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Preghiera per Cernobyl'. Cronaca del futuro - Svetlana Aleksievic - copertina
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Descrizione


«Questo libro non parla di Cernobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l'avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl' è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l'impressione che in realtà io stessi annotando il futuro». (L'autrice)
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Dettagli

E/O
2018
9 maggio 2018
293 p., Rilegato
9788866329572

Valutazioni e recensioni

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Renzo
Recensioni: 5/5
Un futuro distopico

L’incidente nucleare di Chernobil, il più disastroso dell’ancor pur breve storia dell’energia atomica, orrendo nella sua tragicità, ha determinato un superamento del concetto di tempo, protraendo i suoi nefasti effetti anche negli anni a venire e definendo un nuovo scalino dell’evoluzione con l’homo chernobiliano. Che cosa è l’uomo chernobiliano? E’ un povero essere che fisicamente e psichicamente è la testimonianza vivente di una tragedia che va oltre ogni possibile immaginazione, tanto che verrebbe da dire che furono fortunati quelli che morirono nelle prime ore successive all’esplosione del reattore numero quattro. La conseguenza dell’incidente è stata il rilascio nell’atmosfera di una quantità abnorme di radionuclidi che hanno contaminato circa 30.000 Kmq. dei terreni più prossimi e che a distanza di tempo, in forza del continuo assorbimento, anche se in piccole dosi, incide sulla salute delle popolazioni dei territori limitrofi con tumori, ritardi mentali, disturbi nervosi, turbe psichiche e mutazioni genetiche. Non solo ha avuto serie conseguenze chi era presente quel giorno nell’area che venne contaminata, ma la maledizione si è estesa anche ai nati successivamente. Il libro della Aleksievic è a dir poco sconvolgente, con interviste a povera gente condannata anche per il futuro, con la rassegnazione di chi sa di avere un marchio indelebile che, prima o poi, si risveglierà dal letargo con tutta la sua forza provocando dolore e morte. Ma se tutto è stato colpa di un tragico errore, ben più grave è stata la risposta del regime sovietico, tutto teso a minimizzare l’incidente, non prendendo con rapidità gli interventi idonei per limitare le conseguenze. Nell’immediato della sciagura ci fu l’orrore degli altamente contaminati, ma per gli anni a venire c’è lo stillicidio delle morti, delle depressioni che finiscono con il cogliere quelli che si sentono privati dell’unica, ma più grande ricchezza di un essere umano: il diritto alla vita. Imperdibile.

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Benny B
Recensioni: 5/5

"Una giovane donna è seduta su una panca davanti casa, allatta il bambino al seno... Latte e cesio... Una madonna di Černobyl'". Questa è una delle decine di voci che scorrono come un fiume e si alternano come un coro polifonico in questo libro necessario e difficile. È il lungo lamento collettivo, dolente e doloroso, di una popolazione tenuta volutamente all'oscuro del pericolo e la fotografia unica della mentalità, del modo di vivere e pensare, del sistema politico e della società sovietica dell'epoca. "Černobyl' è saltata in aria su uno sfondo di assoluta impreparazione delle coscienze. Con in più l'assenza di qualsiasi informazione". "Ma nessuno si lamentava. Se si deve andare si va. La patria ha chiamato, la patria ha ordinato. Il nostro popolo è fatto così".

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Elemar
Recensioni: 5/5
da leggere

Le recensioni positive su questo libro sono tantissime, mi posso solo unire al coro unanime della necessità di leggere questo libro se si vuole conoscere un poco il dramma di chi in prima persona è stato spettatore e poi attore di un dramma nuovo per la storia umana. L'evento nucleare che decide delle vite di molti senza chiedere loro il consenso.

