The Private Journals of Edvard Munch: We are Flames Which Pour Out of the Earth

Edvard Munch

Traduttore: J.Gill Holland
Curatore: J.Gill Holland
Anno: 2005
Rilegatura: Paperback / softback
Pagine: 224 p.
Testo in English
  • EAN: 9780299198145
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Descrizione
Scandinavia's most famous painter, the Norwegian Edvard Munch (1863-1944), is probably best known for his painting The Scream, a universally recognized icon of terror and despair. (A version of The Scream was stolen from the Edvard Munch Museum in Oslo, Norway, in August 2004, and has not yet been recovered.) But Munch considered himself a writer as well as a painter. Munch began painting as a teenager and, in his young adulthood, studied and worked in Paris and Berlin, where he evolved a highly personal style in paintings and works on paper. And in diaries that he kept for decades, he also experimented with reminiscence, fiction, prose portraits, philosophical speculations, and surrealism. Known as an artist who captured both the ecstasies and the hellish depths of the human condition, Munch conveys these emotions in his diaries but also reveals other facets of his personality in remarks and stories that are alternately droll, compassionate, romantic, and cerebral. This English translation of Edward Munch's private diaries, the most extensive edition to appear in any language, captures the eloquent lyricism of the original Norwegian text. The journal entries in this volume span the period from the 1880s, when Munch was in his twenties, until the 1930s, reflecting the changes in his life and his work. The book is illustrated with fifteen of Munch's drawings, many of them rarely seen before. Though excerpts from these diaries have been previously published elsewhere, no translation has captured the real passion and poetry of Munch's voice. This translation lets Munch speak for himself and evokes the primal passion of his diaries. J. Gill Holland's exceptional work adds a whole new level to our understanding of the artist and the depth of his scream.

Recensioni dei clienti

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    MD

    16/11/2018 07:25:15

    Cosa si evince dalla lettura delle lettere e dei diari di Edvard Munch? Per esempio che l’artista, rispetto all’epoca in cui si trovò a vivere, era nettamente avanti; che mentre all’inizio del ’900 le sue mostre erano frequentate da pochi coraggiosi, e comunque sollevavano fiumi di indignazione, oggi, invertitasi la tendenza, sono i visitatori impazienti a giungere a fiumi e i dipinti hanno quotazioni milionarie; che l’artista norvegese ruppe con il passato, intendo dire con molte regole della tradizione pittorica, per poter dipingere non solo ciò che vedeva, sentiva e ciò per cui soffriva, ma per sviluppare le sue tele con un rigore, una pianificazione dei passaggi di colore, e un metodo nuovi; che la sua arte ebbe un forte impatto sulla pittura del XX sec., rivoluzionandone la tecnica pittorica e la visione; che, se volessimo puntare i riflettori sulla figura e sull’esistenza di questo proverbiale artista, gli amici, i mezzi con i quali dipinse, le gallerie nelle quali si svolse la sua frenetica attività sono le coordinate per determinarne il profilo, come pittore e uomo; che l’insieme delle pagine diaristiche è una forma indiretta di biografia o che la vita di Munch traspare e si lascia ricostruire proprio dalle memorie private, così come queste sono una prima interpretazione delle immagini che hanno segnato il suo genio artistico, anche però inversamente: cioè, scorrendo le lettere, attraverso i suoi riferimenti alla pittura emerge tutto il suo «Lebenswelt», il suo universo esistenziale e psicologico, quanto sta dietro il velo dipinto. Imperdibili i riferimenti biografici alla nascita dell’“Urlo” (1893), quando il pittore si trova sul ponte che vediamo nel quadro finale e ascolta nascere in quel tramonto rosso di sole da ogni fibra della natura un lamento ontologico, inarrestabile come le “lacrymae rerum” virgiliane. Un commuoversi della mente all’unisono con tutto il panorama che la circonda, tradotto poi così fedelmente nei colori della sua opera più famosa.

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