Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 35
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: XXXI-540 p., Brossura
  • EAN: 9788811810100

40° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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    MD

    09/03/2017 17:32:02

    Keine Rose ohne Dornen: che ogni cosa bella, che ogni condizione paradisiaca richieda uno sforzo e costi fatica, riassume con semplicità l’essenza di un romanzo ricchissimo di significati; e d’altronde un libro così noto non ha bisogno di un’ennesima presentazione. Io stesso credo e me ne faccio quasi una colpa di averlo letto perlomeno cinque volte, quante sono le edizioni che possiedo. Quasi tutte illustrate e accompagnate da ottimi commenti. Per la 6° rilettura ho preferito un’ed. snella, che mi lasciasse a tu per tu con il testo manzoniano, senza troppo ricamare intorno alla vicenda prima triste e poi felice di Renzo e Lucia. Avevo già ben presente la situazione storica: la Milano del 600 predata dai Lanzichenecchi e messa in ginocchio dalla rapida diffusione della peste. Una città in preda alla fame e all’incubo degli untori, dove R. giunge a piedi fra l’infuriare dei moti popolari e … ma non è qui il caso di dilungarsi. Rileggere vuole dire rivivere una storia emblematica; e l’ho fatto; questa volta con l’attenzione puntata sui personaggi più negativi: coloro che vorrebbero ostacolare la felicità di L. e R., deviare il corso del loro destino—ma non gli sarà permesso impunemente, se non per poco. La morte di don Rodrigo, e di alcuni dei suoi bravi, di peste è una nèmesi descritta dal M. con cristiana ‘pietas’ e fine sensibilità per gli imperscrutabili disegni di Dio. Il quadro dell’uomo alieno dal bene e solo, riverso sul suo giaciglio all’interno del lazzaretto dove lo hanno condotto i monatti, col volto impallidito per la febbre e lo sguardo assente di un morto, che un R. redivivo osserva, pregando insieme a don Cristoforo, è uno dei momenti più autentici e drammatici. L’odio che quell’uomo prepotente aveva generato nel cuore di R. si trasforma, ‘in hora mortis’, dopo il largo tornante esistenziale vissuto dal Tramaglino, in totale liberatoria immemore compassione. Segno inoppugnabile di maturità spirituale, che svelle ogni pur lecito sentimento di vendetta.

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