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Recensioni

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Voce della critica

The best of. Una collana con gli autori più rappresentativi, riproposti in edizione rilegata con sovraccoperta elegante e colorata. Forma a parte, però, è la sostanza che conta. Le edizioni e/o hanno lanciato i primi otto titoli di una collana, “Le cicogne”, che è la summa del laboratorio e della produzione con cui è stato costruito un catalogo quasi quarantennale, capace di spaziare in tante aree geografiche e di lanciare in Italia autori grandissimi. Un esempio valga per tutti, quello di Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la Letteratura 2015, con il suo Preghiera per Cernobyl (304 pagine, 12,90 euro), che le edizioni e/o pubblicarono con la traduzione di Sergio Rapetti nel 2004, tre anni dopo il debutto in lingua originale. E che ora rilanciano come primo titolo di una collana celebrativa sì, ma che prima di tutto definisce un’anima, la scorza di una casa editrice coerente e indipendente, italianissima, ma a forte vocazione internazionale.

Di quello che avvenne il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di una città allora sovietica è stato scritto di tutto. La scrittrice e giornalista bielorussa, però, è andata oltre. Raccontando non conseguenze, cause e colpevoli, ma rigorosamente l’incidenza della catastrofe e i sentimenti connessi, non semplicemente osservando, ma dando voce al dolore e al non capacitarsi di chi fu investito dal disastro, intervistando uomini e donne di età, speranze, mestieri totalmente diversi. Tutti travolti da quella religione di Stato che nell’Urss comunista era più forte dell’ateismo, ovvero la devozione cieca e totale per la scienza e i suoi progressi. Se qualcuno dopo tre decenni avesse dimenticato quel disastro, questo libro ne ricorda umanità e disumanità e racconta, come un perfetto lungo reportage, una terra ancora infestata dalle radiazioni, che andò alla deriva significativamente, simbolicamente qualche anno prima dell’impero rosso.

Il dolore semplice degli ultimi è quello che colpisce di più, quello che scava lentamente negli occhi di chi legge: storie minime di soldati, operai, vigili del fuoco, “liquidatori” (chiamati a decontaminare la zona nei primi anni), poveri contadini fatalisti, di gente ignorante, che si affidò al caso, che non ebbe informazioni e si limitò a fidarsi di politici e scienziati locali, di gente che ripeteva precauzioni inutili (lavare bene le mani prima di mettersi a tavola) che gli etrano state raccomandate, o che disse di continuare a occuparsi dei campi, pur di non interrompere la produzione agricola; storie minime di chi spense l’incendio del reattore ignaro dei rischi, che per denaro o riconoscimenti sociali andò incontro alle scorie radioattive. L’ossessione della segretezza che tutto travolse all’epoca ebbe la meglio. Aleksievic strappa il velo dell’ipocrisia, prendendosi carico dell’orrore della sua terra, al confine fra Ucraina e Bielorussia. Preghiera per Cernobyl, con la sua serie di monologhi, è un misto di realismo e romanzesco, che prende forma grazie a un linguaggio che si piega a seconda del momento, virando ora verso una prosa lirica, ora verso un andamento giornalistico.

L’autrice scompare dietro le testimonianze. Aleksievic non si inquadra come tanti ingombranti (e importanti) autori di oggi. E s’immerge in un paesaggio post-apocalittico reale, non quello di tanta fiction. Percorre la campagna e i boschi nella zona attorno al reattore, e col bisturi della sua scrittura scoperchia, tra sofferenza e dignità, le menzogne e la reticenza criminale del sistema sovietico sul disastro, sui danni immediati e su quelli a lungo termine, permanenti.

Recensione di Arturo Bollino

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Conosci l'autore

Svetlana Aleksievic

1948, Ivano-Frankivs'k (Bielorussia)

Giornalista bielorussa Premio Nobel per la Letteratura nel 2015. Per molti anni ha raccontato ai suoi connazionali gli eventi più importanti dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo. Su ognuno di questi eventi ha pubblicato anche libri, e le sue opere sono state tradotte in molte lingue, valendole fama internazionale. Esiliata dal suo paese su comando del Presidente Lukasenko, vive a Parigi.In Italia sono usciti alcuni dei suoi scritti, tra cui Preghiera per Chernobyl (e/o edizioni, 2002, vincitore del Premio Sandro Onofri per il miglior reportage narrativo) sulle vittime della tragedia nucleare, Ragazzi di zinco (e/o edizioni, 2003) sui reduci della guerra in Afghanistan, Incantati dalla morte (e/o edizioni, 2005) sui suicidi in seguito al crollo dell’URSS, Tempo...

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