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I pugnalatori - Leonardo Sciascia - copertina

I pugnalatori

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 22 gennaio 2003
Pagine: 108 p., Brossura
  • EAN: 9788845917516
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I pugnalatori

Leonardo Sciascia

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Gaia la libraia

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Il 1° ottobre 1862 un "fatto criminale di orrida novità" funesta Palermo: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti, vengono pugnalate tredici persone. A investigare su quella che subito appare come una sinistra macchinazione è il procuratore Guido Giacosa, di recente arrivato dal Piemonte e già impaziente e insofferente nei confronti dei palermitani. L'inchiesta conduce ben presto a individuare nel principe di Sant'Elia, ricchissimo e rispettatissimo senatore del Regno d'Italia, l'insospettabile mandante. Con crescente angoscia, con disperazione, fra complotti, doppie verità e "sommessi sussurri", avvalendosi solo della testimonianza di pentiti e spie, Giacosa affronterà l'immane difficoltà di costruire una solida accusa.
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    ugo

    24/07/2015 08:43:22

    Alcuni spunti interessanti, ottimo lo stile di scrittura, ma nonostante le poche pagine il libro è ripetitivo; capita in fretta l'antifona, il racconto diventa abbastanza noiosetto.

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    claudio

    15/12/2010 09:00:35

    Libretto di Sciascia particolarmente interessante per che vuol sapere qualcosa sul brigantaggio post-unitario o mafioso a dir si voglia. Si parte da un fatto successo veramente a Palermo, dove una sera ci sono una serie di pugnalazioni a persone che non avevano alcun legame fra di loro. Nella carte del giudice Giacosa, un piemontese a quei tempi trasferito in Sicilia, c'è tutta la tristezza e l'amarezza di aver a che fare con un mondo sconosciuto, senza regole, dove tutto è il contrario di tutto. Proprio come adesso, se sono vere tutte le notizie su trattative fra Stato e mafia.

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    Renzo Montagnoli

    22/06/2009 10:43:09

    Da un fatto veramente accaduto, Leonardo Sciascia costruisce qualche cosa di più di un romanzo storico, ma un’indagine nell’indagine, una serrata e logica dissezione del potere che, nelle sue faide, richiama comportamenti che saranno motivo di lutti più di un secolo dopo. E’ veramente rilevante la lucidità con la quale lo scrittore siciliano descrive l’atmosfera dell’epoca, di una Sicilia da poco parte del Regno d’Italia, con i nobili locali che proseguono nel loro assurdo gioco di abbracciare la causa del nuovo governante, per poi immancabilmente chiedere il ritorno del precedente, tutti tesi a speculare vantaggi spesso risibili. In un complotto di grande portata solo l’opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini. I pugnalatori è indubbiamente un’opera minore, ma il pensiero di Sciascia la permea dalla prima all’ultima riga. E infatti il romanzo termina con una frase che abbiamo già sentito troppe volte: Ad un certo punto del suo intervento sull’interpellanza La Porta, Francesco Crispi aveva detto:- Penso che il mistero continuerà e che giammai conosceremo le cose come veramente sono avvenute. Sciascia laconicamente aggiunge: Si preparava così a governare l’Italia. La lettura è più che consigliata.

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    Gennaro

    14/01/2009 14:15:55

    Una di quelle storie sicililiane dalla quale, molto visibili, emergono alcuni degli antichi mali che tratteggiano il nostro Paese: l'Italia delle verità insondabili, dei fatti oscuri e insoluti, dell'impunità della politica e dei suoi rappresentanti, della sconfitta della giustizia che riesce a toccare solo i deboli, gli umili, ma che impotente si blocca - suo malgrado - davanti alla forza dei potenti, dei ricchi e del loro sistema di potere (anche parallelo) costituito. La lettura de libro, pur richiedendo molta cura e attenzione, dato lo stile ricco e denso della scrittura di Sciascia nonchè la complessità della vicenda, può essere agevolmente completata in una giornata. Si apprezzano, inoltre, i commenti ironici, a tratti lievemente sarcastici, con cui l'autore infiora alcune osservazioni sui fatti narrati.

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    Emiliano

    07/06/2006 04:41:01

    Sciascia ci regala un'altra opera eccelsa, un racconto della sua terra che, leggendo il libro, diventa anche un pò di noi altri continentali, forse per l'arrivo del procuratore Giacosa dal lontano Piemonte che, calato in una realtà così "particolare", riesce a far diventare una storia siciliana, una storia italiana; ma questa prerogativa non è certo esclusiva di questo libro, bensì la ritroviamo nella opera tutta di Sciascia.

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    biagio tinghino

    09/05/2005 19:36:06

    Ho appena finito di leggere "i pugnalatori" e le prime impressioni sono positive. Appare un'altra perla di Sciascia sulla descrizione dei ritmi siciliani, delle peculiarità e soprattutto dei falsi luoghi comuni. Non ha caso oggi sono in molti ad attribuire ai siciliani delle responsabilità che Sciascia definisce "dell'Italia". mi riferisco alla capacità di non dare mai delle risposte chiare. Naturalmente anche in questo libro appare il "catastrofismo" di Sciascia l'ecatombe della gustizia "sociale" e "morale". Mi permetto di consigliare la lettura di questo libro che tutt'altro che noioso scandisce i ritmi di una terra viva.

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    FABIO SCARNATI

    23/02/2004 21:01:31

    Purtroppo non posso esimermi dall'esprimere un giudizio non proprio positivo su questo libro.All'inizio la lettura sembra procedere bene, ma con l'ingresso progressivo di numerosi personaggi e dei relativi nomi le cose si complicano. Il libro diventa pian piano tedioso, pesante, farraginoso e quasi quasi necessita prendere in mano carta e penna per non perdere il bandolo della matassa. Nel comlesso c'è qualche spunto interessante. Ad esempio Sciascia sembra ricordarci come i ricchi e i potenti riescano sempre(o quasi) a sottrarsi alle maglie della giustizia e che a pagare sono solo i deboli e i poveri, vittime di congiure e ingranaggi perversi. Il libro tuttavia, lo ripeto, non ha a mio avviso quella fluidità che è dato riscontrare in altre opere dello scrittore, come ad esempio in " UNA STORIA SEMPLICE ".

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  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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