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Anno edizione: 2022
Anno edizione: 2017
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Il volume raccoglie tutti i saggi che Jacob Taubes ha dedicato a Gershom Scholem o a temi strettamente affini al suo ambito di studio, nonché quanto resta della corrispondenza tra i due, cioè le lettere che Taubes scrisse a Scholem dal 1947 al 1979 e le risposte di Scholem, che segnano la loro drammatica e irrevocabile rottura.
Taubes fu uno studioso di inclinazione polemica e anticonformista, estremo in tutte le sue prese di posizione. Di qui l’esito spesso imprevedibile del suo confronto diretto con gli interlocutori per lui più significativi. Ne è un esempio l’intima e scandalosa affinità di fondo con il «nemico», ovvero il «divergente accordo» che emerge faticosamente dal suo rapporto con Carl Schmitt. Nel caso di Scholem, invece, va in scena un copione esattamente opposto. Inizialmente, infatti, Taubes e Scholem (il fondatore degli studi novecenteschi sulla religione ebraica e in particolare sulla mistica ebraica e sulla cabala) si collocano sullo stesso fronte, tanto che il primo contatta il secondo, cercando in lui un maestro ma anche sperando di entrare a far parte della cerchia dei suoi collaboratori. Ben presto, tuttavia, fra i due si apre una voragine, molto più profonda della pur significativa differenza caratteriale. Al cuore della frattura troviamo infatti la questione del messianesimo e la diversa interpretazione di figure come Paolo di Tarso e Walter Benjamin. Sono dunque in gioco le tematiche più controverse e dibattute del pensiero teologico e filosofico ebraico, che toccano peraltro il cuore di ogni filosofia della storia di matrice escatologica. Nell’inattesa violenza del confronto prende forma così un’immagine del tutto inedita della figura e del pensiero di Scholem e, con essa, un’ulteriore prova del singolare approccio dialettico di Jacob Taubes, che non trova il suo precipitato nell’«opera», bensì nell’impietoso annullamento di ogni distanza con l’interlocutore, in un abbraccio che mette in discussione la vita intellettuale di entrambi.
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Il volume raccoglie i saggi che Jacob Taubes ha dedicato nel corso della sua vita a Gershom Scholem o a temi strettamente affini al suo ambito di studio, e tutto ciò che resta dell’epistolario fra i due, cioè le lettere che Taubes scrisse a Scholem dal 1947 al 1979 – qui pubblicate per la prima volta –, nonché un’unica risposta di Scholem, quella che segna il momento della loro drammatica e irrevocabile rottura. Se nel caso del rapporto fra Taubes – studioso ebreo di inclinazione polemica e anticonformista, estremista in tutte le sue prese di posizione, non solo politiche, i cui scritti vengono progressivamente scoperti e tradotti in Italia – e Carl Schmitt, si è potuto parlare di un “divergente accordo”, cioè di un’intima affinità col “nemico” nel modo di affrontare alcuni concetti fondamentali, nel caso di Scholem occorre forse rovesciare questa formula. All’inizio Taubes e Scholem (il fondatore degli studi novecenteschi sulla religione ebraica e in particolare sulla mistica ebraica e sulla cabala) si collocano sullo stesso fronte, e il primo contatta il secondo alla ricerca di un maestro e nel tentativo di entrare a far parte dei suoi stretti collaboratori. Ben presto, tuttavia, fra i due si apre una voragine, al cui cuore c’è ben altro che una semplice differenza caratteriale: la questione del messianesimo e l’interpretazione di figure come Paolo di Tarso e Walter Benjamin, dunque i temi più controversi e dibattuti del pensiero teologico/filosofico ebraico, che toccano il cuore di ogni filosofia della storia di matrice escatologica, coinvolgendo altresì le teorie sul concetto moderno di Stato e sulla missione etica dell’uomo. Si ottiene così una visione assolutamente inedita della figura e del pensiero di Scholem, e un’ulteriore prova del singolare approccio “interpretativo” di Jacob Taubes – che non trova il suo precipitato nell’“opera”, ma annulla ogni distanza con l’interlocutore mettendolo alla prova su ogni piano della sua esistenza.
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