Traduttore: R. Duranti
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 07/10/2014
Pagine: XVII-289 p., Brossura
  • EAN: 9788806223748

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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    29/05/2018 05:33:17

    Chi lo ama nella sua lirica stringatezza e chi invece vorrebbe più sostanza nel corpo delle pagine. Questo libro dal titolo secco è la raccolta non sfrondata di questi celeberrimi racconti. L'altro, lo sforbiciato, è l'intestatario del titolo lungo: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore. Un divertente gioco di soluzioni forse non volute, ma che ha segnato comunque il destino di questa favolosa scelta di novelle. L'anima di ogni pagina è come scolpita da uno pensiero dello stesso autore: "La narrativa non deve fare niente, deve solo esserci, per l'ardente piacere che ci viene dallo scriverla e per il diverso tipo di piacere che ci viene nel leggere qualcosa di duraturo e scritto per durare, oltre che bello in sè e per sè. Qualcosa che getti qualche scintilla in un chiarore persistente e saldo anche se fioco". Un manifesto artistico a cui davvero non si può obiettare nulla. Bisogna disporsi alla lettura amando ogni rigo con dolcezza tranquilla, la morale rimane aperta, evapora in mille pori e ognuno può trovarne traccia nelle diversità del proprio sentimento, ma la poesia arriva eccome, ad esempio da una descrizione: "Era una luna bianca piena di cicatrici" (nel racconto 'Riuscivo a vedere'), oppure da un finale, come quello dei due ragazzi quasi sposi che ballano per strada dopo che un uomo gli ha venduto i suoi mobili. E' pi indubbio che 'Il bagno' sia un racconto mirabile, perfetto nel suo andamento e nel suo lento passo di tragedia. Scuotono come lame che sfiorano la carne, una specie di elettricità sospesa che imprime le sue scosse nei tratti della memoria, e che davvero sigilla una padronanza unica. Quasi un'eco di predestinazione già nel nome di chi firma, dato che Carver vuol dire scalco, qualcosa che toglie il superfluo, sottrae, leva. Preferisco anch'io questa versione rimpolpata, c'è un fiato meno mozzato che permette di entrare meglio nel ritmo dei respiri. Un canto di follia e di normalità eseguito con impeccabile bravura.

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    Roberto

    12/03/2017 09:12:22

    Questa raccolta è la prova che non si può tagliare un racconto, seppur di una sola frase, ad un artista. Ve lo immaginate il "giudizio universale" senza anche un solo particolare? Io no. In questi racconti ho assaporato il vero Carver, quello che pagina dopo pagina ti lascia la bocca impastata, che ti fa abbassare le tende, perché la luce ti farebbe vedere quella verità che ognuno tiene al sicuro,nel profondo calore della pancia. Mi ha fatto innamorare la sua imperfezione, il suo essere che cerca costantemente di venire accettato, anche senza finiture coi fiocchi da regalo, perché raramente è un giorno di festa per Raymond e quando lo è, cerca di bagnarsi la gola, arsa dalle richieste d’amore, al punto di vedere il suo destino annaspare da solo, come lui, in fondo al bicchiere.

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    Andrea

    17/04/2016 20:38:30

    La raccolta di racconti: "Principianti" è tra le cose più belle che abbia mai letto, nella mia vita (ho 62 anni e sono un lettore bulimico). Questa è la versione finalmente integrale, senza le epurazioni fatte nella precedente edizione (intitolata "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"), dal "cannabile", sedicente editor, Gordon Lish (interessantissime la lettere che Carver gli scrive, che sono qui pubblicata per la prima volta) L'umanità, di cui Carver narra, è quella dipinta da Hopper, fotografata da Gregory Crewdson, rievocata nei più bei di film di Robert Altman; quella nuda, vera, i cui sogni raramente si avverano. Fra questi racconti alcuni assoluti capolavori, come: "Se così ti piace", "Di' alle donne che andiamo" e "Una cosa piccola ma buona"; letture indispensabili, utilissime nella vita, alle quali non si potrà smettere di ritornare. Io ho provato a confrontare "Principianti" con la versione emendata e riscritta da Lish (vi consiglio di fare altrettanto): "Principianti" è un capolavoro, l'atro un piccolo sunto, un esercizio di stile con contenuti ben poco memorabili, e... non poteva altro che essere così, visto che, soprattutto sui contenuti, si è scagliata la forbice di Lish.

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