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Georges Simenon

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2002
Pagine: 363 p.
  • EAN: 9788845917066

Nella ricchissima produzione letteraria dell'indimenticabile creatore di Maigret, spiccano anche alcuni romanzi gialli che non hanno per protagonista il famoso commissario. Tra questi Il primogenito dei Ferchaux, romanzo tra i più intriganti e misteriosi di Georges Simenon. Scritto nel 1943 e ispirato a fatti realmente accaduti pochi anni prima, il libro ruota attorno alle figure di un commerciante senza scrupoli e del suo giovane e ambizioso segretario. Il primo, Dieudonné Ferchaux, dopo essere partito per l'Africa senza un soldo era tornato in Francia a capo di un vero e proprio impero economico, si era ritirato in Normandia ed era poi improvvisamente sparito nel nulla. Intorno alla sua ricchezza circolavano le voci più disparate: si diceva che avesse goduto di appoggi importanti negli ambienti coloniali, politici e finanziari e che dal suo ritiro di Normandia avesse disturbato con le sue rivelazioni la tranquillità di molti potenti. Era soprannominato il "Satrapo dell'Ubanghi" e pare che una volta avesse ucciso con un candelotto di dinamite tre portatori neri che minacciavano di abbandonarlo. Altrettanto equivoca appare la figura di Michel Maudet, il giovane spiantato che, in veste di assistente di Dieudonné, lo segue nei sui traffici da Caen a Dunquerque e da Tenerife a Panama, dove la vicenda avrà il suo tragico epilogo. Tra i due personaggi si instaura subito una segreta e inquietante complicità, un legame che trae alimento dal lato oscuro del loro carattere e che finirà per travolgerli in un duello senza tregua. Il complicato rapporto tra Dieudonné Ferchaux e Michel Maudet costituisce il fulcro attorno a cui ruota la trama magistralmente costruita da Simenon, a conferma della propensione dell'autore per l'indagine dei segreti dell'animo umano.


Le prime frasi

PARTE PRIMA

L'UOMO DELL'UBANGHI

I

Il treno si mise in moto con una scossa brusca e Maudet, frenato nella sua corsa, si trovò per un attimo addossato alla parete del corridoio, vicino al nero soffietto a fisarmonica che collegava due carrozze. Allora, la viscosità della parete, che in quella piovosa notte d'ottobre sembrava trasudare un che di grasso e di freddo, gli entrò nelle dita, nella pelle, nella memoria, e sarebbe rimasta per sempre associata, nella sua mente, all'idea di un treno notturno.
Ne era consapevole, e proprio questo rendeva quell'attimo così esaltante. Arrivò persino a immaginare che un giorno, divenuto ormai un personaggio importante, dovendo attraversare i vagoni di terza classe per andare dal vagone letto al ristorante, avrebbe fatto scorrere furtivamente le palme delle mani ben curate sulle pareti nella speranza di rivivere la stessa sensazione.
Il passaggio era ostruito da fagotti e valigie sconquassate, tenute insieme con lo spago; ogni tanto una folata di aria gelida entrava all'improvviso da un finestrino lasciato aperto; fuori cominciavano a scorrere luci violente, una cabina di scambio, una lampada accecante sopra un tratto di binario in riparazione, i lampi azzurrini di una fiamma ossidrica. Più in alto, sopra il fossato lungo il quale correva il treno, alcune finestre erano debolmente illuminate sulla fiancata di case a picco e un autobus bianco e verde si arrampicava su per la salita. Poi il treno si infilò a tutta velocità in un tunnel e Maudet respirò avidamente l'odore della terra bagnata e della fuliggine. Ancora uno, due vagoni da attraversare, avanzando a zig zag come un ubriaco: volti appena intravisti dietro i vetri, volti pallidi e malaticci che affioravano in quella luce polverosa, un'umanità dagli occhi spenti o fissi, o rassegnati, e che la notte, il treno e quella fuga verso chissà dove rendevano patetica.
Procedeva in fretta. Posò finalmente la mano sulla maniglia di ottone, e cercò con gli occhi Lina che, pur guardando dritto davanti a sé, avvertì la sua presenza ancor prima di vederlo, trasalì, e girò di scatto la testa sorridendo.
"Vieni..."
Non aveva bisogno di fargli domande. Nei suoi occhi leggeva la gioia, l'orgoglio. E vedeva le sue dita fremere d'impazienza mentre lei afferrava la valigia di fibra posata sul ripiano sopra di lei.
C'erano ironia, pietà e un'ombra di disprezzo in quell'ultimno sguardo che lui lasciò cadere su quelli che sarebbero dovuti essere i loro compagni di viaggio: tre marinai di Cherbourg, estenuati da una licenza di quarantott'ore a Parigi (uno di loro, poi, era così livido che sembrava sul punto di vomitare); una contadina sui cinquant'anni, vestita di nero, calma, grave, immobile per tutta la notte, entrambe le mani posate su una sporta di vimini, anch'essa nera, che teneva stretta in grembo; una ragazza madre, infine, senza cappello, con gli occhi slavati, che apriva già la camicetta su un seno al quale avvicinava la testa di un minuscolo lattante.
Davanti a loro, Lina non osò far domande. Michel non le aveva detto dove pensava di andare. Quando erano arrivati alla Gare Saint-Lazare, avevano fatto una gran corsa lungo il treno, che non finiva mai. I vagoni di terza classe erano in testa. Senza rallentare, Maudet continuava meccanicamente a girarsi per tenere d'occhio le lancetta del grande orologio sospeso nel vuoto.
"Su, sali..."
L'aveva issata sul predellino scivoloso. Il corrimano di ottone era bagnato e impregnato di polvere di carbone.
Gli altri viaggiatori, già stanchi, si erano sistemati per la notte. Lina si era seduta, ma Michel, in piedi, li aveva guardati, con le pupille improvvisamente ridotte a una capocchia di spillo, il volto come assottigliato, i lineamenti più mobili. E da un impercettibile fremito delle narici, lei aveva capito.
Dov'era andato, da dove tornava con quell'aria trionfante?
"Vieni..."

