” (chiamati a decontaminare la zona nei primi anni), poveri contadini fatalisti, di gente ignorante, che si affidò al caso, che non ebbe informazioni e si limitò a fidarsi di politici e scienziati locali, di gente che ripeteva precauzioni inutili (lavare bene le mani prima di mettersi a tavola) che gli etrano state raccomandate, o che disse di continuare a occuparsi dei campi, pur di non interrompere la produzione agricola; storie minime di chi spense l’incendio del reattore ignaro dei rischi, che per denaro o riconoscimenti sociali andò incontro alle scorie radioattive. L’ossessione della segretezza che tutto travolse all’epoca ebbe la meglio. Aleksievic strappa il velo dell’ipocrisia, prendendosi carico dell’orrore della sua terra, al confine fra Ucraina e Bielorussia. Preghiera per Cernobyl, con la sua serie di monologhi, è un misto di realismo e romanzesco, che prende forma grazie a un linguaggio che si piega a seconda del momento, virando ora verso una prosa lirica, ora verso un andamento giornalistico.

L’autrice scompare dietro le testimonianze. Aleksievic non si inquadra come tanti ingombranti (e importanti) autori di oggi. E s’immerge in un paesaggio post-apocalittico reale, non quello di tanta fiction. Percorre la campagna e i boschi nella zona attorno al reattore, e col bisturi della sua scrittura scoperchia, tra sofferenza e dignità, le menzogne e la reticenza criminale del sistema sovietico sul disastro, sui danni immediati e su quelli a lungo termine, permanenti.

Recensione di Arturo Bollino

  • Svetlana Aleksievic Cover

    Giornalista bielorussa Premio Nobel per la Letteratura nel 2015. Per molti anni ha raccontato ai suoi connazionali gli eventi più importanti dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo. Su ognuno di questi eventi ha pubblicato anche libri, e le sue opere sono state tradotte in molte lingue, valendole fama internazionale. Esiliata dal suo paese su comando del Presidente Lukasenko, vive a Parigi.In Italia sono usciti alcuni dei suoi scritti, tra cui Preghiera per Chernobyl (e/o edizioni, 2002, vincitore del Premio Sandro Onofri per il miglior reportage narrativo) sulle vittime della tragedia nucleare, Ragazzi di zinco (e/o edizioni, 2003) sui reduci della guerra in Afghanistan, Incantati dalla morte (e/o edizioni, 2005) sui suicidi in seguito al crollo dell’URSS, Tempo... Approfondisci
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