La prova matematica dell'esistenza di Dio

Kurt Gödel

Curatore: G. Lolli, P. Odifreddi
Collana: Incipit
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 15 giugno 2006
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788833916798
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Descrizione
Gödel fornisce, in questo piccolo scritto, una dimostrazione logica dell'esistenza di Dio: impresa che oggi potrà anche sembrare anacronistica, ma che si situa nella scia di una tradizione millenaria. La dimostrazione fu concepita nel 1941, rimaneggiata nel 1954, e perfezionata nel 1970. Nel febbraio dello stesso anno Gödel mostrò la versione definitiva al logico Dana Scott, e nell'agosto dichiarò all'economista Oskar Morgenstern di esserne soddisfatto, ma di non volerla pubblicare: non intendeva rivelare i suoi interessi teologici; la dimostrazione gli interessava solo da un punto di vista logico.

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    Antonio Cupellini

    29/10/2009 21:19:34

    La scienza acquistata dall'uomo sta dimostrando che oggi egli è in grado di fare cose una volta ritenute miracoli. Sta dimostrando e non supponendo e che un giorno sarà in grado di creare un essere, se non uguale, molto simile all'uomo ( se non l'ha già fatto) e anche Con una propria intelligenza. Però, essendo presuntuoso, non gli viene neanche per un momento il pensiero che nell'infinito tempo che c'è stato prima della sua esistenza qualcuno lo ha fatto con lui. lLo sciocco pensa di essere il primo. sarebbe assurdo.

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    giacinto p. di monderose

    11/07/2008 15:20:39

    è ontologica....sula scia dell'ontoteologia leibniziana o kantiana....ma la soluzione c'è? per kant è impossibile...qui è rigorosa ma incompleta, quindi non c'è, ma solo quale logos teista e non quale ontica dell'essere superente divino....o fenomeno o noumeno....meglio trans-monade ontoteologica....leibniz docet....

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    alessandro cordelli

    22/11/2006 11:52:29

    La prova in se stessa e l'introduzione di Adams, cioè la prima parte del libro, è estremamente interessante, ancorché molto tecnica (tanto che temo che un lettore che non abbia una specifica preparazione in logica matematica potrà incontrare qualche difficoltà). La seconda parte, divulgativa, composta dai due saggi di Piergiorgio Odifreddi e di Roberto Magari, è purtroppo faziosa e fuorviante. Un esempio per tutti, tratto dal saggio di Odifreddi (pag. 79), dove a proposito delle prove cosmologiche dell'esistenza di Dio si dice che "Tali argomenti si fondano tutti su un unico principio (pato)logico: un rifiuto dell'infinito e più precisamente del regresso all'infinito. Nel momento in cui filosofia e matematica decisero invece di accettarlo, tali argomenti persero completamente il loro valore probativo." Peccato però che il regresso all'infinito che viene rifiutato nelle prove cosmologiche non è di ordine logico o matematico, bensì fisico, e in quest'ambito non è certo pensabile una catena infinita di cause, tanto più alla luce della scienza moderna. Di fatto, le prove cosmologiche (come le cinque vie di S. Tommaso o l'argomento aristotelico del motore immobile) mantengono ancora oggi intatta tutta la loro forza probativa. Capita spesso che questi moderni campioni del razionalismo si rivelino superficiali e faziosi parlando di questioni metafisiche. In definitiva, al termine della lettura rimane al lettore la sconfortante (e immotivata) sensazione che la Fede sia cosa da sprovveduti popolani analfabeti dei secoli bui e che non abbia nulla a che spartire con la razionalità. L'unica affermazione intellettualmente onesta della seconda parte si trova alla fine del commento di Roberto Magari (pag. 120): "Occorre in ogni caso stare molto in guardia contro tutto ciò che può essere suggerito dal desiderio di credere. Devo ammettere, con una certa riluttanza, che analogamente va trattato il desiderio di non credere, che però mi sembra assai più raro."

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    maurizio codogno

    04/09/2006 15:51:31

    A chi si chiede com'è possibile che un libro di Bollati-Boringhieri costi solo otto euro, rispondo subito che è ipertascabile. Ma quel che è peggio - o forse meglio? - è che il testo vero e proprio del libro è di tre pagine, tutte di formule logiche, e se proprio si vuole esagerare ci si può aggiungere un'altra decina di pagine prese dai suoi quaderni di appunti. Il resto dovrebbero essere spiegazioni su come funziona la prova ontologica che Gödel ha usato per dimostrare l'esistenza di Dio, sulla scia di sant'Anselmo d'Aosta, Cartesio e Leibniz. Il guaio è che qui casca l'asino. La nota introduttiva di Robert Mettihew Adams che accompagna la dimostrazione è per me assolutamente incomprensibile, e non certo per colpa del traduttore. L'introduzione di Lolli risulta chiara ma è principalmente storica; nella postfazione Odifreddi odifreddeggia come al solito con le sue battute antireligiose da cui non si separa mai, ma bisogna dire che dà un'ottima e chiara spiegazione della tesi gödeliana nel caso di un mondo finito; la spiegazione di perché la cosa non funzionerebbe nel caso infinito in compenso mi sembra più che altro un tentativo di intorbidare le acque, non avendo una forte controdeduzione. Molto meglio su quest'ultimo punto il testo di Roberto Magari allegato come ultima parte del libretto (e dove il correttore di bozze si deve essere alla fine arreso, vista la presenza di un paio di refusi); il logico rivede l'impianto della dimostrazione e conclude che la tesi è solo infinitesimamente più credibile delle ipotesi; insomma, si fa fatica a credere (nel senso religioso) agli assiomi usati da Gödel.

