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    MD

    09/03/2017 17.32.02

    Keine Rose ohne Dornen: che ogni cosa bella, che ogni condizione paradisiaca richieda uno sforzo e costi fatica, riassume con semplicità l’essenza di un romanzo ricchissimo di significati; e d’altronde un libro così noto non ha bisogno di un’ennesima presentazione. Io stesso credo e me ne faccio quasi una colpa di averlo letto perlomeno cinque volte, quante sono le edizioni che possiedo. Quasi tutte illustrate e accompagnate da ottimi commenti. Per la 6° rilettura ho preferito un’ed. snella, che mi lasciasse a tu per tu con il testo manzoniano, senza troppo ricamare intorno alla vicenda prima triste e poi felice di Renzo e Lucia. Avevo già ben presente la situazione storica: la Milano del 600 predata dai Lanzichenecchi e messa in ginocchio dalla rapida diffusione della peste. Una città in preda alla fame e all’incubo degli untori, dove R. giunge a piedi fra l’infuriare dei moti popolari e … ma non è qui il caso di dilungarsi. Rileggere vuole dire rivivere una storia emblematica; e l’ho fatto; questa volta con l’attenzione puntata sui personaggi più negativi: coloro che vorrebbero ostacolare la felicità di L. e R., deviare il corso del loro destino—ma non gli sarà permesso impunemente, se non per poco. La morte di don Rodrigo, e di alcuni dei suoi bravi, di peste è una nèmesi descritta dal M. con cristiana ‘pietas’ e fine sensibilità per gli imperscrutabili disegni di Dio. Il quadro dell’uomo alieno dal bene e solo, riverso sul suo giaciglio all’interno del lazzaretto dove lo hanno condotto i monatti, col volto impallidito per la febbre e lo sguardo assente di un morto, che un R. redivivo osserva, pregando insieme a don Cristoforo, è uno dei momenti più autentici e drammatici. L’odio che quell’uomo prepotente aveva generato nel cuore di R. si trasforma, ‘in hora mortis’, dopo il largo tornante esistenziale vissuto dal Tramaglino, in totale liberatoria immemore compassione. Segno inoppugnabile di maturità spirituale, che svelle ogni pur lecito sentimento di vendetta.

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    Hodor

    11/01/2017 19.19.02

    Ho l'edizione oscar mondadori con in copertina il ritratto di Hayez. Inutile scrivere della maestria narrativa di don Lisander in questo immortale capolavoro storico, lo stile ironico ed elegante, la capacità di trasmettere al lettore sentimenti densi per un coinvolgimento immersivo. Dolore, politica, demagogia, peccato e redenzione, una vicenda lombarda ambientata in un periodo cupo tra dominazione spagnola e l'impietosa peste del 1630. Ho adorato tutti i personaggi pur non sopportando l' urtante codardia di Don Abbondio e la lagna virginale di Lucia, la quale non promette nulla di buono per le sacrosante voglie del povero Renzo. Scherzi a parte, romanzo seminale che inaugura l'era moderna della letteratura italiana. Imprescindibile.

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    Galatea

    07/12/2016 17.11.34

    Il libro è stampato come se fosse l'originale, quindi ha un carattere obsoleto che rende la lettura fastidiosa, contiene solo il testo originale, quindi è privo di prefazioni, note, commenti e indice. E' affascinante sfogliarlo, le illustrazioni sono quelle originali, è più un volume da collezione. Non lo consiglierei, le note sono necessarie per leggere questo meraviglioso testo. Meglio scegliere un'altra edizione, anche tra quelle Mondadori.

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    elisabetta

    07/01/2016 08.32.35

    CAPOLAVORO ASSOLUTO, inarrivabile e irrinunciabile. Niente mi ha mai appassionata ed emozionata a tal punto. Ho sempre apprezzato 'I promessi sposi' anche da ragazzina, nonostante a scuola spesso te lo facciano detestare, ma da adulta me ne sono perdutamente e irrimediabilmente innamorata. Spesso mi trovo a riflettere su come possano tradurre un'opera del genere mantenendo il più possibile l'incanto dell'originale, su come siamo fortunati noi italiani a poter leggere i veri Manzoni, Dante, Foscolo o Leopardi. Per questo mi rifiuto di leggere in italiano i grandi classici delle lingue a me conosciute. Non per snobismo, ma per la consapevolezza di quanto vada perduto, seppur con un'ottima traduzione, a livello di melodia, ritmo e spesso anche significato. Tornando all'opera di Manzoni, condivido chi vede ne 'I promessi sposi' la perfezione assoluta. La prosa è divina, la storia ed i personaggi che la popolano meravigliosi e quanto mai eterogenei. Ho riso con Don Abbondio e Azzeccagarbugli, ho provato tenerezza per Renzo e Lucia, inquietudine con l'Innominato e la Monaca di Monza e ho pianto con trasporto di fronte a quella madre che tiene in braccio la figlia morta di peste (una delle scene più toccanti mai trovate in letteratura). In assoluto la mia opera preferita da sempre. Pura estasi letteraria.

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    Pierluigi

    06/04/2011 19.50.08

    Oltre al classico, intramontabile ed universale, bellissima edizione con le stampe di Gonin. Peccato per la copertina, che poteva essere rigida.

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