Recensioni dei clienti

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    gracco vittorio mattioli

    24/06/2012 15.43.14

    Molto bello come tutti i libri di simenon. Spicca la figura del protagonista pennellata con una sapienza rara.

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    vidforull

    09/02/2006 16.52.27

    molto buono,specie nella prima parte

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    Adriana Sassatelli

    28/06/2003 11.23.12

    Sono un'appassionata di Simenon ma devo dire che questo romanzo, dopo un inizio, brillante, va a concludersi in modo non all'altezza delle aspettative... peccato! Certo in una produzione sterminata come quella di Simenon non tutto può sempre riuscire bene, però...

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    Mara

    17/04/2003 13.37.12

    Ottimo. Una lettura scorrevole e veloce. Un'atmosfera tipicamente francese. Sicuramente fra i migliori di Simenon.

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    patrizia

    17/04/2003 00.12.05

    Sono un'appassionata di Simenon ma devo dire che questo libro non mi è piaciuto. La trama parte da uno spunto molto buono ma non riesce a decollare anche perchè il finale è veramente scontato

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    Emanuele

    21/12/2002 18.53.39

    Un gran bel romanzo.

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    Pompeo Silingardi

    28/10/2002 11.49.26

    Grande romanzo psicologico che descrive una sorta di evoluzione cultural/criminale di un giovane e ambizioso giovanotto il quale , spinto dalla divorante ambizione si lascia alle spalle tutto e tutti giungendo , dopo una lunga e complessa frequentazione con un grande personaggio del colonialismo francese in Africa , alle estreme conseguenze che le sue aspirazioni gli impongono. L' atmosfera torbida e i personaggi di Maudet e Ferchaux sono indimenticabili.

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    guido

    26/08/2002 16.56.31

    Dopo averlo letto,vi sembrerà di aver frequentato questi due personaggi: Dieudonné Ferchaux e Michel Maudet ,magistralmente descritti da Simenon. Non è propriamente un giallo, ma la storia è sempre avvincente, proprio come si addice ad un grande giallista qual'è Simenon.

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    mauro

    26/08/2002 15.01.25

    è uno dei più bei libri da me letti. In soli tre gg è stato "divorato"

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    benny

    23/08/2002 11.16.43

    Ho trovato il dipanarsi della storia un po' noioso. L'autore sembra prospettare sviluppi avvincenti invece tutto si svolge in maniera prevedibile ed in fondo banale, avendo come protagonista semplicemente l'avidita'. E' la storia di uomini modesti con obiettivi modesti raccontata sicuramente da uno scrittore capace che non si scopre oggi.

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    Luigi Azzarone

    23/08/2002 08.43.00

    Il libro di Simenon è molto interessante, la scrittura è scorrevole e la trama è degna di menzione.Molto particolare è la descrizione psicologica che trapela dai personaggi e che ci permette di capire quale sia il carattere e la personalità dei protagonisti.

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    Alex

    29/07/2002 16.19.06

    é uno dei migliori libri in circolazione

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    Roby

    27/07/2002 20.24.03

    Si l'ho già letto è bellissimo

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