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    La prova ontologica gödeliana fino a qualche hanno fa era poco nota, poiché essa risultava conosciuta esclusivamente da pochi amici dell'autore e rimase dopo la sua morte tra le carte inedite: soltanto nel 1987 è stata infatti pubblicata negli Stati Uniti all'interno di un volume che raccoglie diversi scritti del grande matematico. Tra i motivi per cui il logico moravo non pubblicò in vita la sua Ontologisches Beweis alcuni studiosi sostengono esservi stato il timore di venire frainteso, ovvero di vedere la sua dimostrazione non apprezzata per il suo valore logico-formale, ma interpretata come una deviazione verso il misticismo. È difficile stabilire come siano andate realmente le cose; quello che é certo e che se da un lato Gödel concepiva la sua prova come un teorema del tutto analogo ad altri teoremi logico-matematici, dall'altro lato essa rispondeva all'istanza di fondo che angustiava il suo animo fin da giovane e che egli riassumeva nella seguente domanda filosofica fondamentale: «È possibile ricondurre il mondo ad unità razionale?». Dopo aver tentato nel 1949 di prospettare una soluzione originale delle equazioni della teoria generale della relatività di Albert Einstein sulla base dell'ipotesi di un Universo in rotazione su se stesso, con un tempo ciclico di settanta miliardi di anni e una linea temporale deformata (tutte ipotesi oggi scartate dal modello cosmologico standard), dopo aver cioè proposto una descrizione logica del cosmo, Gödel percepì che pure così al suo sistema continuava a mancare qualcosa di essenziale: la ragione dell'esistenza del mondo secondo un ordine logico-matematico. La soluzione di questo problema poteva venire secondo lui soltanto dalla dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio, ossia dalla necessità logica della presenza di un Ente che assommi in sé tutte le qualità positive. È dunque da presupposti sia logici sia esistenziali che è scaturita nella sua mente l'esigenza di concepire una nuova prova ontologica modale.

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    Gödel fornisce, in questo piccolo scritto, una dimostrazione logica dell’esistenza di Dio: impresa che oggi potra anche sembrare anacronistica, ma che si situa nella scia di una tradizione millenaria. La dimostrazione fu concepita nel 1941, rimaneggiata nel 1954, e perfezionata nel 1970. Nel febbraio dello stesso anno Gödel mostrò la versione definitiva al logico Dana Scott, e nell’agosto dichiarò all’economista Oskar Morgenstern di esserne soddisfatto, ma di non volerla pubblicare: non intendeva rivelare i suoi interessi teologici; la dimostrazione gli interessava solo da un punto di vista logico.

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La prefazione di Gabriele Lolli invita a considerare la figura di uno dei più importanti logici del Novecento da una prospettiva che palesa come il realismo e il razionalismo gödeliani si estendano pressoché a ogni ambito di ricerca e convinzione personale del matematico. Non stupisce, quindi, che Gödel, nonostante l'interesse dichiarato nei confronti della prova ontologica fosse di natura meramente logica, avesse deciso di misurarsi con una delle sfide della ragione più perniciose e affascinanti intraprese dai pensatori della storia del pensiero razionale occidentale. Il saggio centrale di Robert Merrihew Adams fa da prefazione alla prova ontologica già edita nel terzo volume dei Collected Works e riportata per esteso nel presente testo, correlata di appunti dello stesso Gödel. Il saggio – completato e criticato nei suoi aspetti tecnici dallo scritto finale Logica e teofilia di Roberto Magari – spiega il debito concettuale che Gödel porta nei confronti dei pensatori che l'hanno preceduto e si sono cimentati con la prova, in special modo Leibniz, e aiuta ad affrontare la lettura di questo scritto, che Gödel non volle mai pubblicare. Merrihew Adams non si limita a chiarificare i brevi passaggi della derivazione, ma svela anche l'origine e il significato degli assiomi che la giustificano e il loro carattere modale. Il breve saggio di Odifreddi integra la discussione dello sfondo concettuale nel quale la prova ontologica è stata a più riprese tentata nel corso dei secoli, testimoniandone fascino e controversia.
  Francesca Boccuni